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Tuesday, February 19, 2019

Canada: che fare degli oltre 155mila pozzi inattivi, orfani ed abbandonati?




Cosa fare dei pozzi di petrolio un tempo produttivi ed ora sterili, vecchi, e abbandonati?

Cosa farne sopratutto se le ditte proprietarie non esistono piu' e sono andate in fallimento?

In Canada e' un vero problema, specie nello stato dell'Alberta, dove ditte di petrolio piu' o meno grandi continuano a dichiarare bancarotta lasciando buchi e monnezz dietro di se, dopo aver tirato su profitti da gradassi.

Ci sono qui in Alberta la bellezza di 180mila pozzi di petrolio attivi, 83mila inattivi, e 69mila abbandonati. Di questi, 2100 sono orfani, cioe' in limbo - 1400 saranno abbandonati e 700 saranno "riutlizzati" cioe' probabilmente usati a scopo di reinizione.

Tutto assieme fanno circa 155mila relitti che non portano a nessun introito ma che invece sono delle vere e proprie bombe ambientali.  Assieme ai pozzi gli oleodotti che li connettono alla gran rete di trasporto e distribuzione e che dovranno essere smantellati pure loro, perche' corrosi, obsoleti o non piu' in uso.  

Notare bene, che un giorno anche i 180mila pozzi attivi in questo momento passeranno a miglior vita e che quindi la domanda non e' secondaria, ne ora ne in futuro, specie perche' il ripristino ambientale e' costoso.

Anzi, in Canada esiste pure una associazione ad-hoc, la Orphan Well Association, una non-profit che cerca di gestire i pozzi con ben poche risorse rispetto al lavoro da fare: il governo dell'Alberta e i petrolieri che hanno creato il disastro hanno versato 235 milioni per le operazioni di ripristino ambientale e i soldi saranno usati su 700 pozzi morti nel corso di 3 anni.

Ben poca cosa rispetto ai 155mila pozzi che abbisognano di sistemazione. E infatti in lista d'attesa ci sono altri 2000 pozzi, e circa 3600 rami di oleodotto.

Notare che la divisione e' presto fatta: richiudere e mettere in sicurezza ogni pozzo costera' oltre 300mila dollari! E se uno ora moltiplica il 300 mila dollari per i 155mila relitti, arriviamo alla cifra stratosferica di 47 miliardi di dollari.

E chi ce li ha questi soldi? 

Mi chiedo se il gioco sia valso la candela per l'Alberta. Certo qualcuno si sara' aricchito, al momento e al tempo giusto, ma certo il gioco non e' valso nemmeno un cerino per le generazioni future che dovranno contenere l'inquinamento lasciato dai pozzi vecchi, mentre al contempo l'economia fossile morira', perche' la storia non si ferma, nemmeno in Alberta.

L'Alberta e' uno strano stato, per molti versi, mutatis mutandis, simile alla nostra Basilicata dove c'e' una specie di simbiosi malata fra chi estrae e i residenti che ricevono o sperano di ricevere qualche tipo di vantaggio da tutto cio. E infatti molti dei ranchers o contadini della zona non si lamentano pubblicamente di questi pozzi abbandonati fra le loro terre perche' temono che il valore dei terreni diminuira', o che le ditte del petrolio li compenseranno ancora meno per ripicca.

Ma non era che prima di trivellare le ditte dovevano dare dei soldi al governo per il futuro ripristino?
In teoria si, ma i fondi versati sono noccioline rispetto ai costi da sostenere. Semplicemente ce ne vogliono molti molti di piu'. 

Uno degli avvocati che segue la faccenda dei pozzi abbandonati per conto della Orphan Well Association si chiama Keith Wilson e dice questo:

“Who has $46 billion right now to go deal with this problem? No one. Who’s likely to be left with the problem? You. My real concern is that what’s going to end up happening is that the government and industry are going to say, ‘we just don’t have the money.’ The capital that existed and the profits that the oil companies made, that should have been put into cleaning up these wells on farmland, have fled, and left the country or been consumed by other things"

E' interessante notare un altra cosa: i pozzi in Alberta sono per la maggior parte su proprieta' privata, ma - e qui sta il barbatrucco - i proprietari terrieri per legge *non possono* dire di no alle estrazioni sui loro siti.

Cioe' i petrolieri hanno facolta' di dire: voglio trivellare il tuo orto, e tu non puoi dirgli di no.

I trivellatori semplicement pagano una quota annuale per mantere pozzi e succhiare il petrolio sottoterra.

Ora all'inizio era tutto piu' conciliatorio, nel senso che i petrolieri si comportavano, per quanto possibile da ospiti educati, con rispetto. Ma adesso che sono passati gli anni, i petrolieri sono diventati piu' scaltri, piu' arroganti. E specie quando gli affari vanno male, piu' cattivi.

Conclusione: non gliene importa piu' un fico secco di lasciare inquinamento nelle terre altrui.

Keith Wilson e altri hanno anche pensato di chiedere al governo dell'Alberta una moratoria su pozzi nuovi, ma e' pressoche' una crociata impossibile. E questo perche' quando quelli del petrolio arrivano non ne andranno mai: il sistema e' gia' tutto oliato in loro favore, i governi e i residenti sono abituati agli introiti petroliferi dell'oggi e il domani e' lontano, e le democrazie sono corrotte piu' dei tubi.

Intanto sono venute fuori le prime cause che hanno coinvolto la Corte Suprema del Canada.
La decisione e' una toppa certo, ma una toppa positiva:  prima di pagare i creditori, le ditte in fallimento devono prima ripuilire tutti i danni ambientali.
 
La causa era stata inoltrata contro la Redwater Energy, che al momento di dichiarare bancarotta nel 2015 aveva solo 17 pozzi di petrolio in azione, 5 milioni di dollari di debito con la banca ATB, e molti altri pozzi da dismettere.  Loro volevano liquidare i creditori e la banca il piu' possibile e lasciare i danni ambientali agli altri - e cioe' alla collettivita' sotto forma della Orphan Well Association.

A fine gennaio 2019, la corte suprema ha invece decretato che la bancarotta non puo' essere usata come una licenza per ignorare l' ambiente. Keith Wilson e' stato contento, e anche il ministro dell'energia dell'Alberta Marg McCuaig-Boyd ha avuto parole di approvazione per la decisione. 

Ma alla fine, e' una specie di vittoria di Pirro. I costi restano stratosferici, e di sicuro in un modo o nell'altro i residenti pagheranno:  con le proprie tasse, ma soprattutto con i propri polmoni, con le proprie vite.




 

Thursday, September 27, 2018

Canada: bocciato l'oleodotto delle Tar Sands per salvare le orche









Una corte federale del Canada doveva decidere se approvare un oleodotto, una estensione verso il mare della esistente Trans Mountain Pipeline, oppure se salvare le orche che vivono nel mare nel punto di approdo dell'oleodotto.

Per una volta hanno fatto la cosa giusta: hanno salvato le orche, e bocciato l'oleodotto.

La corte aggiunge, nella sua decisione finale che la ditta proprietaria dell'oleodotto, chiamata Kinder Morgan e con sede in Texas, non solo non ha considerato il suo impatto sulle orche ma non ha neanche appropriatamente tenuto conto del parere delle tribu' indigene del Canada e non ha eseguito studi appropriati sul traffico marino.

La battaglia arriva dopo almeno due anni di lotte in tribunale e nella corte dell'opinione pubblica, con gli indigeni, gli ambientalisti e la citta' di Vancouver che hanno esposto assieme causa alla Kinder Morgan nel 2016.  Anche il governatore dello stato di Washington, negli USA a sud del confine con il Canada si e' dichiarato contrario.

Innumerevoli le proteste da tutti e due i lati del confine fra gli USA e il Canada.

Se pure la Kinder Morgan dovrebbe iniziare domani a studiare per bene cio' che la corte le ha chiesto -- effetti del traffico marino, sulle orche, sulle terre degli indigeni -- ci vorrebbero anni. Per cui per adesso e' tutto sospeso.

La preoccupazione collettiva era per la qualita' dell'acqua, e per la qualita' di vita delle orche nel

L'oleodotto della nostra discordia, il Trans Mountain pipeline doveva connetere il petrolio delle Tar Sands del Canada, dalla citta' di Edmonton, Alberta, fino a Burnaby, British Columbia, sull'oceano pacifico. L'estensione sarebbe stata di circa 1000 chilometri in parallelo ad una linea gia' esistente, e avrebbe dovuto triplicare il flusso di petrolio fino a quasi 890mila barili al giorno. Era un progetto da 3.5 miliardi di dollari.

Le tribu indigene erano fortemente contrarie perche' di quei 1000 chilometri, molti sarebbero passati nelle loro riserve.

Quel gran signore di Justin Trudeau che gioca a fare il figo invece dice che lui era d'accordo a questo Trans Mountain Pipeline perche' l'oleodotto avrebbe aumentato le esportazioni verso l'Asia, avrebbe diminuito la dipendenza energetica del Canada dagli USA, e avrebbe portato a 15mila nuovi posti di lavoro.

Come sempre la manna petrolifera!
La Kinder Morgan ha annunciato che abbandonera' il progetto e che anzi, lo venderanno al governo del Canada.

Per varie settimane abbiamo seguito la storia di J35, l'orca la cui piccola muore e che lei ha cercato disperatamente di tenere a galla, per almeno 17 giorni.

Sono queste le orche che occorre salvare.  Mentre che qui parlano di oleodotti di quelle orche qui ne sono rimaste sole 75.


Friday, May 6, 2016

Fort McMurray - la capitale petrolifera del Canada interamente ingolfata dalle fiamme





1600 kmq

il 20% di case di una citta' di 90,000 persone distrutte

100,000 evuacuati

le fiamme coprono un area piu' grande 
dell'intera area metropolitana di Londra
e New York 

Prodotti 1 milione di barili al giorno di meno rispetto al normale


Si spera solo nella pioggia



 In rosso l'incendio al 5 maggio 2016. 
In grigio gli impianti petroliferi delle Tar Sands dell'Alberta

Lo status delle 15 raffinerie ed affini attorno a Fort Mc Murray

Shell Canada, Imperial Oil, Husky Energy, ConocoPhillips, Statoil, Athabasca, 
Suncor, Nexen, Syncrude, Connacher Oil and Gas
hanno chiuso o preso misure di precauzione




The fire will likely burn for weeks and weeks


Fort Mc Murray, Canada. L'epicentro delle estrazioni di bitume del paese. La capitale delle Tar Sands dello stato dell'Alberta. La localita' con maggiore concentrazione di raffinerie e di impianti emissivi di CO2. Fort Mc Murray e' vittima del suo stesso trivellare. La citta' e' infatti sommersa da fiamme devastanti che hanno lasciato dietro ceneri, devastazione e paura, dovute principalmente ai cambiamenti climatici.

E' il cerchio che si chiude.

In questo inizio di Maggio 2016 a Fort Mc Murray le temperature sono piu' elevate del normale, la vegetazione e' secca, non piove da tanto, e' cosi' il numero di incendi aumenta a dismisura. Sono 330 per quest'anno, il doppio del normale. In piu' la stagione calda, in cui aspettarsi incendi si e' allungata di molto, dal 1 Maggio di ogni anni, come era nel 1979 al 1 Marzo come e' stato quest'anno.  

Gia' nel 2015 ci fu una lunga e inaspettata siccita'. Lo stato dovette dichiarare lo stato di "emergenza agricola" perche' mancava l'acqua per le irrigazioni. Anche l'inverno in Alberta e' stato caldo come non mai, con basse precipitaizioni nevose. Al tutto va ad aggiungersi la perturbazione El Nino che ha accentuato l'aridita'. Ai primi di Maggio la temperatura e' stata anche di 33 gradi centigradi, mentre in media e' di 14 gradi centigradi.

Il professor Mike Flannigan dell'Universita' dell'Alberta conferma che in larga parte gli incendi sono dovuti ai cambiamenti climatici. "This is consistent with what we expect from human-caused climate change affecting our fire regime" ha detto.

E non sono falo' di poca durata, e' una settimana e piu' che la situazione e' fuori controllo. La citta' di Fort McMurray ha quasi 90,000 abitanti, una superficie di circa 850 chilometri quadrati ed e' stata interamente evacutata. La maggior parte dei residenti ha trovato riparo ad Edmonton, la capitale dello stato. Le fiamme si sono propagate in fretta e la gente non ha avuto il tempo di prepararsi per abbandonare la citta'. A un certo punto anche l'autostrada era avvolta da fiammate giunte anche ad 80 metri di altezza.  Alcune persone sono state portate via in elicottero.

Si teme adesso che le fiamme possano anche arrivare all'infrastruttura petrolifera alla periferita della citta'.

Intanto sono andate distrutte 1600 case. Interi quartieri sono stati rasi al suolo. La foresta arde. Il cielo e' arancione, nero, grigio. Non piu' azzurro.  L'aereoporto e' stato messo in salvo solo grazie ad una massiccia presenza di vigili del fuoco.  Il fuoco ha divorato piu' di 1000 chilometri quadrati.
I residenti parlano di scene di guerra.

Le autorita' sanno pero' che senza l'aiuto di madre natura, le fiamme saranno inarrestabili: semplicemente l'estensione territoriale dell'incendio e' troppo grande, i venti troppo forti.  Le fiamme continuano a mangiare tutto cio' che trovano. Sono riuscite a saltare fiumi e strade e se non arriva la pioggia ci sara' ben poco da fare. Il bello e' che non piove da due mesi a Fort Mc Murray.

Secondo le autorita' ci vorranno mesi per completamente estinguere il fuoco.

Intanto la NASA parla di un Marzo 2016 di caldo record, dopo un 2014,  un 2015 ed un Gennaio ed un Febbraio 2016 da caldo record.

Che dire. E' evidente che e' tutto parte della stessa storia. Quello che succede a Fort Mc Murray e' soltanto l'antipasto di quello che ci aspetta: eventi naturali che diventano estremi a causa dei cambiamenti climatici dovuti principalmente all'uso di fonti fossili. In questo caso sono incendi, ma sono stati e saranno uragani, allagamenti, piogge torrenziali, scioglimenti di ghiacciai. E' la natura che segue le sue leggi. Noi le diamo le condizioni iniziali, lei fa quello che deve fare.

E' solo che qui e' ironico perche' questa devastazione accade proprio nel cuore del problema: nella culla del petrolio canadese.

Qui le immagini di Fort Mc Murray divorata dall'incendio.