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Friday, February 15, 2019

Gli indigeni contro Trudeau e l'oleodotto del Canada









Money means nothing to us.
Our children, our land, our future, is here 
and that’s what we are going to protect.
Our people never ever surrendered or ceded any portion of this territory. 
We are the rightful titleholders of the territory,
 we are the caretakers of this land and that’s what we are going to do, 
take care of this land.

Chief Madeek, della riserva indiana Wet’suwet’en, 
in protesta contro l'oleodotto del Canada 


They want to take, take, take.
And they aren’t taking no for an answer.



In tutto questo idillio compaiono militari in uniforme, armi semi-automatiche, fili spinati. La guerriglia urbana in mezzo alle nevi bianche. 

Cosa hanno fatto quelli della tribu' Wet’suwet’en per meritarsi questo, con un contorno di elicotteri, barche della polizia, arresti, lungo il fiume Morice?

Il petrolio. Gli oleodotti. Il vile denaro.

Anche qui i petro-speculatori sono oggetto di contenzioso.

La gente protesta perche' non vuole oleodotti. Il governo manda le truppe perche' ce li vogliono far passare per forza. Un giorno di meta' gennaio hanno arrestato quattordici persone che si erano accampate lungo il percorso dell'oleodotto per protestare.  

Ed ecco quindi un altra storia di diritti non rispettati a causa di multinazionali che vogliono per forza avere la meglio.  In questo caso si tratta della ditta canadese Coastal GasLink che vuole estendere il suo oleodotto lungo il territorio di 20 tribu indigene. 

Dicono che cosi facendo daranno lavoro agli indigeni stessi con contratti che arriveranno a 620 milioni di dollari canadesi, dicono pure che i consigli governativi delle riserve indiane hanno detto si, e che ci sono stati 120 incontri e 1300 telefonate con gli indigeni. 

Come dire si aspettavano che dopo i 500 milioni e il 78esimo incontro e la 1294 telefonata arrivasse il si!

Alcune cose pero' non si possono vendere.

E infatti le tribu', cioe' gli indigeni che vivono per davvero sulle riserve, non ci stanno, inclusa quella dei Wet’suwet’en, la piu' vivace nelle proteste. Dicono che i consigli governativi non li rappresentano e che la loro voce va rispettata, perche' su quelle terre sono loro che ci vivono.

Ma nonostante i ripetuti no, la corte ha acconsentito alla Coastal GasLink di iniziare i lavori.
E' qui che cinque capi tribu hanno deciso di scendere nella neve a proterstare.
In un certo senso il governo del Canada ha avuto cio' che si merita. Nel 1997 la corte suprema del Canada ha affidato quelle terre agli indigeni, e ha deciso che lo stato non poteva esserne considerato titolare.

Dove pero' iniziano i confini e dove finiscano non e' stato mai stabilito.

Intanto circa 1,300 chilometri quadrati di terra che i Wet’suwet’en dicono essere loro, ospita la vita di salmoni, orsi, alci, aquile ed altri animali selvatici, bacche e piante che vengono usate come medicinali senza sapere che c'e' qualcuno che vuole annientare tutto per un tubo.  

In totale i territori dei Wet’suwet’en occupano circa 22mila chilometri quadrati.

Ed e' per proteggere questa bellezza che tante persone, indigene e non, si sono mobilitate, installando le tende della resistenza nella neve.

E non c'e' solo la tribu' Wet’suwet’en. Assieme ad altri gruppi indigeni sparsi per il paese e' stata messa su una organizzazione chiamata Unist’ot’en camp che cerca di fermare tutti i progetti di oil and gas sui territori degli indigeni, in quanto non conformi ai propri interessi tribali e culturali. 
A volte ci sono riuscti, altre no. 

Ma con ogni protesta diventano piu' uniti, piu' sicuri di se, piu arrabbiati. Il loro messaggio e' lo stesso che tutte le comunita' trivellate conscono: "vogliono solo prendere, prendere, prendere. E non accettano il no".

Appunto, dopo neppure 1300 telefonate!

Vediamo come va a finire, ma un fatto e' certo: in tutte le parti del mondo continua la speculazione, e in tutte le parti del mondo chi vive i territori e' sempre piu' arrabbiato, deciso a difendere i propri diritti e a far sentire la propria voce, anche in questo angolo innevato e remoto del Canada. 

Sunday, October 29, 2017

Il Peru che vorrebbe trivellare le terre degli indigeni non contattati dall'uomo




Concessioni della ditta nazionale petrolifera del Peru, Perupetro
con le concessioni 135 e 137 sulla riserva Yavari-Tapiche
dove vivono tribu' non contattate dall'uomo.

In Peru vivono 15 tribu non contattate.

Per saperne di piu' Survival International 

 Il ministro dell'energia del Peru,
Lucia Cayetana Aliovin Gazzani
















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Il 72% della foresta amazzonica del Peru' e' stato aperto alle trivelle,
sulla carta o in pratica

Il direttore di Perupetro dice che le tribu non contattate sono come il mostro di Loch Ness.

La loro esistenza secondo lui e' una idea assurda
perche' non c'e' evidenza che esistano.


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Quando pensiamo alle tribu non contattate dall'uomo, pensiamo quasi sempre al Brasile.

Ed e' cosi. In Amazzonia vivono (secondo le stime) piu' persone mai toccate dalla nostra civilta' che altrove. Seconda in classifica e' il Peru.  Dei suoi indigeni invece non si parla quasi mai.

Questa e' invece una storia che li riguarda.

Per la maggior parte gli indigeni non contattati, sia in Brasile che in Peru', vivono in aree protette, parchi o riserve. Solo che queste aree protette, parchi e riserve sono tali finche' "inutili" allo sfruttamento da parte del mondo "civilizzato". E anzi, smettono di essere aree protette quando si scoprono risorse che possono fare gola a noialtri.

E' questo quello che succede in Peru'.

Qui, in linea di principio la costituzione dice che le tribu' indigene devono essere lasciate in santa pace, che il loro diritto all'autodeterminazione e' sacrosanto. E questo perche' sono popolazioni fragili, che non hanno difese immunitarie adeguate, e il contatto con noi sarebbe devastante. Lasciamoli vivere secondo le loro tradizioni e nel loro mondo plurimillenario.

Tutto bene finche' non entrano in scena petrolieri, minatori, deforestatori, narcotrafficanti, costruttori di strade. In questo caso, tutto viene perso o dimenticato.

In questo momento l'area al centro di tanta controveria e' una zona di piu di un milione di ettari dove nel 2003 venne proposta una riserva da lasciare intoccata per lasciarla alla comunita' Yavari-Tapiche in Peru'. Sono appunto tribu' non contattate dagli occidentali.

Nel 2006 arriva proprio questo, una riserva chiamata Sierra del Divisor che avrebbe occupato 700,000 ettari di terreno.

Ma la riserva arriva a parole ed e' incompleta, almeno per quanto riguarda gli indigeni. E infatti, voila'.

Solo un anno dopo, arrivano i petrolieri a trasformare questa supposta riserva in un insieme di concessioni petrolifere. Si pensa infatti che ci possa essere greggio sotto la terra dei Yavari-Tapiche. Addirittura l'81% della proposta riserva sarebbe stata aperta alle trivelle.

Nel 2015 l'area viene trasformata in un parco nazionale con tutte le sue concessioni -- ben 15.

Sierra del Divisor diventa cosi' il terzo piu' grande parco nazionale del Peru con una gamma straordinaria di flora, fauna, sistemi fluviali. Sorge qui anche l'unica catena montuosa della zona. 

Ma di tribu Yavari-Tapiche e del loro diritto costituzionale a essere lasciati in pace non si parla.

A gestire le trivelle la Perupetro, la ditta nazionale petrolifera peruviana che si occupa di promuovere le estrazioni petrolifere, di gestire le concessioni e di fare partnership con eventuali ditte straniere.

Nel 2017 arrivano altre 12 concessioni nel parco degli Yavari-Tapiche.

E loro? Che ne sara' di questa tribu' non contattata dall'uomo? C'e' posto per loro in questo parco?

Pare di no.

I Yavari-Tapiche sono indifesi, non sanno tutto quello che si agita e non hanno neanche il concetto di riserva o di parco o di trivelle. Cosi, la federazione peruviana degli indigeni chiamata AIDESEP ha deciso di occuparsi del caso, a "loro insaputa".

Hanno chiesto che governo implementi la riserva come dagli accordi del 2006 con lo scopo esplicito di proteggere gli indigeni con meccanismi che vadano in azione immediatamente. Sono anche arrivate cause in tribunale con la richiesta di modificare i lotti petroliferi e di vietare le trivelle nelle aree dove vivono i Yavari-Tapiche.

Si chiede che le concessioni piu' pericolose, i lotti 135 e 137, siano annullate, perche' mettono gli Yavari-Tapiche a rischio di estinzione, occupano le terre coltivate da un altra tribu, i Matses, e vanno contro la costituzione del paese.  Trivellare qui significherebbe portare elicotteri, detonare esplosioni sotterranee, l'arrivo dell'uomo bianco, e far passare camion e macchinari nella foresta. Potrebbero esserci pure tensioni e violenza.

Ma finora, nada.

Intanto pero' la ditta che avrebbe trivellato entrambi i lotti, il 135 e il 137, la ditta canadese Pacific Stratus Energy ha abbandonato i suoi piani, anche grazie alla vergogna a livello mediatico e internazionale.  Il che e' una piccola grande vittoria in se.

Ma Perupetro non demorde e pensa di assegnare le concessioni ad altri.

I canadesi hanno detto questo, in merito alla loro rinuncia:  

As you may know, the company has a new management and post evaluations of current opportunities, it has made the decision to relinquish its exploration rights in Block 135 and return the block to Perupetro effective immediately. To date legal processes are underway. We wish to reiterate the company’s commitment to conduct its operations under the highest sustainability and human rights guidelines, avoiding damages to cultures and their surroundings; a value promise we feel remains intact.

Vedremo come andra' a finire. Intanto noi continuiamo con lo scandalo, se non altro per farli vergognare.

Per chi volesse far qualcosa di buono, si possono scrivere lettere al governo del Peru con la richiesta di lasciare vivere gli Yavari-Tapiche nelle loro terra, senza trivelle, e senza altre interferenze con la nostra civilta'. 
 
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Qui la lista delle concessioni peruviane che mettono a rischio le popolazioni indigene dell'Amazzonia, contattate o no. Alcune sono state sconfitte, altre hanno visto la rinuncia spontanea dei trivellatori.

1. Il lotto 132 che comprende territori della tribu Murunahua nel sud-est del Peru. Nel 2008 e' stata ridisegnata per escludere gli indigeni e sotto pressione da organizzazioni ambientaliste.

2. Il lotto 133 che comprende la riserva Madre de Dios e dove vivono anche qui tribu' non contattate. Anche questo lotto venne ridisegnato nel 2008 per escludere gli indigeni e sotto pressione da organizzazioni ambientaliste.

3. Il lotto 139 che comprende quasi tutta la riserva Isconahua dove vivono tribu non contattate. Nel  2008 doveva essere messa all'asta ma non lo e' stata. Perupetro dice che l'asta non c'e' mai stata anche grazie alle organizzazioni ambientaliste che hanno protestato.

4. Il lotto 110 che comprendeva quasi tutta la riserva di Murunahua. Era della Petrobras del Brasile che non l'ha mai sfruttata. Ora e' stata eliminata dalla lista delle concessioni della Petrobras.

5. Il lotto 113 che comprendeva quasi tutta la riserva Madre de Dios. Nel 2006, Sapet, una sussidiaria della China National Petroleum Company rinnucio' a trivellarla.

6. Il lotto 57 che comprendeva quasi tutto il territorio Kugapakori-Nahua-Nanti dove vivono tribu' non contattate attorno all'area di Cusco. Nel 2003 venne ridisegnata per escludere gli indigeni.

7. Il lotto 39 che copriva piu' del 50% della riserva Napo-Tigre dove vivono tribu non contattate nella parte a nord del Peru al confine con l'Ecuador. Venne riminesionata nel 2013-2014. E' tuttora di proprieta' dell'anglo-francese Perenco ed e' ancora una concessione attiva.

8. Il lotto 117 che comprende parte della riserva Napo-Tigre. Nel 2013 il contratto con Petrobras del Brasile e' scaduto e il lotto non e' stato mai sviluppato (finora almeno).

9 Il lotto 121 che comprende parte della riserva Napo-Tigre. Nel 2013 il contratto con Perenco, ditta anglo-francese e' scaduto e il lotto non e' stato mai sviluppato (finora almeno).

10 Il lotto 142 che comprende parte della riserva Yavari-Mirim dove vivono tribu non contattate. Nel 2009 il contratto con l'americana Occidental e' scaduto ed il lotto non e' stato mai sviluppato.


Monday, September 11, 2017

Amazzonia: cercatori d'oro uccidono dieci indigeni di tribu non contattate











 Michel Temer, presidente del Brasile ed il responsabile di tutto questo


Ho scoperto di avere un debole per l'Amazzonia, credo perche' e'  l'unico angolo della terra non distrutto ancora (del tutto!) dall'uomo. E questa storia sebbene non parli di petrolio, e' una storia che parla dell'ingordigia umana e di quanto non siamo capaci di proteggere ne la natura ne la vita che cela. 

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Erano in dieci ed erano membri di una tribu' non contattata dall'uomo occidentale della foresta Amazzonica.

Stavano raccogliendo uova lungo il fiume al confine fra Colombia e Brasile, nella cosiddetta Javari Valley.

Sfortuna ha voluto che hanno incontrato l'uomo "occidentale" che cercava oro.

Sono stati massacrati senza pieta'.

L'agenzia brasiliana che si occupa di affari indigeni, si chiama FUNAI. Hanno l'obbligo, secondo le leggi del Brasile, di proteggere gli indigeni.  Sono stati allertati dopo che i cercatori d'oro sono andati in un bar a vantarsi dell'uccisione, portando suppellettili degli indigeni come prova del contatto e dell'uccisione.

Hanno detto che si trattava di un caso di mors tua, vita mea. 

E' la seconda volta che succede quest'anno, gia' a Febbraio 2017 ci fu un caso simile. E' sempre difficile indagare a causa della posizione remota delle tribu, ma il fatto resta che fino a pochi anni fa questi casi di assassinio degli indigeni era raro.

Complice di tutto questo e' ancora Mr. Michel Temer, presidente del Brasile che ha tagliato i fondi per il FUNAI.

Cinque delle loro diciannove basi nella foresta della Javari Valley, usati per prevenire la penetrazione di cercatori d'oro e di persone che abbattono gli alberi illegalmente in zone remote dell'Amazzonia, sono stati chiusi. Lo staff in altre sedi e' stato tagliato.

La Javari Valley e' particolarmente delicata perche' ci sono qui varie tribu non contattate. E' soprannominata "Uncontacted Frontier". Ci sono circa 20 tribu mai contattate dall'uomo qui. In tutto il Brasile si pensa che ce ne siano almeno 103.

La coordinatrice del FUNAI si chiama Leila Silvia Burge Sotto-Maior e dice che mai hanno avuto problemi cosi forti di mancanza di fondi. Nel 2014 erano 7.5 milioni di real, circa 2 milioni di euro; nel 2017 sono stati solo 2 milioni di real, 500mila euro.

Sono troppo pochi per monitorare aree cosi grandi e distanti, e per evitare che cercatori di fortune facciano del male agli indigeni.

Di Mr. Temer abbiamo gia' parlato: non e' particolarmente amato in Brasile ed ha il supporto di colossi agricoli e di lobby di metalli, di petrolio, di sfruttatori di minerali. E' quello che vuole aprire la foresta amazzonica a maggiore sfruttamento.

E non sono solo gli indigeni a morire. Nel 2017, finora sono morte circa 50 persone che cercavano di difendere la foresta. 

I primi a soffrire sono sempre i piu deboli, in questo caso tribu' mai contattate prima, che di petrolio, oro e agricoltura intensiva, non sanno niente.






Monday, December 5, 2016

I veterani di guerra chiedono scusa ai Sioux; i Sioux chiedono scusa ai veterani. Il mondo si commuove














Many of us, me particularly, are from the units that have hurt you over the many years. We came. We fought you. We took your land. We signed treaties that we broke. We stole minerals from your sacred hills. We blasted the faces of our presidents onto your sacred mountain. When we took still more land and then we took your children and then we tried to make your language and we tried to eliminate your language that God gave you, and the Creator gave you. We didn’t respect you, we polluted your Earth, we’ve hurt you in so many ways but we’ve come to say that we are sorry. We are at your service and we beg for your forgiveness.

Wes Clark Junior 



Credo che non sia possibile restare indifferenti a queste immagini.

Duemila veterani di guerra americani si sono accampati nelle praterie del North Dakota per dare il loro appoggio ai Sioux che resistevano il passaggio dell'oleodotto North Dakota Access Pipeline.

Cosi, solo per amore, sono andati li e hanno offerto di essere a fianco delle tribu indigene le cui acque e i cui siti sacri erano minaccciati da questo oleodotto.

Lo US Army Corps decide in extermis di bloccare l'oleodotto e di considerare un percorso alternativo, dopo mesi di resistenza, di violenza, di freddo, di paura.

E alla fine, succede qualcosa di inaspettato, e di quanto piu' nobile l'umanita' possa offrire.

A un certo punto del tutto inaspettatamente, i veterani si sono inginocchiati ed hanno chieso scusa ai Sioux per il genocidio ed i crimini di guerra commessi dall'esercito americano contro i popoli indigeni nel corso dei secoli.

Quelle in alto sono le parole pronunciate dal rappresentante dei veterani, Wes Clark Junior. Suo padre fu supremo comandante della NATO, Wesley Clark.

Il capo Sioux, Leksi Leonard Crow Dog, per conto di tutte le tribu Sioux accetta le scuse e a sua volta chiede scusa ai militari per il dolore causato il giorno 25 Giugno 1876 quando i Sioux sconfissero la 7a cavelleria dell'esercito americano.

Il capo tribu dice "vi perdoniamo e chiediamo pace al mondo".

Tutti avevano gli occhi inumiditi.

E anche chi scrive.