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Saturday, September 1, 2018

La Cancer Alley di Louisiana dopo 50 anni di petrol-inquinamento fa causa agli inquinatori



























Robert Taylor

“A company’s right to profit has taken precedent 
over our communities’ right to breathe clean air,”

 Robert Taylor 77 anni che ha avviato una causa 
per inquinamento contro le ditte petrolchimiche 


Si chiama St. John the Baptist ed e' una localita' della Louisiana chiamata "parish". Ce ne sono tante di parish, che significa parrocchia in inglese. Ma in Louisiana parish significa piuttosto contea.

 
La parola deriva dal francese paroisses.
  
Ad ogni modo, di parrocchie qui a St. John the Baptist c'e' ben poco. Nel senso che la zona e' piuttosto un cimitero di morte.

Ed infatti il suo soprannome e' Cancer Alley, strada del cancro.

Quando arrivi a St. John the Baptist la prima cosa che si vede e' il cartello che avvisa della presenza di chloroprene nell'aria, sostanza cancerogena che arriva dritta dritta dall'industria petrolchimica. Il cartello e' stato messo dai residenti esasperati dai miasmi e dalla puzza, nonche' dalla preoccupazione per la loro salute.

Ma tutta la riviera del Mississippi fra New Orleans e Baton Rouge e' una successione di fabbriche di morte.

Non per niente si chiama Cancer Alley.

Cancer Alley e' una strada, o un complesso di strade lunga 150 chilometri che costeggiano il fiume Mississippi e dove ci sono 150 fabbriche petrolchimiche.

Si producono qui asfalto, gomma e oli sintetici. All'inizio, per essere piu' gentili la chiamavano "Chemical Corridor".

Il limite di distanza fra le case e le ciminiere e' di 150 metri. Chi ci vive e' povero, spesso persone di colore.

Nel 2014 uno degli incidenti piu' gravi della storia recente: 10 giorni di emissioni senza sosta di idrogeno solforato da un impianto Shell. Come da copione la popolazione si e' lamentata di nausea, mal di testa, vomito.

In molti versi la Louisiana e' una sorta di Basilicata agli steroidi, nel senso che qui il petrolio ha ingoiato natura, politica e coscienze, con un po di contentini qua' e la, ma alla fine facendo sempre i suoi interessi.
La legge della Louisiana vieta di protestare contro le trivelle, gli oleodotti, le raffinerie.
E' una legge specifica! Dicono che chi protesta vicino a "infrastruttura critica" costruita o costruenda rischia fino a cinque anni di carcere. 
E infatti c'e' stata pure della gente che ha protestato contro oil and gas e nuovi oleodotti lungo il Mississippi in kayak e sono stati arrestati.  In alcuni casi l'arresto elimina il diritto al voto.

Oil and gas e' qui un vero cancro, non solo perche' l'incidenza dei tumori e' alle stelle ma perche' non ne hanno mai abbastanza: c'e' sempre un nuovo oleodotto, sempre una nuova sostanza chimica, sempre nuovi pozzi, nuovi trattamenti, nuova corruzione, nuovi scoppi.

Il registro dei tumori della Louisiana si rifiuta di rendere pubblici i tassi di incidenza di tumore per le cittadine con meno di 16,000 abitanti.

Perche' 16,000 abitanti?

Perche' la maggior parte delle cittadine lungo Cancer Alley ha *meno* di 16,000 abitanti.

La gente pero' ha fatto indagini indipendenti e ha trovato che si, il 20% dei residenti muore di cancro, e che qui ci sono elevatissimi tassi di asma, aborti spontanei, e mortalita' infantile.

Ogni tanto ci sono proteste e coraggiosi cittadini che cercano di denunciare il tutto.

Esempio: Robert Taylor,  un signore 77-enne che assieme ad altre tredici persone ha sposto causa contro una specifica ditta: la Denka Performance Elastomer e la DuPont de Nemours che da 48 anni inquinano l'aria.

Questa Denka Performance Elastomer con sede principale in Giappone fabbrica gomma sintetica, e un materiale chiamato neoprene, che usa questo chloroprene per creare, fra l'altro, mute subacque. Dal 2015 Denka e' la nuova proprietaria di questa fabbrica, ma parte del sito appartiene ancora alla DuPont produttore storico.

I tredici sono un gruppo da non invidiare. Chi ha o ha avuto il cancro, problemi respiratori e circolatori, che sono stati associati alla vita in presenza di questo chloroprene, classificato come probabile cancerogeno.

Lo stesso Robert Taylor dice di essere sorpreso di essere ancora in vita.

Dice che sua madre, suo fratello, sua sorella, suo nipote, vari cugini e suoi vicini di casa sono tutti morti di cancro.

Avendo sulle spalle vari decenni di vita, dice di ricordare ancora quando Cancer Alley era coperta di canne da zucchero e la lenta ma non troppo trasformazione della zona lungo il Mississippi in un viale di ferro e di fumi tossici.


Ricorda quando la raffineria -- di zucchero -- di St. John the Baptist Parish chiuse, e l'arrivo nel 1969 della DuPont.

Per tanti anni Mr. Taylor e i suoi amici si sono chiesti degli effetti nefasti della DuPont sulla loro salute, ma in molti hanno pensato che si trattasse di una causa persa.

La DuPont era grande e ricca con uno stuolo di avvocati e di ingegneri.

Loro erano solo persone normali, piu' povere che ricche, senza agganci politici e senza nessuno che davvero si interessasse alla loro causa.

E nessuno di loro sapeva cosa esattamente stavano respirando, e quanto fosse o non fosse pericoloso.
Lo stesso pero' il signor Robert Taylor nel suo piccolo cerca di organizzarsi e di parlare con i suoi vicini, di capire per quanto gli fosse possibile. Crea una piccola organizzazione chiamata Concerned Citizens of St. John.

Finche l'EPA, l'ente di protezione americano per la protezione dell'ambiente stilo' una lista di sostanze pericolose, a tuttoggi considerata la piu' completa del mondo, spesso usata anche in decisioni legali all'estero.

Si chiama IRIS che sta per Integrated Risk Information System.

Nel 2010, l'EPA annuncia che il chloroprene e' un potenziale cancerogeno e fissa i parametri di emissione a 0.2 microgrammi per metro cubi.

Arrivano le analisi anche a St John the Baptist Parish e trovano qui livelli elevatissimi di chloroprene.

E poi arriva Wilma Subra, chimico, una piccola grande eroina che cerca di aiutare i residenti di Louisiana a combattere per un ambiente piu' sano.

Appena sente del rapporto dell'EPA si mette in contatto con Robert Taylor. Lei avrebbe fornito la scienza, lui l'esperienza.
Arrivano altri rapporti dell'EPA. Nel 2015 viene fuori che l'area attorno alla fabbrica della Denka aveva il piu' alto tasso di incidenza di tumori collegato al chloroprene in tutta la nazione. I tassi di emissione di questo chloroprene erano 776 volte maggiore rispetto ai limiti legali!
Spaventati, quelli della Denka hanno deciso di abbassare i livelli di emissione di chloroprene da soli, dell' 85 percento. Ma per il signor Taylor e per Wilma Subra non sono sufficenti.  Anche se fanno quello che hanno volontariamente annunciato di fare, lo stesso le emissioni non saranno sotto i limiti legali.

La causa contro Denka chiede anche che ai residenti vengano compensate le spese per la perdita del valore delle loro case, e per i danni alla salute causati nel corso degli anni.

A Febbraio 2018 il programma di abbassamento volontario delle emeissioni di chloroprene da parte della Denka era terminato. Risultato?
I livelli di chloroprene sono non piu' 776 volte sopra la soglia ma "solo" 150 volte!  In piu' le centraline mostrano che sono costantemente in aumento.

Come finira' la causa, non lo sappiamo, ma di certo Denka e la DuPont gia' sapevano della tossicita' di quel che immettevano in aria: nel 1941 il reparto di tossicologia della DuPont aveva gia' rilasciato un report in cui si diceva proprio che i lavoratori esposti all chloroprene soffrivano di gravi problemi alla salute.

Nel 1941!

Nel 1988 invece altri studi interni confermavano questi risultati e decisero di limitare l'esposizione al chloroprene per i loro operai. 

Senza dire niente alla gente di Cancer Alley ovviamente.

Viene anche fuori che la DuPont nel corso degli anni ha anche dovuto pagare multe per varie violazioni alle leggi sull'inquinamento dell'acqua. La Denka ha invece accumulato ben 50 denunce per inquinamento dell'aria dal 2014 ad oggi!

La causa dunque e' ancora in corso, la Denka ha assunto avvocati, lobbysti, ditte di relazioni pubbliche. Tutto per salvare immagine e denaro.

I tassi di chloroprene nell'aria continuano ad aumentare.

Gli avvocati chiedono che la ditta chiuda. Il signor Taylor e i tredici hanno fatto stampare magliette con la scritta "ONLY 0.2 WILL DO" - e cioe' che ci accontenteremo solo del valore 0.2 microgrammi per metro cubo, il valore standard fissato dall'EPA e dal programma IRIS.

Gli inquinatori insistono che non ci sono danni alla salute, all'ambiente, alle persone e i soliti bla bla che solo chi siede dietro una scintillante scrivania a decine di chilometri di distanza puo' dire, perche' non sono ne i polmoni suoi ne dei suoi figli.

Hanno pure chiesto che IRIS modifichi la sua linea guida di 0.2 microgrammi per metro cubo.

Robert Taylor non molla. 

Dice che l'ingiustizia e' cosi grave che non puo' restare in silenzio. Non puo' in coscienza sua lasciare che la sua comunita' continui ad essere avvelenata.

Sunday, November 5, 2017

Cancer Alley: la Exxon condannata a pagare 300 milioni di USD per inquinamento. Il giorno dopo scoppia un'altra sua raffineria.













Baton Rouge, Louisiana. 




Scoppia un incendio dalla raffineria della Exxon Mobil alle 2:30 del mattino.

Non e' una novita' in questa zona, con raffinerie e impianti petrolchimici che si snodano uno dopo l'altro.  Quando non scoppiano ci sono puzze e perdite. Tutti i giorni.

Siamo infatti a Cancer Alley -- la stradina del cancro lunga circa cento miglia lungo il fiume Mississippi fra Baton Rouge e New Orleans.  Come da copione, la Exxon manda comunicati tranquillizzanti -- e' tuttapposto e non ci sono danni. Li manda subito. Di routine.

Punto, fine. Nuovo inzio, nuova corsa. Ma come fanno a dire sempre cosi subito, e senza ombra di dubbio che e' tuttapposto? 

La cosa interessante e' che questa raffineria non e' lontano dalle altre otto della Exxon Mobil che e' stata sotto indagine dall'agenzia per la protezione dell'ambiente (EPA) e del dipartimento per la giustizia americano per inquinamento. 

Secondo le accuse, la Exxon e i suoi otto impianti avevano violato le leggi sull'inquinamento con emissioni fuori da ogni controllo, e che non avevano ne installato ne controllato le fiammate dai loro impianti causando danni alle persone e all'ambiente. La Exxon aveva accettato di installare impianti di monitoraggio e di controllare le sue emissioni in tutto il Texas e in tutta la Louisiana al costo di $300 milioni. Fra i due stati la Exxon opera almeno 26 impianti.

Oltre ai 300 milioni altri 2.5 milioni in pene civili.

E' tanto? E' poco?

Beh certo, per la Exxon, una delle ditte piu' ricche del pianeta, gli importu con tanti zeri alla fine da pagare non sono cosi un grande problema. La cosa importante pero' e' che almeno questi soldi verranno spesi per il monitoraggio e la salvaguardia dell'ambiente. 

E certo questa soluzione e' la soluzione "meno peggio". Perche' come sempre, il monitoraggio e le multe e i sensori non sono che contentini.

L'aria continuera' ad essere malsana perche' le emissioni continueranno ad esserci e non puo' essere altrimenti.

Il petrolio non porta mai aria fine, porta invece benzene, composti organici volatili, idrogeno solforato. E queste cose non fanno bene a nessuno.

Come sempre, la soluzione e' l'abbandono repentino dell'uso, la produzione e la distribuzione dell'energia fossile e' abbracciare il sole il vento con tutta l'energia e la volonta' che possiamo avere.






Sunday, February 23, 2014

La morte della Louisiana

In rosso le zone che non esistono piu.

It took thousands of years to make this peninsula,
It will disappear much faster than that.

Bradley Nezat, Louisiana

La subsidenza indotta dalle estrazioni petrolifere in Louisiana e' stata cosi' drammatica che adesso devono ridisegnare le cartine geografiche per cancellare dalle mappe i posti che l'acqua ha ingoiato e che non esistono piu'.

Siamo nella laguna di Plaquemines. 

Yellow Cotton Bay, Dry Cypress Bayou, Fleur Pond, Tom Loor Pass e Skipjack Bay erano isolotti, baie, penisole, rivoli o delta di fiumi dove i pescatori attraccavano le barche, si fermavano a pescare o che semplicemente usavano per orientarsi. Alcuni posti erano importanti tappe nelle rotte migratorie degli uccelli.

Ufficialmente questi posti non esistono piu'.

La morte delle lagune di Plaquemines Parish va avanti da anni, inesorabile.

Finalmente anche i cartografi hanno dovuto adeguarsi e cosi' piu' di 40 localita' sono state cancellate dalla mappe nautiche ufficiali.

E' un vero stravolgimento ed e' la prima volta che succede una cosa del genere. Sara' tutto conservato in archivi storici, con foto e video ma i nomi non compariranno piu' nelle mappe.

Come per le specie estinte.

Dal 1930 ad oggi, lo stato della Louisana ha perso quasi 5,000 chilometri quadrati di zone lagunari, un area leggermente piu' grande del Molise, a causa sopratutto delle estrazioni petrolifere e della creazione di canali ed oleodotti per l'industria degli idrocarburi. I canali fanno si che l'acqua salina penetri nella laguna, stravolgendo tutti gli equilibri naturali e causando l'erosione.

Siccome i guai non bastavano, e' poi arrivato lo scoppio della BP ad aggiungere petrolio fresco in laguna.

E' cosi' grave il ruolo dei petrolieri nell'erodere le coste della Louisiana, che e' in corso una causa legale contro ben 97 societa' petrolifere, considerate responsabili di questo disastro.

In Louisiana, l'80% della costa e' di proprieta' dei petrolieri.
Nei suoi mari ci sono circa tremila pozzi di petrolio, alcuni funzionanti, altri dismessi, altri che perdono petrolio.

Qui le immagini di quel che resta di Plaquemines: pozzi offshore che perdono petrolio in mare. 

Qui le immagini della Cancer Alley di Louisiana: 100 miglia di industria petrolchimica e di morte

Tuesday, August 28, 2012

La Chevron di Richmond continua a sputare veleni 3 settimane dopo

























Questo il risultato dello scoppio di raffineria a Richmond, nella California del nord, nei pressi di San Francisco il giorno 6 Agosto 2012:

- 14,600 persone mandate all'ospedale con problemi di respiro e di irritazione agli occhi;

- 20,000 persone richiuse in casa a causa dei fumi e delle esalazioni tossiche in atmosfera;

- 80 vigili del fuoco da Richmond e citta' confinanti: El Cerrito, Rodeo, Hercules, Moraga e Orinda al lavoro per 5 ore a spese pubbliche per cercare di domare l'incendio;

- 3 livello di pericolosita' il piu' alto: irritazione alla pelle, naso, sistema respiratorio e agli occhi

- emissioni di idrogeno solforato, diossido di zolfo, benzene e fenoli;

L'incendio e' scoppiato alle 11:30 della sera, e quelli della Chevron a tuttoggi non sanno perche' ci sia stato.

Dicono che stanno facendo delle investigazioni e stanno collaborando con le autorita' per aiutare a "chiarire le dinamiche" e che restano a disposizione. Della serie: sara' stato lo Spirito Santo! E dicono che appena si sa pcosa e' successo loro garantiscono che "non succedera' mai piu".

Per ora a parte le fandonie della Chevron, quello che si sa e' che l'incendio e' probabilmente scoppiato a causa di un tubo corroso dall'usura che ha causato l'emissione di varie sostanze tossiche in atmosfera.

Emissioni che continuano a tuttoggi, 28 Agosto 2012.

Non si possono fermare perche' non e' sicuro per nessuno andare nel punto d'impatto. E cosi quel che esce, esce indisturbato.

Oltre alla Chevron, ci sono quattro agenzie governative che indagano: l'EPA (the Environmental Protection Agency), l'OSHA della California (Occupational Safety and Health Administration), ed i gruppi goverantivi statali sulla qualita' delll'aria e della sicurezza di sostanze chimiche.

Pare che vogliano dare alla Chevron la piu' alta multa possibile: $25,000 di multa per ogni giorno di esalazioni tossiche.

Purtroppo quella di Richmond e' una raffineria che esiste dal oltre 100 anni, e certo non e' questo il primo degli incendi. Ce ne sono stati tanti altri fra cui

2007 -  incendio e ferimento di un operaio
2003 -  emissone di mezza tonnellata di idrogeno solforato
2002 -  emissione di idrogano solfoarto e di diossido di sodio
2000 -  emissione di diossido di sodio
1999 -  esplosione di gas, ed emissioni di sostanze tossiche.

La raffineria e' stata un vero disastro per Richmond, che in teoria potrebbe una cittadina come quelle classiche della Calfornia dell'immaginario: vicino al mare, clima temperato, paesaggio da cartolina.

E invece il 13% del suo territorio comunale e' occupato dal mostro Chevron. Secondo i dati ufficiali dello stato della California la raffineria emette piu' gas inquinanti di qualunque altro impianto di tutta la regione.

Le malattie respiratorie non si contano fra i residenti, tant'e' che e' chiamata la "Cancer Alley" della Calfiornia, in parallelo a quella della Louisiana.

La Chevron cerca di fare tutto quello che puo' per pagare meno tasse possibili e per avere agevolazioni ambientali, secondo vari gruppi cittadini.

E come in tutte le storie di inquinamento, chi soffre sono sempre i piu' poveri.

Chi infatti vuole vivere vicono a una mega raffineria?

A Richmond, il 40% degli abitanti e' di origine ispanica, il 30% sono neri. Il resto asiatici, bianchi e indiani. Vicino alla raffineria il tasso di poverta' aumenta vertiginosamente. Circa l'85% dei residenti nel giro di 3 miglia dalla raffneria e' infatti  considerati povero.

Vicono alla raffineria i tassi di tumore all'utero sono doppi rispetto la media del resto dello stato,  ed alta e' anche l'incidenza di tumori al seno, prostata, ovaie e di asma, specie nei bambini.

Dal 2006 ad oggi la Chevron ha accumulato oltre 100 citazioni per violazione delle leggi di protezione ambientale.

Qualche volta le paga qualche volta riesce ad evitarle.

Pero', siccome hanno i soldi, in tutte le pubblicita' locali - sul Los Angeles Times, sul Sacramento Bee, sul San Francisco Chronicle, quelli della Chevron non fanno altro ricordare quanto siano santi, e quanto ci tengano al benessere di Richmond.

Qui un bellissimo articolo di Antonia Juhasz sul Los Angeles Times.

Qui una intervista di Democracy Now, una associazione non profit al sindaco di Richmond, Gayle McLaughlin che conferma le purtroppo solite scene di vita petrolifera: malattie, poverta', inquinamento, prepotenza.

Chissa' se a Piero Angela queste cose gliele dicono.