La petroliera
Prestige si inabisso' lungo le coste spagnole della Galizia nel 2002.
Fu il peggior disastro ambientale della storia della Spagna. Migliaia e migliaia di chilometri di costa e di spiagge spagnole e francesi furono devastate. Furono contaminate anche l'isola di Wight, e le isole Canarie.
L'incidente fu a causa di una tempesta che causo' il distacco di un pezzo di nave e da cui vennero riversati in mare 20 milioni di galloni di petrolio, circa 80 milioni di litri.
La nave peregrino' per vari porti perche' nessuno voleva accoglierla, e alla fine si inabisso' nel mare.
Il comandate della nave fu arrestato per non avere collaborato nell'opera di salvataggio e per distruzione ambientale.
Il rilascio del carico di petrolio della Prestige duro' per mesi, riversando 500 litri al giorno senza sosta.
Il risultato e' che ci furono morie di coralli, squali, pesci e di uccelli. L'industria della pesca soffri' moltissimo e tutta l'attivita' fu fermata per sei mesi a causa del grave inquinamento. Il governo spagnolo fu accusato di voler minimizzare la portata dell´incidente per non creare danni di immagine.
Nonostante l'opera di pulizia, portata avanti soprattutto dai volontari della Galizia e nonostante le premure di tenere tutto a tacere, l'inquinamento persistette, anche se non in modo visibile come le macchie nere del petrolio. Dopo un anno dall'incidente infatti, ci furono studi dell'Universita' de La Coruna a mostrare che a causa del petrolio della Prestige, pesci, crostacei e polipi avevano alti livelli di idrocarburi aromatici policiclici (il benzene), che sono cancerogeni.
Si calcolo' che la vita marina sarebbe stata impattata dagli scarichi per almeno 10 anni e che tutta la catena alimentare ne avrebbe risentito, dal plankton all'uomo. Il fermo dei sei mesi, secondo vari ricercatori non e' stato sufficiente a garantire l'assoluta sicurezza dei prodotti marini, infatti si consiglia ancora di non mangiare pesce della Galizia.
Alla fine dell'operazione pulizia i cittadini formarono un gruppo detto "Nunca mais" per vigilare sul loro mare e per chiedere risarcimenti. Il costo sia economico che ambientale, fu paragonabile a quello della petroliera americana che si inabisso nell'Alaska, la Exxon Valdez: entrambi gli incidenti costarono attorno ai 2 mila miliardi di euro.
Il porto di Ortona continua ad ingrandirsi, nel silenzio generale. Nonostante le parole di Scaroni all´Aquila, quel porto e' li per commerciare petrolio, che arrivera' da Ombrina, Pineto, Miglianico, Vasto, Teramo e da altre localita' dell´entroterra pronte ad essere trivellate a partire dal primo gennaio 2010. Come ho ripetuto all'inverosimile, gli incidenti petroliferi sono frequenti, gravi, e riversibili solo su scale molto molto lunghe ed il porto in quella posizione cosi centrale per la costa teatina e per questo infelice ne aumentera' le possibilita'.
Ad Ortona, cittadini e amministratori avevano una scelta: turismo o petrolio. A parte qualche eroico gruppo di persone, la maggior parte degli Ortonesi, per silenzio, ignavia o menefreghismo ha effettivamente scelto il petrolio per la propria citta.
E' triste ma e' cosi.
Fonti:
New Scientist,
Wikipedia