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Saturday, June 13, 2015

Trivelle nel parco nazionale del Virunga, Congo la casa dei gorilla

 L'umanita' dentro il parco, 
un ranger abbraccia il gorilla dopo che i 
bracconieri gli hanno ucciso la mamma

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Il parco del Virunga

Il Lake Edwards 

 I gorilla

 Le trivelle





La triste telenovela petrolifera del Parco Nazionale del Virunga, sito protetto UNESCO della Repubblica democratica del Congo dal 1979, continua, con sempre maggiori intrecci.

La storia inizia nel 2007, quando il ministro congolese degli idrocarburi (si, hanno anche questo in Congo!) decide di rilasciare due concessioni petrolifere proprio ai confini del Virunga, alla Total di Francia e alla Soco, ditta londinese.

La Total decide di tenersi fuori dai confini del parco, quale che ne fosse stato il perimetro, presente o futuro, ma la Soco e' stata piu' spregiudicata ed ha eseguito ispezioni sismiche nei pressi del Lago Edwards, dentro il Virunga, e dove si stima ci siano importanti giacimenti petroliferi. Hanno poi consegnato i risultati dei loro sondaggi al governo del Congo, chiedendogli di approvare il proseguimento delle attivita' petrolifere dentro il Virunga.

Secondo l'UNESCO, le trivelle sono incompatibili con i suoi siti protetti. Il Congo dovra' quindi o cambiare i confini del parco o cambiare lo status del Virunga, il suo parco piu' antico, riunciando al titolo di World Site Heritage.

Il Virunga e' la casa dei gorilla del Congo. E' nota per straordinaria biodiversita' raccolta nei suoi quasi 8000 chilometri quadrati. Vivono qui circa 600 gorilla di montagna, la meta' di quelli che restano sul pianeta.  Assieme a loro dozzine di specie in pericolo di estinzione, non solo gorilla. Ci sono elefanti, scimpanze', ippopotami.   Anni di guerra civile, di incivili bracconieri hanno gia' avuto effetti devastanti sul parco che dal 1994 e' considerato dall'UNESCO in pericolo. Ogni tanto una guardia forestale viene uccisa.

La storia del Virunga e' diventata nota al grande pubblico grazie alla campagna globale del WWF  e grazie al documentario Virunga, prodotto da Leonardo Di Caprio che hanno denunciato al mondo intero la vergogna della Soco.

C'e' il pericolo di inquinare il lago Albert, vicino al lago Edward, da cui traggono sostentamento 50mila famiglie di pescatori.  Il WWF consiglia di sviluppare industria piu' sana, turismo dei gorilla, idroelettrico, pesca. Si mobilitano Richard Branson della Virgin, l'arcivescovo Desmond Tutu e pure Warren Buffett, uno dei piu' ricchi investitori del pianeta. Il WWF manda al governo 700mila firme da tutto il mondo.

Nel Novembre 2014 la Soco, sotto l'enorme pressione internazionale, manda comunicati stampa dove promette che non eseguiranno piu' indagini petrolifere nel Virunga. Una gran festa.

Ma a leggere meglio, sfuggono queste parole: "A meno che".

A meno che l'UNESCO e il governo del Congo non concordino che il parco non verra' danneggiato dall'attivita' petrolifera. Anzi, magari il Congo puo' chiedere di ridisegnare i confini del parco, cosi' possono stare tutti contenti.

E guarda caso, proprio nel 2014 Matata Ponyo, il primo ministro del Congo, annuncia che stanno pensando di modificare i confini del parco.

Gettato il sasso, la Soco fa la verginella e dice che restera' estranea alle discussioni fra UNESCO e Congo sui confini del parco.  Nello stesso frattempo ingagiano una ditta di legali per "indagare meglio" le accuse rivoltegli dal documentario Virunga e dai gruppi ambientalisti che l'hanno prodotto. La BBC riporta che nel 2014 la Soco, ha pure pagato alcuni ufficiali del corpo militare per usare violenza contro chi si oppone alle trivelle.

Non sappiamo come andra' a finire, se il governo del Congo proteggera' i suoi gorilla o se vendera' l'anima ai petrolieri.

Nel frattempo ci sono altre concessioni petrolifiere - sull'80% del Virunga.



Friday, June 12, 2015

Record rinnovabili: California, Regno Unito e con il silicio nero

This means that the surface recombination issue has truly been solved and black silicon solar cells have real potential for industrial production.

Nature Nanotechnology, 18 Maggio 2015




A causa delle condizioni climatiche - vento e sole in tutta la nazione, il giorno 6 Giugno 2015 il Regno Unito ha fatto registrare un record di energia rinnovabile: il 43% con 13.4 GW. Il carbone era fermo al 7%. Il petrolio era al 26%. Il resto era nucleare, importazioni ed energia stoccata in Scozia e nel Galles.

Certo e' stato un giorno speciale per gli inglesi - condizioni meteo cosi favorevoli sono rare, eppure questo nuovo record lascia capire che se veramente decidessimo di darci da fare con le rinnovabili, non ci ferma nessuno.

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Passiamo alla Calfornia dove il 31 Maggio 2015 ci sono stati picchi di energia solare al 50% - la settima economia del mondo alimentata per meta' dal sole. Abbiamo qui un mandato legale di produrre il 33% di energia dal sole entro il 2020. Nel 2013 siamo arrivati al 22.5%. Tutto lascia presagire che il limite del 33% sara' raggiunto e forse pure superato.

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Una delle celle fotovoltaiche finandesi con efficenza record

Superficie di silicio nero




E infine arrivano a valanghe i progressi nell' efficenza delle celle fotovoltaiche. 

In Finlandia qualche giorno sono state create le prime celle al silicio nero con efficenza del 22.1%. Un record assoluto, riportato da Nature Technology.

Uno di problemi principali nel creare celle fotovoltaiche e' la ricombinazione delle cariche.  Fondamentalmente, arriva il fotone (la luce) e dal silicio si liberano gli elettroni. Ci piacerebbe che questi elettroni liberi possano generare una corrente, ma spesso invece vengono riassorbiti da altri atomi di silicio, "ricombinadosi" e sprecando i fotoni.  I finlandesi hanno semplicemente progettato prima e applicato poi uno speciale strato di alluminio sulle celle fotovoltaiche al silicio nero e voila' - la ricombinazione si e' ridotta dal 50% al 4%.

Il silicio nero e' una superficie fatta di cristalli di silicio affusolati di altezza 10 micron e di diametro 1 micron ciascuno. Questi piccoli "aghi" di silicio semiconduttore fanno si che ci sia un alto assorbimento di luce visibile e infrarossa, ed una bassissima riflessione della luce incidente - cioe' tutti o quasi i fotoni che arrivano vengono assorbiti, rendondoli ottimali per farci i pannelli fotovoltaici. Mancava solo da migliorare la ricombinazione, ed ecco, ci sono riusciti.

Si aprono un sacco di nuove strade con questo silicio nero. 

Il giorno 24 Aprile, invece la cinese Trina Solar che produce celle fotovoltaiche commericiali ha annunciato il record di efficenza di moduli di silicio multicristallini, arrivando al 19%.  La tedesca Manz e' invece arrivata al 16% di efficienza in moduli di energia solare di rame-indio-gallio-selenio (CIGS) in pannelli pronti per la commercializzazione, come riportano da comunicati del 27 Aprile. E infine, la TSMC Solar di Taiwan, il giorno 28 Aprile annuncia di essere arrivata al 16.5% di efficenza dagli stessi moduli CIGS di Germania.

Tutti questi pannelli sono pronti per essere venduti adesso. I laboratori su citati lavorano per migliorare ancora l'efficenza dei loro prodotti.


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Ultima cosa: il silicio nero e' stato scoperto per puro caso negli anni '80. Solo oggi cerchiamo di capire come fare per farci cose "utili". Ma 30 anni fa non lo poteva sapere nessuno che una superificie di aghi di silicio potesse portare a scoperte potenzialmente fenomenali per il pianeta. E' stato cosi per mille altre cose - dall'elettricita' ad internet. E quindi quando dicono che la scienza in se e per se deve "essere utile" o perche' "sprechiamo tutti quei soldi per il CERN" etc etc sono tutte balle.

La scienza e'  voglia di sapere, non utilitarismo.








Thursday, June 11, 2015

Gli orsi affamati e malnutriti a causa dei cambiamenti climatici


13 Settembre 2015. Gli orsi polari muoiono di fame a causa della mancanza di cibo e dei cambiamenti climatici.  Foto di Kerstin Langenberger che l'ha scattata a Svalbard, un arcipelago norvegese in Artico. A livello globale c'e' stato un calo della popolazione di circa il 30% degli orsi polari in 45 anni, a causa dello scioglimento dei ghiacci e di perdita di habitat e di cibo.

Dice questo Kerstin:

“I see the glaciers calving, retreating dozens to hundreds of meters every year. I see the pack ice disappearing in record speed. Yes, I have seen bears in good shape – but I have also seen dead and starving polar bears. Bears walking on the shores, looking for food, bears trying to hunt reindeer, eating birds' eggs, moss and seaweed. And I realized that the fat bears are nearly exclusively males which stay on the pack ice all year long. The females, on the other hand, which den on land to give birth to their young, are often slim. With the pack ice retreating further and further north every year, they tend to be stuck on land where there's not much food.”

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L'orso ricopre il corpo del delfino con la neve per presevarlo. Si presume che il delfino sia arrivato dal buco nella neve nella foto a sinistra e dal quale il delfino sia uscito per respirare.


Un altro orso che mangia la carcassa di un altro delfino morto ed ibernato




Questa fa veramente male, perche' siamo stati noi la colpa di tutto.

Nel ritmo normale delle cose, gli orsi polari e i delfini coesistono pacificamente. Nessuno mangia l'altro. E invece per la prima volta nella storia sono stati osservati degli orsi polari attaccare e mangiare i delfini nell'Artico.

Perche'?

Per colpa dei cambiamenti climatici.

E' questa la conclusione a cui e' giunto un gruppo di ricercatori del Norwegian Polar Institute, Jon Aars, Magnus Andersen, Agnés Brenière, Samuel Blanc, e pubblicato sul Polar Research Journal. Quello che accade, fondamentalmente, e' che a causa del rimpicciolirsi dei ghiacci artici, i delfini riescono a migrare piu a nord del normale e diventano preda per gli orsi. Cosa finora mai successa.  I quali orsi, sempre a causa dei cambiamenti climatici, sono sempre piu' malnutriti. Le loro prede "normali", le foche infatti, si spostano su raggi sempre maggiori e diventano meno numerose in Artico.

E quindi, invece che mangiare le foche, gli orsi passano ai delfini. Cambia tutto, anche il rapporto fra le specie animali.  L'articolo riporta almeno sei orsi che hanno attaccato i delfini, in episodi diversi, cercando di congelarne le carcasse per futuri "pranzi".

Uno potra' dire, beh che differenza c'e' fra foche e delfini. In realta' non funziona cosi, perche' non sappiamo quali altri equilibri cambieranno, o quali altri cambiamenti potranno essere innescati. 

Tutto cio' non e' normale e la colpa e' nostra.





Wednesday, June 10, 2015

Il miracolo rinnovabile dell'Uruguay

 Ramon Mendez


Uruguay








All'ultima gara per assegnare concessioni petrolifere in Uruguay ci sono state... zero offerte. Diciassette blocchi di petrolio a mare fra i 50 e i 4,000 metri di profondita' che non ha voluto nessuno. La ditta nazionale di stato Uruguayan National Oil Co. (ANCAP) e il Ministro dell'Industria, Energia e delle Miniere sono rimaste da sole. 

Il paese va al 100% di energia dalle rinnovabil. 


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"Uruguay will never again use oil to generate electricity"

Ramon Mendez, fisico, Direttore Nazionale dell'Energia dell'Uruguay


L'Uruguay e' un paese di 3.2 milioni di abitanti che non ha riserve petrolifere. E' anche un paese dove, nonostante cio', siamo vicini all'indipendenza energetica.

Fino a dieci anni fa il paese importava petrolio dal Venezuela, dall'Iran, dal Brasile, dall'Ecuador. Poi, hanno deciso di diventare green. Un mix di orgoglio nazionale, di economia traballante se lasciata allo status quo, e di investimenti intelligenti.

Nel giro di dieci anni sono arrivati all'84% di energia rinnovabile nel 2014 secondo dati ufficiali del Ministero dell'Industria, Energia e Miniere del paese. Uno strabiliante 84% in dieci anni. Da dove arriva questa energia? Dal solare, dall'idroelettrico, dalle biomasse agricole e dal vento. Tutto fatto in casa.

Alla base di tutto una parola sconosciuta a tutti i governanti italiani degli scorsi trent'anni: la programmazione. Nei primi anni 2000, il paese ha messo su la cosiddetta "Politica Energetica per il 2005-2030" approvata dal Presidente Tabaré Vasquez e appoggiata da tutte le formazioni politiche del paese. Tutte.

Da qui e' partito un enorme progetto nazionale per creare energia pulita sul suolo domestico e che ha avuto altrettanto successo. Ogni anno il paese ha investito il 3% del suo GDP nelle rinnovabili, cercando investimenti stranieri e facendo dell'Uruguay uno dei paesi leader del mondo nel settore dell'energia sostenibile con una sofisticata rete di integrazione fra eolico ed idroelettrico. Nel 2015 programmano di arrivare al 90% di elettricita' rinnovabile e nel 2016, se tutto va bene, all'indipendenza totale. Sono arrivati investimenti da tutto il mondo, specie dalla Spagna, Danimarca e Germania, ma anche dall'Italia, USA, Cina ed India.

L'ironia e' che a lungo l'Uruguay ha importato petrolio e derivati dall'Argentina. A causa dell'instabilita' di Buenos Aires, i prezzi fluttuavano in modo impossibile da sostenere per l'Uruguay, fattore che ha contribuito non poco alla scelta green del paese. Adesso e' l'Uruguay che esporta energia ai suoi vicini d'Argentina.

E i risultati si vedono. Il costo dell'elettricita' e' calato, in un paese in cui d'inverno fa molto freddo e in cui spesso scuole e pensionati dovevano spegnere il riscaldamento a causa dei prezzi troppo cari. Non piu'. Sono stati creati nuovi posti di lavoro, specie in zone rurali. Hanno messo a punto un programma per fare dell'aereoporto di Montevideo, il Carrasco International, il primo aereoporto sostenibile del mondo, interamente alimentato dal sole e dal vento. Montevideo pullula di taxi elettrici, ed il governo si e' posto l'obiettivo di alimentare tutti i mezzi pubblici del paese con l'elettricita' made in Uruguay.

L'Uruguay e' un paese piccolo, e certo su grande scala le cose sono piu' diffiicli, ma considerato che nel resto dell'America Latina -- e non solo! -- le altre nazioni sono spesso soffocate dalla corruzione e dall'inefficenza e' un miracolo quello che sono riusciti a fare.

Intanto in Italia, il governo di Matteo Renzi trivella. In Uruguay programmano, in Italia trivelliamo.



Tuesday, June 9, 2015

Scoppio di deposito petrolifero in Ucraina: 4 morti e sei dispersi









Per ora i morti sono quattro e sei i dispersi. Ben diciassette depositi di petrolio di 900 metri cubi ciascuno hanno preso fuoco nella citta' di Vasylkiv, in Ucraina, proprio nei pressi di un centro di munizioni. Fra i morti e i dispersi anche i vigili del fuoco accorsi a cercare di estinguire il tutto.


Lo scoppio e' accaduto poche ore fa e si sono vari report, ancora non completi. Questo per esempio del Wall Street Journal. Questo invece e' della TASS l'agenzia di stampa della Russia e qui invece la BBC.

Intanto evacuazioni dalle case nel raggio di due chilometri, e gente in ospedale per inalazioni tossiche. Si esclude, per ora almeno, che si tratti di un attentato terroristico.

Monday, June 8, 2015

La monnezza del fracking e le noci di California







Succede qui, in California.

Il Los Angeles Times manda un pezzo in cui scoprono che l'acqua di scarto delle trivelle viene usata per irrigare i campi, in questi tempi di crisi idrica.

Si.

Monnezza petrolifera nei campi agricoli.

Siamo a Kern County, nell'interno dello stato. Sorgono qui alcuni campi petroliferi che stanno li da tempo immemore. Regina dei petrolieri e' la Chevron, che ha sede a San Francisco. A Kern County c'e' pure l'agricoltura. Noci, mandorle, pistacchi, cigliegie, arance, limoni. La California e' fra i principali produttori mondiali di frutta secca.

E che succede quando arriva la siccita' che dura quattro anni? Siccita', petrolio, campagne -- mettile assieme ed esce uno schifo.

La Chevron infatti decide di prendere l'acqua di scarto e di mescolarla con i gusci delle noci che serve -- dicono loro -- per tirare fuori il petrolio in eccesso.

Noci e trivelle? Che combinazione interessante.

L'acqua viene poi depuarata e mandata in un canale di otto miglia ed arriva presso il Cawelo Water District. Da qui viene diluita con acqua potabile e poi mandata nei campi di novanta aziende agricole di Kern County per irrigazione.

Quest'acqua e' meta' della loro quota d'acqua annuale usata in suddetti campi.

E non c'e' solo il Cawelo Water District: in totale, ogni giorno la Chevron recicla e vende 21 millioni di galloni di petrolmonnezza ai contadini, per un totale del 10% di tutta l'acqua di irrigazione di Kern County.

A Kern County, la Chevron produce 70,000 barili di petrolio e 760,000 barili di acqua di scarto ogni giorno. La compravendita dell'acqua va avanti da due decenni almeno. Uno direbbe, beh, qualcosa testeranno, no? E invece no, siccome le leggi sono un po vecchiotte, testano solo sali minerali ed arsenico, secondo norme che sono vecchie di decenni, quando alcune miscele trivellanti non erano neanche state inventate. I contadini lamentano che possono addirittura sentire l'odore del petrolio nell'acqua quando annaffiano.

E quindi, tutto torna. I petrolieri risparmiano sui costi dello smaltimento della petrolmonnezza, e l'agricoltura ha piu' acqua a buon mercato per irrigare i campi.

La cosa triste pero' e' che non si sa esattamente cosa ci sia dentro questa acqua di monnezza, perche' i petrolieri non sono tenuti a dirlo. Qualcuno pero' se l'e' chiesto - fra questi Scott Smith, il direttore scientifico del gruppo Water Defense. Sono andati a Cawelo a prendere l'acqua della Chevron e l'hanno analizzata.

Come volevasi dimostrare c'e' dentro un po di tutto: acetone e methylene chloride, solventi industriali, e tracce di idrocarburi. Il livello di methylene chloride (dichloromethane) e' di 56 ppb. Il limite legale e' di 5ppb.

Dieci volte di piu'.

Se queste cose le facesse un benzinaio, dalle sue taniche sottoterra, verrebbe subito multato e costretto a chiudere.

E la Chevron cosa ha da dire? Beh, cosa possono dire. Dicono che non e' vero che la loro acqua contiene sostanze tossiche e manda una lettera al Los Angeles Times per dire che hanno a cuore la protezione di ambiente e di persone.  E' un loro "core value" - valore centrale. Dicono che usano un eccesso di precauzione. Pero' si rifiutano di dire esattamente cosa ci sia nella loro "acqua".

Tutta questa roba finisce nelle nostre verdure. Ora, certo i microrganismi nel terreno possono forse un po mitigare, e i nostri corpi hanno una certa tolleranza verso la monnezza e l'inquinamento, ma...  la domanda e': ce li vogliamo veramente i solventi chimici nel nostro mangiare?

Le mandorle hanno gusci, ma l'uva e le prugne e le pesche no.

Io me lo ricordo qualche anno fa l'enorme scandalo dell'olio d'oliva italiano alterato e lo scandalo qui negli USA perche' il New York Times riporto' che l'olio d'oliva extra vergine italiano a volte non era tale.

Non e' l'ora che qualcuno in Italia -- in Europa -- prenda un po di orgoglio di patria e dica ai politici di California: vedete un po di rimediare perche' noi le vostre noci e le vostre pesche al fracking qui non ce le vogliamo.