.

.
Showing posts with label latte. Show all posts
Showing posts with label latte. Show all posts

Tuesday, February 16, 2016

Il costo di un barile di petorlio



Produzione in Regno Unito: costo $52.50 al barile.
Produzione in Brasile: costo $49 al barile
Produzione in Canada: costo $41 al barile
Produzione negl USA: $36 al barile 
Produzione in Arabia Saudita: $10 al barile
Produzone in Kuwait: $10 al barile
Produzione in Iraq: $10.70 al barile

Costo di un barile di petrolio?
$28 dollari al barile.

Molti dei paesi di cui sopra in questo momento estraggono a perdere. 


Questi dati arrivano dal Rystad Energy UCube database dove viene fatta la media da 65,000 pozzi di petrolio e di gas in tutto il mondo.

I prezzi di petrolio sono crollati a partire dalla meta' del 2014, quando valeva piu di $100 dollari al barile, facendoci guadagnare tutti. E poi l'OPEC, guidata dalla'Arabia Saudita decise di aumentare la produzione per far crollare i prezzi del greggio a causa della sovrapproduzione e mandare in bancarotta le ditte dei paesi in cui la produzione era piu' costosa.

L'OPEC ha cosi creato un eccesso di circa 3 miliardi di barili di petorlio in tutto il mondo.  Le cose non sono rose e fiori neanche in Arabia Saudita dove sono calati gli introiti, e dove si calcola che fra cinque anni potrebbe anche finire la liquidita' se i prezzi non tornano a salire.

Per ora il prezzo del greggio continua a calare. Siamo adesso a circa $28 al barile.

A questi ritmi e' adesso piu' costoso un barile di acqua, di vodka, di Coca Cola, di vino o di latte,  che di petorlio. Anzi, vale di piu' il barile fisico che non il contenuto, circa tre volte di piu'.
comparison



Monday, January 12, 2009

L'ENI ed il latte materno


''C'è inquinamento che si vede, come il fumo delle ciminiere, e c'è l'inquinamento che non si vede, che si insinua nelle viscere della terra, che impregna l'insalata, che si annida nella frutta, che penetra nell'organismo umano''

Queste sono le parole del sindaco di Gela, Rosario Crocetta, che coraggiosamente ha annunciato alla fine del 2008 che chiedera' all'ENI risarcimento per danni ambientali nella sua citta', e che invoca la presenza permanente di un osservatorio del consiglio nazionale delle ricerche. Gli ex lavoratori sono gia' riuiniti in un comitato spontaneo e si sono gia' costituiti parte civile.

L'impianto di Gela, detto Clorosoda, ha inquinato cosi fortemente la citta' con i suoi scarichi di mercurio che le donne hanno tassi elevatissimi di mercurio nel loro latte materno e le acque non sono potabili. Gli ex lavoratori ancora vivi sono quasi tutti ammalati di cancro. La loro vita media e' di 60 anni contro i 75 della media nazionale. Lo stabilimento ENI di Gela, e' stato chiuso circa 20 anni fa, ma continua ad inquinare perche' l'opera di smantellamento non e' stata portata a termine in un modo completo e giusto. Per esempio, le tubazioni interrate non sono state ancora rimosse, e giacciono carichi di inquinanti nel terreno. L'acqua a Gela non e' potabile da molti anni.

Gli ex dipendenti ENI hanno chiamato lo stabilimento Clorosoda 'la fabbrica della morte'. Secondo le analisi fatti, l'ENI e' responsabile dell'inquinamento del mare di Gela con mercurio, rame, zinco e arsenico, dell'inquinamento dell'aria con benzene, toluene, isobutano, bisolfuro di metile, trimetilbenzene, e della terra con nickel, cobalto e zinco.

Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino ha detto ad UnoMattina che lui non ha alcuna ragione di credere che l'ENI metta a rischio la salute della gente. Forse dovrebbe farsi un viaggio nel sud inquinanto dall'ENI. Forse dovrebbe trascorrere le sue vacanze a Gela, e magari restarci.

Fonti: La nuova ecologia, E-gazzette