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Wednesday, June 29, 2011

Il fracking sulla pelle della gente


Il sottosegretario allo sviluppo economico Stefano Saglia ha piu' volte auspicato che anche in Italia si possano sfruttare le riserve di shale-gas, con la tecnica del fracking.

Ecco qui, allora l'ennesimo report da Vanity Fair della situazione nelle zone d'America dove il fracking e' gia' realta'.

Inziamo con la costa est, Pennsylvania e New York. La zona e' attraversata dal fiume Delaware , uno dei piu' importanti d'America perche' oltre 15 milioni di persone, inclusi i residenti di New York e di Philadelphia ne bevono l'acqua. E' lungo circa 500 chilometri. Proprio per questo suo fondamentale ruolo, dovrebbe essere protetto dagli effetti dell'inquinamento industriale. Invece no.

Lungo tutto il fiume Delaware ci sono concessioni per l'estrazione di shale gas con la tecnica del fracking. I primi in classifica sono quelli della Exxon-Mobil che vogliono usarne 1 milione di litri al giorno per il fracking, tramite la loro sussidiaria XTO.

Come gia' detto, questo fracking e' una tecnica relativamente nuova con cui si iniettano milioni di litri di acqua nel sottosuolo ad alta pressione, mista a sostanze chimiche tossiche, si scatenano dei microterremoti, e il gas viene tirato fuori dalla roccia porosa. Dell'esistenza di questo gas gia' si sapeva 100 anni fa, ma era troppo difficle tirarlo fuori, fino all'arrivo del fracking.

In Pennsylvania il fracking e' legale da diversi anni, prima che si sapesse tutto quello che avrebbe comportato. Nello stato di New York non ancora. C'e' una moratoria in quello stato che probabilmente verra' estesa al giugno del 2012. Non si sa bene cosa succedera' dopo, anche se i cittadini sono agguerritissimi.

E' cosi che a Dimock, Pennsylvania il fracking e' realta', anche se anche loro hanno una moratoria cittadina temporanea, visto gli enormi problemi che il fracking gli ha causato.

Durante gli scorsi anni infatti la gente ha scoperto di avere l'acqua marrone in casa, si sentivano male, i pozzi di acqua artesiana sono scoppiati e i cavalli hanno perso la peluria. La gente si lamentava dei tremori del terreno, di piatti corrosi dal ciclo della lavastoviglie, e di bucato puzzolente, di svenimenti dopo la doccia, di macchie alla pelle, di emicranie e di giramenti di testa.

C'era troppo metano, ferro ed alluminio nell'acqua.

La ditta trivellante manda ora l'acqua nelle case delle persone. Il valore delle case e' decimato, nessuno piu' fa la doccia a casa, i tumori aumentano, e vogliono tutti andare via.

A Clearville, Pennsylvania hanno trovato arsenico negli animali. In un'altra citta, Avella, Pennsylvania un pozzo di reiniezione delle sostanze di scarto e' esploso con fiammate di cento metri durate 6 ore e visibili fino a 15 chilometri di distanza.

Alcuni terreni hanno mostrato livelli di arsenico di ben 6430 volte il limite legale - seimila!.

La storia si ripete in Colorado, New Mexico, Wyoming.

In Colorado hanno avuto 206 riversamenti di liquidi perforanti in un solo anno, 48 pozzi di acqua avvelenata. In New Mexico 800 sono stati di pozzi inquinati. Come a Dimock, i dottori parlano di gente con troppi mal di testa, vertigini, problemi neurologici, ascessi ai denti, emoraggie, problemi di coordinamento linguistico e ambulatorio.

E non ci sono solo problemi di acqua inquinata o di perdite, ma anche di problemi all'aria, a causa delle enormi vasche di monnezza tossica che evaporano rilasicando composti cancerogeni nell'atmosfera.

Ogni pozzo "fracked" richiede fra i 10 e i 30 milioni di litri di acqua. Occorrono centinaia di viaggi di camion che trasportano il fluido perforante in loco. Fatti i conti, un professore di ecologia di Cornell, Robert Howart, afferma che fare fracking e' piu' impattante che estrarre petrolio e carbone.

Nel 2008 prima che tutto questo disastro diventasse di dominio pubblico, i politici della Pennsylvania dicevano che non sarebbe successo niente, che erano solo "acqua e sabbia" calate nella terra, che ci sarebbero stati posti di lavoro e soldi a palate, nonche' la fine della dipendenza dal petrolio estero.

Fracking era una cosa patriottica, futuristica.

L'accoppiata Bush e Cheney a suo tempo hanno fatto di tutto per favorire il fracking in tutta l'America. Nel 2005 si chiusero in consiglio con i capi dell'industria del petrolio e del gas e passarono il cosiddetto "Energy Policy Act" con il quale chi fa fracking e' esente da tutte le maggiori leggi di protezione ambientale americane, chiamate semplicemente:

1. il Safe Drinking Water Act,
2. il Clean Air Act,
3. il Clean Water Act

Tutte queste leggi sono state passate negli anni '70 per proteggere aria e acqua. In poche parole,
grazie a questa legge Cheney-Bush, detta anche "Halliburton Loophole" se io riverso monnezza tossica nei laghetti posso essere citata in giudizio, se lo fa la Halliburton, con la monnezza del fracking no. Loophole significa scappatoia.

Forti di tutte queste leggi in loro favore, e visto che l'amministrazione Obama non ci sente da quell'orecchio, i petrolieri contano di trivellare almeno 40 mila pozzi lungo il fiume Delaware e i suoi tributari, lungo quella che viene chiamata Marcellus Shale Gas Reservoir.

I cittadini si sono riuniti in una associazione chiamata Damascus Citizens, per protestare, per convincere pescatori, cacciatori, residenti, e la comunita' tutta a fermare questo scempio annuciato.

Ma e' tutto il mondo che e' coinvolto. Ci sono progetti di fracking in Cina, in Australia, in Francia, in Polonia. Dalle pagine di Vanity Fair, quelli Damascus Citiziens, i primi a vivere il fracking, dicono che la colossale distruzione dell'ambiente portata dal fracking non ne vale la pena.

Monday, September 13, 2010

Trecate, altri scoppi




Ovviamente non ne parla nessuno a livello nazionale, ma gli scoppi e gli incendi si ripetono nelle raffinerie italiane e occorre solo avere la briga ogni tanto di andare a spulciare la cronaca locale.

Le ultime da Trecate, in provincia di Novara, dove nel 1994 esplose un pozzo di petrolio che inquino' campie risaie per anni. Il sito ok-italia.net, che si occupa della cronaca locale di Trecate riporta ben due incidenti nelle scorse due settimane.

Ieri, domenica 12 settembre e' divampato un incendio in raffineria, dopo un altro il 31 agosto. Nubi nere visibili in lontananza, segnalazione di emergenza , paura, impianto totalmente evacuato. Ieri la raffineria e' stata messa sotto sequestro dalla procura di Novara fermando in gran parte l'attivita' produttiva. La procura vuole indagare se le norme di sicurezza siano rispettate.

Intanto

Le Parlamentari Franca Biondelli ed Elisabetta Rampi e i capigruppo alla Provincia e al Comune, Turchelli e Ferrari, manifestano una forte preoccupazione per il ripetersi di incidenti, anche gravi, presso le raffinerie Sarpom di Trecate.

La vicinanza dello stabilimento a diversi siti di stoccaggio di idrocarburi unita al necessario transito, nella zona, di cisterne cariche di gas, espone l'intera popolazione dei comuni limitrofi a grandi pericoli che impongono una rigida osservanza delle norme di sicurezza.

I recenti episodi, incluso l'ultimo di stamane che ha richiesto l'evacuazione dello stabilimento, sono il segno che l'attenzione va mantenuta alta al fine di tutelare la sicurezza, la salute e l'ambiente. Per questo motivo, alla ripresa dei lavori parlamentari e come già fatto pochi mesi fa sulla vicenda dei 'treni killer', verranno presentate interrogazioni ai ministri competenti e ci si attiverà al fine di capire quali sono i rischi e le responsabilità di questi gravi episodi.




Questo e' per capire che non e' che mettono un pozzo e finisce li. Il pozzo porta con se raffinerie, camion, tubi, oleodotti, stoccaggi di roba tossica, incidenti. E' tutta l'economia che cambia e la gente e' costretta a vivere con questi incubi tutti i giorni, per nulla in cambio.

La raffineria Sarpom sorge al confine con il parco naturale del Ticino e appartiene a quei gran signori della Exxon-Mobil, la piu' grande azienda petrolifera del mondo, la cui storia e' impregnata di morte e di dolore, dai giorni della Standard Oil di Mr. Rockefeller, passando per la Exxon-Valdez e che negli USA vengono ripetutamente condannati a pagare milioni e milioni di dollari per inquinamento.

Sono anche i padroni di quell'altro paradiso terrestre che e' la raffineria di Augusta, in Sicilia per la quale dicono

La difesa dell’ambiente è uno dei principali obiettivi che la raffineria Esso di Augusta si è impegnata a perseguire, nell’ottica di salvaguardare la sicurezza e la salute dei suoi dipendenti e dei terzi coinvolti nelle sue attività, nonché della comunità esterna.

Dal loro sito per Trecate dicono

Attraverso i continui interventi di rinnovo tecnologico e le progressive espansioni la Sarpom non si è prefissata come unici scopi il miglioramento della redditività ed il raggiungimento di una sempre maggiore capacità di ottenere prodotti ad alto valore aggiunto, ma ha sempre considerato quali obiettivi prioritari la sicurezza del personale proprio ed appaltatore, la tutela della salute, il rispetto dell'ambiente e della comunità.

Infatti si vede - 2 incendi in 15 giorni, altro che rispetto dell'ambiente e della comunita'!

E' tutta propaganda e sono tutte parole vuote - in caso non lo sapessero una raffineria e' intrinsecamente incompatibile con il rispetto dell'ambiente e delle comunita'. Ma lo sanno anche loro, e' solo che e' meglio non sapere.

Fonti: ok-italia.net 1, ok-italia.net 2, ok-italia.net 3, Exxon-Mobil Italia

Friday, March 26, 2010

Multe americane


L'altro giorno qualcuno mi ha chiesto perche' qui negli USA le raffinerie non si fanno piu' dal 1976. Fra i vari motivi c'e' il fatto che i controlli, le limitazioni, i requisiti sono tutti cosi' stringenti che e' difficile farne una con un ampio margine di guadagno. E in caso di incidenti o di cose fatte male le multe sono salate. Meglio raffinare i prodotti petroliferi altrove o usare quelle che gia' ci sono. Giusto o sbagliato che sia, e' cosi.

E allora ecco qui in giro per l'America un po di multe petrolifere di vario genere. La maggior parte le ho trivate online, sono sicura che ce ne sono tante altre:

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2009: La Exxon-Mobil dovra' pagare 1 miliardo di dollari allo stato del Texas - 1000 milioni di dollari - per avere sabotato i propri pozzi di petrolio in quello stato. Hanno avuto un contenzioso con la famiglia O'Connor, co-proprietaria di alcuni pozzi con la Exxon stessa, e cosi hanno abbandonato questi pozzi. Praticamente non sono riusciti a mettersi d'accordo su come spartire i soldi ricavati dall'estrazione di idrocarburi. Ma prima di andarsene, per impedire alla famiglia O'Connor di poter estrarre petrolio da se', hanno sabotato i propri impianti.

Praticamente, hanno riempito i pozzi dimessi con rifiuti di varia natura, testate di cemento illegali ed esplosivi in modo che nessun altro potesse trivellarli in futuro.

La multa e' stata calcolata sulla base di $10,000 al giorno per pozzo.

La Exxon ha cercato di difendersi dicendo che queste opere erano necessarie per la sicurezza dei pozzi, ma nessuno gli ha creduto. Nel report della apposita commissione che ha studiato il caso, presieduta da Jerry Patterson si dice:

Exxon committed irrefutable, intentional and flagrant violations of state rules regulating the oilfield. The senseless waste of our natural resources, the sabotage of a producing oilfield and cover-up by Exxon is a malicious act that must be dealt with by the state of Texas.

La Exxon ha commesso un innegabile, intenzionale e flagrante violazione delle regole di stato che governano le concessioni petrolifere. Lo spreco insensato di risorse naturali, con il sabotaggio di un campo di petrolio ancora attivo e i tentativi di insabbiatura da parte della Exxon e' un atto malizioso che deve essere affrontato dallo Stato del Texas.

Chiaro. 1 miliardo di dollari di multa.

Per mettere le cose in prospettiva: per lo scoppio della petroliera Exxon-Valdez in Alaska, finora la Exxon ha pagato finora 5 miliardi di dollari di multa.

Un miliardo di dollari rappresenta il 2% del suo fatturato annuo. Patterson dice che ha cercato di spingere la multa al massimo che ha potuto, ma che non e' potuto andare oltre. Avrebbe voluto lui fargli male alla Exxon ma e' lui stesso a riconoscere che questa cifra non intacchera' minimamente i profitti della Exxon, una delle piu' grandi aziende petrolifere del mondo. Guadagna circa 45 miliardi di dollari l'anno - 6 dollari per ogni uomo, donna, bambino, vivente sul pianeta.

E' piu' un danno di immagine si dice, ma intanto gli hanno mollato 1 miliardo di dollari di multa.

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2005: La ConocoPhillips dovra' pagare 540 milioni di dollari per avere violato la cosiddetta Clean Air Act, in quanto non aveva migliorato il proprio sistema di filtraggio e riparato le proprie perdite in Illinois. Sono anche stati condannati a tagliare le proprie emissioni di fumi tossici di circa 17,000 tonnellate l'anno.

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2009: La Frontier Oil Corporation del Kansas e del Wyoming dovra' pagare 128 milioni di dollari per avere sfondato i limiti di emissioni. Dovra' anche diminuire le emissioni stesse. In quella occasione l'EPA (una specie di ministero dell'ambiente americano) disse:

Today's settlements demonstrate EPA's continuing efforts to reduce emissions of nitrogen oxide and sulfur dioxide, which can cause severe respiratory problems and contribute to childhood asthma, smog and haze, as well as other health and environmental effects.

Gli accordi di oggi mostrano i continui sforzi da parte dell'EPA di ridurre le emissioni di nitrati e di solfati che possono causae gravi problemi respiratori e contribuire all'asma dei bambini, smog e nebbia e altri problemi all'ambiente e alla salute.

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2005: La British Petroleum paga 21 milioni di dollari per non avere adeguatamente installato i sistemi di sicurezza in una raffineria Texana. Il 30 Ottobre del 2009, siccome l'EPA ha stabilito che i sistemi non erano migliorati, la multa e' stata quadruplicata a 87 milioni di dollari.

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In Basilicata, in modi e tempistiche diverse, sfondamenti, porcherie rigettate nel sottosuolo sono all'ordine del giorno. Sul sito della OLA l'Organizzazione Lucana Ambientalista ci sono innumerevoli esempi di scempi ambientali dell'ENI che la gente scopre per caso. Non ho mai sentito di commissioni, di studi, di enti TERZI fare indagini serie e portare a multe serie contro l'ENI in Basilicata. Mai.


Per il riversamento di petrolio nel fiume Lambro, le cui conseguenze sono state molto piu' gravi dei pozzi sabotati in Texas o delle misure di sicurezza non aggiornate o degli sfondamenti in Kansas, finora, non e' colpa di nessuno. Anzi, il nostro governo depenalizza gli scarichi tossici!

Nessuno avra' paura di rifare un gesto simile in futuro. Nessuno pensera' al dopo, alla legge, alle punizioni, ai danni d'immagine. Non avremo imparato nulla.

Speriamo almeno che l'ENI paghi la multa da 1.9 miliardi di Euro per avere inquinato il lago Maggiore a Pieve Vergonte con il DDT per sei anni. Sono al ricorso e dicono di considerare del tutto infondati la condanna e l'ammontare del risarcimento danni quantificato. Cioe' non vogliono pagare.

Evviva l'Italia.

Monday, December 29, 2008

La vergogna dell'ENI sul Financial Times


Circa un mese fa il Financial Times, uno dei quotidiani di finanza e di affari piu' importanti del mondo pubblico' un articolo sugli scempi ENI in Val D'Agri.

Mentre in altre parti del mondo le raffinerie e le estrazioni di petrolio si fanno in posti disabitati, come i deserti del medio oriente e le lande desolate ed artiche della Russia, l'ENI decide di trivellare la Val D'Agri dove invece ci sono persone, parchi, agricoltura. A Viggiano c'era la vita prima di loro.

Il reporter inglese parla di una puzza acre di zolfo che invade la citta' e che sara' destinata ad aumentare perche' ora, oltre all'ENI ci sono anche la Total, la Shell e la Exxon Mobil tutte li pronte ad incrementare il quantitativo estratto di petrolio amaro che si estrae in Basilicata e a regalarle altra miseria umana e materiale. Il Financial Times, come tutti gli altri organi di stampa che si sono occupati di questo tema, parla di inquinamento, di perdita di posti di lavoro, e di un sacrificio enorme che la Basilicata ha pagato per il petrolio senza che nessuna di queste ditte abbia mai davvero fatto nulla per la regione e per amore di questa regione.

Il medico di Viggano, Pino Enrico Laveglia ha portato l'ENI in causa perche' i fumi tossici del 'centro oli' ha portato infezioni respiratorie e a tumori alla gente. Questo dopo solo DIECI anni dall'insediamento ENI. Dice che un tempo in Val d'Agri non c'era mai la nebbia. Adesso invece c'e' una fitta coltre di smog blu tuttii giorni.

L'ENI paga il 4% di royalties al governo (in Venezuela siamo all'85%! In Norvegia all'80%.) Di questi soldi il 15% va ai governi locali. Dunque, alla Basilicata spetta in totale lo 0.6% della ricchezza estratta. Tumori alla gente in cambio dello 0.6% della ricchezza estratta. Un affarone.

Nonostante la comparsa di un parco nazionale, i distinti signori ENI che nel tempo libero organizzano serate a teatro e ci educano all'arte moderna, hanno ben pensato di mettere una decina di pozzi petroliferi DENTRO il parco e molti di piu' immediatamente fuori. Ma a cosa serve un parco allora? L'intelligente ministro Presitgiacomo dal canto suo, invece di protestare e di fare il suo lavoro che in teoria e' di DIFENDERE L'AMBIENTE, ha ben pensato di sostiuire il responsabile regionale del parco con uno 'yes man' di sua fiducia.

Il governo centrale, recita ancora il giornalista ingelese, si appresta anche a varare leggi contro la difesa locale del territorio, spalancando le porte all' opera petrolifera. E poi ci sono una manciata di accademici negazionisti e con le bende agli occhi che dice che ''si emigra in tutto il sud Italia'', e che i tumori non sono da attribuirsi alle estrazioni e alle lavorazioni petrolifere.

Si, sara' stato il mago Zurli' a portarli! Ora si parla anche di creare una stazione per i rifiuti tossici nucleari in Basilicata e magari di metterci anche un impianto nucleare. La follia dell'ignoranza non ha limiti.

Abruzzesi, adesso e' il tempo di agire, e non dopo quando ci ritroveremo le trivelle dappertutto.
La canzone si ripete sempre: si inizia con poco e si finisce con l'invasione capillare di scempi sul terreno. L'ENI e tutta l'industria petrolifera non ha vergogna di nulla e dice bugie a cui loro stessi credono.

Claudio Descalzi, il capo dell'Assomineraria dice che ci vogliono tempi decisonali brevi. Bene, l'Abruzzo e' stato chiaro, breve e sintetico: NOI QUI NON VI VOGLIAMO. Come direbbero gli Americani, take your losses and get out of here.


Fonti: The Financial Times, OLA