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Monday, September 28, 2015

La Shell si ritira dall'Artico: la vittoria delle proteste

Avevano qui 16 concessioni. 
Il motivo e' lo stesso: costa troppo e il petrolio e' poco.




La Noble Harbor Discoveree ha preso e se n'e' andata. Non si sa dove le trivelle verrano "parcheggiate". Prima avevano pensato a Seattle, ma ovviamente...  ci hanno ripensato, a causa delle precedenti proteste.

La Shell li' e' come l'untore di Manzoni.



Londra

 
 Zurigo

Seattle

Danimarca










“Shell will now cease further exploration activity in offshore Alaska for the foreseeable future. This decision reflects both the Burger J well result, the high costs associated with the project, and the challenging and unpredictable federal regulatory environment in offshore Alaska.”

Dal comunicato ufficiale della Shell
28 Settembre 2015



La Shell abbandona volontariamente le trivelle in Artico, secondo un annuncio del 28 Settembre 2015. Fino a non molto tempo fa la ditta olandese aveva osannato l'enorme potenziale di petrolio e di gas nei mari del Polo Nord, e anzi per tre anni ha cercato in ogni modo di bucare l'Artico, di ottenere permessi e di vincere la battaglia dell'opinone pubblica, spendendo e spandendo in ogni direzione. In questi giorni improvvisamente, cambia tutto.

I nostri eroi annunciano infatti di avere trovato poco petrolio e gas e che per questo si ritirano dall'Artico per il futuro prossimo. Avevano investito almeno sette miliardi di dollari.

Di certo, quanti che siano stati i miliardi spesi, la battaglia dell'opinione pubblica non l'hanno vinta mai. Gli investitori sono preoccupati del calo dei prezzi di petrolio, e pensano che siano investimenti rischiosi, non tanto per l'ambiente quanto per i costi. Si parla di addirittura una fusione con la BG, altra ditte petrolifere. Trivellare in Artico non e' questione da poco, ci sono iceberg della stessa dimensione che l'isola di Manhattan e nessuno mai saprebbe cosa fare in caso di incidente o di perdite fra i ghiacci perenni.

Cosi annunciano che di petrolio, nel pozzo Burger J del Chukchi Sea c'e' ne' poco e... chiudono baracca e burattini. Interessante che gli ci sono voluti ben sette miliardi di dollari nonche' anni di errori, incidenti e pure denuncie per violazioni alla sicurezza nei tentativi passati per arrivare a questa conclusione.

L'annuncio della fine delle attivita' in Artico potrebbe costargliene altri 4.

Un altro possibile motivo della chiusura rapida del capitolo "Shell in Artico" e' dovuta al fatto che il CEO della ditta, Ben van Beurden, si sentisse in difficolta' nelle discussioni internazionali sui cambiamenti climatici dove lui -- e la Shell -- vorrebbero avere un posto di ruolo. In queste discussioni infatti, le trivelle petrolifere in Artico sono sempre additate come esempio di non compatibilita' della Shell con il desiderio di fermare i cambiamenti climatici. 

E quindi, non e' che la Shell vuole mollare gli idrocarburi, e' solo che invece del petrolio le e' piu' conveniente propinarci il solito "gas naturale di transizione". In pratica, si sono fatti un po di conti, e vendere gas come appunto metodo di transizione e tenersi l'immagine di ditta impegnata contro i cambiamenti climatici e' piu' redditizio per loro che estrarre petrolio in Artico.

E poi ci sono i permessi governativi. Obama ha autorizzato le trivelle in Alaska, ma ha pian piano posto limiti sempre piu' stringenti. E poi c'e' lo spettro Hillary Clinton, che ha gia' detto di essere contraria alle perforazioni di Artico. Questo crea ancora maggiori incertezze per la Shell per il medio termine, se Hillary Clinton dovesse vincere le elezioni del 2016.

Ad ogni modo e' una sconfitta pesante per la Shell, considerati gli investimenti fatti e la figuraccia a livello planetario.

E' invece una vittoria per tutti quelli che si sono impegnati per tre anni per fermarli, anni in cui la Shell ha visto la sua immagine crollare a picco. Dai kayaktivisti di Seattle fino alla LEGO che li ha mollati dal loro set di costruzioni grazie alle proteste da parte di mezzo mondo, non ci sono stati miliardi che hanno tenuto. . E cosi sono salve balene, orsi e trichechi, e un po anche le generazioni future.

Un altro passo in avanti.





Sunday, January 13, 2013

Gli inganni della Exxon sui cambiamenti climatici



Exxon, 1979: World fossil fuel resources other than 
oil and gas could never be used to an appreciable extent.





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PBS













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understand why we can manage these risks

Rex Tillerson, CEO Exxon, sui rischi da trivelle 
e sull'ignoranza della gente. 

A cui sicuramente i petrolieri sapranno spiegare
in modo onesto e disinteressato.


Illustrare gli inganni della Exxon sui cambiamenti climatici, sul fracking, sulle multe, sugli incidenti, sull'inquinamento a mare e' qualcosa di veramente difficile da raccontare, perche' sono stati troppi nel corso degli anni. Come tutte le altre ditte del petrolio, hanno cercato in tutti i modi di passare il messaggio che e' tuttapposto, minimizzando ed ingarbugliando fatti, carte e vite delle persone.

Iniziamo con il caso riscaldamento globale, come riportato dalla PBS, la TV pubblica americana e dal New York Times.

Nel 1998 Bill Clinton cercava di convincere i senatori americani a ratificare il trattato di Kyoto, visto che noi americani siamo i maggiori consumatori di fonti fossili del pianeta, e visto che l'esempio degli USA avrebbe potuto fare da volano per il resto del mondo.

Ovviamente Exxon e Chevron non potevano accettare tutto questo perche' il petrolio e' il loro core business. E cosi' il New York Times, guarda caso, scopre e pubblica un memorandum semi-segreto dell'industria petrolifera in cui ci sono tutti i piani per deragliare Kyoto e screditare le tesi dei cambiamenti climatici. 

E come fare per fermare Kyoto?

Facilissimo. Avrebbero pagato e cercato di persuadere alcuni scienziati non necessariamente a negare i cambiamenti climatici, ma ad esprimere dubbi, ad essere degli scettici. Questo sarebbe poi stato combinato ad una intensa attivita' mediatica per confondere le idee, assieme alla foglia di fico dei costi per l'economia USA. Come dire: non si sa neanche se e' vero, perche' intervenire?

Con tutti i soldi che avevano, il piano sarebbe stato facilissimo da realizzare e lo spunto fu dato da niente di meno che dall'industria del tabacco.

Attaccare la scienza, proprio come fece l'industria delle sigarette.

Il memorandum semi-segreto lo diceva chiaramente

"Because the science underpinning the global climate change theory has not been challenged effectively in the media or through other vehicles reaching the American public, there is widespread ignorance, which works in favor of the Kyoto treaty and against the best interests of the United States."

Exxon e Chevron cosi' passano a cercare cinque "scienziati" a parlare alla stampa e a scrivere testi scettici sui cambiamenti climatici a cui dare la piu' ampia visibilita'.  Alcuni addirittura dissero che anche se ci fossero stati cambiamenti climatici e l'aumento della temperatura, questo sarebbe stato di beneficio per il pianeta. Fra il 1998 ed il 2005 furono spesi circa $16 milioni di dollari a questo scopo.

Ma il gioco non poteva continuare per sempre. I climatologi e la scienza libera hanno continuato a indagare e a mostrare che invece i cambiamenti climatici esistono e sono dannosi e che se continuiamo cosi' la temperatura del pianeta aumentera' con conseguenze catastrofiche.

E cosi, negli anni piu' recenti, anche i petrolieri hanno iniziato a cambiare tattica. Non piu' negazionisti e scettici, ma neutrali. La Exxon ha smesso di dare soldi ai gruppi di negazionisti nel 2007.

Ora affermano, tramite il loro CEO Rex Tillerson che la gente, i giornalisti e gli attivisti non hanno bene capito quello che volevano dire. Eh si, siamo tutti scemi:

"ExxonMobil's position on climate change continues to be misunderstood by some individuals and groups. We know our climate is changing, the average temperature of the earth is rising, and greenhouse gas emissions are increasing. Our industry has a responsibility to contribute to policy debates and to take concrete steps to reduce emissions."

E cosi adesso Rex dice che si e' vero, i cambiamenti esistono ma che ci adatteremo e che le conseguenze non sono cosi drammatiche come si vorrebbe far credere. Dice che sebbene ci siano "troppe complessita' sulla scienza del clima affinche' si possano pienamente capire tutte le cause e gli effetti" ci saranno lo stesso degli impatti:
   
Clearly there is going to be an impact. We have spent our entire existence adapting. We'll adapt. It's an engineering problem and there will be an engineering solution.

Vaglielo a dire agli uccelli e ai pesci e agli uragani e alle siccita'. E poi, cosa spostiamo delle intere citta' che stanno lungo la costa e che sono a rischio inondazioni? E che ingegneria usiamo per questo?

E aggiunge

Drilling for oil and gas will always involve risks of spills and accidents, but those risks are manageable and worth taking because they are small given the amount of energy they produce.

Come sempre e' facile parlare cosi quando non e' il tuo campo, la tua aria o i tuoi figlil. I rischi sono piccoli se visti da Rex e dal suo stipendio di 25 milioni di dollari nel 2011 e di 29 milioni di dollari nel 2012.

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Passiamo alle pubblicita' progresso del fracking.

Nel 2011 la Exxon acquista una serie di pubblicita' nel New York Times e nel Washington post sul fatto che fare fracking e' sicuro e facile. Mostrano che i pozzi arrivano a oltre 2km sotto la crosta terrestre con tutte le cementificazioni e gli strati di acciaio che in teoria dovrebbero tutelare la terra dalle sostanze tossiche.

L'idea che cercano di propagandare e' questi involucri protettivi avvolgono il pozzo fino alla fine. Questo invece non e' vero, perche le protezioni valgono in genere solo per i pozzi in verticale, e a volte neanche per quelli, mentre la stragrande maggioranza dei pozzi trivellati in orizzontale non ha alcun strato protettivo, ne di cemento, ne di acciaio, di nessun genere.

L'idea e' infatti di proteggere solo gli strati superficiali di terreno, dove si trovano le falde acquifere e  poi, piu' in profondita', secondo quelli della Exxon, ci pensano madre natura e gli strati di roccia sotterranea a proteggere le falde acquifere. Questo e' confermato dalla stessa Exxon in un email a Pro-Publica, testata giornalistica indipendente che si occupa, appunto, di proteggere la cosa pubblica. Anche per i pozzi in verticale vi possono essere dei casi in cui le cementificazioni non sono lungo tutto il percorso, ma solo in cima e alla fine.


Anatomia di un pozzo - da Pro Publica

E ovviamente anche quando le cementificazioni ci sono, nessuno puo' mai escludere fessure, crepe e lacerazioni nel corso degli anni, tant'e' vero che ci sono stati molti casi di perdite di sostanze inquinanti dai pozzi del fracking qui negli USA, dal Colorado all'Ohio al Wyoming.

La stessa Halliburton che produce fluidi di perforazione dice che le cementificazioni possono spesso "fallire" specie se ci il petrolio e' pesante e corrosivo (come in Italia!) o se si usano tecniche di stimolazione con vapori ad alta temperatura.

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Ma c'e' n'e' per tutti i gusti e per tutti i colori.

Qui ad Aceh, in Indonesia, sulle violazioni dei diritti umani da parte della Exxon, e qui sui riversamenti di petrolio nei fiumi pristini del Montana, e qui sui riversamenti della Exxon-Valdez e qui sui riversamenti nel Maryland e qui per le emissioni in atmosfera in Texas,  e qui sull'acqua potabile nel New Hampshire, e qui le perdite e l'inquinamento in Nigeria, se uno continua a cercare ne trova altri ed altri ancora.

La lista e' interminabile.