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Monday, July 30, 2018

Australia: i canguri discendono in citta' per mancanza di cibo










Un altro risvolto dei cambiamenti climatici: gruppi di canguri che discendono negli spazi pubblici di Canberra per mangiare l'erba annaffiata dei giardinetti, l'erba che cresce nei parchi, negli stadi, lungo le strade.

Gli manca il cibo.


Qualcuno e' anche morto sopraffatto dal traffico.

Canberra he trenta riserve naturali e non e' raro vedere canguri in giro.
Quello che e' raro invece e' vederne cosi tanti, tutti affamati.

Fa freddo a Camberra, come mai visto prima; il tutto dopo una estate calda anche questa mai vista prima con poca pioggia nei mesi appena trascorsi che fanno si che manchi il cibo per i canguri nei loro habitat normali.  E quindi partono in gruppi per cercare qualche altra cosa da mettere in pancia.





I canguri sono animali sociali e vivono in gruppi guidati da un maschio dominante e varie femmine.
A noi possono sembrare curiosi animali, ma in Australia in alcune localita' sono considerate delle pesti e vengono a volte uccise per conterne i numeri, in modo da evitare che i loro numeri diventino insostenibili sulla flora e sulla fauna locale. Nel 2018 sono stati uccisi 3,253 esemplari. In Australia in totale ci sono piu' canguri, 44 milioni, che persone, 24 milioni.
E ora che scendono in massa in citta', diventa ancora piu' preoccupante il dafarsi, perche nessuno sa quale sia la strategia giusta.
Coccodrilli e koala pure si avventurano sempre piu' spesso nei centri abitati e alle zone di turismo in cerca di cibo a causa dei cambiamenti climatici.

Circa il 50% delle specie animali d'Australia e' stato cancellato a causa di aumenti di temperatura e di mancanza d'acqua.  Altre 200 specie sono a rischio.

La professoressa Gretta Pecl dell'Universita' di Tasmania ha calcolato che ogni decennio le specie di terra si spostano 10 chilometri verso altre zone alla ricerca di cibo a causa dei cambiamenti climatici.

Dice che l'umanita' ha ancora bene da rendersi conto che le conseguenze delle nostre azioni sulla vita animale, in termini di migrazioni, di specie morte o morenti che semplicemente non ce la faranno ad adeguarsi.

E' triste, no? Siamo noi che abbiamo fatto tutto questo.

L'Australia e' piu' in pericolo rispetto ad altri paesi, a causa delle sue condizioni geografiche ed il fatto di essere essenzialmente una grande isola.  Il Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization calcola che in 70 anni la temperatura crescera' qui di 5 gradi centigradi, una cifra impressionante per i suoi effetti sulla biodiversita' e considerato che gia' 2 gradi centigradi sono considerati troppi.

Per ora le specie migrano dove possono, ma per poco. Anche la neve e' destianata a scomparire dal continente tra 30 anni, se tutto va avanti come sta andando, quindi c'e' poco da scappare per specie che hanno bisogno di climi piu' freschi. Non stanno meglio i pesci.

Alcune specie di pesci tropicali sono state trovate a 1000 chilometri piu' a sud di dove stazionano abitualmente; i coccodrilli si sono spostati di ben 250 chilometri rispetto al loro habitat tradizionale nel Queensland e nel Northern Territory. Anche le meduse sono state trovate in zone dove prima non c'erano.

La lista e' lunga: tartarughe, lucertole, serpenti, pappagalli, farfalle, opossum, canguri, koala si spostano perche' hanno fame. E' un ciclo unico: gli eucalipti sono sempre meno resistenti al caldo, le foglie perdono nutrienti e gli animali che se ne cibano sono costretti ad andare altrove. E cosi i canguri arrivano in citta'.

Che dire, che fare.

Saperlo, essere coscienti di tutte queste cose e del fatto che siamo noi che li abbiamo causati questi disastri. Usare di meno, ogni cosa piccola che sia, aiuta.

Soprattutto, combattere il nemico numero uno: l'uso smisurato di fonti fossili. Opporsi ovunque e con forza ai progetti trivellanti sul pianeta, che siano in Italia, che siano in Australia, non importa.

Il pianeta e' uno solo e anche resistere a casa nostra e' utile, da speranza, e' costruttivo.




Saturday, December 2, 2017

La barriera corallina d'Australia che forse rinasce






Il professor Peter Harrison e il suo lavoro


 La barriera corallina che lentamente, forse, rinasce sul corallo sbiancato








La barriera corallina morente 

Non e' un segreto per nessuno che la barriera corallina d'Australia sia in grave stato di degrado. Molti sono stati gli articoli sulla sua morte, sulla sua quasi morte, sulla sua inevitabile morte.

Che i danni siano irreversibili non e' chiaro.

Ma che i danni ci siano, e' chiarissimo.

Come cresce e si riproduce il corallo? Se le condizioni sono giuste, le popolazioni esistenti di corallo rilasciano miliardi e miliardi di uova e di sperma nel mare alla ricerca di possibili accoppiamenti da cui generare nuovo corallo. Questi eventi di rilascio accadono in condizioni particolari: sotto la luna piena, con la giusta' salinita' e temperatura del mare, e lunghezza del giorno. 

A causa dei cambiamenti climatici pero' tutti questi delicati equilibri di salinita', temperatura e correnti marine al largo delle coste australiane sono cambiati e la speciale combinazione di questi elementi che rendeva la vita possibile lungo i 2300 chilometri di barriera corallina non esiste piu'.

E cosi' la barriera si e' lentamente atrofizzata, con episodi di "sbiancamento" dappertutto. L'acqua calda alla fine vince e il corallo muore. Al posto dei colori vibranti della vita, il bianco della staticita' inanimata.

E' evidente che la colpa e' dell'uomo.

Ma cosa fare per salvarla?  O per salvare quel che resta? O almeno per provarci?

Ecco che in Australia si e' pensato ad un trattamento di regenerazione in cui si prendono uova e sperma dei piccoli animali che creano il corallo e li si fanno crescere artificialmente in un area di ricerca marina, la Heron Island Research Station. 

Il risultato e' stato un milione di larve di corallo. Queste sono state poi riappiccicate su un tratto di barriera sbiancata dal professor Peter Harrison e dal suo gruppo della Southern Cross University, Australia.

Era il Novembre 2016.

Dopo un anno, i primi risultati. Il professor Harrison e' tornato lungo la barriera corallina per vedere cosa fosse successo.

I risultati, per lo piu', sono stati positivi: i coralli giovani sono riusciti ad attecchire e a colonizzare i coralli sbiancati.  Il Tourism and Events Queensland, ente turistico della regione del Queensland ha anche rilasciato immagini positivi del corallo che rinasce. Ci si aspetta ancora piu' vigore nella crescita questo dicembre, periodo dell'anno in cui tradizionalmente le condizioni acquatiche sono favorevoli.

Secondo il Prof. Harrison, l'esperimento si puo' ripetere in scala anche in altri segmenti della barriera corallina d'Australia e del mondo, se fatto in modo adeguato.

Ovviamente il lungo termine e' tutto da studiare ancora, visto che questo e' solo un esperimento a breve termine e geograficamente limitato. Per esempio, non si sa quale possa essere la resistenza di questi nuovi coralli a cambiamenti di temperatura in futuro e se sopravviveranno ad altri sbalzi piu' o meno pronunciati di temperatura. Il monitoraggio continuera'. 

Circa i due terzi della barriera corallina d'Australia (1500 chilometri) sono in grave pericolo a causa di episodi di sbiancamento, i piu gravi dei quali fra il 2016 e 2017. La causa e' stato un aumento della temperatura che ha portato all'espulsione dell'alga che cresce dentro il corallo, togliendo linfa vitale ai coralli stessi che sono morti.

Lo sbiancamento e' una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici. La morte dei coralli non e' istantanea nel senso che se la temperatura torna al livello giusto, il corallo puo' recuperare, ma se l'aumento di temperatura persiste, allora non c'e' piu' niente da fare. E con il corallo, muore una parte importante dell'ecosistema marino che vivono in simbiosi con la barriera corallina.
Vediamo se in extremis riusciamo a salvare, un po almeno, la barriera corallina d'Australia.