"Addressing Climate Change is a priority for Starbucks"
Piante di caffe' danneggiate dagli insetti in Guatemala.
Il coffee borel beetle e' nativo dell'Angola ed ora in tutti i paesi produttori di caffe.
Coffee bean rust - parassita delle piante del caffe,
nota in America Centrale come "la roya"
"If things continue like this, maybe 50 years from now, we’ll all be tea
drinkers"
"Addressing climate change is a priority for Starbucks.
We believe now is
the time to increase our investments
in solutions and strategies that
address this crisis."
Ogni giorno
nel mondo si bevono 2 miliardi di tazze di caffe. Un giro d'affari di
oltre 170 miliardi di dollari l'anno, su cui la catena americana
Starbucks ha creato un impero. La catena di Seattle non possiede
piantagioni, ma compra il caffe' direttamente dai produttori in Centro
America o in Africa. Il timore maggiore di Starbucks?
I cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo raccolti, qualita' del caffe' e mettendo in ginocchio gli agricoltori.
Aggiungono
che e' dal 2004 che si adoperano per efficenza energetica, per l'uso di
rinnovabili, per la conservazione delle foreste e per spronare la
politica verso soluzioni durature e significative. Ma non e' cosi'
semplice e non e' solo Starbucks che e' preoccupata. E' proprio tutta
l'industria del caffe', pianta fragile e delicata, che e' stata
sconvolta dai cambiamenti climatici nel giro di poco tempo.
Il professor Tim Schilling e' il direttore esecutivo del
World Coffee Research
presso l'Universita' A&M del Texas che conferma: il clima
cambia, le montagne dove tradizionalmente cresce il caffe' diventano
sempre meno ospitali per le piantagioni, e malattie, siccita' o pioggie
torrenziali fuori stagione peggiorano le cose. Il tutto e' confermato
da Mauricio Galindo capo della International Coffee Organisation che
conferma: "Climate change is the biggest threat to the industry".
Anche l'
Intergovernmental Panel on Climate Change
(IPCC) conclude che ci sara' una decrescita della superficie terrestre
dove cresce il caffe in tutti i paesi produttori. In particolar modo, se
va avanti cosi, la superficie adatta a coltivare caffe' in Brasile
potrebbe calare di ben due terzi. Gia' nel 2014 a causa delle forti
siccita' il raccolto in Brasile e' calato del 20% ed i prezzi
raddoppiati.
In India i raccolti sono calati del 30% nel dieci anni fra il 2002 al 2011. In totale, nell'annata 2013-2014 la produzione mondiale di caffe' e diminuita del 40% rispetto al 2011-2012.
"The
only way you can make sense of it is through climate change" dice
Galindo. Di conseguenza i prezzi dell'Arabica, la varieta' piu' comune,
sono aumentati dell'80% in un anno. Per i ricchi occidentali si
trattera' di prezzi piu elevati che forse la maggior parte di noi puo'
anche permettersi, ma le popolazioni rurali il cui sostentamento arriva
dalle piante di caffe, in Guatemala o in Nicaragua cosa faranno?
Il
Brasile, il Vietnam, l'Indonesia, la Colombia sono paesi produttori
importanti che probabilmente avranno le risorse per adattarsi o per
spostare le piantagioni piu in alto, ma altre nazioni come il Laos, il
Peru, il Burundi e il Rwanda potrebbero non farcela. In Uganda o in
Ethiopia, piu' in alto di dove sono adesso le piantagioni di caffe' non
si puo’ andare - non ci sono altitudini maggiori.
Cosa succede al caffe' con l'aumentare della temperatura? A
23 gradi il metabolismo delle piante accellera, ci sono meno sostanze
chimiche che danno l'aroma tipico del caffe e le piante perdono
spontaneamente i propri frutti. Per di piu' gli attacchi delle pesti e
dei funghi diventano piu' feroci. Due sono i nemici delle piante del
caffe': la
coffee berry borer, insetto predatore e il
coffee rust, un parassita chiamato anche "la roya".
Il
coffee berry borer era sconosciuto fino al 2000 in paesi come l'
Ethopia, l'Uganda, il Burundi e il Rwanda, visto che il suo habitat era
ad altitudini piu' basse. Grazie ai cambiamenti climatici questi insetti
hanno trovato modo di sopravvivere anche ad altitudini maggiori,
incluso nelle piantagioni di caffe. Il tasso riproduttivo del coffee
berry borer cambia con la temperatura: adesso e' di cinque volte l'anno,
ma potrebbe aumentare. Il pesticida usato per estirparli e' chiamato
Endosulfan, vietato nel 2011 per la sua tossicita'. Ecco allora che a
distanza di 15 anni i coffee berry borer sono diventati onnipresenti in
paesi dove prima non c'erano. Causano danni per circa 500 milioni di
dollari l’anno.
In El Salvador "la roya" affligge circa il 75% delle piante.
In Costa Rica, il 60%, in Guatemala il 70%. Intere famiglie vedono i
loro ricavati scomparire. Ovviamente tutto questo si accompagna ad una
montagna di problemi sociali essendo tutta l'economia locale basata sul
caffe: prestiti, occupazione, indotto
, speranza di mobilita' sociale. Essendo
i coltivatori spesso piccoli produttori in paesi in via di sviluppo e
non parte di grandi multinazionali, e' evidente che anche non riescono
ad assobire cosi grandi perdite in cosi poco tempo.
Ci
sono circa cento piante di caffe' nel mondo, ma solo due sono quelle
che usiamo per le nostre bevande: l'Arabica e la Robusta. L'Arabica e'
la varieta' piu' sofisiticata, la Robusta - con piu caffeina e meno
raffinata - e' quella usata nel caffe' istantaneo e che tende ad essere
piu' resistente a fluttuazioni del clima.
Nessuno sa
quale sara' la soluzione al tutto. Da un lato si cerca di sviluppare
nuovi ibridi di piante di caffe' usando le altre novantotto varieta',
dall'altro si pensa all'uso dell'ingegneria genetica. L'idea e' che il
caffe' possa sviluppare da se tossine contro le pesti ma ci vogliono
soldi ed investimenti e
ovviamente, nessuno vuole bere caffe' geneticamente modificato.
Vari produttori di caffe' mondiali hanno creato una
Coffee Farmer Resilience Fund
che ha donato circa 23 milioni di dollari ai coltivatori in
difficolta'. Starbucks ha anche messo su "Hacienda Alsacia" in Costa
Rica, una piantagione sperimentale di sola ricerca, dove usando solo
tecniche tradizionali si sta cercando di sviluppare nuovi tipi di semi
di Arabica da essere distributiti gratuitamente a tutti gli agricoltori
nella speranza che i raccolti conservino la stessa qualita' ma che le
piante possano sopravvivere meglio a pesti e pioggie.
Tutti
gli esperti pero' concordano: anche se si riuscisse a trovare una
qualche varieta' di Arabica che possa essere compatibile con i
cambiamenti climatici, ci vorranno almeno 25 o 30 anni perche' queste
possano essere commercializzate e giungere ai coltivatori.
Nel frattempo, che fare?