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Saturday, October 9, 2021

Bocciata concessione "Colle Santo" con 4-5 pozzi di gas, gasdotto di 20km, e centrale di trattamento in Abruzzo.

La concessione Colle Santo

 

E' un piccolo miracolo di inizio autunno all'Abruzzo questo: i Ministeri della Transizione Ecologica e dei Beni Culturali, guidati rispettivamente da Roberto Cingolani e da Dario Franceschini hanno bocciato la concessione Colle Santo come inizialmente proposto dalla CMI Energia nel 2016. 

Si tratta della messa in prodizione di due pozzi di gas in una concessione che riguarda i comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa, Colledimezzo, Altino, Perano, Paglieta. 

I pozzi sono denominati Monte Pallano 1 e 2 e sorgono nel comune di Bomba. Oltre ai due pozzi "Monte Pallano", la CMI Energia avrebbe successivamente perforato ulteriori "due o tre" pozzi estrattivi, costruito un gasdotto di circa 21 km con tubatura di 20 cm di diametro, collegando Bomba a Paglieta, e realizzato una centrale di trattamento gas a Paglieta. 

Dopo cinque anni di carteggi, il parere espresso dal governo il giorno 6 Ottobre 2021, e' stato negativo. 

Fra i motivi della bocciatura, il fatto che il progetto avrebbe compromesso le aree protette del Bosco di Mozzagrogna, del Lago di Serranella e delle Colline di Guarenna, i vari pareri negativi inviati dalla regione Abruzzo e in particolar modo dal comune di Paglieta, le numerose osservazioni inviate dal pubblico, da associazioni ambientaliste, e dai comuni di Altino, Atessa, Bomba, Roccascalegna, Mozzagrogna, Perano, Santa Maria Imbaro. 

Questa bocciatura e' un altro passo in avanti nella salvaguardia del lago di Bomba ed emerge sulla scia di vittorie precedenti contro le trivelle della Forest Oil nello stesso circondario e del gran lavoro fatto dal "Comitato di Gestione Partecipata del Territorio" guidato da Massimo Colonna per oltre dieci anni. 

E' molto raro che il duetto Cingolani-Franceschini bocci una concessione e lo stop a Colle Santo deve essere motivo di celebrazione per noi. Spero che sia utile nel rafforzare le coscienze ambientali e lo spirito civico d'Abruzzo specie nelle generazioni piu' giovani. 

In questo momento un pensiero di affetto e gratitudine va a Fabrizia Arduini, indimenticabile mia compagna di viaggio nelle battaglie contro il Centro Oli ed Ombrina Mare, che si e' adoperata anche contro Colle Santo, e che tanta energia ha posto nel voler salvare l'Abruzzo intero dalle trivelle.

 Ad majora.

Tuesday, July 20, 2021

L'Economist: il MITE di Cingolani ricevera' 70 miliardi di euro. Solo il 16% combattera' i cambiamenti climatici


Un mese fa circa, l'Economist (e non la D'Orsogna) ha scritto un interessante articolo sull'ambiente d'Italia sotto Mario Draghi e sotto l'amico Roberto Cingolani,  Ministro della Transizione Ecologica.

A suo tempo non ci pensai troppo, perche' non potevo immaginare che Mr. Cingolani approvasse ogni trivella che gli capitasse sottomano, e volevo credere alla sua missione "transitoria". 

L'Economist apriva l'articolo con un po di critica verso Cingolani, visto che nella sua storia personale e professionale non c'e' nulla che sappia di ambiente. Anzi l'Economist diceva che e' stata una nomina del tutto inaspettata, visto che Cingolani proviene dal mondo della difesa e che non e' mai stato un "eco-warrier",  un guerriero per l'ambiente. 

Ipse dixit. 

Evidentemente questo si aspettava l'Economist da Draghi: un ministro guerriero per l'ambiente.  Qua mi sa che c'abbiamo un ministro guerriero per l'ENI!

Cingolani risponde che lui "ha insegnato un corso per la sostenbilita'" e che il nuovo ministero e' cosi ampio nelle sue competenze che nessuno puo', poveri noi, essere un esperto su tutto.

Ad ogni modo, l'Economist tira fuori un po di numeri: in Italia ci saranno da spendere 235 miliardi di euro come parte di stimoli post-pandemia. 

E' una cifra enorme. Per la maggior parte sono fondi europei, anche se ci sara' una quota consistente di denaro nazionale. L'Italia ricevera' piu' fondi dall'Europa qualsiasi altra nazione dell'UE. 

A Cingolani e al suo Ministero andranno 70 miliardi di euro. Altra cifra da capogiro.

L'Economist allora giustamente si chiede: come spendera' l'Italia questi quattrini (europei)? 

Cosa sara' fatto per l'ambiente da Cingolani, il non-eco warrior, viste le direttive di tagliare le emissioni di gas serra del 55% sotto i livelli del 1990?

Mistero della fede.

Cingolani parla di vaghi progetti per la decarbonizzazione e di "superbonus" per migliorie in casa per l'efficenza energetica. Questo costera' circa 14 miliardi di euro e al massimo andra' ad intaccare il 20% delle emissioni di gas serra.

Invece nel suo programma non c'e' niente per l'industria e gli uffici di lavoro, che invece contribuiscono alle emissioni di gas serra per l'80% del totale.

Aggiungiamo che Mr. Cingolani ha approvato una dozzina di trivelle in giro per l'Italia e si vede proprio che qualcosa in questa artimetica non torna, no?

Intanto due gruppi ambientali tedeschi, a cui non sfugge niente, hanno messo su un contatore di previsione di spesa nazionale e di impatto sull'ambiente. Secondo le loro previsioni, solo il 16% di questi fondi europei in Italia sara' speso in progetti che fermeranno i cambiamenti climatici. Il sito si chiama Green Recovery Tracker.

L'Economist ricorda anche il gruppo di scienziati e di associazioni, circa 200 in tutto, che hanno protestato contro il governo perche' non sta facendo abbastanza per le generazioni future. 

E la mobilita' elettrica?  

Non molto neanche qui. In Italia, contrariamente a quanto non si credi, solo un viaggio su 10 occorre su ferrovia. Per la maggior parte accade tutto in automobile. Ed infatti ci sono in Italia 663 macchine su 1000 abitanti contro i 574 in Germania ed i 482 della Francia. Ci supera solo il Lussemburgo. Siamo una nazione di amanti dell'automobile.

E quindi sarebbe eccellente fare qualcosa anche sul piano del trasporto oil-free privato. Ma nel piano di Cingolani, secondo l'Economist, soltanto una piccola parte dei costi necessari per la mobilita' elettrica sara' stanziato. 

7 miliardi di euro andranno a treni e autobus, ma solo 700 milioni per colonnine di ricarica per automobili elettriche e/o per incentivarle. Troppo poco.

Altre cifre: l'obiettivo per l'Italia del 2030 e' di generare 70 GW di energia rinnovabile. Il che significa circa 8 GW di crescita annui. Siamo invece, ahime, a 0.8 GW. Un decimo. 

Cingolani dice che non si possono facilitare permessi e alleggerire la burocrazia altrimenti arriva la mafia. E aggiunge che non vuole esagerare con le rinnovabili perche' questo causera' disturbi al bellissimo paesaggio italiano.

Certo, c'e' un che di vero in tutto questo. 

Ma le trivelle?

Alle trivelle -- o devo dire all'ENI? -- non possiamo dire di no.

 

Saturday, July 17, 2021

A Roberto Cingolani: le trivelle sostenibili non esistono





 

 

Questi sciaurati, che mai non fur vivi

Inferno, Canto III 

Caro Roberto Cingolani:

vedo il suo invito alla cittadinanza italiana a commentare su dove poter fare operazioni di "coltivazione di idrocarburi in Italia in modo sostenibile". 

Rido? Piango? Dove trivellare in modo sostenibile? Eeeh?

La risposta e' semplice; DA NESSUNA PARTE. 

Punto e fine.

E visto che ci siamo: lei, in qualita' di ministro, e' una vergogna per l'Italia. Non ci sono altre parole.  Lei, la sua ignoranza, la sua stoltezza, sono una vergogna e una disgrazia per il paese e per il futuro di questa nazione.

Ma quella laurea in fisica (e ce l'ho pure io) non le ha insegnato niente? Non le ha insegnato a guardare alla cose in modo distaccato, lucido, intelligente? A considerare causa ed effetto, a ragionare, a pensare, a trovare soluzioni logiche e creative? 

E il suo di ruolo di Ministro non le fa vedere le cose con un pizzico di amore, di compassione, di lungimiranza per il futuro?

Ma poi, di quale Transizione Ecologica e' ministro lei? Perche' finora tutto quello che lei ha fatto e firmato poteva essere fatto e firmato dal Ministro del Petrolio e non della Transizione Ecologica.

Possibile che lei non riesca nella sua testa a vedere la linea netta, limpida, chiara che sussiste fra trivellare e tutto il pandemonio climatico che si agita nel mondo?

In Germania sono sommersi dall'acqua, la Siberia arriva a temperature record, la California brucia, gli animali muoiono senza tregua dall'India all'Australia. Ogni tanto arrivano anche in Italia alluvioni, incendi, calure record.

E lo sa perche' succede questo? PERCHE' CONTINUIAMO A TRIVELLARE. E lei questo dovrebbe saperlo perche' il suo ruolo, per il quale viene pagato profumatamente, e' quello di trovare soluzioni alle trivelle e per mitigare i cambiamenti climatici.  Degli accordi di Parigi lei ha mai sentito parlare?

E non ci vuole nemmeno la laurea in fisica per capire che trivellare significa inquinare e stravolgere il clima, ci vuole solo il buonsenso, l'amore per l'ambiente, per l'Italia, per il futuro.

Ma come ci pensa lei a propinare ad una nazione intera la mega balla delle trivelle sostenibili? 

Interessante che prima lei parlava solo di gas naturale, adesso e' tutto assieme, petrolio, gas, come se fossimo ancora al 1960! Pero' siamo sostenibili! Fa ridere sentire queste cose nel 2021. Fa ridere che lei e il suo entourage possiate credere che la gente e' scema e ci crede.

Ma poi cos'e' una trivella sostenibile? Ce la definisca, prego.

Una trivella che tira petrolio che si rigenera? 

Petrolio che quando lo estrai, bruci, raffini, respiri, tira fuori profumo di montagna? 

Che fa abbassare la temperatura del globo?

Ma quali che saranno le sue parole (o il suo silenzio) la risposta e' una sola: le trivelle sostenbili non esistono. E lo sappiamo tutti.

E la sa pure lei, e quindi io non posso che chiedermi una domanda diversa: Ma lei e' in malafede? Ma lei e' acciecato da interessi piu' grandi di lei? 

E chi?

ENI? Renzi? Draghi? Descalzi?

A chi risponde lei nel propinarci queste balle?

Le rammento che i ministri in teoria dovrebbero fare gli interessi del popolo italiano. 

Il popolo italiano, per la stragrande maggioranza, non ne vuole sentire parlare di trivelle.

Sa cosa vuole il popolo italiano? Il popolo italiano vuole piu' alberi, vuole piu' bellezza, vuole piu' risparmio energetico, la possibilita' di mobilita' elettrica, energia rinnovabile, aria pulita, ambiente pulito. Il popolo italiano e' stanco di quello che l'industria pesante, incluse le trivelle, hanno fatto all'ILVA, a Viggiano, a Gela, a Falconara, a Busalla, a Marghera, o nella Pianura Padana soffocata dall'aria malsana, e per cui non ci sono mai stati seri ripristini ambientali.

E sa cosa vorrebbe ancora il popolo italiano? Un politico illuminato che avesse il coraggio di fare quello che in pochi hanno fatto e di dire: BASTA NUOVI PERMESSI DI PETROLIO E DI GAS in tutta Italia.  Il popolo italiano sogna una classe politica preparata, di cui ci si possa fidare che stanno facendo gli interessi della nazione e non di ENI, o personali o alla ricerca di poltrone e privilegi.

 Ogni nuova trivella oggi significa ancora 30 anni in piu' almeno di petrolio, gas, infrastruttura, tubi che perdono, inquinamento, puzze, morte e CO2.  

E certo che si puo' dire di no ai nuovi permessi.  L'ha fatto la Nuova Zelanda, l'ha fatto la Danimarca, l'ha fatto la Francia. Lo puo' fare anche l'Italia se non ci fosse questa cieca sudditanza all'ENI e ai suoi compari, governo dopo governo.

Ma poi, lei si rende conto di cosa ci sta chiedendo?

Lei sta chiedendo agli italiani di individuare aree dove fare trivelle in Italia,  mettendo cittadino contro cittadino. Un paese densamente abitato, di turismo, e di bellezza. Secondo lei che ne sara' della Basilicata gia' martoriata con questo assurdo "referendum"? Sicuramente saranno votati al martirio! E quindi e' come se lei stesse chiedendo a una famiglia quale figlio sacrificare!

Ma aspetti che vado a guardare da dove viene lei. 

Ah vedo, lei e' di Milano. E' sempre cosi, quelli che decidono lo fanno sempre da un posto piu figo e piu' "ecologico" rispetto invece a chi deve vivere all'ombra delle trivelle e dei fumi tossici. E allora, come ho sempre detto, parta e ci dia l'esempio. Sia il primo a offire il giardino della sua villa nella Milano da bere o nel suo lussuoso laboratorio a Genova per farci le trivelle. O anche la sua villetta al mare. O dove lei va a sciare. Un posto insomma che le sta a cuore.

Vada, trivelli solo li, e poi ci dica quanto sostenibili sono queste trivelle di casa sua.

Io sono schifata da questo operato, da chi l'ha messa li a fare il ministro, e mi dispiace che una persona con tutto questo potere scelga di non usarlo per fare cose buone, e utili, e coraggiose e che invece serpenteggi ai piedi di una piattaforma.



Thursday, June 3, 2021

Il trumvirato che decidera' l'arbitato su Ombrina Mare, in ballo fino a 350 milioni di USD

 

Charles Poncet, arbitro di Ombrina Mare con il passato da avvocato "consigliere" di oil and gas. 

La Rockhopper Exploration annuncia ai suoi investitori che l'arbitrato internazionale contro il governo italiano in merito alla questione Ombrina Mare si concludera' a Luglio 2021.
 
La ditta britannica prevede di ricevere compensi elevati dovuti alla mancata realizzazione di Ombrina a pochi chilometri dal litorale della costa teatina, in Abruzzo. Assieme alla piattaforma e ai pozzi, il progetto prevedeva la realizzazione di una FPSO, una nave desolforante altamente inquinante la cui fiaccola brucia-idrogeno solforato sarebbe stata attiva 24 ore al giorno, tutti i giorni. 
 
In una conferenza agli investitori, il CEO della Rockhopper, Sam Moody stima costi sostenuti di circa 40-50 milioni di dollari, e mancati profitti di circa 200-300 milioni di dollari. 
 
L'arbitrato e' iniziato nel 2017 con la Rockhopper che accusa l'Italia di presunte violazioni all' Energy Charter Treaty (ECT). Il trattato, entrato in vigore nel 1998, prevede la protezione di "investimenti stranieri" in campo energetico, e la risoluzione di conflitti fra investitori e paesi ospitanti. 
 
Nel corso degli scorsi decenni, l’ECT e’ stato fortemente criticato da organizzazioni non-governative europee per essere troppo favorevole alle multinazionali del petrolio, e per fare troppo poco per difendere residenti, consumatori, ambiente. 
 
La questione Ombrina non fa eccezione. Il triumvirato che compone l'arbitrato e’ stato poco trasparente in questi quattro anni, e non ha coinvolto minimanente il popolo d’Abruzzo che ha eroicamente protetto i propri mari dal mostro Ombrina Mare.  
 
Ma chi sono questi tre giuristi cosi' sfuggenti? Il presidente e’ Klaus Reichert, tedesco-irlandese. Con lui un arbitro nominato dalla Rockhopper, Charles Poncet, svizzero, e un altro dal governo italiano, Pierre-Marie Dupuy, francese.  Nessuno di loro ha sentito l’esigenza di visitare i posti dove Ombrina sarebbe dovuta sorgere, di sentire la storia di Ombrina e dell’immenso movimento popolare che l’ha accompagnata. Evidentemente per loro (e per la Rockhopper) Ombrina e l’Abruzzo sono solo concetti astratti legati al business, e non la nostra casa. 
 
Dei tre, il piu’ pro-petrolio e’ Charles Poncet, ex dirigente della CMS, mega-ditta composta da 4,000 avvocati che si specializza in supporto legale alle ditte di oil and gas in tutto il mondo. Al momento della dimissione dalla CMS per dedicarsi agli arbitrati internazionali nel 2017, Poncet ha dichiarato di farlo perche c’erano “troppi" conflitti di interesse. Tutto questo non ispira molta fiducia di imparzialita', anzi e' una piccola vergogna. 
 
Corporate Europe Observatory, una non-profit europea che sottolinea spesso la mancanza di neutralita' dell’ ECT, quando Charles Poncet e’ stato selezionato dalla Rockhopper gli investitori hanno esultato dicendo che con lui vincere sarebbe sarebbe stata “una passeggiata nel parco”. 
 
Non sappiamo che linea difensiva l'Italia abbia preso, ma certo e' che nel 2014, quando la Rockhopper ha acquistato Ombrina Mare, avrebbe dovuto essere pienamente consapevole dei rischi economici associati e del quadro legislativo in perenne mutazione. Dopotutto c’era gia’ stata la legge del 2010 che aveva fermato Ombrina. Un'investimento e' sempre un rischio, e investire, come ha fatto la Rockhopper con un intero popolo contrario, e' un rischio grande. Puo' andar bene, puo' andar male. E' la regola numero uno dell'investire. 
 
Se hanno perso soldi con Ombrina non e’ colpa dell’Italia.  E' perche' si sono stupidamente ostinati a perseguire trivelle che nessuno voleva, producendo impatti ambientali superficiali e pieni di errori, ignorando la vox populi. Bastava solo leggere la stampa d’Abruzzo, i tanti blog, e anche solo venire in Abruzzo per rendersi conto che Ombrina sarebbe stato un pessimo affare. 
 
Comunque vada a finire, noi cittadini d’Abruzzo e d’Italia che non abbiamo mai sentito nominare ne Reichert, ne Poncet, ne Dupuy resta la soddisfazione di aver protetto i nostri mari, la nostra dignita’, e di aver dato una lezione di democrazia, incluso al misterioso trimuvirato. 
 
Non siamo (ancora!) diventati un distretto petrolifero, e questo non ha prezzo.
 
MRD

Monday, April 19, 2021

Roberto Cingolani e Dario Franceschini approvano pozzi della Aleanna Resources, microditta USA, a Masi Torello (Ferrara)


 

Passano gli anni, passano i ministri, passano i nomi.

Quello che non passa e' la cecita' politica da parte di chi comanda nel continuare a volere trivellare l'Italia, senza amore e senza senso, in nome di null'altro se non la pura speculazione economica.

E' il turno del nuovo duetto, Roberto Cingolani e Dario Franceschini che adesso approvano nuovi pozzi in giro per l'Italia.

Di Dario Franceschini, e della sua cultura ignorante, gia' sapevamo tutto, visto che gia' nei governi predecenti aveva approvato tutte le trivelle che gli erano capitate sottomano. In Italia abbiamo le trivelle culturali, evidentemente.

Che dire invece di questo Roberto Cingolani. Che e' un neo ministro inutile, inutile come le sue vuote parole, come il suo ministero farsa. Un ministero che cambia nome ma non solfa. A che serve? Un imbroglio che chiunque avesse un po studiato la faccenda negli anni passati avrebbe capito al volo.

A questi qui dell'Italia non importa nulla. E ancora di meno dell'ambiente, della gente, della natura, dei nostri figli.

L'ultimo "provvedimento" e' stato firmato il 15 Aprile 2021, in aggiunta a svariati altri firmati le scorse settimane.

La concessione si chiama "Portomaggiore"e si tratta del pozzo esplorativo Malerbina in provincia di Ferrara, un paesino di nome Masi Torello.

E' un pozzo in cui cercheranno sia petrolio che gas, ed e' ad opera della micro-ditta USA Aleanna Resources, ditta di cui tanto abbiamo parlato su questo blog e che altro non e' se una scatola vuota di affaristi americani che passano per Matera e che pensano di poter venire in Italia a fare i fatti (o le trivelle) loro.

Alcune cose spiccano agli occhi e al cuore.

La regione Emilia Romagna, novella Ponzio Pilato, non ha fatto sapere il suo parere. Hanno lasciato soli quelli del comune di Masi Torello, del consorzio di bonifica della pianura di Ferrara, e pure l'Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia che invece hanno espresso parere negativo.  

Che gli importa a quelli della regione di medici, residenti, e dell'ambiente di Ferrara?

Che gli importa a Dario Franceschini? A Roberto Cingolani? Evidentemente questa supposta transizione non passa per Masi Torello che invece si beccheranno il pozzo "esplorativo".

Notare le parole pozzo esplorativo. Vuol dire che siamo all'inizio di un iter che potrebbe durare almeno quarant' anni se il petrolio o il gas ci sono. Con buona pace della transizione.

E la subsidenza? E l'inquinamento? E i fanghi di perforazione? E le vasche con dentro la monnezza petrolifera? E i cambiamenti climatici? E chi vive li vicino?

Ehhh. Che domande scomonde. Qui c'abbiamo la transizione ecologica!

Solo che non hanno specificato quando - e infatti, se qui facciamo pozzi esplorativi oggi, forse questa transizione arrivera' fra cinquant'anni! 

Nel frattempo chi doveva speculare ha speculato.

Sono tutte balle, e' solo un cambiamento gattopardiano.

Cambiamo tutto, ma in realta' non cambiamo niente.

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Progetto: Pozzo esplorativo "Malerbina 1 dir" nell'ambito del permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi denominato "Portomaggiore"

Descrizione: Il progetto prevede la perforazione di un pozzo esplorativo denominato "Malerbina 1 dir" nell'ambito del permesso di ricerca idrocarburi "Portomaggiore" nel comune di Masi Torello (Fe).

Proponente: Aleanna Italia S.r.l.

Tipologia di opera: Ricerca idrocarburi



Monday, September 7, 2020

L'orca che ha vegliato sulla figlia morta per 17 giorni, e' di nuovo mamma


 

Ne avevo scritto un paio di anni fa, della storia dell'orca Tahlequah, ufficiamente nota come J35. Era l'orca che non riusciva ad accettare la morte della sua piccola e che per piu di due settimane la coccolo' e la tenne a galla con enormi sforzi, mentre il corpicino iniziava a degradarsi. Non si era mai visto prima.

Era anche la storia di una colonia di orche che a causa dei troppi e veloci cambiamenti nel loro habitat naturale, hanno visto grandi morie, fame, aborti ed incapacita' di vivere come hanno fatto per millenni. Le orche del Pacifico sono infatti in via di estinzione.

E adesso la bella notizia, Tahlequah e' di nuovo mamma. Le due orche, mamma e figlia,  sono state avvistate nel Pacifico, fra Washington state e Vancouver.  La nuova orca si chiama per ora solo J37, un po segno di scaramanzia. Come dire aspettiamo ancora un po per darle un nome piu' bello. 

La gradivanza e' durata 18 mesi, e J57 appare sana e piena di vita. Si pensa che sia nata il 4 Settembre. 

Adesso di orche della loro specie ce ne sono 73.

Mi sembrava carino raccontare questa conclusione di vita, e di natura che in qualche modo continuano a resistere.




Thursday, June 4, 2020

Russia: stato di emergenza per perdita di petrolio in Siberia



Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato lo stato di emergenza in Artico in seguito allo sversamento di 20,000 tonnellate di olio diesel che sono finite nel fiume Ambarnaya nel circolo Artico.

Il tutto e' successo nella citta' di Norilsk il giorno di venerdi'  29 Maggio dove un impianto energetico dedicato alla produzione di nickel e di palladio e' collassato. Si pensa che il collasso sia dovuto alla subsidenza nei pressi degli impianti di stoccaggio del diesel.

Il permafrost su cui sorge l'impianto infatti si sta scogliendo rapidamente a causa dei cambiamenti climatici. Una specie di circolo infernale dunque dove il consumo di fonti fossili porta ai cambiamenti climatici che portano allo scoglimento delle nevi e del permafrost, che porta al collasso di strutture che porta a perdite di petrolio.

La ditta madre si chiama Norilsk Nickel ed e' stata anche accusata di negligenza criminale visto che ci hanno messo due giorni ad informare Mosca dell'accaduto. Il direttore di questo impianto e' pure finito in carcere.

Per ora siamo a un area di 350 chilometri quadrati inquinati, e intrisi di rosso.

Si calcola che sia il secondo piu' grande incidente in Russia, in termini di volume di petrolio ed anzi, Greenpeace lo ha gia' paragonato al riversamento in mare di petrolio da parte della Exxon Valdez nel 1989 in Alaska.

Costo della pulizia? Chi lo sa.

Ma si parla di almeno 1.5 miliardi di dollari e di circa dieci anni di tempo.

Di questa Norilsk Nickel abbiamo gia' parlato visto che nel 2016 fu responsabile di altre perdite di
sostanze chimiche che fecero tingere di rosso cupo un altro fiume dell'Artico.

Il ministro delle difese naturali di Russia, Dmitry Kobylkin, dice che non sa bene che fare ma di non voler bruciare tutto questo diesel. Forse useranno dei reagenti per diluirlo, forse lo pomperanno altrove. Ci vorranno pero' i miliari per affrontare la situazione nel suo complesso.

Putin e' d'accordo nel pompare il petrolio sulla terraferma adiacente.

Dice: "Tanto la terra li e' gia' piena di petrolio".

Come siamo messi, eh?






Sunday, May 31, 2020

Santa Monica, distruzione e saccheggi, 31 Maggio 2020












Domenica mattina.

Giornata che promette cose belle, le restrizioni del coronavirus un po' alleggerite, sole di fine maggio, voglia di normale, di positivita'.

Arrivo in macchina a sud, Huntington Beach. Cento anni fa citta' di petrolio, con i pozzi sulla spiaggia a centinaia.  E poi gradualmente Huntington Beach si scopre citta' di turismo, e si autoproclama capitale del surf mondiale.

Chiacchero e cammino con il mio amico di vecchia data Giovanni, che vive qui da trent'anni. Le vetrine spaccate di Rodeo Drive di ieri sera paiono lontane.

E' meta' mattina. Vediamo i negozianti mettere il compensato sulle vetrine, la polizia che controlla, persone che non sembrano turisti, che si guardano attorno, che studiano. Non capiamo bene. Qualcuno ci dice di tornarcene a casa per sicurezza.

Vado via dopo una lunga passeggiata.

Alla radio in macchina, le notizie di Santa Monica, la mia citta'.

Il sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti, parla alla radio.

Notizie di disordini, di confusione. Inviti alla calma. Non capisco bene cosa succeda. Non riesco ad immaginare l'intensita' della cosa.

Arrivo a casa.

Accendo la televisione.

Sono le strade che conosco da venti anni. Strade lungo cui ho camminato e sono stata felice, triste, innamorata, arrabbiata. Strade lungo cui ho riflettuto della mia vita, del mio lavoro, del petrolio, dei compleanni che scorrono. Strade da cui ho ammirato tramonti. Strade dove ho corso. Strade che ho condiviso con persone amiche, con visitatori, con persone nate qui e che ne ricordano la storia piu' antica dei miei venti anni di California. Strade che non erano mie quando sono arrivata qui, ma di cui ora conosco ogni angolo. 

Non riconosco quello che vedo.

Anzi, riconosco tutto, Montana Avenue, Wilshire Avenue, e la mia preferita, la California Incline che porta dal centro citta' al mare lungo una spettacolare disceca. Riconosco le palme, l'archiettettura deco, i giardinetti , i parcheggi.

E' la mia citta'.

Ma quello che non riconosco e' il frastuono degli elicotteri, le sirene spiegate, la gente che corre. Vedo gente ammassarsi davanti ai negozi. Vedo gente prendere spranghe e spaccare le vetrine di Vans, un negozio di scarpe. Vedo le scatole di scarpe rotolare, vedo scarpe rosa e scarpe blue gettate lungo il marciapiede.

Vedo vetri in frantumi. Sento il ritmo delle spranghe. Vedo mini incendi.

Vedo rabbia negli occhi di chi spacca,  il resto del volto coperto da bandanna o da mascherine.
Ci sono spari, forse di lacrimogeni, non e' chiaro.

Il commentatore fa notare gente nella folla che si e' portata dietro mattoni, forse per gettarli. Vedo carri armati color sabbia mimetica a decine pronti per essere mandati di qua o di la. Vedo la banca, le gioiellerie, i negozi di valigie, tutti spaccati.

Vedo negozi di vestiti devastati, con manichini gettati a terra. Vedo immondizia per terra. Vedo barricate di poliziotti, di cartoni. Vedo la gente con le mani in alto, vedo gente che si inginocchia.
Vedo gente che arriva al municipio e che cerca di sfondarne le finestre. Vedo automobili in fiamme, vedo pompieri all'opera.

Sento clacson. Vedo graffiti dove non c'erano prima. Vedo gente che litiga, che urla. Altre sirene.

Arrivano i rinforzi da altre citta, anche da Santa Barbara e Santa Maria, e vari altri santi del rosario.

Penso ai proprietari di quei negozi. Alcuni gia' messi in ginocchio dal coronavirus e che non meritano questo.

Chiamano la guardia nazionale.
Mettono il coprifuoco alle 4pm.

Siamo stati in casa per quasi tre mesi, e questa sorta di anarchia e' un miscuglio di troppe cose brutte.

E' vero, la situazione bianchi e neri non e' stata mai risolta, e' vero c'e' tanta violenza da parte della polizia in diverse localita' specie contro le minoranze etniche. E poi c'e' tanta differenza di ceti sociali, troppa.  La vita e' eccellente qui in America, ma solo se sei ricco. E questo vuol dire che e' eccellente solo se sei ricco ed egoista. E non era cosi, anche solo al tempo in cui mio padre fece l'emigrante.  I ricchi sono sempre piu' ricchi, i poveri hanno la vita sempre piu' difficile.

Per i giovani, di ogni colore, se non sono gia' messi bene di famiglia, la vita e' dura. Gli affitti alle stelle,  il debito con le banche prima ancora di iniziare, la precarieta'.

Per tanto tempo abbiamo pensato, o ci siamo illusi, che potevamo coesistere tutti. Che ne avevamo fatta tanta di strada dopo i riots del 1992.  Che c'era spazio per chiunque qui. Che i colori non contano. Che di tutte le citta' americane forse Los Angeles degli scorsi 25 anni fosse la piu' magnanime, la piu' aperta, visto che davvero c'e' qui ogni razza, ogni colore di persona e che il sole splende su tutti, indistintamente.

Evidentemente non e' cosi. 

Il presidente Trump non e' stato capace di offrire una parola di conforto, di umanita', di unione in mesi di coronavirus, e men che meno dopo la morte di George Floyd. Anzi, e' stato cosi dal primo giorno in cui e' diventato presidente. Mai una parola edificante e costruttiva. Mai un commento di perdono, di affetto, di comunione. Sempre distruttivo. Brutto, di una bruttezza interna.

A volte vorrei essere Melania Trump. Solo per usare quella posizione di first lady per fare, per dire cose buone, per dare un sorriso, per avere della grazia. Che opportunita' sprecata. 

Non so cosa dire. Non so perche' scrivo. Ma e' la mia citta' , l'ho studiata, l'ho girata in lungo e in largo, le voglio bene.

Dalla televisione fanno vedere una panoramica di Los Angeles. Si vedono tanti alberi, stradine residenziali. Da lontano sembra tutto calmo. Il cielo e' blu'. E' bello quello che vedo.

La violenza e la distruzione, delle parole e delle vetrine, non e' mai la soluzione.

Ci sono cose che non ti piacciono? Cerca di cambiarle, a partire da te, dal tuo piccolo, dal tuo modo di fare. Sii la persona migliore che puoi essere, con comprensione, ascoltando l'altro, usando l'intelligenza per argomentare e non le spranghe per vandalizzare.

Mi mancano un po gli anni del petrolio. Per quanto stanca e a volte demoralizzata sentivo di fare una cosa buona.

Vorrei avere una bacchetta magica, per far scomparire tutto e per risvegliarci domani e ricostruirci, fuori e dentro.



Monday, April 20, 2020

Il prezzo del petrolio scende sotto lo zero: -$37 dollari al barile



Non lo so come mi sento a scrivere questo post.

La premessa e' che, come tutti ormai sanno, questa mia crociata anti petrolio e' stata perche' ENI e compari volevano venire a trivellare i campi vicino ai posti dove sono cresciuta. Non avrei mai pensato che sarebbe andata a finire cosi, e prima del 2007 non sapevo e non seguivo nulla dei mercati petroliferi.

E poi ci sono stati 12 anni di battaglie, a volte feroci, con ENI, politici, e sfruttatori.
Il petrolio era arrivato a oltre 100 dollari al barile.
E poi mi sono stancata - emotivamente e fisicamente e psicologicamente.
E poi e' arrivato il coronavirus.

La notizia di oggi e' che a causa della pandemia, e del fatto che e' tutto fermo, aerei e autobus, con superstrade vuote e scampagnate fuori citta' ora ridotte a ricordi vicini e lontani allo stesso tempo, il prezzo del petrolio e' crollato.

Ma nel frattempo hanno continuato a pomparlo e non sanno dove metterlo. Le raffinerie sono sature e non ne vogliono piu'. Cosi' il prezzo dei futures del greggio per Maggio 2020 ha sfondato il fondo dello zero ed e' diventato negativo, cioe' se accetti ora, tra meno di un mese ti daranno soldi se te lo prendi e te lo stocchi a casa tua.

E quant'e' questo prezzo?  -$37.63 dollari per barile.

Cioe' per ogni barile che accetti oggi di prenderti, a Maggio ti regaleranno oltre al tuo bariletto, giusto un po meno di 40 dollari.

Una sorta di bidone, insomma!

Scherzi a parte, il record precedente era nel 1986, quando te ne davano solo 10 se promettevi di prenderti un barile.

Se invece lo compri oggi per Giugno, pagherai solo $20.  
Anche questa cifra e' emblematica del crollo.

Nei limiti del possibile, il governo USA ha dato soldi a tutti per cercare di rivampare l'economia finora, ma niente o quasi ai petrolieri. Al massimo Trump ha un po' allargato lo stoccaggio nazionale a Cushing, Oklahoma, dove ci sono le riserve strategiche di greggio: il governo ha comprato un po piu di petrolio e ha concesso ai petrolieri di usare il sito come un parcheggio a pagamento temporaneo. Ma niente di piu' di questo. E le tasche dei consumatori, come sappiamo, sono a secco.

Il consumo mondiale di petrolio e' calato di almeno il 20-30%

Prima era di circa 100 milioni di al giorno. Ora ne consumiamo 20 o 30 milioni di barili al giorno in meno. 

E forse ancora meno.

Ogni giorno ci sono, solo negli USA 2 milioni di barili al giorno pompati di fresco che non si sa dove mettere.

E ci sono ancora a zonzo per il mondo petroliere cariche di greggio dell'Arabia Saudita che non si sa se e dove sbarcheranno e scaricheranno.

Lo stoccaggio di Cushing, Oklahoma era stato creato negli anni '70 ai tempi della crisi del petrolio in Medio Oriente. L'idea era di avere un cuscinetto di riserve da tenere in casi di emergenza per evitare la carestia di petrolio di quegli anni. Ma di recente, Cushing era gia' quasi a limite della sua capacita', a causa della produzione nazionale USA di petrolio e gas scoppiata in seguito al boom del fracking, e quindi lo spazio per allargarsi era poco.

E c'entra un po anche la politica. 

Il Dipartmento dell'Energia dell'amministrazione Trump in realta' aveva chiesto di poter *comprare* il petrolio extra al costo di 3 miliardi di dollari e depositarlo a Cushing, ma il Congresso, in mano ai democratici, ha detto di no. 

Hanno accettato di prendersi 47 milioni di barili, e hanno concessio ai petrolieri di stoccare temporamente il petrolio a Cushing pagando l'affitto per un massimo di 30 milioni di barili.   

Si era anche pensato di pagare i petrolieri per non pompare, ma anche questa proposta e' stata bocciata perche' violerebbe i trattati internazionali e sarebbe percepita come concorrenza sleale verso gli altri produttori di petrolio.

Che fare?

E chi lo sa.

La Russia e l'Arabia Saudita hanno accettato di diminuire la produzione, per un totale di meno 9.7 barili al giorno, a partire da Maggio 2020.  Molti pozzi saranno chiusi.

Ma tutto questo non bastera'.

Si prevede la bancarotta per molte ditte di petrolio, specie le piu' piccole e meno finanziaramente solide. 


E quindi veniamo a me. Cosa provo? Cosa penso? Alla fine, il petrolio nell'astratto e nel reale e' stato il lupus in fabula della mia vita per tanto, forse troppo tempo.

A dire il vero non provo granche' - non sono contenta, perche' il prezzo da pagare e' stata questa pandemia mondiale che ha portato morte e paura dappertutto.

Perche' volevo che vincessimo ad armi pari, anche se le armi dei petrolieri e dei politici sono sempre state piu' forte di quelle mai possibili di tutti noi.

Perche' volevo vincere con l'energia pulita, con le macchine elettriche, con una cittadinanza attiva, cosciente, intelligente, con una classe politica volente o nolente impegnata ad uscire da questo pantano fossile. Perche volevo vedere gente come Descalzi o Renzi svegliarsi sulla strada di Damasco.

Cosi non e' stato, ma la prendiamo cosi'.

E' stato questo piccolissimo virus a sconfiggere i petrolieri, anche se temporaneamente. In un certo senso e' la natura che ha avuto la meglio: dappertutto foto di animali e piante che si riprendono i loro spazi, e dall'altro il petrolio che ti regalano perche', per adesso almeno, non lo vuole piu' nessuno.

Adesso siamo qui, che ci piaccia o no.  Posso solo sperare che l'epoca post-coronavirus ci scopra meno consumisti, piu' innamorati del verde, della terra, dei cieli blu, piu' attenti al dolore e alle vite degli altri, con i nostri piccoli e grandi gesti quotidiani.

La morte per coronavirus spesso coinvolge il sistema respiratorio. La morte arriva in poco tempo, ma  il coronavirus non e' il solo nemico. E' solo un nemico piu' forte, piu' prepotente, piu' appariscente. Gli assalti quotidiani alla nostra salute sono invece piu' subdoli, ma portano danni gravi ugualmente, anche se visibili a lungo termine invece.

Proteggiamoli sempre i nostri polmoni e quelli degli altri, la nostra aria, il nostro habitat, anche dopo che il coronavirus scomparira'.









Wednesday, March 25, 2020

Coronavirus -- due


I fiori in un giardino vicino casa
Marzo 2020

Ecco,

ci siamo un po normalizzati, ma neanche tanto. Ormai sono vari giorni che ci alziamo, anche qui negli USA, ci prepariamo per il giorno, e poi... restiamo in casa. A volte occorre forzarsi di tenere una routine. Tutto e' piu' lento, piu' silenzioso, cerchiamo tutti di trovare un modo per rendere quest'altro giorno produttivo, in qualsiasi modo uno possa intendere la produttivita', per distinguere un Martedi dal Sabato.

Un nuovo normale.

A casa, abbiamo iniziato a guardare l'opera tutti i giorni. Il Metropolitan di New York ha mandato in onda una produzione diversa ogni giorno per una settimana, per la maggior parte Verdi e Donizetti. E cosi pure il Teatro Regio di Parma.  Mi piace questa cosa.  Una delle cose che avrei sempre voluto fare di piu' e' andare all'opera e impararne le storie. Durante gli anni del petrolio non c'era tempo, mai tempo, per niente.

Ed allora ecco che cerco di leggere e di ricordare le circostanze attorno a Va Pensiero o ad Amami Alfredo. E poi leggo la storia di Giuseppe Verdi -- un uomo che si e' fatto da se, da famiglia contadina e povera, e che mi riempie di ammirazione. Gli erano morte moglie e due figli e continuava a produrre note di bellezza e grazia.

E grazie al coronavirus ho scoperto una cosa molto bella. Tanti anni fa, l'opera veniva cantata nelle piazze durante le feste patronali o in altre occasioni di festa e pure non di festa. E Verdi non era una cosa per cui ci si vestiva di tutto punto per andarlo a sentire in qualche raffinato teatro milanese. Mia nonna - terza elementare - sapeva tutte, o quasi, le parole della Traviata e di Rigoletto, perche' le cantavano nella vita normale. Non sapevo questo.

A volte faccio ginnastica da sola  - temo che il mio corpo non piu' giovane perda ogni sembrianza a me familiare, e che gli anni avranno la meglio sui miei sforzi ginnici.  So che non e' una cosa razionale, ma sento molto il timore di invecchiare e di non avere fatto abbastanza nella vita.

Ogni tanto parlo con amici e amiche con cui non parlavo da tempo. E' bello sentire in tanti casi di essere le stesse del liceo, dell'universita', nonostante i decenni e le vie divergenti che ci separano. E' bello ridere ancora di segreti e di storie passate, aggiornarsi, sentirsi ancora complici. 

Ho anche guardato dei documentari su PBS, la TV pubblica americana, secondo me uno dei servizi migliori di questa nazione. Ne hanno mostrato diversi, sulla pandemia del 1918, che ha colpito in particolare Philadelphia. I commenti e i paralleli sono tanti; ma quello di cui possiamo essere grati e' che quantomeno nel 2020 abbiamo telefoni ed internet, zoom e tablet, per essere informati, per parlare, per starci vicini in qualche modo.

Sono uscita nei dintorni qualche volta, per andare al supermercato, per fare una passeggiata in notturna o alla mattina presto, o anche per un viaggio in macchina finche' si poteva. Qui e' ancora consentita l'attivita' fisica in solitaria.

La citta' e' diversa e il senso dell'udito piu' affilato. Tutto arriva ai miei sensi piu' limpido. E' stagione di pioggia qui e a volte dal ponte della quarta strada in sopraelevata il mattino e' cosi virile e sicuro di se, con le nuvole ben definite e le palme che ondeggiano nel cielo azzurro e lontano, che uno non si puo' non fermare e voler prendersi tutto.

Il mare di Marzo al tempo del coronavirus e' sincero, non c'e' foschia, non ci sono movimenti umani, rumori.

Alla mattina se apro le finestre sento gli uccellini dall'enorme ficus dietro casa che urlano a squarciagola. Chissa' forse anche loro sanno che e' tutto silenzio ed e' meglio riempirlo adesso che l'etere e' tutto per loro.

Ieri sera invece c'era un tipo che giocava da solo a pallacanestro, e il suo ritmo da rimbalzo era l'unico attorno a me. Faceva compagnia ai miei passi.  

La primavera non sa che c'e' il coronavirus. Ogni tanto sopro dei ciuffetti verdi che ieri non c'erano, vedo i cigliegi selvaggi e gli alberi di pesche nel giardino dei vicini che pian piano perdono i fiorellini rosa per trovare foglie verdi.

Sul balcone di casa in un vaso sono nate da sole delle fragole. Come sia sucesso non lo so, ma le ho mangiate, sono buone.



Thursday, March 19, 2020

Il coronavirus -- uno



Ore 4:00pm

Ho molto dibattituto se mettermi qui a scrivere per dare una forma ai miei pensieri, per comunicare con le poche o tante persone che hanno letto questo blog per tanto tempo, per far qualcosa di utile.

Non sapevo, non so, se ho qualcosa di costruttivo da dire o da dare. Ma alla fine, eccomi qui.

Voglio scrivere in punta di piedi, senza far rumore, solo con affetto, che alla fine e' stato il motore di questo blog per tutti gli anni in cui e' esistito.

Non daro' numeri, non diro' niente che nessuno non abbia gia' detto in termini di prevenzione, di stare a casa, di obbedire. Non c'e' niente da aggiungere alla catilena quotidiana di numeri di morte e di tristezza, e al cuore spezzato prima, e rassegnato ora, di tutti noi vicini, e lontani. 

Penso che in questi giorni di chiusura forzata delle nostre vite normali sia utile raccontare, parlare, comunicare, sentirci vicini. E quindi anche solo per offirire un modo di passare il tempo a chi e' a casa, voglio mandare spaccati di quello che succede qui, fuori e dentro di me.

Per tanti giorni e' stato un qualche cosa di lontano. In Cina, in una citta' che nessuno aveva mai sentito nominare, Wuhan, e poi lentamente in Europa, in Italia. Piano piano gli articoli di stampa e la TV iniziavano a parlare di casi sempre piu' in vicini, di cosa fare qui, se siamo preparati o no. Trump da galletto diventa un canarino triste.

La paura o forse la coscienza che non eravamo immuni e' arrivata qualche giorno fa. Piano piano anche le nostre citta' americane si sono svuotate. Il coprifuoco perenne non c'e' ancora, ma siccome la natura umana non cambia molto da Pechino a Pavia, ci sono anche qui tutte le cose che abbiamo visto in Italia, chi pensa di essere Superman, chi compra cibo per sei settimane. Ci sono anche storie di chi compra pistole, di chi si e' fatto costruire un respiratore per casa sua, di chi non capisce.

Ore 6:00pm

E ora proprio, il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti, ha parlato alla citta' con l'ordine di "stay at home" che e' una specie di quello che c'e' in Italia.  Non sono mai stata una grande fan di Garcetti, ma devo dire che in questa occasione e' stato rassicurante, statista. E adesso che parla il governatore della California, Gavin Newsom, sento lo stesso sentimento:  qualcuno che magari non sa esattamente quello che accadra' ma che spiega, che razionalizza, che da sicurezza. Ho avvertito lo stesso quando Giuseppe Conte ha parlato alla nazione.

Staremo a casa per un mese. 

Impareremo tante cose, come in Italia.

Qualche volta daremo il peggio di noi, ma spero che l'umanita' e la solidarieta' prevalgano, e che sara' il meglio di noi che prevarra'. 

Non ho mai vissuto in tempi come questi.

Ricordo da bimba una vaga paura della guerra fredda, della cattiva URSS, di Bresnev e di Khomeini che apparivano dal televisore, appena sbarcata in Italia nel 1979. Rai Uno li mostrava ogni sera al telegiornale.  Io non avevo neanche sette anni ed ero terrificata. Ricordo la paura dell'AIDS negli anni ottanta. Ricordo la confusione dell'11 Settembre o lo spossamento del terremoto dell'Abruzzo dell'Aprile del 2009. 

Ma nessuno di questi momenti e' come questo, in cui il nemico, la cosa che temi, e' invisibile, e' insidiosa, e' onnipresente, non se ne va, e non te ne accorgerai dove e come e quando verra'. Non e' su un aereo, o in una grande citta'. E' qui nell'aria, sotto le nostre scarpe, nelle nostre piazze, nei nostri paeselli.

Quando ero piccola, Bresnev e Khomeini erano lontani, e la guerra fredda possibile, ma non tangibile nel quotidiano.  Sting ci ricordava nella canzone "Russians" che i russi non sarebbero mai stati cosi stupidi da distruggere le vite dei loro cari: una bomba nucleare avrebbe ammazzato tutti, noi e loro.  Ancora mi commuovo a ricordare quelle parole "what might save us, me and you, is if the Russians love their children too".

E si, alla fine tutti abbiamo amato i nostri bambini piu' delle guerre.

Quanto tempo. 

Per l'AIDS, ero troppo lontana dal mondo di persone gay, dalle cose di sesso, troppo naive per sentirla come una cosa possibile nel mio piccolo mondo di studentessa delle medie o del liceo. L'11 settembre, e anche il terremoto, sono stati e sono eventi inaspettati per cui non ci si poteva preparare, e in un certo senso c'e' la beata ignoranza fino al momento in cui l'evento succede. E poi, dopo, c'e' il momento del ricostruire, del rimboccarsi le maniche, del fare.

E che dire del petrolio: avevo tempo, e per quanto fragili, strumenti per combattere ENI e politici ottusi, prima del disastro.

Ma adesso? Adesso, siamo davanti ad un nemico prolungato, sempre in agguato, per il quale non c'e' molto da fare se non star a casa ed aspettare che passi.

Come tutti ho paura anche io. O forse e' solo lo scoprimi piccola e impotente. Non ho paura per me, la mia vita e' stata bella e ricca, ma quanto per la fragilita' di tutte le nostre certezze.

Ho tanti pensieri --  di gratitudine per cio' che ho, che sono, per le persone che amo. Di riconoscenza per tutti quelli che fanno quello che fanno per noi tutti, medici, infermieri, cassiere, operatori delle pulizie che a volte si sono ammalati per noi. Di affetto per l'Italia, la sua bellezza, la bellezza della sua gente. Di umilta' - abbiamo mandato l'uomo sulla luna, abbiamo creato missili precisissimi e planetari, microscopi atomici, conosciamo i segreti del DNA e di Marte.  E ora ci fermiamo tutti per un virus invisibile.

Che possiamo fare?

Obbediamo, leggiamo, perdoniamoci, diventiamo persone migliori.

Ecco. Un caro abbraccio viruale a tutti.


Wednesday, November 13, 2019

Venezia sommersa dall'acqua





Ho vissuto per vari anni a Padova, e ci torno ogni tanto. Non spessissimo, ma abbastanza da riconoscerla e sentirla ancora mia.  E ogni volta che ci torno cerco sempre di trascorrere un giorno a Venezia - forse la citta' ai miei occhi piu' bella del mondo. Specie se visitata fuori dai mesi piu' turistici. Venezia non ti lascia mai indifferente.

Ci sono stata a Settembre del 2019.

Ho preso il treno e ho vagato senza meta, ritrovandomi per strane calli, facendo amicizia con un sacrestano che mi ha fatto salire sopra un campanile semi-abbandonato, scendendo giu' per una cripta antica, scoprendo il collegio armeno in festa. Ho comprato unguenti da un gruppo di frati a base di intrugli erborei. C'erano ancora bambini che giocavano in una piazzetta sul finire d'estate. Cercavo di fotografare la loro palla colorata sullo sfondo di una chiesa marmorea. Mi sembrava un bel contrasto. A un certo punto mi sono ritrovata davanti alle scale di Santa Maria della Salute dove una coppia giovane si teneva stretta, cercandosi, baciandosi sull' imbrunire.  Ho cercato di essere il meno invadente possibile.

A piazza San Marco ho pure scoperto il negozio Olivetti di Carlo Scarpa, che ora si chiamerebbe Olivetti Store - anche se la Apple e' arrivata decenni dopo. Sapevo che il negozio Olivetti esisteva ma non sapevo che fosse proprio li. Sono rimasta esterrefatta a guardare l'eleganza di quella vetrina che non credo vendesse piu' niente. Ero li, orgogliosa della mia italianita', della bellezza della piazza orientaleggiante, della lungimiranza di Adriano Olivetti.

Fra qualche giorno sarei ripartita per gli USA e quella sera mi sembrava tutto romantico e triste, e lo era.

Venezia, Murano, Burano, San Servolo, il Ghetto. Tutti posti che in un tempo o in un altro della mia vita ho  avuto l'onore di assaporare per un po.

E cosi vedere quelle foto di Venezia sommersa dall'acqua fanno male, a me, come a tutti.  Pare che sia la peggior acqua alta in 50 anni, dopo l'alluvione del 1966, con l'acqua che e' arrivata fin nei meandri sotterranei di San Marco.

Che dire. Sono i cambiamenti climatici? Le condizioni meteo eccezionali? Il Mose che non ha funzionato?

Non lo so. So solo che voglio bene a questa citta' e che a volte l'Italia, le sue contraddizioni, la sua gente e gli affetti che ho lasciato, mi mancano. Vorrei solo vederla felice. 


Monday, November 11, 2019

Gli incendi mostruosi di Sydney, Australia


































'There are simply not enough fire trucks for every house. 
If you call for help, you may not get it. 
Do not expect a firetruck. 
Do not expect a knock on the door. 
Do not expect a phone call. 
Your safest option will always be to leave early.'  

Avviso alla cittadinanza dei pompieri attorno a Sydney, Australia

Le previsioni sono delle peggiori: Sydney si appresta ai peggior incendi della sua storia. Alcuni prevedono che ben 100,000 case potrebbero andar perse.

I pompieri invitano alle evacuazioni di massa, perche' semplicemente non ci sono pompieri a sufficenza per salvaguardare tutti e tutto.

Quattrocento scuole sono state chiuse.

In tre sono gia' morti.

E' stato chiamato l'esercito.





Cento cinqunata case sono state gia' rase al suolo.


I fuochi sono stati caratterizzati come catastrofici, con temperature di 37 gradi, venti a 90 chilometri orari e bassi tassi di umidita'.

Ci sono ora circa 57 incendi attivi in zona.

E pure gli sciacalli che vanno rubando nelle case delle persone evacuate.

Le ceneri sono cosi abbondanti che pare neve.

La luna e' arancione.

La multa per chi getta cicche e' di $1,320 dollari.

Non ci sono pompieri a sufficenza. E in alcune localita' potrebbe essere anche troppo pericoloso per i pompiere anche solo cercare di intervenire.

Il Premier del New South Wales, lo stato di Sydney ha dichiarato lo stato di emergenza.

Sono arrivati rinforzi da Canberra, Adelaide, Hobart, Port Macquarie.
Evacuati anche vari centri di assistenza per anziani.

La qualita' dell'aria e' tre volte peggio che a Pechino attorno alla vicina Brisbane.

Nel contempo c'e' l'ennesima siccita' record in Australia. 

Il rischio attorno a Sydney e' considerato catastrofico, il livello maggior mai riportato.

Un altra faccia dei cambiamenti climatici, in un altro angolo del pianeta.