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Wednesday, December 20, 2017

Morire di fame in Venezuela















Il Venezuela ha le piu' grandi riserve di petrolio del mondo.

Da tre anni la gente soffre per la mancanza di cibo.

Adesso arriva la morte per fame.

Le prime vittime sono i bambini. 

Tutte le foto sono del New York Times.

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Quello che scrivo e' per maggior parte tratto da un bellissimo articolo del New York Times, che ha seguito, per cinque mesi, le vicende di malnutrizione in 21 osepdali del Venezuela.

Non ne parla quasi nessuno, un po perche' e' difficile raccontare il Venezuela in questo tempo, e chissa un po per pigrizia giornalistica. 

Il New York Times racconta  la storia di Kenyerber Aquino Merchán, 17 mesi. Morto di fame a San Casimiro, Venezuela. La famiglia era cosi povera che la camera mortuaria e' stata allestita da un gruppo di volontari. Non avevano soldi per pagare le pompe funebri.

L'economia e' in collasso dal 2014. Proteste e risse, mancanza di cibo, lunghe file ai supermercati, l'esercito a monitorare le panetterie, il contrabbando con Brasile e Colombia sono solo alcuni degli indicatori della profonda crisi del paese.

Ma la morte per fame e' stata a lungo un segreto. Il New York Times ha appunto condotto le sue indagini lungo il corso di 5 mesi in varie localita' del paese.

Le stanze del pronto soccorso sono ormai colme di bambini malnutriti, condizioni mai viste prima. Il presidente della societa' di pediatria e di cura dei bambini si chiama Huníades Urbina Medina. Dice che gli pare di stare in un campo profughi e che prima della crisi mai si erano viste condizioni simili.

Ovviamente la crisi colpisce non solo i bambini, ma i bambini piu' poveri prima di tutto.

Le mamme vanno via per giorni senza mangiare. Le cliniche di sterilizzazione operano senza sosta, con donne che cerano di evitare di mettere al mondo bimbi per cui non hanno pane. I ragazzini vanno in giro alla ricerca di avanzi di cibo. A volte arrivano le risse fra competitori. I bidoni dell'immondizia sono spesso circondati di persone affamate, specie quelli vicino ai ristoranti. Manca di tutto, anche il latte in polvere. Anche negli ospedali.

Si muore per fame, si muore per disidratazione. Il dottor Milagros Hernández che opera nella citta' di Barquisimeto dice che l'aumento di bamibini malnutriti e' iniziato alla fine del 2016 e che e' aumentato vertiginosamente nel 2017.

E mentre altrove si muore per guerre o per terremoti, qui si muore per mancanza di cibo. Il governo non tiene piu' conto di statistiche sanitarie e spesso i dottori hanno paura di parlare. Essenzialmente c'e' un "tuttapposto" di regime.

Una delle ultime statistiche e' stata per il 2015: il tasso di mortalita' infantile per i bambini al di sotto delle 4 settimane era aumentato di un fattore 100: da 0.02 percento nel 2012 a circa il 2 percento nel 2015. La mortalita' delle mamme era aumentata invece di un fattore 5.

E poi, il silenzio per quasi due anni. Non si sa come pero' nell'Aprile del 2017 spuntano dal siti ministeriali altri dati. Morti circa 11,500 bambini al di sotto di un anno.

L'aumento e' statao del 30 percento in un solo anno. La notizia fece il giro del Venezuela, ma il  governo cerco' di rassicurare tutti che c'era stato un hacker. Il ministro della salute venne licenziato. Da allora altro silenzio.  Nei ministeri, negli ospedali. Spesso viene detto loro di non includere la malnutrizione come voce nelle cartelle cliniche.

Ma il New York Times li ha intervistati anonimanente. Alcuni di loro dicono di avere tenuto delle statistiche informali. Si arriva cosi a circa 2800 bambini malnutriti. Di questi 400 sono morti. A volte viene detto ai genitori che non ci sono letti o medicinali adeguati e che e' meglio riportare i bambini a casa.

E il presidente Nicolás Maduro? Riconosce che ci sono problemi, ma e' troppo orgoglioso per ricevere aiuti internazionali. Dice che la colpa e' dei cattivissimi americani che vogliono mettere in ginocchio il Venezuela.

Come gia' scritto qui, il Venezuela ha le maggiori riserve provate di petrolio al mondo. Ma non sono stati capaci di usare il petrolio per generare una economia stabile e indiependente. E cosi, mentre i prezzi erano elevati, tutto andava bene. Appena i prezzi sono crollati, cosi pure e' crollata l'economia del paese.

L'inflazione per il 2018 sara' del 2,300 secondo il fondo monterario interazionale.

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Il bimbo di cui sopra, Kenyerber, era nato sano. Ma sua madre venne punta da una zanzara e divenne vittima del Zika virus quando il bimbo aveva soli 3 mesi. Le venne detto di non allattare piu' dai dottori. Siccome non c'e' latte in polvere i genitori hanno cercato di improvvisare. Ma l'improvvisazione non ha dato nutrienti a sufficenza a Kenyerber che e' stato portato in ospedale.

Come lui altri bimbi, nati sani, ma le cui madri non potevano piu' allattare al seno, per malattie, o perche', affamate anche loro, non ne avevano piu di latte.  A volte viene chiesto a vicini di casa di allattare i propri figli. Se ne hanno di latte in piu'.

Una farmacia su 64 vende latte in polvere. E non solo occorre cercarlo dappertutto questo latte. I costi sono proibitivi. Un mese di latter in polvere costa il doppio del salario di un contadino.

Neanche gli ospedali ne hanno. Il 96% degli ospedali ha quantita' inferiori a quanto serve loro. Il 63% non ha niente.


Agli ospedali c'e' la fila di bambini malnutriti che spesso muoiono per malattie collegate alla mancanza di cibo: fallimento respiratorio, crisi cardiaca.  Le mamme non si danno pace. I dottori nemmeno.

Gli ospedali non hanno neanche garze, siringhe, pannolini, guanti, sapone. E' tutto improvvisato ed a volte viene detto agli stessi genitori di cercare di recuperare quel che possono sul mercato nero. A volte non ci sono neanche i letti e cosi i bambini vengono messi due per letto.

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E non ci sono solo i neonati, ma anche i bambini piu' grandi. Famiglie intere che sperano di trovare qualcosa da mangiare dalla Caritas.  Mamme che pensano al suidicio perche' non sanno cosa fare per dar mangiare ai figli. Ragazzini che svengono in classe per la fame.  Ragazzi che vagano per immondezzai alla ricerca di qualcosa da mangiare. Spesso i gentori hanno anche un lavoro, ma l'inflazione e' cosi forte che essenzialmente ha distrutto salari e risparmi

La gente che soffre per fame a causa della crisi del paese, secondo le statistiche delle Nazioni Unite e' circa 1.3 milioni di persone. Nove famiglie su dieci in Venezuela hanno problemi a trovare cibo.
La Caritas dice che il 54% dei bambini nelle zone in cui opera soffre la fame.

Fra quelli che bazziacano attorno ai bidoni della spazzatura persone che prima della crisi del 2014 non ne avevano bisogno. La citta di Puerto Cabello era un porto florido. Adesso e' vuoto e la gente e' immersa fino alle ginocchia nella discarica comunale alla ricerca di cibo.

Si vendono sempre piu bambini a chiedere l'elemosina, a lavorare in cambio di cibo. A volte i ragazzini scappano di casa alla ricerca di cibo, e diventano parte di gang del cibo. Ci si divide le aree dove chiedere l'elemosina o i ristoranti dove aspettare gli avanzi, e il controllo di territorio spesso si accoppia alla violenza e alle coltellate o agli attacchi a colpo di machete.

Sono bambini di 10 anni.

Dicono che almeno cosi mangiano.

Prima della crisi i ragazzini in strada erano per la maggior parte provenienti da famiglie in crisi, o da situazioni difficili. Adesso e' per fame.

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Intanto molte donne chiedono di essere sterilizzate. A volte sono programmi governativi offerti gratuitamente negli ospedali.  In genere sono donne che hanno gia' figli e che non ne vogliono piu' proprio per la mancanza di generi di prima necessita'.

In generale si preferirebbe l'uso di pillole anti-concezionali e di profilattici. Spesso pero' c'e' carenza, e si preferisce la sterilizzazione ad una gravidanza non voluta.

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Ma perche' Maduro rifiuta gli aiuti internazionali?

Perche' accettarli significherebbe accettare che c'e' una crisi e che le sue politiche, e quelle del suo precedessore Hugo Chavez, non sono state poi cosi utili alla popolazione del Venezuela. Che non hanno saputo gesitire i petro-dollari dei tempi delle vacche grasse. Che il petrolio non e' servito a fare crescere l'economia del paese. Che hanno fallito la loro gente.

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I genitori di Kenyerber Aquino Merchán soffrono ancora la fame.
Temono che presto morira' un altro dei loro figli.


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Altre immagini ed altri link del Venezuela.



































Thursday, December 7, 2017

L'UNICEF, il cevello dei bambini e l'inquinamento dei primi mille giorni

















Not only do pollutants harm babies’ developing lungs, 
they can permanently damage their developing brains, 
and, thus, their futures,”

Anthony Lake, direttore esecutivo UNICEF  



Nel mondo ci sono circa 17 milioni di bambini di meno di un anno che resiprano aria tossica. 

Questo ha conseguenze negative non solo per i loro polmoni, ma anche per i loro cervelli. Respirare particelle fini tipiche di zone inquinate porta a danni ai tessuti cerebrali, con rallentamenti cognitivi, e difficolta' nello sviluppo delle capacita' mnemoniche dei bambini.  Da grandi, aumenta il rischio di ritardi di apprendimento e di incapacita' di concentrarsi a scuola.

Gli effetti durano per tutta la vita.

Lo dice l'UNICEF.

I piu colpiti sono i bambini dell'Asia meridionale (India) dove circa 12 milioni di neonati vivono in area dove l'inquinamento e' circa 6 volte maggiore di quanto considerato sano come delineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'. Altri 4 milioni sono a rischio in Asia Orientale e nel Pacifico (Cina).

L'UNICEF aggiunge che visto che il mondo continua ad urbanizzarsi ma spesso senza protezione adeguata contro l'inquinamento. Ci si aspetta che il numero di neonati esposti all'inquinamento aumentera'.

Ora, questi dati sono veri per India e Cina, e fanno paura per i loro numeri, e perche' queste due nazioni, hanno fra tutte e due, quasi tre miliardi di persone. Ma la fisiologia umana e' la stessa, dalla Cina all'Emilia Romagna, a Milano a Torino.

E non cito la Pianura Padana a caso. La cito perche' e' una delle zone piu inquinate d'Europa, anno dopo anno, immagine dopo immagine, da satellite, da statistiche.
Dovremmo fare tesoro di questi studi dell'UNICEF, applicarli alle nostre citta' e alle nostre campagne e chiedere cambiamenti, modifiche, progressi.

Secondo l'UNICEF, l'inquinamento, similmente alla mancanza di cibo e stimoli, e l'essere esposti alla violenza, durante i primi 1000 giorni di vita porta a danni neurologici e cerebrali. Come sempre, i bambini sono piu vulnerabili degli adulti perche' bastano dosi minori di sostanze tossiche per causare danni, visto che il loro fisico e' piu' piccolo di quello dei grandi, e perche' le difese immunitarie non sono ben sviluppate e perche' respirano piu in fretta degli adulti.

Le particelle fini sono cosi fini, appunto, che dai polmoni riescono a penetrare ulteriormente nel corpo e nel sistema circolatorio e da qui al cervello, causando infiammazioni.

Altre particelle possono entrare nel corpo tramite il nervo olfattorio e nell' intestino. Se hanno carica magnetica (come la magnetite) possono anche causare malattive neurogenerative.
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Gli idrocarburi policiclici aromatici possono invece causare danni alla comunicazione fra i neuroni, con danni all'apprendimento e allo sviluppo intellettivo.

Cosa fare? Per l'immediato si raccomanda l'uso di maschere e di sistemi di filtraggio e per i bambini piccoli di non viaggiare in aree inquinate.  Si raccomanda di non costruire scuole e ospedali vicino a impianti tossici.

Ovviamente non e' certo ideale vivere cosi, con maschere ed aria grigia.

Le altre soluzioni proposte dall'UNICEF sono di piu larga portata.

Come sempre, investire in energia verde, pulita ed eliminare il piu presto possibile l'uso di energia fossile, promuovere il trasporto pubblico, aumentare il verde in aree urbane, non bruciare sostanze chimiche. 

E poi ancora, promuovere l'allattemento al seno, ove possibile, per aumentare la resistenza dei bambini, migliorare la nutrizione, educare le mamme e i papa' a capire quale sia la qualita' dell'aria che si respira, in modo da essere informati.

Sono questi i risvolti, spesso infelici della crescita e dello "sviluppo" senza troppi freni e senza controlli. Credo di averlo detto tante volte: e' facile sfruttare e maltrattare l'ambiente. L'ambiente non urla, non vota, non protesta, non pone resistenza. E se non ci sono gli uomini nobili a farlo per lei, non ci sono ostacoli a fabbriche, a trivelle, a fumi voluti da speculatori di vario genere.

Ma prima o poi il conto arriva, che sia la plastica che pian piano trova la sua strada nei pesci dei nostri brodetti, o che siano le particelle fini che finiscono nei nostri polmoni, o che siano tracce di petrolio nelle api, e' tutto figlio dello stesso lento ma inesorabile processo.

A New Dehli il cielo e' cosi fitto da particelle inquinanti che e' stata definita dalle stesse autorita' una camera a gas. Hanno chiuso scuole, i giocatori di cricket hanno vomitato mentre giocavano perche' non potevano respirare, le mascherine sono andate a ruba.  Nelle citta' industriali della Cina, come
Shijiazhuangil giorno e la notte sono quasi indistinguibili. L'aspettativa di vita e' di circa tre anni meno della media.

Ma la situazione non e' migliore in altre parti del mondo. Anche in Africa si iniziano a notare effetti simili.

Fa bene l'UNICEF ha mandare questi avvisi, a ricordarci che non c'e' cosa piu' imporante per i nostri figli di un ambiente sano. Ma fra tutte le opzioni dell'UNICEF seconodo me la soluzione vera e' una cittadinanza informata, intelligente e che esiga che le cose cambino, che si arrabbi all'aria sporca, a nuovi progetti di trivelle, di petrolchimici, all'abbattimento del verde pubblico.

La soluzione, in una parola siamo tutti noi, in qualita' di persone con la schiena dritta e con una voce certa, non di apatici del ventunesimo secolo.








Thursday, July 9, 2015

Trivelle: terremoti in tutta America, danni a neonati e falde




Arriva da Science un nuovo studio sulla sismicita' indotta -- che in Italia non esiste.

Matthew Weingarten, dell'Universita' del Colorado, il principale ricercatore dello studio riassume cosi' il suo lavoro:

“Questo e' il primo studio che misura le correlazioni fra pozzi di reiniezione e terremoti su scala nazionale. Abbiamo documentato un enorme aumento della sismicita' indotta, dal 2009 in poi e crediamo che l'evidenza sia schiacciante: i terremoti vicino ai pozzi di reiniezione sono indotti dalle operazioni di petrolio e di gas."

In totale il numero di terremoti associati con i pozzi di reiniezione e' aumentato da una dozzina l'anno negli anni settanta a piu di 650 nel 2014, alcuni anche di intensita' fra i 4.7 e 5.6 -- a Prague in  Oklahoma, a Trinidad in Colorado, a Timpson in Texas e a Guy in Arkansas.

I principali colpevoli sono i pozzi ad "alto tasso di reinizione" che pompano piu' di 300,000 barili di monnezza nel sottsuolo al mese. A volte invece che la monnezza viene immessa acqua con altre sostanze chimiche per stimolare la produzione di idrocarburi nei pozzi vicini. L'idea e' di aumentare la pressione nei pozzi attivi immettendo materiale nelle vicinanze in modo da "spingere" il petrolio o il gas verso il pozzo d'interesse. La tecnica si usa da molto tempo e non e' necessariamente collegata al fracking, dove invece la roccia viene fratturata. In ambo i casi -- che sia monnezza o stimolazione -
la pressione sotterranea cambia.

Assieme a Matthew Weingarten, i professori Shemin Ge, Jonathan Godt, Barbara Bekins e Justin Rubinstein dell'Universita' del Colorado e del U.S. Geological Survey (USGS) hanno esaminato circa 180,000 pozzi di renizione e di stimolazione dal Colorado alla East Coast. Di questi, piu' di 18,000 erano associati a terremoti (il 10%!) principalmente in Oklahoma e in Texas. La maggior parte dei pozzi problematici e' ancora attiva.

Fra i pozzi di reinizione e di stimolazione, quelli di reinizione di rifiui sono piu' problematici perche' i quantitativi immessi sono meno regolamentati e semplicemente arrivano in grandi volumi, modificando tutte le pressioni sotterranee senza che il sottosuolo possa adattarsi. Quelli di stimolazioni sono piu' gestibili, nel senso che l'arrivo dei fluidi e' piu' graduale e direzionato. La probabilita' che si sia un terremoto da pozzo di reinizione di rifiuti e' 1.5 piu' alta che ce ne sia uno da un pozzo di stimolazione.

Come se non bastasse uno studio indipendente condotto dall' Universita' del Texas, Arlington, rivela la presenza massiccia di sostanze tossiche in uno dei piu' grandi acquiferi della nazione, e che giace sotto il Barnett Shale. Sono state esaminati 550 campioni di acqua.

Cosa hanno trovato? Methanolo,  ethanolo, composti organici volatili, i BTEX (benzene, toluene, ethyl benzene and xylenes) composti clorinati. Molte di queste sostanze sono collegate con i fluidi di perforazione usati dall'industria petrolifera.

E poi, uno studio dell'sui neonati condotto dall'Universita' di Pittsburgh il cui titolo dice tutto: Lower Birth Weight Associated with Proximity of Mother’s Home to Gas Wells.

Qui i recercatori hanno studiato 15,500 neonati di tre contee dal 2007 al 2010 scoprendo che piu' vicino si viveva vicino ai pozzi da gas, piu' alto era il rischio per i neonati di nascere sottopeso - e del 34%!

“Mothers whose homes fell in the top group for proximity to a high density of such wells were 34 percent more likely to have babies who were ‘small for gestational age’ than mothers whose homes fell in the bottom 25 percent. Small for gestational age refers to babies whose birth weight ranks them below the smallest 10 percent when compared to their peers.”

Ovviamente i petrolieri sono andati in fibrillazione ed hanno attaccato come hanno potuto. Ma intanto questo studio si aggiunge ad altri che mostrano la stessa cosa.  Nel 2012 una pubblicazione della Cornell University mostrava la correlazione fra basso peso alla nascata e la presenza di pozzi da fracking nelle vicinanze.

In questo caso:

“The introduction of drilling increased low birth weight and decreased term birth weight on average among mothers 2.5 kilometers of a well compared to mothers 2.5 kilometers of a future well. Adverse effects were also detected using measures such as small for gestational age and APGAR scores, while no effects on gestation periods were found.”

“These findings suggest that shale gas development poses significant risks to human health and have policy implications for regulation of shale gas development.”

Ed ancora nel 2013 un altro studio mostava il calo del peso alla nascita condotto da studiosi di Princeton, Columbia and the Massachusetts Institute Technology.

Ma niente paura, e' sempre tuttapposto.





Wednesday, June 11, 2014

Utah: i neonati morti nella citta' del boom del petrolio


Donna Young, sulla sinistra 

"From a plane it looks like the Earth has smallpox” 
"Dall'aereo sembra che la terra abbia la varicella"  




Vernal, Utah. Saranno in pochissimi a conoscere questa localita' rurale dello Uinta Basin, nella zona occidentale dello stato e con meno di 10,000 abitanti. Ma in questi giorni Vernal e' alla ribalta delle cronache a causa del triste primato di mortalita' infantile molto probabilmente dovuto all'inquinamento da trivelle e da fracking come raccontato da un medico, Brian Moench.

Per 19 anni Donna Young ha lavorato come ostetrica.

Non le era mai capitato di far nascere un bimbo morto fino al Maggio del 2013.

Scossa, va al funerale di questo bimbo pochi giorni dopo.

Al cimitero nota una cosa strana: un numero impressionante di bambini con una sola data per la nascita e la morte. Inzia a farsi domande, e visto che non aveva accesso a dati ufficiali, scova fra gli obituari della zona.

Tiene il conto per tutto l'anno e cosi' scopre che nel 2013 sono morti 13 neonati - erano o appena nati oppure erano nati gia' morti.

Per un paese cosi' piccolo e' un un numero troppo elevato. Per l'anno 2013, il numero totale di morti a Vernal e' stato di circa 176.

Circa un morto su 15 era un neonato, vissuto un giorno o meno.

Nel 2010 il tasso di mortalita' infantile era conforme con quello del resto della nazione. Adesso invece e' sei volte tanto. In piu' lo Utah e' uno stato a forte presenza mormone, dove il consumo alcolici e di fumo e di droga e' molto basso, per cui ci si aspetta il tasso di mortalita' infantile sia minore della media nazionale e non superiore.

Ma queste cose non si possono dire: Vernal e' un piccolo paese dove pensano che il petrolio li salvera'. E cosi' sono tutti passati all'attacco di Donna Young. L'ospedale le ha mandato una lettera di minaccia e ha ricevuto telefonate non proprio carine. Ma ha seminato e diverse persone le hanno raccontato la loro storia. Anche il dottor Moench si e' interessato alla questione ed ha anche sporto denuncia presso le autorita', ree di non avere , a sua detta, ottimamente monitorato le concentrazioni di ozono a Vernal.

E dai racconte delle altre mamme, si scopre che oltre alle morti premature a Vernal ci sono bimbi con rari difetti alla nascita: trenta bambini nati con lo stesso difetto. E' sette volte piu' che la media nazionale.

Ma perche'? I geni? Cambi nelle cure mediche?

Tutte queste cose sono da scartare perche' i geni non cambiano cosi repentinamente ed i tassi di mortalita' infantile qualche anno prima erano nella norma. Il sistema medico e' lo stesso.

Mmh. L'ambiente?

L'ambiente?

Nella valle della Uinta, dove sorge Vernal, ci sono in totale 30,000 persone e ben 11,200 pozzi di petrolio e di gas con emissioni di fumi diesel, di benzene, di toluene.

L'area e' nota per avere alti tassi di ozono e di particelle fini nell'ambiente a causa dell'industria petrolifera - l'unica che esiste nella zona.

Tutto questo e' inasprito dalle condizioni geografiche della valle che tende a tenere intrappolato tutto l'inquinamento prodotto. Una miscela esplosiva quindi perche' respirare monnezza porta ad infiammazioni, che poi si traducono in attacchi di cuore, tumori, polmoni malati, e nel caso di donne incinte, ad infiammazioni alla placenta e ai feti.

Lo ammettono anche i petrolieri che l'alta concentrazione di ozono e' un problema, ma non commentano sul reparto mortalita' infantile. Ovviamente, nessuno puo' dire con certezza matematica che le morti di Vernal siano da attribuire all'industria del petrolio, ed e' difficile dirlo, perche' la citta' e' piccola ed e' difficile fare studi statistici in questo caso.

Pero' questo e' quello che dice il dottor Brian Monech sulla questione:

“We know that pregnant women who breathe more air pollution have much higher rates of virtually every adverse pregnancy outcome that exists. And we know that this particular town is the center of an oil and gas boom that’s been going on for the past five or six years and has uniquely high particulate matter and high ozone. So seeing this spike in perinatal mortality is not surprising. We can’t say at this point, and we probably can’t say ever, that each one of these deaths is due to air pollution. Much like we can’t say that someone’s lung cancer is definitely due to their smoking. But if you put the components of this equation in the context of everything else we know, it would say something.” 

"Sappiamo che le donne incinte che respirano piu' aria inquinata hanno tassi maggior di ogni cosa che puo' andare storto durante una gravidanza. E sappiamo che questa particolare citta' e' al centro di un boom del petrolio e del gas che va avanti da cinque o sei anni e che ha tassi particolarmente elevati di particelle fini e di ozono. E quindi vedere questi picchi di mortalita' infanile non e' una sorpresa. Non possiamo dire adesso, e probabilmente non potremo mai dirlo, che ciascuna di queste morti e' da attribuire all'inquinamento dell'atmosfera. Proprio come non possiamo dire che la colpa del cancro ai polmoni di qualcuno e' sicuramente dovuto al loro fumo di sigarette. Ma se uno mette assieme tutte le componenti di queste equiazioni in contesto di tutto il resto che sappiamo, e allora il tutto dovrebbe dirci qualcosa." 

Non sappiamo come andra' a finire.

Ma come sempre, ci sono dei bimbi a cui e' stato negato il futuro, e delle mamme che hanno dovuto sotterrarre i loro figli il giorno stesso della nascita.

E anche se non si riuscira' mai a trovare un nesso definitivo fra i due eventi - trivelle e bambini - il semplice buonsenso che suggerisce che riempire una vallata dove l'aria e' stagnante con 10,000 pozzi di petrolio e di gas, non e' proprio una idea felice.

Monday, November 10, 2008

I deliri di Fratino



Il giorno Mercoledi' 12 Novembre 2008 alle ore 12, il consiglio comunale di Ortona si riunisce per discutere del ruolo che l'ENI ha sul futuro occupazionale della nostra regione. Spero che qualcuno ci possa andare e magari anche filmare tutto.

Intanto, mi chiedo a cosa serva questa riunione.

Per piangerci addosso?

Per dare a Fratino l'illusione che possa mantenere i suoi confliftti di interessi?

Ancora si pensa che il futuro occupazionale sia il petrolio ed una ditta che in decenni di attivita' ha collezionato cause in tribunale di mezzo mondo per stragi e disastri ambientali, cartelli di prezzi, bugie ed imbrogli anche nella stessa Ortona?

Continuo ad essere convinta che questo illuminato sindaco e tutta la sua giunta comunale vivano nel 1950. Io voglio sperare che la riunione del consiglio comunale sia propositiva e lungimirante, e non solo un giochetto per mettere paura alla gente che se l'ENI se ne va, rimaniamo tutti al freddo e al gelo o che muoriamo tutti di fame.

Non ce facciamo nulla di 25 posti di lavoro a respirare veleni in un centro insalubre di prima classe, mentre i contadini abbandonano le terre e tutto l'indotto agricolo, vinicolo e turistico va a farsi benedire!


Spero che Fratino e quelli che ancora vogliono l'ENI riescano a svincolarsi da una mentalita' vecchia e superata.

Perche' dobbiamo essere cosi ancorati al passato?

Accogliamo il futuro come una sfida, come un qualcosa dove crescere e migliorarci e non stiamo qui ad aggrapparci con le mani e i piedi e le unghia a qualcosa che e' ormai anacronistico: il petrolio fra le case e i campi.

Se fossero un po piu' intelligenti i governanti di Ortona indirebbero un altro tipo di riunione: come possiamo fare per attirare investimenti moderni, lungimiranti e che non ammazzano la gente?

Come possiamo fare per i ragazzi che i genitori mandano all' universita' con tanti sacrifici affinche' possano trovare un lavoro salutare ed adeguato ai loro studi e non dargli come prospettiva un lavoro con la maschera antigas?

Come possiamo fare per promuovere meglio tutti i doni che la natura e la storia hanno regalato ad Ortona? Il mare, i monti, la seconda guerra mondiale, San Tommaso, le vigne, gli Aragonesi? Vi pare poco?

In realta' questa del come crescere in modo sano e' una domanda che dovrebbero porsi tutti i governanti, d'Abruzzo e d'Italia. L'industria pesante ha fatto il suo tempo e quella non ci porta da nessuna parte. Anche l'inquinatissima Cina ha capito che non si puo' andare piu' avanti con le energie fossili, (la Cina!) ed iniziano a nascere anche li iniziative per incentivare le energie alternative, come ad esempio la trasformazione di una ex-discarica in un campo eolico, a Shanghai. E noi invece?

Agli Abruzzesi vorrei anche ricordare che nel 2001, prima che molti di noi sapessero del progetto Miglianico e della conseguente petrolizzazione dell'Abruzzo, l'ENI senza dialogare con nessuno, decise di elimiare 300 posti di lavoro ad Ortona e di trasferire il proprio centro direzionale a Ravenna.

All'epoca vi furono dei tentativi di protesta che si risolsero in un nulla di fatto perche' l'azienda ed il governo avevano deciso cosi. Il lavoro diciamo cosi, piu' dirigenziale e pulito, lo mandano a Ravenna, a noi lasciano il reparto trivelle.

Ecco qui un sito web dell'epoca. All'ENI, come tutte le multinazionali, non gli importa granche' del popolo, a meno che questi non siano azionisti. Questi ci lasciano solo le cose brutte dell'industria petrolifera e noi gli dobbiamo pure mettere il tappeto rosso sotto i piedi?

E nelle altre parti del mondo cosa fanno?

Bush, amico dei petrolieri, prima di andare via dara' il permesso di trivellare alcune terre desertiche nello Utah. Questi territori sono disabitati ma bellissimi e non lontani dai parchi nazionali. Sono sotto la protezione del Southern Utah Wilderness Alliance, che da venticinque anni ha in atto una moratoria contro le trivelle nei deserti della regione.

Naturalmente questa decisione ha scatenato l'ira delle popolazioni locali.

Bush intende declassificare quelle aree protette come regalino di buona uscita per le varie lobby petrolifere. Obama ha gia annunciato che immediatamente blocchera' queste decisioni. Il suo portavoce John Podesta ha detto che la decisione di trivellare non e' nell'interesse della nazione ma dei petrolieri e che appena si insidera' le eliminera'.

E poi ha ricordato che il lavoro del 2008 e' nell'industria verde. La nuova amministrazione prevede di stimolare la crescita di cinque milioni di posti di lavoro nelle tecnologie verdi, e di immatricolare almeno un milione di automobili ibride a breve termine. Ci riuscira'? Non ci riuscira'? Non lo sappiamo, ma almeno c'e' un progetto, una idea, una visione, cosa che troppo spesso manca all'Italia nel suo complesso.

A parte i piagnistei della Prestigiacomo infatti il governo italiano attuale, ma nemmeno quello precedente, non ha programmato nulla e tutto e' lasciato al caso.

L'ENI, magnanime pero', invece di andare a risanare le emissioni di una qualsiasi delle sue raffinerie italiane, che ammazza la gente da Pieve Vergonte fino a Gela, fa qualcosa: ha indetto il venerdi senza cravatta, come modo per tenere la gente piu' fresca, il condizionatore d'aria piu basso e dunque di lottare cosi' contro le emissioni di inquinanti in atmosfera.

L'idea e' venuta direttamente al Sancho Panza della situazione, Paolo Scaroni. Che genio! Gli unici scontenti di questa proposta sono stati i cravattai, poverini.

Sicuramente riusciremo a stare dentro Kyoto con questa strategia. Magari la adotta anche il consiglio comunale di Ortona che cosi' potra' bilanciare la tonnellata e mezzo di inquinanti che ogni giorno verranno emessi della raffineria di Ortona e a darci, come l'ENI, fumo negli occhi.

Il disegno me lo ha mandato Pierluigi da Archi, in fondo e' per i bimbi che facciamo tutto questo.

Monday, August 11, 2008

L'Italia e i tumori dei bambini



L'Associazione Italiana Registro Tumori, detta AIRTUM, ha stilato il rapporto annuale su "Tumori infantili, incidenza, sopravvivenza, andamenti temporali". Il report e' stato pubblicato il 24 luglio 2008. Da questo documento emerge come in Italia l'incidenza tumorale nei bambini e nei ragazzi sia la piu' alta d'Europa: 175 casi per milione all'anno per bambini fra i 0 e 14 anni e 270 casi per milione all'anno per i ragazzi fra i 15 e i 19 anni.

Negli Stati Uniti, lo stesso tasso per i ragazzi al di sotto dei 20 anni e' di 158 casi per milione, in Europa 140, in Germania 141, in Francia 138. Cioe' siamo il paese nel mondo occidentale con piu' alta incidenza di tumori giovanili ed infantili. I dati sono in crescita e nel nostro paese ci si aspetta che la salita verso l'alto continuera'. Fra i tumori piu' comuni: leucemie, linfomi, tumori del sistema nervoso.

Mi sono allora chiesta se questi aumenti di tumore potessero avere una componente genetica, o se invece i fattori fossero ambientali. I tumori, quasi sempre, nascono grazie a danni al DNA che invia segnali sbagliati alle cellule. Queste impazziscono e iniziano proliferare senza freno, dando origine alle masse tumorali. Alcune persone hanno di natura il DNA piu' sensibile, ed altri meno. E' per questo che, per esempio, alcune persone che fumano molto sviluppano i tumori con minori probabilita' di chi fuma di meno. Questo e' quello che scopro:

I tassi di tumori nei bambini tendono ad aumentare solo nei paesi industrializzati. Facendo degli studi su coppie di gemelli identici, solo i tumori alla retina compaiono con una certa frequenza ad entrambi i gemelli. Queste osservazioni portano alla conclusione che fattori genetici sono molto meno rilevanti che fattori ambientali. I geni non cambiano cosi repentinamente e solo per gli occidentali e se la componente genetica fosse elevata, ci sarebbero molti piu' casi di gemelli entrambi malati di tumore, invece che uno solo.

Fra le cause ambientali: respiro di pesticidi, solventi, fumo di sigaretta dei genitori, radiazioni, scarichi di sostanze gassose nell'aria, anche prima del concepimento dei bimbi e durante la fase di gestazione. Molte di queste sostanze a rischio hanno la capacita' di attraversare indisturbati attraverso la placenta. Fra i fattori a rischio c'e' anche vivere vicino alle raffinerie di petrolio. In particolare, uno degli studi piu dettagliati, fatto su 20,000 bambini inglesi, ha messo chiaramente in luce come vivere vicino alle raffinerie di petrolio causi un aumento di leucemie e di tumori in generale.

E qui torno alle cifre: perche' in Italia i bambini con i tumori sono quasi il doppio che nel resto d'Europa? Fra le tante possibilita', certo, una da non sottovalutare e' proprio l'esposizione a fattori ambientali nocivi. Esiste secondo me, almeno il SOSPETTO, che l'industria petrolifera (ma non solo!) possa causare danni ai piu' deboli, a dei bambini che non sono neanche ancora nati. I numeri sono statistiche, e spesso non riescono a farci capire veramente il problema. Ma proviamo ad immaginare cosa significhi per un genitore scoprire che il proprio figlio ha una malattia incurabile. E' una cosa che non augurerei a nessuno. Io non ce li ho i figli, eppure gia' mi rabbrividisce la pelle. Non e' giusto. Lo dico e lo ripeto ancora, noi in Abruzzo, che pure abbiamo gia' i nostri tanti guai ambientali, abbiamo ancora modo per evitare quel nuovo tassello di morte che sara' la raffineria di Ortona.

Continuiamo a lottare.