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Tuesday, January 10, 2017

Obama ultimo atto: bocciato airgun lungo tutta la costa Atlantica










... guided by an abundance of caution, we believe that the value of obtaining the geophysical and geological information from new airgun seismic surveys in the Atlantic does not outweigh the potential risks of those surveys' acoustic pulse impacts on marine life


Abigail Ross Hopper
Dipartimento dell'interno USA,
Settore energia e oceano, 



Una notizia bellissima per la difesa del mare: il 6 Gennaio 2017 tutte le richieste di eseguire ispezioni sismiche al largo delle coste Atlantiche americane sono state rigettate.

Tutte.

Dal Delaware alla Florida.

E' un contenzioso che durava da molto tempo, e che aveva visto le comunità' della costa est degli USA andare in subbuglio.  Un rapporto governativo aveva stimato che se messo in pratica l'airgun avrebbe causato la morte di circa 138mila mammiferi marini, dalle balene ai pesci, dalle tartarughe ai delfini ed avrebbe danneggiato milioni di altre specie viventi nel mare.

Nel 2015 un gruppo di settantacinque docenti universitari aveva scritto al presidente con la richiesta esplicita di non eseguire airgun in Atlantico a causa dei danni significativi e a lungo termine che gli spari avrebbero portato con se.  In totale piu' di 120 citta', 1200 sindaci e amministratori, 35mila associazioni culturali, commerciali, sportive, turistiche e sindacati in rappresentanza di oltre 500mila pescatori hanno espresso la propria contrarietà' all'airgun nei mari americani. Anche la marina americana si era detta contraria all'airgun.

E oggi Obama li ha ascoltati. 

L'airgun e' uno strumento propedeutico alla trivellazione a larga scala: sono spari violenti di aria compressa che ogni 5-10 secondi mandano segnali nel mare ad altissima intensità', tutto il giorno, per settimane a volte mesi, con un ampio raggio di diffusione, spaventando pesci, a volte facendoli perdere il senso dell'udito e dell'orientamento, causando lesioni, e in alcuni casi portando a spiaggiamenti di massa. Dopo l'airgun c'e' la perforazione, se le ispezioni portano buoni risultati.  E quindi fermare l'airgun prima e' un modo preventivo per fermare le trivelle dopo.

Non sappiamo cosa fara' adesso l'amministrazione Trump, con il suo Segretario di Stato Rex Tillerson che e' stato un petroliere per 40 anni, di cui gli ultimi da CEO; con il suo negazionismo sui cambiamenti climatici; con il suo osannare l'industria del petrolio e del gas; con il suo voler demolire gli accordi di Parigi. Sappiamo che pero' dovra' quantomeno incominciare daccapo.

In queste settimane Obama di passi anti-trivelle ne ha fatti diversi: la chiusura dell'Artico all'estrazione di petrolio, i diveti petroliferi in varie riserve indiane e la chiusura dell'Atlantico alle trivelle vere e proprie fino al 2022, che hanno reso obsoleti i permessi di airgun appena revocati.  Queste decisioni saranno difficili da disfare per Trump. Certo, Obama poteva fare questi passi prima: sono certa che che la realpolitik abbia avuto il suo peso nel fare le cose all'ultimo minuto, ma il punto e' che prima o dopo che sia, questi passi importanti sono stati fatti

Apro invece i siti del ministero dell'ambiente italiano e scopro concessioni per airgun lungo tutto lo stivale, una litania di tristezza per questo paese e per chi vive di mare sano e non trivellato. Negli USA l'airgun era previsto ad 80 miglia da riva, qui siamo appena fuori le 12 miglia, un limite varato esattamente un anno fa e solo grazie all'eroica resistenza anti-Ombrina Mare. Prima del 2016 non c'era alcuna barriera protettiva.

Non se ne parla molto, ma ci sono in Italia concessioni per fare airgun e trivelle nel golfo di Taranto, con la Schlumberger e altre ditte microscopiche mai sentite prima chiamate Global Med, Global Petroleum Limited che di global non hanno niente se non il nome.  C'e' la Spectrum Geo che vuole fare airgun da Rimini a Santa Maria di Leuca, nel silenzio generale.  E poi ci sono trivelle approvate e approvande in terraferma in Emilia Romagna, in Basilicata, in Lombardia, in Sardegna.

Dov'e' l'Obama di turno qui? Dove sono i sindaci e i governatori della costa adriatica e ionica a mettere pressione continua a Roma, a Gianluca Galletti, ministro dell'Ambiente? Dove sono i giornalisti a scrivere gli editoriali contro l'airgun in Adriatico? A fare le domande difficili ed imbarazzanti a Matteo Renzi, a Paolo Gentiloni? Chi deve salvarlo quel mare?

Sono domande retoriche, lo so. Non ci sara' un deus ex machina a salvare i mari d'Italia. Sta a noi farlo. Trivellare e' per molti versi irreversibile, non porta niente di buono alle comunita' coinvolte, e piccoli e grandi esempi di resistenza alle multinazionali ci sono dappertutto: dal nostro Abruzzo fino alle foreste del Brasile.

Inizia un nuovo anno, e mi auguro che nella marea di piccole e grandi cose che la vita quotidiana ci presenta, tutti possano cercare di fare del nostro meglio per il bene comune, in modo disinteressato e sincero. Questa e' la nazione che ci e' stata data, e questa la nazione che ci tocca migliorare.

Qui le immagini di tutte le concessioni airgun approvate in Italia per il 2016.

Friday, October 9, 2015

La Svezia: prima nazione interamente libera dal petrolio




Update 15 Aprile 2017

La Svezia e' sulla buona strada per la sua defossilizzazione.




Nel budget del 2017-2020 un miliardo e 350 milioni di euro per investimenti in azioni contro i cambiamenti climatici, no-petrolio, e si-rinnovabili.

La nazione non emettera' piu' gas serra entro il 2045.



Nel 2017 saranno investiti 80 milioni di euro in piu' di quanto gia' previsto per la defossilizzazione del paese secondo il Climate Leap Project. I fondi andranno a citta', business, scuole e contee per progetti green, dall'installazione di centraline di ricarica per i veicoli elettrici, agli impianti di conversione dalle fossili alle rinnovabili, dalle piste ciclabili, alle emissioni dall'industria.
I fondi pubblici saranno raddoppiati dai privati di industria, centri civici, o cooperative di cittadini. 

Il ministro del clima, Isabelle Lovin, dice che e' possibile che gli obiettivi saranno tutti raggiunti prima di quanto previsto. 

Anche il principale produttore di camion e di autobus di Svezia, la Scania annuncia di usare solo fonti non fossili entro il 2020 nei suoi siti di produzione e di vendita. 

Gia in Scandinavia usano impianti idroelettrici; in Francia e in Polonia l'elettricita' arriva dal vento e dal sole.  Le loro attivita' sono gia' al 100% rinnovabili in Danimarca, Francia, Norvegia, Polonia e Svezia.  Prossimamente Italia, UK e Olanda.

E l'Italia?

Ce l'abbiamo il ministro del clima? 

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9 Ottobre 2015






"Children should grow up in a toxin-free environment - 
the precautionary principle, 
the removal of dangerous substances 
and the idea that the polluter should 
pay are the basis of our politics."

Stefan Lovfen, primo ministro di Svezia



La Svezia vuole diventare la prima nazione del mondo a diventare totalmente fossil-free. L'ha annunciato il primo ministro Stefan Löfven alle Nazioni Unite.

Sono ambiziosi e ammirevoli: in concomitanza con gli imminenti incontri sul clima di Parigi,  la Svezia ha annunciato di voler accelerare il suo cammino verso le rinnovabili e contro i cambiamenti climatici. E cosi' per il 2016 hanno stanziato ben 546 milioni di dollari solo per incentivare fonti non fossili nel paese.

In questo momento le fonti fossili generano il venti per cento dell'elettricita' del paese, il resto viene da un mix di fonti rinnovabili, in particolare dall'idroelettrico,  e dal nucleare.  Ma le centrali nucleari chiudono perche' ormai obsolete, e datate e gli svedesi hanno deciso di non costruirne piu' di nuove. Sono le tre centrali di Ringhals 1 e 2 e Oskarshamn 2, la cui chiusura viene anzi anticipata. Ci si aspetta che le rinnovabili rimpiazzeranno il contributo energetico delle centrali chuise. E non solo: in Svezia hanno gia' chiuso centrali a carbone e addirittura uno degli aereoporti secondari di Stoccolma, il cui sito sara' trasformato in sito residenziate per persone a basso reddito. La Chalmers University of Technology ha gia' annunciato mesi fa il suo divestimento da fonti fossili.

Ma come funzionera' la transizione al fossil-free in questo paese di 10 milioni di persone, guidato da una coalizione fra verdi e social-democratici, con fabbriche e produttivita' da mantere?

Si investira' di piu' in solare ed eolico, ricerca di base ed infrastutture, in aumento dei servizi di trasporto pubblico, miglioramento dello stoccaggio di energia, di sistemi di isolamento terminco nelle costruzioni ed una rete elettrica piu' efficente. A partire da adesso. Ad esempio gia' nel 2016 gli stanziamenti per il solare aumentano del 800%. E gli investimenti non saranno solo in Svezia, ma anche con circa 40 milioni di dollari di investimenti in paesi in via di sviluppo per progetti "green".

Lofven ricorda che alla base della sua politica c'e' il principio di precauzione, l'idea che chi inquina paga e che nessun bambino merita di crescere in un ambiente tossico. 

In realta' e' da tanto che la Svezia segue la politica dell'energia green. Gia' dieci anni fa, nel 2005, il governo pubblico' "Making Sweden an Oil-Free Society" in cui si iniziava gia' a programmare verso una societa' green.  Allora come oggi, gli svedesi non si sono dati una data, ma un obiettivo da perseguire, e sperano di essere leader ed esempio nelle rinnovabili nel mondo.

Sembra quasi una gara a chi nel mondo vuole liberarsi per prima dal petrolio - i vicini danesi per esempio hanno investito a lungo nell'eolico, generando quest'estate addirittura il 140% della loro energia dall'eolico. La parte in eccesso e' stata po venduta a Svezia e Norvegia. L'Islanda gia' genera quasi il 100% della sua energia dalle rinnovabili, in particolare il geotermico, 

E in Italia? E Matteo Renzi cosa annuncera' alle Nazioni Unite, o agli incontri sul clima? Che vogliamo riempire l'Adriatico di trivelle? Che vogliamo fare buchi un po dappertutto, dal Veneto alla Sicilia? O che vogliamo fare tutto questo in barba alla volonta' popolare?