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Friday, September 15, 2017

La Aleanna Resources a trivellare fra le risaie di Pavia, il pozzo si chiama "Bella 1"










 La Aleanna Resources chiede di trivellare in area di:

"intensa attività agricola"
"area di inondazione per piena catastrofica"
"unita' paesaggistica delle fasce fluviali"

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I nomi di coloro che lavorano su questo scellerato progetto  sono: 

Martina Gadoni, project specialist
Mattia Bergamini, project specialist
Antonino Cuzzola, senior hydrogeologist,
Vincenzo Nappa, senior project specialist

A loro posso solo dire una parola: vergognatevi.

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Ma... che li abbiamo firmati a fare gli accordi di Parigi?

Ci sono trivelle e altre trivelle in tutta Italia, da nord a sud, come cavallette!

Questa volta e' toccato a Costa de' Nobili a venti chilometri da Pavia. E il lupus in fabula e' la Aleanna Resources, un'altra micro ditta americana che vuole venire a bucare l'Italia.

Il pozzo esplorativo si chiama Bella 1, e la concessione di 322 chilometri quadrati e' per la maggior parte in Lombardia anche se una piccola frazione cade in Emilia Romagna. Le province interessate sono Pavia, Milano, Lodi e Piacenza.

Il fiume Po e' a meno di 4 chilometri. 

Iniziamo a leggere quest'altro affronto alla nostra nazione.

Gli amici di cui sopra ci spiegano che il territorio e' pianeggiante e *interamente adibito a coltivazione agricola*. Distruggeremo cioe' le campagne di Pavia per farci trivellare la Aleanna Resources del Delaware, USA.

Quello che vorranno fare qui i nostri amici americani e' creare una "piazzola di perforazione" con "relativi impianti ed accessi", perforazione del pozzo con l'immissione di fanghi di perforazione, e poi, una volta finito "ripristino" dell'ambiente.

La durata della perforazione del pozzo e' stimata in circa 15 giorni. Se trovano idrocarburi, resteranno in loco per altri dieci giorni se no, se ne andranno.  Il loro target principale e' il gas metano.

Ora, per chi legge queste cose per la prima volta: tutto questo e' fuorviante ed e' la politica del carciofo. Una foglia alla volta, finche' non si arriva al cuore di cio' che si vuole. O anche divide et impera. Cioe' qui dicono che al massimo-massimo staranno a Costa de' Nobili per 25 giorni,  in realta' ci si sta preparando la strada per attivita' estrattiva permanente che durera' per anni e anni, se le cose vanno come la Aleanna Resources vorrebbe.

Quindi, il tempo per opporsi e' adesso, in modo preventivo e per evitare decenni di fanghi e di trivelle. A loro non interessa stare sul terreno 25 giorni, quanto 25 anni.

Continuiamo a leggere.

Nell'area ci sono risaie, pioppeti, coltivazione di legumi e di "piante industriali" (ipse dixit!) e ci sono coltivazioni di cereali e di foraggi, con allevamenti di mucche.

La stessa Aleanna parla di forte sviluppo di un’agricoltura intensiva legata alla coltivazione di cereali e di foraggi che hanno comportato un intenso incremento dell'allevamento bovino da latte e da carne. 

Come il loro pozzo possa integrarsi con tutto il circondario e' un mistero che solo loro posso sognare dal Delaware, e infatti nel rapporto di valutazione ambientale non dicono neanche una parola sul loro pozzo in questo contesto.

Chi mai vorrebbe legumi o riso con un po di idrocarburi dentro?

E quindi stanno zitti.

L'area, teniamoci forte, e' classificata come area "di inondazione per piena catastrofica", in fascia C cioe' la piu' pericolosa. La parola "catastrofica" parla chiaro, no?  Ci possono essere "inondazioni e eventi di piena più gravosi di quella di riferimento".

Mmh. E se mai dovesse arrivare la "piena catastrofica" , come resistera' il pozzo della Aleanna? E non quello temporaneo, quanto quello permanente? E tutta l'infrastruttura che questi si porteranno appresso? E' sicuro mettere pozzi ed oleodotti e fanghi in un territorio a rischio allagamento?

Aggiungono che un "ulteriore elemento simbolo dell’intensa attività agricola è la presenza di una vasta rete irrigua", e che il pozzo "ricade pienamente nell’unità paesaggistica delle fasce fluviali".

E' qui previsto che vengano innanzitutto preservati "i caratteri di naturalità dei corsi d’acqua,
i meandri dei piani golenali, gli argini e i terrazzi di scorrimento".


Mmh. Abbiamo tutti visto cosa e' successo in Basilicata con il Pertusillo, lago petrolizzato, da cui ogni tanto arrivano scie e concentrazioni fuori controllo di idrocarburi. Pensiamo veramente che con le trivelle "la naturalita'" dei corsi d'acqua sara' preservata?

Con un po di idrocarburi dentro?

Oltre a una fitta rete di torrenti e fiumi, c'e' qui anche zona boschiva a 500 metri dal pozzo e ben due aree protette, una "important bird area" e una zona a protezione speciale, riconosciuta dall'UE. Sono:

1. il Fiume Po dal Ticino a Isola Boscone - IBA199 (area di importanza internazionale per l’avifauna – Important Bird Areas) a 3.8 chilometri dal pozzo

e

2. il Po da Albaredo Arnaboldi ad Arena Po - ZPS IT2080701A (zona di protezione speciale) che secondo la stessa Aleanna "presenta le condizioni per ospitare una fauna ricca e diversificata".

Un po piu lontano, a circa sei chilometri, c'e' il Parco della Collina di San Colombano; a sette chilometri il sito di importanza comunitario Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio, e a otto chilometri un altra zona di protezione speciale, il Po di Pieve Porto Morone.

Come pensano che boschi, uccelli, fiumi e fauna ricca e diversificata non verranno intaccati? Il pozzo non nasce nel nulla, ci saranno camion (parlano loro stessi di 30 autoarticolati!, escavatori, rulli e rullatrici), esalazioni, oleodotti, infrastruttura. E ne l'aria ne gli animali conoscono confini.

E' inevitabile che l'ecosistema ne risentira'.

Tirano fuori pure tutte le regolamentazioni nazionali e locali, i piani di indirizzo forestale, di governo del territorio, le direttive della provincia.

Indovinate?

E' tuttapposto!

Il pozzo Bella 1 non interferira' con niente, e' in linea con tutto e nulla verra' modificato.
Dei pozzi invisibili!

Ora, siccome il governo impone di studiare "l'alternativa zero" cioe' cosa succede se non si trivella Bella 1, quelli della Aleanna vengono fuori con una serie di astrusi ragionamenti che solo i petrolieri possono tirare fuori.

Dicono infatti che, secondo il governo, ci deve essere priorita' per lo sviluppo di energie rinnovabili, efficenza e sicurezza energetica, decarbonizzazione entro il 2030, e progressi nella tecnologia, ricerca e innovazione.

Ah si? E cosa c'entrano allora le trivelle con queste nobili prorita' del nostro governo? Trivelle con tecnologia da anni sessanta, ubercarbonizzazione, zero sicurezza con pericoli di scoppio e di inquinamento?

C'entrano, perche' secondo la Aleanna senza il loro pozzo saremo penalizzati in quanto limiteremo la  "la possibile crescita della produzione interna" e non contribuiremo "ne' alla riduzione del deficit ne' al raggiungimento degli obiettivi previsti dalla Strategia Energetica Nazionale."

Ovviamente faranno tutto questo nel rispetto dei "piu' elevati standard ambientali e di sicurezza internazionali", con investimenti, lavoro, gioia e felicita' per tutti.

Ha ha ha.

Bella 1, secondo loro,  "potrebbe aiutare a sostenere l’attuale situazione di criticità del mercato italiano del gas" che e' in crisi grazie alla "riduzione della produzione nazionale dovuta alla diminuzione delle riserve nazionali e crescente dipendenza di forniture dall’estero".

Il loro pozzo dunque portera' a vantaggi socio-economici.

Ha ha ha.

Come in Basilicata, dove l'emigrazione e' alle stelle e le statistiche dicono che la poverta' c'era 20 anni fa e c'e' tuttora, gas o non gas, petrolio o non petrolio. 

E' una canzone che abbiamo gia' sentito e che e' sempre, sempre, stata solo il canto delle sirene di Ulisse. 

Scusate, ma avete idea di quanto potremmo fare in termini di crescita della produzione interna di energia con le rinnovabili? Quanto lavoro potremmo dare ai nostri imprenditori *locali* con sole e vento invece che darli a una microditta del Delaware? Quanti soldi risparmieremmo evitando inquianmento ed emissioni?

E poi, lo sapete meglio di tutti che la produzione e l'uso di gas e' in calo a causa del fatto che sebbene sofficate da governi ciechi e stupidi, le rinnovabili hanno messo piede in Italia e hanno portato via richiesta di gas. E poi c'e' la crisi che in dieci anni ha contribuito al calo dei consumi, fra cui quello di gas. E ancora, il prezzo e' cosi basso, e i giacimenti cosi scadenti, che spesso non e' competitivo trivellare le micro-riserve italiane.

Suvvia, cara Aleanna, lo sapete bene che la vostra e' solo *speculazione* e che lo scopo ultimo e' di portare soldi ai vostri investitori, costi quel che costi. Il resto e' solo blabla per abbindolare i politicanti italiani.

Mmh. Continuo a leggere e mi chiedo quando mai arriveranno alla descrizione dei fluidi di perforazione.  Parlano di tutto, altezza, velocita', potenza delle trivelle di ultimissima generazione che saranno pure insonorizzati, trenta "autoarticolati".  Dicono pure quanto sara' il consumo di combustibile dei loro mezzi, ma di fluidi che verranno pompati nella pancia della terra di Pavia, non c'e' traccia.

Cosa c'e' dentro questi fluidi? Quanto ne verra' pompato? Che influenze ha questa monnezza su campi e persone? Chi li smaltira? Dove finiranno? Non si sa.

Dicono solo che l'acqua usata per preparare tali fluidi sara' prelevata altrove (non si sa dove) e che tutto sara' impermeabilizzato.

Questa era forse la parte piu' importante, sapere cosa pomperanno sotto i nostri piedi.

Ma non ce lo dicono.

Perche'?

Perche' qui non possono arrampicarsi sugli specchi. Come potranno mai dire che ci servono miscele tossiche, a volte cancerogene e radioattive, nel nostro sottosuolo?  Come possono dirci i volumi coivolti e pensare che la gente non voglia questa robaccia nelle proprie risaie?  Come possono pensare che si possa accettare il passaggio di camion avanti e indietro con materiale tossico dentro?

E quindi non dicono niente.

Anzi, dicono che per mitigare tutto... laveranno le ruote dei loro camion. Non scherzo!

E infine, ci sono, su 46 pagine, dieci righe piu o meno su cosa accadra' in caso “situazioni emergenziali” di possibile "fuoriuscita di fluidi". Niente paura, ci sono "speciali apparecchiature meccaniche di sicurezza montate sulla testa pozzo  che lo chiuderanno, sempre.

E cosi sara'. Tutto ha impatti lievi, trascurabili e nulli.

In Italia va bene pure trivellare fra i campi di riso, vicino a boschi e zone di protezione per gli uccelli,  in zone di rischio allagamento catastrofico.

Tuttapposto. 




























Wednesday, January 2, 2013

Caviaga - Lodi e la sismicita' indotta

Video dell'Istituto Luce sulle estrazioni di metano nel lodigiano e i danni alle case



La Settimana Incom 00273
07/04/1949
Basiasco (Lodi): gigantesco soffione metanifero.

Gli abitanti di Bisiasco hanno dovuto abbandonare le loro case a causa
di un'eruzione di gas che ha fortemente danneggiato, con le vibrazioni, gli edifici circostanti.






Nel giugno del 1959 in Italia, presso Lodi, una perforazione dell'Eni, allora presieduta da Enrico Mattei, scoprì il primo giacimento profondo dell'Europa occidentale.


Illustrazione del popolo, 10 Aprile 1949.
Abitanti di Basiasco, Mairago, Lodi in fuga a causa delle eruzioni di metano






 Caviaga, scene di vita quotidiana.
In basso: Enrico Mattei che illustra il campo Caviaga






Moltissime case, specialmente quelle di vecchia costruzione, hanno subito lesioni più o meno gravi. Non si contano i comignoli crollati: ieri mattina all’alba non vi era strada ove non vi fossero qua e là macerie di fumaioli abbattuti o di pezzi di cornicione crollati. In mattinata, i vigili del fuoco hanno ricevuto numerose chiamate per demolire comignoli così gravemente lesionati da minacciare rovina. Anche ingegneri e capomastri hanno ricevuto inviti a centinaia per constatare se le lesioni apparse nei muri di tante case potessero o meno costituire un pericolo per la solidità dell’edificio

La Provincia di Cremona 17 Maggio 1951

In Italia e' quasi tabu parlare di sismicita' indotta, specie da attivita' petrolifere.

Ci sono invece eventi sismici in tutto il mondo di entita' piu' o meno grave causati dall'attivita' umana - dighe, estrazione di acqua e di idrocarburi, reiniezione di materiale ad alta pressione nel sottosuolo - che succedono in California, in Uzbekistan, in Oman, in Francia, in Colorado. E questo lo dicono vari articoli compilati, da scienziati di Harvard fino all'USGS, che si sono succeduti nel corso dei decenni.

E in Italia? Possibile che il nostro paese sia immune da qualsiasi problema, che da noi la prevenzione non debba esserci, che da noi e' tutto sotto il tappeto, che le persone non debbano sapere che questo rischio esiste?

Caviaga, 15-16 Maggio 1951.
10 chilometri a sud est di Lodi.

Non so se queste date, questi luoghi possano dire qualcosa al cittadino medio, ma in quel posto, in quel tempo, ci fu un terremoto, di magintudine 5.5 Richter indotto dalle estrazioni di metano dell'AGIP.

E' una notizia ben seppellita.

Ad esempio, sulla pagina di Wikipedia di Caviaga si parla dei giacimenti e delle estrazioni AGIP ma non si dice niente del terremoto associato. Idem per la citta' di Cavenago d'Adda, comune di cui Caviaga e' frazione, in provincia di Lodi. 


E invece se un scova, nella letteratura e nelle memorie del tempo, trova un articolo scritto nel 1954 da Caloi, De Panfilis,  De Filippo, Marcelli, e Spadea, in modo semplice, dettagliato e preciso per conto dell'Istituto Nazionale di Geofisica e poi pubblicato nella rivista Annali Geofisica, volume 9, numero1 a pagine 63-105 nel 1956.

E' un articolo di 58 anni fa e fa anche un po tenerezza, con le figure fatte a mano, la scala Mercalli invece che Richter, e in alcuni punti l'Italiano di altri tempi.

Quello che pero' dice l'articolo e' attualissimo, ed e' anzi questo uno dei pochi testi da parte dell'Istituto Nazionale di Geofisica che parla di sismicita' indotta da estrazioni metanifere in Italia.

Caloi e colleghi iniziano con il ricordare che tutta la zona del Lodigiano e' a sismicita' bassa, e a tuttoggi la provincia di Lodi, inclusa Cavenago d'Adda, viene classificata a rischio 4, la piu' bassa. Secondo Wikipedia Lodi e' a rischio sismico irrilevante e distribuito in modo uniforme sul territorio, come confermanto dalla Protezione Civile d'Italia.

E allora di chi e' stata la colpa del terremoto di intensita' 5.5 Richter?

Caloi e colleghi azzardano che la colpa sia proprio dell'estrazione di ingenti quantita' di metano nella zona e della conseguente decompressione del territorio che porto' a squilibri e alla ricerca di "nuove posizioni di equilibrio".

Dicono:

Osserviamo che l'epicentro cade precisamente nei pressi di Caviaga. In questa località esistono pozzi metaniferi, da cui si estraggono giornalmente notevoli quantità di gas metano che vanno dai 10.000 metri cubi ai 300.000 metri cubi.

Tale estrazione dura da anni ormai : la decompressione in atto nella zona attiva è quindi notevole.

La singolarità del meccanismo secondo cui la scossa si è determinata, il fatto che la zona interessata è notoriamente asismica e che in essa, da parecchi anni, è in corso un'abbondante estrazione di gas metano, ha fatto ritenere non del tutto improbabile che le scosse in esame siano comunque collegate all'enorme decompressione in atto negli strati profondi, di dove il gas scaturisce con pressioni superiori ai 100 kg/cm2.

La conferma di questo fatto viene dal libro Economic Geology: Principles and Practise, di Walter L. Pohl, professore di geologia. Il libro e' del 2011 e a pagina 577 si dice in modo semplice


The first and one one of the largest gas-production related earthquakes to date occurred in 1951 at the Caviaga field - Northern Italy, with a magnitude of 5.5.

La connessione trivelle-terremoto viene ripetuta da molti articoli, anche scritti per conto dell'industria del petrolio, come questo pubblicato dalla Society of Petroleum Engineers:

In Italy, the production of gas from the Caviaga field caused an earthquake of magnitude 5.5 in 1951.

Addirittura in un articolo del Geophysical Research del 1998 si include Caviaga in una lista di terremoti indotti dalle estrazioni di idrocarburi, proprio assieme a Coalinga, Kettleman, Montebello (California) e Gasli (Uzbekistan, ex URSS) di cui abbiamo parlato tante volte.


E' tutto molto chiaro e non c'e' proprio possibilita' di mala comprensione o di ambiguita'. 

Caloi e colleghi ricordavano anche gli scoppi di pozzi metaniferi a Basiasco, in provincia di Lodi, il 5 marzo del 1949 e all'eruzione incontrollata di gas che duro' per vari giorni, e che causo':

oltre al crollo della torre di sondaggio, una serie di spaccature nel terreno circostante al soffione, lunghe molti metri, larghe una diecina di centimetri e con un sensibile dislivello fra gli orli di esso.
La popolazione di Basiasco fu costretta, per il pericolo di crolli, ad abbandonare temporaneamente le cose.


Guarda caso, anche in quell'occasione ci fu un terremoto, seguito da altre 30 scosse di assestamento
durante i mesi successivi.

Tali scosse possono essere senz'altro collegate alla violenta eruzione di gas di cui è detto sopra.

Ovviamente non vi e' traccia alcuna nemmeno del terremoto di Basiasco, provincia di Lodi, del 1949.

Ecco.

Due sono le mie riflessioni.

Un terremoto indotto da estrazioni di metano di intensita' 5.5 a Caviaga, in un territorio non sismico. E se fosse stato un territorio sismico cosa sarebbe successo?

Ma soprattutto: non e' detto che tutte le altre localita' trivellate e trivellande d'Italia per forza andranno incontro agli stessi problemi e che ovunque uno trivelli ci debbano essere terremoti.

La verita' e' che nessuno puo' dire con assoluta certezza se un terremoto ci sara' o non ci sara', e puo' darsi che non succedera' niente.

Scatenare terremoti e' pero' una possibilita', remota certo , ma e' una possibilita' dalle conseguenze gravi, e io credo che il cittadino medio queste cose debba saperle, in modo da poter valutare bene l'opportunita' o meno di eseguire trivellamenti, stoccaggi ed altre opere invasive nei propri territori, ed in modo da poter incalzare con dati e fatti tutti gli eleganti signori del petrolio che continueranno a bussare alle nostre porte con promesse di gas facile, soldi, benessere e gioia per tutti. 

Non e' vero che "da noi non succede".

Da noi e' piu' facile fare finta che non succede.






Wednesday, July 11, 2012

Kalamazoo vs. Lambro


  

Kalamazoo, Michigan 2010



Già a pochi mesi dal disastro l'interesse dei media italiani 
per questa catastrofe ambientale è andato scemando. 


Finalmente nel Michigan, il giorno 21 Giugno 2012 hanno riaperto il Fiume Kalamazoo, due anni esatti dopo lo sversamento di un milione di galloni di petrolio amaro, pesante, corrosivo, proveniente dal Canada.

L'incidente - la rottura di un oleodotto della Enbridge Energy Partners - accadde il 26 Luglio 2010 e contamino' circa 36 miglia di fiume e di terreno circostante.

Fanno 50 chilometri di fiume e fanno 4 milioni di litri di petrolio schifoso.

La gente dovette lasciare le case per la puzza e l'inquinamento.

La pulizia del fiume finora e' costata $804 milioni di dollari.
E' il piu' grave e il piu' costoso incidente ad un oleodotto mai accaduto sul suolo USA.

I costi sono tutti pagati dalla Enbridge, e dalla sua compagnia assicurativa. I lavori sono stati monitorati dall'EPA - l'Agenzia di Protezione per l'Ambiente.

E cosi, dopo due anni, hanno riaperto quasi tutto il fiume, ad eccetto che poche centinaia di metri, la zona piu' inquinanta, presso Red Morrow Lake, Michigan.

Ma questo non vuol dire che il fiume sia del tutto pulito - anzi, per la pulizia totale ci vorranno altri mesi ancora e le macchie di petrolio in alcuni posti sono ancora visibili.

Ci si raccomanda di non toccare le chiazze se si va giu' con la canoa, e hanno pure messo i fazzolettini lungo il fiume per pulirsi le mani!

Riassunto: hanno speso circa 800 milioni di dollari, e non ancora finito perche' dopo due anni il fiume e' ancora coperto di macchie di petrolio.

I fazzolettini sono gratis.

Della serie: un indente dura pochi minuti o ore, le conseguenze sono catastrofiche.

Oggi 11 Luglio 2012 invece l'ente predisposto a indagare sulle cause dell'incidente, il National Transportation Safety Board (NTSB) ha presentato la documentazione sul perche' dell'incidente:

1. Stress sulle tubature dovuto a corrosione;

2. Mancanza di prevenzione da parte della Enbridge che sapeva da 5 anni prima che ci potevano essere perdite piu' o meno gravi;

3. La Enbridge tenne in azione l'oleodotto per ben *17 ore* dal momento in cu ila falla si apri', sebbene tutti i sistemi di monitoraggio avessero indicato la rottura dell'oleodotto. Non ci furono indagini della compagnia in quel frangente, non risposero alle allerte dei cittadini che sentivano puzza di petrolio e la condotta fu fermata solo grazie all'intervento di terzi;

4. La Enbrdige non aveva equipaggiamento necessario ad intervenire, pur volendo farlo (ma non voleva!)

5. Le regolamentazioni non erano sufficentemente severe.

Ovviamente gli occhi di tutti sono puntati sul proposto Keystone XL pipeline che dovra' - se costruito - portare molto piu' petrolio di questo dal Canada agli USA.

I petrolieri hanno invece detto che e' stata solo una fatalita' e che la Enbridge e'  "una good company" che ha avuto un "bad accident".

Dicono che faranno migliorie e che non si sottrarranno alle loro responsabilita'.
Dicono.

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Lambro, Febbraio 2010


Parallelamente in Italia, a cavallo fra il 22 e il 23 Febbraio 2010 ci fu un altro "incidente", quello del fiume Lambro in cui i patrioti della Lombarda Petroli decisero di riversare nel fiume Lambro - ed in modo del tutto volontario - circa 2.5 milioni di litri di gasolio e di oli combustibile. 

Altre stime parlano di 10 milioni di litri, cifre paragonabili a quelle di Kalamazoo.

La marea nera parti' da Villasanta - nei pressi di Monza, per attraversare Melegnano, San Zenone al Lambro, Lodi, Sant'Angelo Lodigiano, le province di Cremona, Reggio Emilia, Ferrara, il Po e poi anche il mare Adriatico.

Venne pure danneggiato - ironia della sorte - una "Ecocity".

Ci sono stati fortissimi danni all'ecosistema con moria di specie animali e vegetali. Di tutti gli animali ritrovati nei pressi dell'oasi di Montorfano, nei pressi di Melegnano, non e' sopravvissuto nessuno.

L'ipotesi e' che il riversamento sia stato azionato volontariamente da parte di Giuseppe e Rinaldo Tagliabue, i proprietari della Lombarda Petrolio per evitare di pagare le accise su quei prodotti.

Furbi, eh.

Sulla stampa non c'e' molto di cosa ne sia del fiume due anni dopo.

La cosa piu' recente che sia riuscita a trovare e' del maggio 2012 in cui si conferma l'accusa ai due cugini Tagliabue per disastro doloso, assieme al direttore dello stabilimento da cui parti' il greggio, Vincenzo Castagnoli. La pena massima potrebbe essere 12 anni.

Ma invece, dopo due anni, com'e' andata a finire per il fiume?

I titoli dell'epoca erano apocalittici - "disastro ambientale senza precenti", "pulire il fiume sara' un impresa", "marea nera", "ci vorranno decenni per pulire tutto".

E allora mi chiedo:

Quale ente ha seguito o sta seguendo i lavori?

Qualche giornalista e' tornato a vedere lo status del fiume, a due anni dall'"incidente"?

I signori della Lombarda Petroli e la loro assicurazione - ammesso che ce l'avessero - hanno pagato il ripristino?

Quanto e' costato il ripristino?

C'e' stato bisogno di chiudere il fiume mentre veniva ripulito?

Se si, e' stato riaperto?

I campi al margine del fiume sono stati ripuliti?

Ci sono i fazzolettini?

Oppure e' stato fatto tutto all'Italiana e come veniva detto a pochi giorni dallo scoppio dal professor Ferruccio Trifiro' di Bologna:

"in gran parte il materiale inquinante andrà a finire sul fondo del fiume e lì si ritroverà soprattutto la frazione più pesante degli idrocarburi usciti dalla raffineria".

Mistero.

Il Lambro, petrolio o non petrolio, e' uno dei fiumi piu' inquinati d'Italia.