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Wednesday, August 10, 2011

Royalties di Norvegia


Dedicato a Vito De Filippo, a Stefania Prestigiacomo e a Assomineraria:
Vogliamo trivellare?
Allora facciamo come in Norvegia.
50 km da riva, l'80% di introiti al governo,
fondo speciale pensioni.

I buoni sconto sulla benzina potete tenerveli voi,
intanto memorandatevi questo.


La Norvegia e' uno stato petrolifero e ricco che produce petrolio dal 1970.

Forse e' anche l'unico al mondo dove hanno saputo fare le cose con il minor impatto ambientale possibile, sebbene il governo continui a ricordare che le estrazioni petrolifere siano inevetabile causa di inquinamento.

Tutti i pozzi norvegesi sono in mare: ci sono circa 40 campi di petrolio e di gas sparsi lungo le sue coste posti ad almeno 50km da riva.

Per far capire la portata dell'attivita' petrolifera in Norvegia si stima che il petrolio e il suo indotto diamo lavoro a circa l'1% della popolazione e che - nel 2007 - il 23% del prodotto interno lordo norvegese fosse dovuto agli introiti petroliferi.

La stragrande maggioranza dei ricavati che finiscono nelle casse dello stato vanno in uno speciale fondo pensioni, che al 2009 aveva dentro circa 320 miliardi di euro - quanto il PIL annuale della Norvegia - per un popolo con 5 milioni di abitanti.

Cioe' circa 60,000 euro a persona, inclusi i neonati.
Un mare di soldi, pubblici, di tutti.

In Norvegia fanno cosi: il governo e' spesso co-proprietario dei pozzi di petrolio e riscuote direttamente sui profitti, oltre che applicare varie tasse ai petrolieri. E come funzionano queste tasse in Norvegia? Eccole qui:

1. tasse ordinarie - 28% del ricavato
2. tassa speciale sul petrolio - 50% del ricavato
3. tassa sulle emissioni di CO2 e di NOx
4. tassa sulle emissioni di gas serra
5. tassa sullo sviluppo della zona
6. interesse diretto allo stato (SDFI)
7. tassa sulla licenza petrolifera

Quindi, quando ENI, Assomineraria, Vito De Filippo, e Paolo Scaroni verranno a dire che in Italia siamo tutti felici per il 4% di royalties in mare, e che siamo fra i piu' esigenti verso i petrolieri, fatevi due risate.

Le nostre royalties del 4% in aggiunta alle tasse governative, spesso un optional in Italia, dovrebbero essere paragonate a tutte queste belle tabelline della Norvegia. Qui a parte le tasse normali - che pagano tutti - ai petrolieri gli mollano un'aggiunta del 50%!

Dicono cosi:

due to the extraordinary profit associated with recovering the petroleum resources, an additional special tax is levied on this type of commercial activity.

a causa degli straordinari profitti associati allo sfruttamento delle risorse petrolifere, si applica una tassa speciale addizionale su questo tipo di attivita' commerciale.

Assomineraria, ingannevolemente secondo me, dice che la Norvegia non applica royalties. Ah si? Beh chiamiamole come vogliamo, ma in Norvegia al governo fra una cosa e l'altra gli devi lasciare l'80% dei tuoi profitti.


Poi c'e' la tassa sulle emissioni di monnezza tossica, che e' stata adottata addirittura nel 1991. E' considerata fra le piu' alte al mondo e dipende dal tipo di anidride carbonica (CO2) o di nitrati (NOX) che emetti. Per i petrolieri e le estrazioni in mare e' di circa:

50 euro alla tonnellata di CO2 emesso,
2,000 euro alla tonnellata di NOX emessi,

In piu' ci sono circa 40 euro alla tonnellata di CO2 che devono essere pagati per la legge sull'effetto serra, secondo le quali oltre a pagare la tassa sulle emissioni, devi pure pagare delle quote speciali.

Per il 2010 si stima che un miliardo di euro sia finito nelle casse statali solo grazie alla legge delle emissioni.

A Viggiano c'avrebbero tutti la Porche se mettessero una tassa simile sull'H2S!

La tassa sullo sviluppo della zona invece e' fatta in modo tale che nessuno speculi sulle licenze: una volta che te l'hanno accordata, se non trivelli ti danno una multa di 3,800 euro al chilometro quadrato della concessione.

La tassa diretta allo stato (SDFI - State direct financial interest) dipende da quanta parte della concessione appartiene allo stato, una sorta di partner delle compagine private. Lo stato e' dunque parte sia dell'investimento iniziale, che dei profitti. Ad oggi, il governo Norvegese e' azionista di circa 146 licenze. Poi c'e' la ditta nazionale, la Statoil, i cui profitti sono tutti pubblici. Per l'anno 2010, la Statoil da sola ha generato circa 1 miliardo e mezzo di euro.

Infine, qualsiasi cosa succeda, la responsabilta' e' sempre dell'operatore privato.

In Norvegia non inquinano campi, non trovano carpe morte nelle dighe. In Norvegia la gente non muore di cancro per colpa del petrolio. In Norvegia non trovano petrolio nel miele delle api. In Norvegia non danno i buoni sconto da 90 euro per prendere in giro la gente.


Le bugie sul Parco della Costa teatina




E' un dato di fatto che molti dei politici dell'Abruzzo non lo vogliano il parco della costa teatina. Si vede dai loro comportamenti, dalla lentezza delle loro azioni, dalle parole e dagli inganni.

Ricordo Mauro Febbo che diceva che tutti i frantoi nel parco devono essere abbattuti!

La persona che dovrebbe lottare piu' di tutte per questo parco, secondo me, e' il presidente della Provincia di Chieti, Enrico di Giuseppantonio, perche' e' lui il capo
e soprattutto perche' e' stato lui a promettere di fare di questa provincia la "Catalogna d'Italia".

Come gia' detto nella riviera della Catalogna di Spagna, la Costa Brava da Barcellona in su, c'e' un parco che raccoglie tutte le citta' dell'area nato apposta per la protezione dell'ambiente, per promuovere il turismo e tenere lontani gli speculatori edilizi.

Non sarebbe allora logico, in questo contesto che EDG facesse fuoco e fiamme per installare questo parco, su imitazione degli spagnoli?

O ce ne siamo dimenticati di questa Cataolgna d'Italia?

O che il miraggio di appartamenti, villette e speculazioni di altro genere fa dimenticare tutte le promesse della campagna elettorale?

Io lo so che lui dira': ho fatto questo convegnuccio e quest' altro, ma i risultati sono ben pochi e se ci teneva per davvero sarebbe andato personalmente a tutte le piazze di tutti i comuni a SPIEGARE alla gente come la qualita' della vita migliorerebbe nel teatino con la presenza del parco e a LAVORARE SERIAMENTE coi comuni in questa direzione, a far capire agli speculatori che qui non e' aria, invece che far passare il tempo.

L'ho visto in Puglia, l'ho visto in Lombardia: la qualita' della vita e' migliore dentro ad un parco.

Se non si arriva ad una perimetrazione entro Settembre, arrivera' un commissario esterno a perimetrarlo, presumbilmente con confini fatti a casaccio perche' non ne sa niente di quel mare e di quelle colline, e diventando facile preda del costruttore X e del palazzinaro Y per farci quello che vogliono.

Vedi il nostro amico dell'ecomostro a San Vito Marina, Gianni Pagliaroli che vuole cementificare un'intera collina. Il tutto ovviamente per la gioia di Mauro Febbo, di Antonio Sorgi, di Fabrizio di Stefano, di Luigi Comini e dei loro amici. Magari il commissario fara' in modo che i terreni dell'ENI e della sua concessione Miglianico restino ad arte fuori cosi' si potra' sempre costruire un centro oli, chissa, domani, fra cinque anni, fra dieci.

Cosa si puo' fare? Ciascuno deve fare la sua parte.

Intanto, esiste un gruppo di persone normali che cerca di sensibilizzare la gente e di promuovere l'idea che il parco sia una cosa buona. Io sono sicura che la maggior parte degli Abruzzesi lo pensa, ma a volte i bastian contrari fomentati da politici di pochi scrupoli fanno troppo piu' rumore di quel che meritano.

E' il silenzio di noialtri che e' preoccupante.

Chi ha voglia di fare qualcosa di buono puo' contattare la Costituente per il Parco, una rete di associazioni, comitati e portatori di interesse vari, e che e' aperta a chiunque voglia attivarsi personalmente per il Parco. Basta scrivere qui:

costituente_parco@googlegroups.com oppure qui vogliamoilparco.blogspot.com

Ancora, nel piccolo si possono continuare a rompere le scatole ai politici.

Siete amici Facebook di Enrico di Giuseppantonio? Remo di Martino? Di Eugenio Caporrella? Beh, scrivetegli un messaggio:

"Vi siete messi d'accordo con i sindaci per perimetrare questo parco? Guardate che se non lo perimetrate in maniera intelligente non vi votiamo piu'. Guardate che in qualita' di presidente della provincia, di assessore al turismo, di assessore all'ambiente, la responsabilita' e l'onore e' vostra di agire, di fare, di essere concreti. E non accettiamo niente di meno."

Il problema dell'Italia e' che nessuno non ricorda mai ai politici che le cose che promettono le devono mantenere. Occorre arrabbiarsi e non avere paura di ricordare a questa gente che sono li per fare i nostri interessi collettivi, e non quelli di Pagliaroli e compagnia.

Monday, August 8, 2011

Gli oleodotti dell'ENI a Taranto


Sversamento di petrolio a Taranto - meglio nota come "irridescenza"


Qualche giorno fa l'ennesimo incidente petrolifero d'Italia, a Taranto, anche se la stampa nazionale non ne parla.

Una condotta di petrolio che va dalla raffineria ENI in terraferma fino ad un impianto dove ormeggiano le petroliere in mare ha avuto delle perdite di petrolio.



Come si puo' vedere dalle foto, il mare era marroncino, ma quelli della Capitaneria di porto dicono che

non è neanche il caso di parlare di uno sversamento nel senso proprio del termine.

Ce lo dica lei allora come dobbiamo definirla questo sversamento che non e' uno sversamento. Tanto piu' che per sistemare il danno delle 10:30 del mattino del 6 Agosto 2011 c'e' voluta tutta la giornata, con l'operato di tecnici, ARPA, sommozzatori, vigili del fuoco e responsabili dell'ENI. Interessante anche che qualche settimana prima di queste perdite - che non sono perdite - in data 24 giugno 2011, la stessa Capitaneria di porto aveva detto che il trasporto di petrolio dal mare alla terraferma e'

un’operazione senza rischi

anche se

può accadere qualche piccola perdita ma solo di quantità di materiale assolutamente irrisorio che viene prontamente ripulito e reso innocuo.

Neanche un mese dopo queste affermazioni, ecco qui verificatosi l'incidente! Che pero' non si chiama perdita o sversamento ma "irridescenza".

La mia domanda e': come quantifichiamo l'irrisorieta'? Un litro? Dieci? Mille? E quante perdite irrisorie deve sopportare il mare, il pescato, la gente all'anno? Mistero.

Intanto a Taranto la difesa del mare e' lasciata ai volontari: un ortopedico che si chiama William Uzzi e un ambientalista di nome Fabio Matacchiera che dicono che non e' la prima volta che succede.

E il sindaco di Taranto Ippazio Stefano? Cosa dice? Cosa fa? Soprattutto nell'ottica in cui anche il mare di Taranto e' a rischio trivelle - siccome ci sono pochi guai in quella citta'.

La Repubblica di Bari aggiunge che in seguito allo sversamento, Taranto è stata investita a ripetizione da cattivi odori e che le innumervoli telefonate fatte ai vigili del fuoco segnalavano tutte puzza di gas.

L'indice accusatore è puntato ovviamente verso ciminiere e torri torce che incombono sulle case dei tarantini. L'emergenza è stata al centro di un summit in prefettura. Allo studio nuove rilevazioni che consentano di individuare la sostanza e quindi la fonte del nauseante tanfo.


La dottoressa Maria Spartera di Arpa Puglia, ha spiegato poi che la puzza è stata sicuramente causata da idrocarburi e collega la puzza allo sversamento - pardon all'irridescenza. Dice la Dr.ssa Spartera al Corriere del Mezzogiorno

Il degasaggio delle stive effettuato da una petroliera, oppure il cattivo odore potrebbe essere legato ai vapori del greggio sversato in mare durante la mattinata. Può essere, infatti, che tali vapori siano stati trasportati dal vento verso la città durante le ore successive alla perdita.

A Taranto non le manca niente, con buona pace di Nichi Vendola.


Sunday, August 7, 2011

La Northern Petroleum nei mari di Puglia



I campi di petrolio Giove e Roveste in verde - 1 mese di petrolio

***
Come sempre, gli investitori sanno tutto, mentre ai cittadini le notizie arrivano per ultimi. La Northern Petroleum annuncia in data 28 Luglio 2011 di avere ottenuto dal Ministero per l'Ambiente l'autorizzazione a procedere in altre due concessioni nel salento/barese: Giove e Rovesti, la d.39 FR-NP e la d40 FR-NP.
Inizio ispezioni sismiche: Ottobre 2011.
Inzio trivellazioni, se tutto va bene: 2012.
Qualita' di petrolio: scadente.
Quantita' di petrolio?
Quanto basta all'Italia per 1 mese.
Ma loro lo vendono al migliore offerente.

Grazie Stefania Prestigiacomo!

Qui per mandare testi di contrarieta',
secondo le leggi italiane ed europee


Qui tutti i testi mandati finora.

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Comunicato Stampa:

La societa' inglese Northern Petroleum ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Ben nove concessioni sono in giacenza presso il Ministero dell'Ambiente e dei Beni Culturali per l'approvazione di ispezioni sismiche e successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni. L'area interessata si estende per circa 6,600 chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca.

Secondo comunicati agli investitori del 28 Luglio 2011, la Northern Petroleum ha ottenuto di recente il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'air-gun nell'area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio chiamati Rovesti e Giove. Si afferma di volere iniziare i lavori a partire da Ottobre 2011.

Il direttore resposabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, aggiunge che "l'esplorazione dell'Adriatico Merdionale e' una priorita' per la Northern Petroleum" e che la ditta intende procedere velocemente con l'air-gun in modo da identificare i siti da trivellare gia' all'inzio del 2012. Simili permessi sono in giacenza, ma ad uno stadio meno avanzato, per la provincia di Lecce.

Le ispezioni sismiche sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Sono dannosi al pescato, al delicato equilibrio marino e alla vita dei cetacei
che spesso possono spiaggiare. Soprattutto sono il primo passo verso la petrolizzazione dei mari del Salentino e del Barese, che si concludera', secondo le intenzioni della Northern Petroleum, con l'installazione di almeno nove piattaforme a mare. Inevitabilmente, queste porteranno con se perdite di petrolio e rilasci di materiale inquinante, dannoso a pesci e all'uomo, e la possibilita' di disastrosi scoppi e incidenti.

Si stima che i campi Roveste e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualita'. In Italia il consumo giornaliero e' di circa 1 milione e mezzo di barili per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficente al nostro paese per poco piu' di un mese. In piu', nulla vieta alla Northern Petroleum di vendere il suo petrolio sul libero mercato.

La legislazione italiana prevede l'interdizione alle trivelle a nove chilometri da riva, mentre nei pressi di aree protette il limite arriva a 22 chilometri dalla costa. Per contro, su tutto il litorale di California e Florida il limite e' rispettivamente di 160 e 200 chilometri, per proteggere turismo e pesca.

Infine, le royalties per le estrazioni dai mari italiani sono solo il 4% del ricavato, a fronte di tassi che in Norvegia ad esempio, arrivano all'80% del totale.

Le estrazioni di petrolio nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e della Tremiti da parte dell' irlandese Petroceltic porteranno al deterioramento della salute del mare, del turismo, dell'economia e in ultima analisi della qualita' di vita dei cittadini.

Invitiamo le comunita' costali della Puglia a prendere conoscenza della problematica e ad attivarsi presso il Ministero dell'Ambiente per opporsi in maniera ufficiale ai propositi della Northern Petroleum. E' possibile inviare osservazioni di
contrarieta' come previsto dalle norme europee e secondo le quali per progetti di cosi' forte impatto ambientale, l'opinione del pubblico e di enti locali e' vincolante.

Sconfiggere i petrolieri e' possibile, come dimostrano diverse vittorie in altre comunita' italiane. L'ingrediente piu' importante e' di gran lunga l'informazione e la partecipazione popolare.

MRD

Saturday, August 6, 2011

Ms. Anca Landwer: what part of we don't want you here don't you understand?


Ms. Anca Landwer: leave Italy alone!
Go drill Texas!

Aleanna Resources is a mysteriously owned company that wants to drill Italy - in Basilicata and in Veneto - bullying around and without seeking any imput from local residents.

They think they can come in from Texas or Delaware or Canada - no one really knows exactly where they are based - and do as they please destroying our country.

Quite ironically one of their Italian leases is called Bugie, "lies".

They want to drill about 1500 square kilometers between Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Padova, Forli', Cesena, Bologna and further south in Matera - historical, agricultural or touristic locations that have nothing to do with oil.

And, pray who are these people from Aleanna Resources, that don't have a face, a voice?

According to the Italian Ministry of Economic Activity, Aleanna Resources is headquartered in Italy in the legal offices of Mr. Emanuele Turco, in Viale G. Rossini, 9 00198 Rome. A lawyer.

They also have legal offices in Delaware and Matera, Italy.

From their own website, where they present idillic pictures of the Italian countryside marred with their polluting oil rigs, they say that they are headquartered in San Antonio, Texas.

Other websites say that Saxon Energy owns them from Canada.

In any event, from their own website, they say that value their local relationships.

How funny, because locals hate Aleanna, both in Veneto and in Basilicata. I know because I have given talks there, and Aleanna is one of the most hated enemies right now for a lot of people.

Aleanna says that they are dedicated to the safe and efficient discovery and production of oil and gas with "respect" for the environment, the law and safety of its workers and the people.

Everyone knows that is impossible. No community exists in the entire planet that is happy to live next to an oil or gas facility, that I know of at least, and I have visited quite a few of them.

From their own website, what one can learn about Aleanna Resources is that they are a "privately owned" company - by whom? - and that they claim they are uniquely positioned to take advatage of the "opportunities Italy offers" - how?

Well, we know for sure they have been intimidating small town mayors and trying to force their oil and gas propaganda to citizens, through menacing letters their lawyers have been sending to people around the country, bad mouthing journalists, and threatening local mayors.

What a nice way to show respect for locals!

And who is responsible for all this?

I'd say the CEO, right? Ultimately, it is the boss's responsability.

So, here is the head of Aleanna resources: Ms. Anca Landwer who her entire life has worked for the oil and gas industry, one of the most destructive types of industry on the planet. She worked for: Conoco, Santa Fe Snyder, Devon Energy, Landex Consulting, Kerns Petroleum and now Aleanna Resources.

She helped provide technical support and advice for drilling in Europe, West Africa, Nigeria, Congo, Ghana, Portugal, Rumania, and the Gulf of Mexico, certainly "improving" the lives of people in those places.

We have news for you Ms. Landwer: WE DON'T WANT YOU HERE. We are smarter than you think and we will not allow you to set foot in this country.

We know the way oil people operate. You will try to use all your corporate niceties and smooth talk, to try to brain wash us. We simply will not believe you and just as we have sent away ENI, and Mediterranean Oil and Gas and Po Valley, we will send you back where you belong.

Leave Italy alone. Capisc?

Friday, August 5, 2011

Golfo del Messico: 5000 riversamenti di petrolio in un anno


Pozzi del Golfo del Messico da cui sono state registrate perdite nell'annata 2010-2011. Sono circa 5 mila in totale.

E' passato piu' di un anno dallo scoppio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico.

Tutti ricordiamo le immagini dell'epoca e l'angoscia di vedere 11 persone morte, e quel flusso di petrolio scrorrere per giorni e giorni che sono poi diventati quasi tre mesi.

Alla fine sono stati riversati oltre 700 milioni di litri di petrolio nel mare, il piu' grave incidente ambientale della storia americana e uno dei maggiori del mondo.

Molti penseranno che tappato il buco, fine della storia. Invece non e' cosi' perche' tutto quello che succede in mare a meno che non sia e' spesso lontano dagli occhi, e dall'attenzione della gente, dei media, della voglia di cambiare le cose.

Hanno riversato nel mare ogni sorta di materiale chimico per la dispersione, spesso causando altri problemi. Nonostante cio' molto petrolio e' rimasto sotto la superficie e non si sa bene dove sia e come si muova. Ancora adesso ogni tanto arrivano in spiaggia chiazze di petrolio, in tutto il golfo e pure in Virginia. Qualche mese fa morie di cuccioli di delfini a causa delle ingestioni di petrolio delle loro mamme.

Ma forse la cosa piu' triste e' che in un solo anno - dal giorno dell'incidente nell'April 2010 fino ad oggi sono stati registrati 5,000 - si cinquemila - altri riversamenti a mare di petrolio dai vari pozzi sparsi lungo il golfo del Messico. Ce ne sono circa 3,300 di pozzi.

La foto in alto ne segnala "solo" 3,000 di questi riversamenti. Sono tutti considerati minori, oppure le compagnie petrolifere fanno di tutto per non farlo sapere in giro.

Appunto, lontano dagli occhi, lontano dalla rabbia. E in mare e' facile.

Anche in Italia arriva l'invasione dei pozzi di petrolio - e non si tratta di salvare l'Abruzzo o la Puglia o la Sicilia, ma di proteggere tutta la nostra penisola.

Noi forse non avremo migliaia di pozzi come nel golfo del Messico, dove c'e' piu' petrolio e dove si trivella da almeno mezzo secolo, ma i nostri saranno molto piu' vicini a riva, e il nostro petrolio, in generale e' di qualita' scadente, il che significa piu' inquinamento, piu' monnezza tossica.

E' quello che succede nei mari petrolizzati: un anno, cinquemila perdite.

La cosa interessante e' che chi vive sul Golfo non si preoccupa piu' di tanto. Per loro il mare e' una cosa diversa da quel che puo' esserlo per chi invece vive lungo le coste pacifiche e atlantiche. Il risultato e' questo:

The lack of progress in creating a national oil spill cleanup capability that has a fighting chance against the next major spill; the continued reliance on chemical dispersants, despite evidence suggesting they may do more harm than good; the regular occurrence of "mystery spills" that never get resolved; the laughable results of a system that naively hopes polluters will accurately report their spills; the lack of consistent fines for polluters, a moral hazard that encourages sloppy operations and risk taking.

Non esiste negli USA un sistema capace di far fronte ad un nuovo disastro, continuiamo ad usare dispersanti chimici nonostante facciano piu' male che bene,
la ricorrenza periodica di macchie misteriose, abbiamo un sistema risibile che spera che chi inquina riportera' accuratamente le perdite in mare, non ci sono multe date con sufficenteme regolarita' un rischio morale che incoraggia operazioni poco serie e grandi rischi.


Chi va a fare il turismo sulle coste Texane? Nessuno. Chi dall'Italia pensa di venire negli USA per andare al mare a Galveston, Texas? Nessuno.

E' per questo che in Florida e in California i limiti per le trivelle sono di 160 km e 200 km da riva. Mica sono scemi.

In Italia invece facciamo di tutta l'erba un fascio. Grazie al decreto Prestigiacomo nove chilometri e puoi mettere quello che ti pare, a Pantelleria, a Venezia, ad Otranto, a Vasto, a Peschici.

Tanto da noi non succede.

Wednesday, August 3, 2011

90 euro - il prezzo della salute



Il governo italiano ha deciso di fare un po di elemosina ai lucani per farli stare zitti sul tema trivelle.

Invece di migliorare la qualita' delle loro vite - con severi controlli, con multe a chi inquina, con moratorie su tutti i pozzi futuri - si decide di dargli una luccicante bonus card. Un parolone per dire che ti danno un buono benzina valido per un anno e dal valore di 90 euro, che in realta' sono 78 perche' occorre andare in posta e pagare varie tasse e tassine.

In pratica loro ti regalano un pieno di benzina all'anno, mentre tu ogni giorno ti prendi il pieno di monnezza dei pozzi e dei centri oli nei tuoi polmoni e nelle tue budella. Uno scambio equo.

E perche' la danno adesso questa bonus card dopo 15 anni di trivelle?

Perche' la regione Basilicata di Vito De Filippo ha deciso di firmare un cosiddetto memorandum d'intesa, altro parolone che significa solo che la Basilicata accetta il raddoppio delle trivellazioni dal suo suolo e senza fiatare.

Si vede che la monnezza nei polmoni e nelle dighe non e' sufficente e ce ne vuole di piu'.

Il ragionamento e' questo: raddoppiamo le trivelle e per farli stare zitti gli diamo questa bonus card.

La storia sarebbe triste, scioccante e un po comica se finisse qui - triste per la scarsa considerazione che il governo ha dei lucani, scioccante perche' con "tutto" quel petrolio non si riesce a spostare la Basilicata dalla casella della regione piu' povera d'Italia e non si pensa ad usare quei soldi per progetti lungimiranti, e comica per le scene dei disperati che si accalcano e fanno la fila alla posta per questo sconto, tanto che hanno dovuto aumentare il numero degli sportelli e gli orari di apertura come raccontato da Antonio di Matteo.

Il terzo mondo.

Ma ecco che arriva la regione Veneto, fra le piu' ricche d'Italia a dire "fermi tutti non e' giusto! La vogliamo pure noi questa bonus card". Loro non ce li hanno i pozzi di petrolio - non ancora! - ma hanno un rigassificatore, e vogliono gli stessi soldi. Dicono che li devono dare pure a Marche, Liguria e Emilia Romagna, pure loro coi rigassificatori.

E non lo dicono cosi' giusto per dire, lo dicono attraverso il presidente della regione Veneto, Marino Zorzato che addirittura fa ricorso al TAR del Lazio.

E allora via con le sparate dei politici di Basilicata:

disdire il Memorandum d’Intesa sul petrolio e rifiutarsi di avviare le trattative con il Governo fino a quando non sarà data certezza del ripristino della “card carburanti”

Egidio Digilio, senatore di FLI

tutti i lucani, hanno il diritto di partecipare ai benefici che lo sfruttamento delle risorse minerarie determinano per il fabbisogno energetico dell’intero Paese

Salvatore Latronico

perché i benefici del petrolio lucano devono essere distribuiti anche al Veneto che non estrae petrolio?

Ottavio Frammartino - Rifondazione Comunista


affermare un principio che è di legittimità ed equità a favore di una comunità che paga conseguenze altissime per la convivenza con l'attività petrolifere in cambio di benefici ancora troppo limitati

Giuseppe Potenza - DC-Libertas

La “card carburante”, al di là della risposta legale a tutela degli interessi lucani, impone non solo alla Giunta ma a tutto il centrosinistra una risposta politica perché non prevalgano veti e manovre dei leghisti contro una regione del Sud

Giannini Romaniello - Sinistra e Liberta'

bisogna condurre una battaglia politico – istituzionale, coinvolgendo tutte le Regioni che si riconoscono non a parole nel federalismo solidale, per affermare non solo il principio della titolarità delle scelte che riguardano la gestione degli utili del petrolio lucano, risorsa energetica strategica per il Paese, quanto la determinazione del beneficio che in questo caso vale per la Basilicata (e non solo) ma su altre questioni riguarda altre Regioni
eh? boh, chi ci capisce e' bravo - Antonio Autilio - IDV

un intralcio che risolveremo ... resta impregiudicato il diritto dei lucani ad ottenere il vantaggio della riduzione del prezzo del carburante
Guido Viceconte, sottosegretario alle attivita' produttive, Cosimo Latronico e Vincenzo Taddei, tutti del PDL

L'unico che invece ha capito il tutto - ma lo capiscono anche i bambini e' Filippo Massaro che dice

Senza la card benzina – che per noi del Csail-Comitato promotore Indignati Lucani resta un’elemosina da rifiutare e rinviarla al mittente – con quale faccia lo “sprovveduto- Governatore-sceicco” si siederà al tavolo della Cabina di Regia per aprire il “ libro dei sogni e buoni propositi” (Memorandum)?

Come può continuare a difendere e tutelare il popolo lucano del petrolio?

Prenderà atto che poteri lobbistici delle compagnie e dei leghisti sono più forti o meglio che le sue armi innocue somigliano alla lancia spuntata utilizzata da Don Chisciotte ?

Ogni giorno che passa troviamo un motivo in più per essere indignati in nome e per conto di tutta quella gente che ha fatto la fila agli sportelli degli uffici postali, come di quella gente che è stata esclusa dalla card, dei giovani in attesa di una chiamata da società ed imprese subappaltatrici del settore petrolifero, dei malati che hanno contratto la malattia del secolo vivendo a contatto con i pozzi e con il Centro Oli di Viggiano.
La stoltezza sta qui. Tutti questi signorotti politici si indignano non per il memorandum e le sue conseguenze devastanti sulla Basilicata ma su un pieno di benzina!

Lo sanno che significa raddoppiare le trivelle in una regione gia' satura di attivita' petrolifera?

Questa gente non ha saputo dire "a" al governo nazionale, non ha saputo dire "signori miei, abbiamo gia' dato, basta ammazzare la Basilicata", non sa organizzare una class action contro l'ENI, scrivere all'Unione Europea, fare leggi regionali che vietino le trivelle future. Non sanno educare il loro popolo ad essere meno supini e piu' arrabbiati. Non sanno cioe' fare quello per cui sono pagati: proteggere la gente e migliorare la Lucania.

E cosi, e' piu' facile far finta che questo memorandum "che vuoi che sia", e nel frattempo dare del circensem alla gente - in questo caso una bonus card sulla benzina.

Cosi' abbiamo anche una risposta alla domanda: ma quanto vale la salute di una persona? In Basilicata lo sappiamo: 90 euro all'anno.