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Thursday, February 15, 2018

L'airgun e i pinguini in Sud Africa










E' evidente che in Italia non abbiamo pinguini, ma non e' questo il punto di questo post.

Il punto e' che non esiste un solo motivo a livello mondiale per andare avanti con trivelle, airgun, esplorazioni, buchi, raffinazione e tubi di scarico.

E uno dei motivi, l'ultimo di una lunga serie, e' questo nuovo studio appena pubblicato da ricercatori della Nelson Mandela Unversity del Sud Africa che hanno dimostrato che i pinguini soffrono per i suoi emessi durante le operazioni di airgun e se ne allontanano.

Lo studio e' stato eseguito per la precisione da Lorien Pichegru, Reason Nyengera, Alistair McInnes e Pierre Pistorius. La loro conclusione e' che l'air gun e' pericoloso per i pinguini che in Sud Africa sono anche sottoposti alla pesca selvaggia, alla diminuzione di sardine di cui si cibano, e all'inquinamento del mare in generale.


In questo caso specifico l'air gun e' previsto per Algoa Bay, Sud Africa, dove vivono due specie di pinguini Africani, sull'isola di St Croiz e di Bird. Le colonie hanno visto un calo dei propri esemplari del 70% dal 2004 ad oggi.

E sono queste le specie che i ricercatori Sud-Africani hanno studiato.

E' qui che il Sud Africa vuole trivellare.

Chi trivellera'?

La britannica Petroleum Geo-Services.

Ora, lo abbiamo detto tante volte in questo blog: l'airgun non e' un botto innocente. Sono spari potentissimi di aria compressa che vengono ripetuti per giorni e settimane, ogni 5-10 secondi. Il rumore e' il piu' intenso fra quelli prodotti dall'uomo, ed e' noto che queste tecniche portano danni a pesci e invertebrati del mare.

E i pinguini, perche'?

Perche' spendono molto tempo in mare, alla ricerca di cibo. Gli studiosi citati sopra hanno seguito 333 esemplari di pinguini africani ``Spheniscus demersus" dal 2009 al 2013 con sistemi di GPS. Questi pinguini erano esposti ad ispezioni sisiche a 100 chilometri di distanza dalla loro sede abituale.
I dati raccolti lungo quattro anni mostrano che i pinguini scappano dalle aree sottoposte ad airgun, e vanno alla ricerca di mari piu "tranquilli". Questo causa grande affaticamento, nonche' danni all'udito dei pinguini. 

I ricercatori raccomandano che l'airgun venga eseguito almeno a 100 chilometri dalla sede dei pinguini.  Il suono si puo' sentire in acque poco profonde fino a 50-75 chilometri dal punto di emissione, ma in acque profonde si puo' arrivare anchea molto di piu'. 

Airgun a cento chilometri per salvare i pinguini. 
Non e' difficile pensare che sia cosi per tutte le specie viventi del mare.


Tuesday, December 4, 2012

La Petrobras in Nuova Zelanda e la vittoria dei pinguini


Della storia della Petrobras - la ditta petrolfiera nazionale del Brasile che voleva trivellare al largo della Nuova Zelanda abbiamo gia' parlato.

La Petrobras aveva intenzione di eseguire esplorazioni sismiche e trivellare al largo del bacino di Raukumara, una regione abitata da comunita' indigene di Maori. Hanno iniziato le procedure nel 2010 e le ispezioni sismiche le hanno iniziate nel 2011.

Come da copione i residenti hanno poi ritrovato carcasse di pinguini sparsi lungo la costa. Questo e' grave, perche' i pinguini sono animali sacri per i Maori, un popolo dedito alla pesca e con forte rispetto per il mare.

La loro battaglia e' stata feroce ed e' finita con una causa da parte di Greenpeace e della comunita' Maori "Te Whanau a Apanui" contro la Petrobras, all'inizio del 2012. Si sono lamentati che il governo aveva dato le concessioni senza interpellarli.

Il governo invece era molto favorevole alle operazioni petrolifere nel mare - in acque profonde e difficili - e secondo Greenpeace ha cercato in ogni modo di favorire i petrolieri, con incentivi e procedure facilitate. Gli ambientalisti contendono anche che andare avanti con trivellazioni danneggerebbe la reputazione di nazione verde e rispettosa dell'ambiente della Nuova Zelanda.

E cosi, ieri 3 dicembre dopo vari tira e molla, finalmente la Petrobras annuncia di ritirarsi in toto dalla Nuova Zelanda ed e' tutto stato confermato dal loro primo ministro John Key.

Le Petrobras restituira' 18 miliardi di dollari di licenze e ha cancellato tutti gli ordini per le operazioni nelle acque dei Maori.

Dicono che non si sono ritirati a causa delle denuncie di Greenpeace e degli indigeni ma per "ristrutturazione interna", perche' quelli sono mari difficili, e anche a causa delle terribili perdite che la Petrobras ha riportato nell'anno 2011.

Sara', ma e' il risultato che conta, e l'importante e' che se ne siano tornati da dove sono venuti.

I Maori esultano.

Qui il commentario di Greenpeace Nuova Zelanda.