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Thursday, May 21, 2015

Scoppi in Louisiana e Texas - H2S in aria, petrolio in mare



Tre persone ferite in modo grave in Texas quando il tornado abbatte un pozzo di gas in Texas.



Oggi, 22 Maggio 2015 - Louisiana
Scia petrolifera di un miglio e mezzo.



19 Maggio 2015 - scoppia pozzo in Texas
H2S in atmosfera, evacuazione nel raggio di tre chilometri 


Eccoci qui.  Altri pozzi di petrolio che scoppiano e si incendiano. Il primo della serie e' scoppiato rilasciando emissioni di idrogeno solforato nel circondario. Siamo nel sud del Texas, Karnes County, da cui hanno dovuto evacuare residenti nel giro di tre miglia per pericolo di inalazioni tossiche.

Poi la rottura dell'oleodotto in California, del 20 Maggio 2012 di cui abbiamo ampiamente parlato.

E poi oggi, 22 Maggio 2015, un altra piattaforma della Texas Petroleum Investment si incendia nei mari di Louisiana. Ormai ci siamo abituati! 28 persone evacuate, produzione immediatamente fermata, non e' ben chiaro quanto petrolio sia finito in mare.

Che dire. Come sempre, non e' se succedera', e' quando succedera'.

Wednesday, May 20, 2015

Petrolio in mare a Santa Barbara





costo dell'operazione di pulizia finora: $257 milioni di dollari
200 chilometri quadrati di mare chiuso alla pesca
200 addetti alla pulizia ancora operativi
oleodotti ancora chiusi
petrolio finito in mare: 140,000 galloni invece che 101,000
cioe' 500,000 litri

il turismo regge, perche' per fortuna lo scoppio e' in una zona remota




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Oggi 25 Giugno i risultati delle analisi:

Glutaraldehyde
Ethylbenzene
Naphthalene
Toluene
Xylene

 tutta roba tossica

"These chemicals can never be completely cleaned up, especially with the archaic scraping of the beach and rocks with manual brushes.”

Le operazioni di pulizia vengono eseguite
A MANO
per non creare altri danni

“These chemicals are a threat to our health and the health of our unborn
This spill has exposed this community to chemicals for which there are no safe levels of exposure. They can cause cellular damage and death with both immediate toxicity and long-term health effects including birth defects, abortion and cancer.”

 Dr. Kevin Beckmen, Solvang, California

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Eccoci qui - a Santa Barbara, 200 chilometri a nord di Los Angeles. Fa male al cuore, almeno per me, perche' conosco il posto e la sua spettacolare bellezza.

A Goleta, li vicino, c'e' l'Universita' di Santa Barbara e nel 2014 ci ho trascorso un mese.  Il mare e' meraviglioso.






















Siamo al Refugio State Beach, dove una fessura da un oleodotto sottomarino ha mandato circa 21,000 galloni di petorlio in mare. Circa 80,000 litri.

Il mare e' blu e' ora nero e coperto di catrame.

L'oleodotto era di circa 11 miglia di lunghezza -- 18 chilometri -- ed era di proprieta' della Plains All American Pipeline con sede a Houston. Serviva per portare il petrolio dalle piattaforme in mare, costruite negli anni sessanta a Kern County, nell'interno dello stato dove ci sono tutte le strutture di supporto logistico. Fra le piattaforme,  una scoppiata nel 1969. Non e' ben chiaro cosa abbia causato questa fessura nell'oleodotto, costruito nel 1991. Capirlo e' ancora piu difficile perche' e' interrato sotto il mare.

Per adesso si vedono le foche nuotare nel petrolio, e non e' un bello spettacolo.

Intanto un giorno dopo lo scoppio, il governatore Jerry Brown ha dichiarato lo stato di emergenza, il petrolio si e' esteso per un area di circa 10 miglia di costa -- circa 16 chilometri -- e il quantitativo di petrolio finito in mare e' ora stato aggiornato a circa 105,000 galloni - circa 400,000 litri.

Hanno chiuso le spiagge ed evacuato i campeggi.

Le operazioni di pulizia sono difficilissime - il petrolio e' dappertutto, oltre che in acqua e' finito sui sassi, nella sabbia, a riva. Ci sono circa 100 specialisti a raccogliere tutto questo materiale, uno ad uno. E poi c'e' il problema di raccattare il petrolio finito in mare e cercare di evitare che si sparga ancora.

"We continue to see it's not a question of if there is going to be an oil spill but when?"

Fa veramente male vedere certe cose, un po di piu' perche' e' tuo.

Ancora un altro motivo per dire no ad Ombrina. 

Tuesday, May 19, 2015

Bomba, Abruzzo: 880 persone che sconfiggono la Forest Oil Corporation di Denver






La diga a 45 gradi per la subsidenza



Filomena, la vuvuzuela e Giorgio Mazzenga



E' una storia di quelle che danno speranza e che ci fanno ancora credere che l'attivismo -- intelligente, unito, informato, composto e persistente -- porta a risultati meravigliosi.

Siamo a Bomba, Abruzzo, provincia di Chieti. Popolazione 880 anime. Un paesino tranquillo, dove non succede mai niente. Ci sono gli ulivi, la Maiella, il fiume Sangro e il lago. I romani devono a Bomba parte della loro elettricita': negli anni cinquanta venne costriuta una diga, le cui acque alimentano tuttora una centrale idroelettrica per gli usi della capitale d'Italia.

Vennero espropriati piu' di un milione e mezzo di chilometri quadrati. La diga venne completata nel 1962, con pure la morte di due persone a causa di incidenti. Assieme alla diga nacque il lago di Bomba, azzurro e circondato dal verde d'Abruzzo. Con il tempo, lungo il lago si sono sviluppate attivita' turistiche e ricreative. Un'oasi di pace.

E poi ... nel 2009 arrivano quelli della Forest Oil Corporation di Denver, Colorado. Decidono che vogliono riprendere l'attivita' estrattiva portata avanti dall'ENI venti anni prima, quando avevano trivellato tre pozzi alla ricerca di gas, non avevano trovato nulla di appetibile e se ne erano andati.

La Forest Oil vuole riprovarci. Oltre a trivellare cinque nuovi pozzi, avrebbero anche costruito una centrale di desolforazione e raffiazione. Il tutto con emissioni a poche centinaia di metri dal paese, vasche per il contenimento di materiale di scarto, in un territorio geologicamente instabile, prono alla subisdenza, e non lontano dalla diga. Diga che era stata costruita ad un angolo di 45 gradi ed in terra battuta, non in cemento, proprio per l'instabilita' del territorio. Secondo i petrolieri sarebbe stato tuttapposto, tutti i potenziali effetti sarebbero stati lievi e trascurabili.

Cosa puo' fare un paesino cosi piccolo di fronte ad un colosso americano del petrolio, in affari dal 1916 e che nel 2008 aveva registrato 1.65 miliardi di profitti?

La risposta e' : tanto. Guidati dal Dott. Massimo Colonna, di professione chimico, i residenti si sono riuniti nel "Comitato Gestione Partecipata del Territorio" e non si sono piu' fermati. E se uno pensa che questo sia uno dei tanti comitatini di tanto fumo e niente arrosto si sbaglia di grosso. Questo e' stato un comitato che ha prodotto testi intelligenti, che ha dibattuto i petrolieri, che ha convinto i politici ad agire, che si e' letta le carte, ha rifatto i conti dei petrolieri, e che spesso ne sapeva di piu' dei petrolieri stessi. A ogni occasione hanno fatto vedere alla Forest Oil di che stoffa erano fatti.

Ad un certo punto, esasperati, quelli della Forest Oil hanno mandato i loro rappresentanti a cercare di placare gli animi, un volo da Denver a Bomba a promettere benessere e profumi, ma nessuno gli ha creduto. Gli 880 residenti di Bomba hanno dato alla Forest Oil quello che loro stessi hanno definito il peggior benvenuto nella loro intera storia corporativa di novant'anni.

Ci sono stati tanti episodi in questa storia di Bomba vs. la Forest Oil, a volte ci siamo quasi disperati, altre volte sembrava di avere la vittoria in tasca, ma in questi quasi sei anni, tutti abbiamo fatto la nostra piccola parte senza mai arrenderci. I balconi pieni di lenzuola No Forest Oil, la signora Filomena di un metro e mezzo che con la sua vuvuzuela le cantava a Giorgio Mazzenga della Forest Oil Italia, meta' Abruzzo a mandare osservazioni di contrarieta', i bambini della maestra Assunta di Florio a scrivere ai ministri, il Comitato e il WWF a leggersi le carte, a spiegare a quelli della regione i pericoli della situazione, e a controbattere ai petrolieri parola per parola, e un po anche io dall'altro lato dell'oceano con testi e a scovare comunicati agli investitori dove pure la Forest Oil diceva che non era proprio tuttapposto con la geologia di Bomba.

I petrolieri di Denver sapevano di essere quanto meno in ritardo sul loro programma di marcia. E cosi, nel 2012 hanno dovuto annunciare ai loro investitori dalle pagine del Wall Street Journal la perdita di 35 milioni di dollari di affari. La causa? Bomba!

Finalmente, dopo tanti alti e bassi, eccoci. Il giorno 18 Maggio 2015 il Consiglio di Stato ha decretato in maniera finale e definitiva che il progetto non s'ha da fare. Ci sono rischi di danni insostenibili per la collettivita' locale a causa dei rischi di subsidenza e occorre invocare il principio di precauzione. Il progetto dello sfruttamento di gas a Bomba e' insostenibile.

Non ci sono piu' tuttapposti.

Fine.

Bomba ha vinto.

Ecco, da oggi in poi nessuno potra' dire che a Bomba non succede niente. E' successo che 880 persone di un paese minuscolo dell'Abruzzo hanno rimandato a casa una multinazionale del petrolio. Chapeau.