.

.

Tuesday, December 20, 2016

Obama vieta le trivelle in Artico - questa volta per sempre








It’s never been done before.
There is no case law on this. It’s uncharted waters.

 Patrick Parenteau, Vermont Law School. 


Voglio un primo ministro cosi' in Italia.

Al rush finale della presidenza, Obama emana un divieto permanente di trivelle in Artico e in Atlantico. Un divieto permanente.

E' tutto fatto e pensato a prova di Donald Trump, nel senso che sara' difficile per il nuovo presidente rescnidere questa decisione.

Cosa e' successo? 

Secondo il New York Times, Obama ha usato una legge del 1953: la Outer Continental Shelf Lands Act,  che gli da il diritto di agire unilateralmente per proteggere il mare. La legge e' stata gia' usata in passato, per proteggere porzioni di mare piu' piccoli, ma mai per aree cosi estese: dalla Virginia al Maine e in tutta l'Alaska. 

La legge dice questo, poche e chiare parole:

“The President of the United States may, from time to time, withdraw from disposition any of the unleased lands of the outer Continental Shelf.” 

Il presidente degli USA puo', di tanto in tanto, eliminare dalle concessioni qualsiasi terreno non gia' assegnato nell'outer continental shelf. 

L' Outer Continental Shelf e' la fascia costiera di mare che va dalla terraferma al mare profondo.

Secondo il professor Patrick Parenteau, che insegna diritto ambientale presso la Vermont Law School e' qualcosa che non e' mai stato fatto prima d'ora.

Ovviamente appena il tutto e' stato dichiarato, sono fioccate le critiche, ma anche gli applausi. I critici (e chi senno'?) sono i petrolieri ed i loro amici che dicono che il tutto e' un abuso di potere, che va ad aggiungersi alla spinta di Obama per la ratifica internazionale degli accordi di Parigi prima dell'arrivo di Trump.

In piu' Mr. Obama ha usato una rara clausola di un altra legge del Clean Air Act del 1970 che impone a tutti gli stati di pianificare la transizione dei loro sistemi di approvvigionamento dell'energia elettrica dal petrolio alle rinnovabili.

Quella di emanare leggi all'ultimo minuto e' una pratica abbastanza usuale dei presidenti USA, chi piu' chi meno hanno cercato di farlo. Forse l'amministrazione piu' audace da questo punto di vista, secondo il New York Times, e' stata l'amministrazione di Bill Clinton. Tutti pero' scelgono le cause che piu' stanno a cuore. E questo vuol dire che dentro di se, Obama ha ritenuto salvare l'Artico e l'Atlantico dalle trivelle come una sua priorita'.

Trump di certo ci provera' a disfare queste leggi, e gli altri progressi fatti negli USA contro le emissioni di inquinanti e di altri gas serra, ma trovera' quanto meno una serie di ostacoli e di difficolta' che rallenteranno o addirituttura renderanno impossibile il tornare indietro.

Ma cosa e' stato vietato? 

Trivelle in circa 460mila chilometri quadrati di mari, il 98% del mare dell'Artico in possesso del governo centrale USA, per proteggere orsi polari e balene. Aveva gia' qui provato a trivellare la Shell, con un sacco di imbarazzo e di problemi e alla fine hanno desisitio. In aggiunta all'artico tutto il mare dalla Virginia al confine con il Canada sara' chiuso alle trivelle, con altri 15mila chilometri quadrati di mare. Qui vivono coralli delicati e specie rare di pesci. 

Anche il primo ministro canadese, Justin Trudeau ha annunciato un nuovo divieto alle trivelle nell'Artico del Canada. La speranza e' che fra Canada e USA buona parte del polo nord, un ecosistema unico e delicato, sia protetto.

Obama sottolinea che seppure uno possa avere tutti gli standard di sicurezza possibili ed immaginabili, i rischi di perdite di petrolio sono elevati e non e' possibile ripulire facilmente eventuali perdite. Quindi, nel rischio, meglio evitare.

Potra' Trump disfare il tutto? 

Si, ma c'e' un solo modo.

Il famoso Outer Continental Shelf Lands Act non prevede che futuri presidenti possano tornare indietro e disfare cio' che i loro precedessori hanno approvato e considerato meritevole di protezione. E' una legge unidirezionale in questo senso.

Cosi' com'e' Trump non puo' fare niente.

E infatti nessun presidente ha mai *mai* revocato cio' che un suo precedessore ha incluso nella lista di zone marine protette grazie all'Outer Continental Shelf Lands Act.

Per cambiare la decisione di Obama, Trump dovrebbe andare a monte: dovrebbe prima far si che il Congresso cambi la legge del 1953, inludendo esplicitamente che i diveiti alle trivelle possono essere modificati e possano essere revocati. 

Per fare questo, ci vorrebbe un voto di maggioranza di almeno 60 senatori su 100. In senato ci sono solo 52 repubblicani, e quindi non solo tutti i repubblicani dovrebbero votare a favore di tale emendamento, cosa non certa perche' alcuni senatori delle coste atlantiche si sono gia' espressi contro le trivelle nei mari dei loro stati, ma dovrebbero anche convincere altri 8 democratici a farlo.

Cosa difficilissima.

Poi una volta cambiata la legge del 1953, dovrebbero applicarla al caso specifico dell'Artico e dell'Atlantico.

Ci vorranno anni, molti di piu' dei prossimi quattro.

Vista la difficolta' del tutto, e' molto probabile che i repubblicani, Trump in cima, non facciano niente.

Ben fatto, Mr. President. 
I will miss you.

Monday, December 19, 2016

Portland vieta la costruzione di qualsiasi nuova infrastruttura fossile in citta'


Il giorno 14 Dicembre 2016 hanno approvato una risoluzione in cui la costruzione di nuova infrastruttura fossile - impianti di stoccaggio, trasporto e lavorazione di derivati da petrolio, gas e carbone sara' vietata a partire dal Gennaio 2017.

L'infrastruttura che hanno se la tengono, ma non se ne potranno costruire di nuove, e anzi, quelle esistenti non potranno nemmeno allargarsi.

E' la prima volta che una citta' americana approva un progetto simile, e di cosi ampio respiro. A Portand ci sono gia' circa 11 terminali di stoccaggio e lavorazione di prodotti fossili: dieci depositi petroliferi e uno di gas liquido naturale.

Con questa nuova risoluzione hanno creato una zona urbana chiamata "Bulk Fossil Fuel Terminals", e poi le hanno vietate per il futuro: vietate in citta' tutte le opere con infrastruttura marina, oleodotti, ferrovie, collegate al trasporto di combustibili fossili. Tutto cio' che e' ora permesso sono le stazioni di servizio della benzina e l'infrastruttura dedicata al biodiesel o all'etanolo e altre forme di carburante non fossile.

L'iniziativa viene dal sindaco Charlie Hales ed e' stata approvata da una commissione ad-hoc con cinque voti a favore e nessuno che si sia opposto. Anzi, il sindaco dice che quello che hanno fatto a Portland lo si puo' fare in tutto il mondo.

Questo dell'Oregon e' solo una delle tante iniziative *locali* per fermare l'uso a grande scala delle fonti fossili. Qualcuno dira' che sono Nimby, ma non e' cosi. E' che un sindaco, una comunita' hanno controllo solo sul proprio territorio. Se lo stato, il governo, la nazione non fanno niente o non fanno abbastanza, beh, allora ci si pensera' localmente.

L'idea e' che se *tutti* facessero cose simili, il messaggio prima o poi arrivera' che il tempo dell'espansione fossile di "drill baby drill" e' finito.

E cosi', la citta' di Vancouver a Washington State (da non confondersi con l'omonima canadese) ha vietato nuovi depositi petroliferi sul territorio comunale, la citta' di Oakland in California ha vietato tutte le nuove infrastrutture di carbone e San Francisco ha vietato le trivelle su tutti i territori cittadini.

L"idea e' che tutte assieme queste citta' possano creare un "muro verde" sulla West Coast americana e passare un messaggio potente ai petrolieri, ai politici a livello nazionale.

E infatti Portland fa gia' parte di una coalizione di citta' a livello mondiale che si sono impegnate a passare risoluzioni urgenti per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici.

Nel Novembre del 2015, Portland aveva gia' approvato norme per vietare traffico da trasporto petrolifero in citta' e l'espansione di terminal petroliferi. La legge del 2016 appena approvata contiene entrambe queste risoluzioni ed e' un tentativo di dare una regolamentazione globale alla citta'..

Saturday, December 17, 2016

Lo yogurt di 40 anni fa ancora in mare. Nel 2050 piu' plastica che pesci in mare.

Il vasetto di yogurt di plastica ritrovato in mare dopo 40 anni

 Il bianco e' la zona d'oceano con la maggior concentrazione di plastica


Estate del 1976 - Olimpiadi di Montreal. 

40 anni fa.

Yoplait lo yogurt sponsorizza i giochi e crea un contenitore con il logo delle Olimpiadi.

40 anni dopo uno di quei vasetti viene ripescato dal mare.

E' quasi integro, come si vede nell'immagine sopra, a testimonianza di quanto grave sia l'inquinamento dei nostri mari e di quanto difficile e' per la natura, il mare in questo caso, liberarsi della plastica che *noi* ci abbiamo messo dentro.

I dati?

In media 450 anni per smaltire un pezzo medio di plastica.

450 anni! E' evidente che alcune cose si disintegrano piu' facilmente (ad esempio le buste di plastica) ed altre abbisognano di piu' tempo, ma la media e' quasi di mezzo millennio. Come dire: se Michelangelo avesse gettato qualcosa di plastica nell'oceano, oggi potrebbe ancora essere li.

E il ciclo della plastica dopo che viene degradata in mare non finisce li: i microframmenti che restano in circolazione finiscono spesso dentro i corpi di pesci ed altre specie acquatiche che li ingeriscono senza saperlo. E quei pesci li mangiamo noi.

Ogni anno finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica.

Secondo il World Economic Forum nel 2050 ci sara' piu' plastica che pesci nei nostri oceani.

Forse e' arrivato il tempo di ripensare il nostro modo di consumare, di produrre, di vivere. 






Friday, December 16, 2016

La Gas Plus a estrarre gas da Santa Maria Nuova - Ancona. Tutto sara' lieve.



---


L’ipotesi di messa in produzione dell’esistente 
pozzo risulta essere l’unica alternativa progettuale possibile

Cioe' o trivelle o morte!


Siamo in provincia di Ancona, in localita' Santa Maria Nuova. Ottantuno chilometri quadrati fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l'Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas.

Leggo il loro documento di valutazione ambientale.

Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano ENI, fanno un po sorridere e tanto piangere.

Le loro motivazioni possono essere riassunte cosi': un pozzo di gas fra i campi e' cosa buona e giusta.

Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto

"contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero". 

Ammazza quante cose fa questo pozzo!

Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitivita' del settore, ci rende meno dipendenti dall'estero e rispetta pure l'ambiente!

Praticamente il pozzo del mago Silvan.

Ma... un pannello solare sulle case di tutti no, eh?

Poi aggingono che addirittura il progetto e' in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera

perche'

il gas naturale, al confronto con tutti gli altri vettori energetici fossili, è quello più rispettoso dell'ambiente con una produzione di gas a effetto serra minore rispetto all’olio combustibile.

Ah pure!

Questo pozzo e' praticamente un toccasana perche' addirittura combatte l'effetto serra. Dovrebbero avercelo tutti nel giardino dietro casa, non solo i signori della foto su in alto che niente di male hanno fatto per avere un pozzo letteralmente dietro casa.

Ma secondo l'ottica di Gas Plus, dobbiamo per forza essere fossili. E certo -- sono una ditta di fossili, fossili sono nati, fossili vedono e fossili vogliono restare. Fossili di idee, di fatti, di visone. E fossili vogliono pure morire, costi quel che costi.

E infatti dicono che il non trivellare implicherebbe 

il mancato utilizzo di una risorsa la cui disponibilità è già stata verificata

 e non saremo in linea con le 

azioni e gli obiettivi intrapresi, in campo energetico, a livello nazionale e regionale volti a favorire l’indipendenza dall’approvvigionamento energetico internazionale.

Come dire, il micro pozzo di Ancona ci salvera' dall'importazione di gas russo!

Cara Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per "l'indipendenza energetica". La vera indipendenza energetica e' quella che ci si produce in loco, sui tetti, dal vento, senza distruggere l'ambiente e i polmoni del vicinato. 

Continuo a leggere.

Il progetto si trova in una area ad alta percettività visiva relativa alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico per cui i piani della regione Marche pervedono valorizzazione delle visuali panoramiche.

Ma niente problema, quelli della Gas Plus decidono che il pozzo non si vede mica poi tanto e quindi la percezione visiva non cambia. Dicono che 

l’area pozzo risulta poco o per nulla visibile dalle strade limitrofe,

Tuttapposto.

Ancora, ci sono altri vincoli e zone speciali:

- Area di eccezionale valore geologico/geomorfologico a circa 350 metri a sud del pozzo;

- Centro storico e nucleo storico della frazione Collina a circa 700 metri a nord del pozzo;

- Centro storico capoluogo del Comune di S. Maria Nuova a circa 2000 metri dal pozzo;

- Vincoli paesaggistico-ambientali legati alla fascia di rispetto fluviale del Fiume Musone a circa 1.2 chilometri a sud del pozzo.

- Zona di ambientamento fauna selvatica e Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale "La Scarpara" di 249 ettari a circa 150 metri ad ovest del pozzo

- Zona di ripopolamento e cattura San Filippo di 1.028 ettari a circa 1.5 chilometri a sud dal pozzo

- Ambito territoriale non insediativo delle Zone Territoriali Omogenee "bacino del rio Capora" in area trivellanda dove sono vietate la costruzione di recinzioni delle proprietà se non con siepi e materiali di tipo e colori tradizionali e i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale il profilo del terreno.

Ma anche qui, e' tuttapposto a causa della "limitata estensione delle attivita' previste", il rischio idrogelogico o di dissesti qui non ci sono, l'area non ha alcun elemento paesaggistico-ambientale di rilievo e si adotteranno tutte le opportune misure mitigative al fine di evitare possibili disturbi alla fauna selvatica presente. 

Tuttapposto. 

Le attività in progetto non interferiranno con l’area di versante in dissesto più prossima all’area pozzo, con rischio medio (R2) e pericolosità elevata (P3), che si colloca a circa 300 metri.  

Come se la geologia dopo 300 metri si fermasse.


E la zona di ripopolamento?

Gli animali saranno cacciati via e poi dipingeranno il recinto secondo i colori naturali. Ipse dixit.

E il movimento di terra?

No problem: le attività di scotico e movimentazione terra saranno minime e quindi il profilo del terreno già pianeggiante, non verrà alterato.

Dicono infatti che il buco gia' esiste dal 1988 e quindi, loro semplicemente andranno a tirarne fuori il gas. Quindi la Gas Plus trivellera' magicamente, senza movimentazione di terra di alcun genere.

Pero' si scopre poi che

- La porzione occidentale dell’area pozzo ricade in “ambito di tutela di crinali e versanti” nelle quali si vieta la realizzazione di “nuove attività estrattive, discariche depositi e stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali. 

Cioe' vogliono trivellare in un area in cui si vieta la realizzazione di nuove attivita' estrattive. Come puo' essere che non ci possono essere attivita' estrattive e questi qui possono trivellare?

Sono speciali?

Dicono che le loro attivita' saranno principalmente circoscritte alla sola area di piazzale.

Ma non interessa niente che ci sia un piazzale o una fontana. E' vietato estrarre? E allora lo e' per tutti, e per qualsiasi tipo di suolo o di piazzale che sia.

Non e' che la Gas Plus e' speciale.

Aggiungono che per sicurezza potrebbe esserci una lieve spianatura e riprofilatura del piede del versante che sostanzialmente non modificherà l’assetto morfologico naturale dei crinali. Se necessario, in fase di cantiere, saranno realizzate opere di contenimento naturali dei crinali presenti in prossimità dell’ingresso all’area pozzo, come “fascinate” o seminazione di particolari arbusti autoctoni, aventi anch’essi lo scopo di mettere in sicurezza i pendii individuati. 

Pertanto, il progetto non interferirà con la suddetta area di tutela crinali e versanti.

Quindi, tutti tranquilli: l'assetto morfologico dei canali non sara' cambiato.

Ma ... lo spianare e i riprofilare un intero versante non sono movimenti di terreno?
Avevano detto che non ne facevano!

E poi se era solo un piazzale, come fanno ad essere preoccupati dell'intero versante? 

Veramente credono questi siano interventi "lievi"?

E poi ancora: fanno questi interventi ai pendii perche' gia' sanno che le trivelle sono pericolose e quindi occorre intervenire in modo preventivo?

E perche' allora non considerano *seriamente* l'opzione ZERO: niente trivelle, niente rischi, niente spianamenti, niente riprofili?

Perche'? Vedi sopra: fossili nascono e fossili vedono. E se vedono green e solo il green del denaro.

Continuo a leggere. Risulta pure che nelle vicinanze del pozzo ci sono:

- emergenze geologiche, ad una distanza minima di 270 metri a sud

- corpi idrici Fosso della Scarpara a circa 380 metri ad ovest, Rio Caporà a circa 875 metri ad estil fiume Musone a circa 1,2 km a sud;

- versanti (pendenza superiore al 30%), a circa 195 e 450 metri a nord;

- manufatto storico, a circa 380 metri a nordest;

- fonti idriche la più delle quali si colloca a circa 380 metri a nordest dal pozzo;

- alcuni percorso pedo-ciclabili, il più vicino dei quali si colloca a circa 520 metri a sud,

- settori “a” (particolari ambienti naturali) a circa 360 m a Sud;

-  area occupata dal depuratore “e”, a circa 880 m a Nordovest;

- aree di versante in dissesto, così come recepite dal PAI e dalla Carta Geomorfologica Regionale

Ma va tutto bene, queste aree "non interferiranno con le attività in progetto previste".

Cioe' non sono loro che interferiscono con la natura,  e' la natura che non interferisce con le loro trivelle!

Per altri motivi di preoccupazione come il rumore, non ci sono problemi. E' -- manco a dirlo! -- tuttapposto. Anzi, c'e' completa conformità e aggiungono in allegato i risultati della simulazione acustica che certifica il tutto.

Ma... in fase di cantiere la Gas Plus Italiana potrebbe valutare richiesta di deroga dai limiti acustici comunali per motivi eccezionali e documentabili se si verifica una impossibilità di rispettare i limiti acustici!

Come dire: ma allora perche' dire che c'e' completa conformità?  Rispetteranno le regole finche' non le rispetteranno piu'.

Si premurano di dirci che non ci sono cimiteri nelle vicinanze.

E quindi visto che e' tuttapposto, si evince che l’area pozzo non ricade in alcun ambito naturalistico-ambientale soggetto a particolari prescrizioni di tutela.

Invece alcuni elementi soggetti a vincoli di tutela, data la distanza dal sito e la tipologia di attività previste (circoscritte alla sola area pozzo), non saranno interessate dalle attività in progetto.

E dunque, in barba ai dissesti, al divieto di nuove attivita' estrattive, alla tutela dei pendii,  la messa in produzione del pozzo risulta pienamente coerente con i contenuti della normativa energetica nazionale regionale e comunale vigente. 
 
Perfetto.

E poi ovviamente c'e' da considerare tutta l'infrastuttura del caso. Dicono:

Durante il processo di trattamento gas, tutti i liquidi di separazione ed essicazione gas
raccolti (costituiti soprattutto da acqua salata e minime tracce di idrocarburi) saranno
convogliati alla vasca di raccolta liquidi di drenaggio, il cui contenuto verrà periodicamente
prelevato da apposita autocisterna e portato a smaltimento.

  
Ma come fanno a sapere che i loro fluidi di perforazione sono fatti solo di acqua salata con "minime tracce di idrocarburi"? Chi gliel'ha detto? Qual'e' la percentuale di idrogeno solforato in questo pozzo? Chi smaltira' tali "acque salate"? Dove? Perche non ci dicono esattamente cosa c'e' in cio' che manderanno giu' per trivellare e che sara' mescolato con la loro acqua salata? Veramente credono che basta mettere assieme acqua e sale per trivellare? Davvero non ci saranno additivi chimici di nessun genere?

Useranno sale da cucina?

Credono che siamo scemi?

Ma quanto gas ci dara' poi Santa Maria?

Non e' ben chiaro. Ma dicono questo:

si stima che la fase di produzione del pozzo possa durare circa 20 anni, con una portata iniziale di circa 7.100 Sm3/g.

Ora tutto questo e' ingannevole.

La portata inziale significa il primo giorno? La prima settimana? Il primo mese? E dopo? Non si sa. Quindi non possiamo sapere esattamente quanto gas ce sotto a Santa Maria.

Ma diamogli il beneficio del dubbio.

Seppure fossero 7,100 metri cubi al giorno per i prossimi 20 anni si parla di circa 50 milioni di metri cubi in totale.

Ne consumiamo circa 68 miliardi l'anno. Facendo la divisione viene fuori che nel migliore dei casi da Santa Maria avremo gas per ... 0.25 giorni. Cioe' 6 ore!

Cioe' tutto questo spianare, dipingere, movimentazione di terra, vasche di contenimento per... neanche mezza giornata di gas da spalmare in venti anni!

Proprio l'indipendenza energetica, eh? 

Lo sappiamo tutti che questo pozzo non portera' niente di buono a nessuno 

Ma... e il rischio? E se ci sono problemi? Lo dicono anche loro che ci possono essere emergenze ed insicurezze. Se e' vero che ci sono li vicino ferrovie ed autostrade cosa facciamo se ci sono scoppi, o incidenti? E il gas estratto dove andra' a finire? L'autostrada e le ferrovie saranno sicure?

Santa Maria proteggici tu.


Thursday, December 15, 2016

Rwanda e Tanzania: il sole a 7 dollari al mese



Il premio 2016 Momentum for Change e' stato assegnato alla ditta "Off grid electric", una piccola-grande start up che opera fra Rwanda e Tanzania e che installa pannelli solari.

 Il premio e' stato consegnato durante l'incontro annuale delle Nazioni Unite per discutere dei cambiamenti climatici, il COP22, tenutosi quest'anno a Marrakech, in Marocco.

Nell'Africa sub-Sahariana, il 68% della popolazione, oltre 600 milioni di anime, non ha accesso all'elettricita'. Manca o e' inadeguata la rete elettrica, la crescita demografica e' esplosiva, e gli investimenti non riescono a far fronte e a star dietro alle necessita'.

Era lo stesso problema per le comunicazioni telefoniche: mancava la rete fissa e costava troppo connettere tutti. Il problema fu risolto con i telefonini. "Off the grid". E cosi' oggi anche il Africa il 90% dei residenti ne ha uno.

Quelli di "Off grid electric" hanno pensato: perche' non fare lo stesso per la rete elettrica?

Un pannello solare off the grid come un telefonino off the grid.

In realta' oltre loro ci hanno pensato in tanti e ci sono oggi in Africa tutta una serie di nuove piccole e grandi ditte ad installare pannelli solari autosufficenti E oltre a migliorare la qualita' dei vita dei propri clienti queste ditte creano una piccola nuova classe imprenditoriale.

Off Grid Electric opera secondo questo modello in Tanzania ed in Rwanda ed ha avuto un gran successo. Hanno usato finanziamenti da un fondo investimenti africano, chiamato Helios, il piu' grande del continente e da Solar City dell'onnipresente Elon Musk.

Oggi impiegano circa 1000 persone fra tecnici e venditori, ed hanno portato il sole nelle case di 125mila persone. Passano dalle lampade a kerosene e dalla tecnologia del 1800 al futuro.

Il kerosene produce fumi tossici ed ha una capacita' limitata. Il sole no e porta non solo illuminazione ma la possibilita' di alimentare radio, telefoni, televisione ed altri elettrodomestici.
Quando arrivano, quelli di Off grid electric e ti installano un pannello solare sul tetto, ti danno una batteria che immagazina l'elettricita'. Il tutto e' progettato per durare 24 ore.  La batteria dura sette anni, il pannello venti.

Il piano piu' economico alimenta quattro lampadine e un cellulare. Pare poco, ma questo puo' cambiare la vita alle persone. I piani piu' costosi invece alimentano radio e televisioni: la ditta offre le apparecchiature gratis fra cui una radiolina gialla. C'e' anche la versione business che si chiama pacchetto Zola e che fornisce tutto quello di cui puo' avere bisogno una piccola ditta - barbiere, parrucchiera, alimentari.

Costi? Si paga il 10% al momento dell'installazione e il resto a rate mensili via telefonino. Il piano piu' economico costa 7 dollari al mese per tre anni. E poi il sistema e' tuo, con altri cinque anni di garanzia. 

La lampada a kerosene costa circa 4-5 dollari al mese.

I pacchetti piu' costosi con otto lampade, TV e radio costa invece 20 dollari al mese: se uno non puo' pagare si possono negoziare rate e frequenza di pagamento prima che ritirino il sistema. In generale  pochissimi hanno dato forfait finora.
E cosi' il business di Off Grid Electric continua a crescere.

Hanno gia' firmato nuovi accordi per portare elettricita' in Costa D'Avorio.

Wednesday, December 14, 2016

La Chevy Bolt e il futuro arrivano nelle concessionarie di California



Arriva nelle concessionarie americane la Bolt EV, la macchina elettrica “normale” della Chevrolet, marchio sotto il controllo General Motors. Per la precision arriva in California ed in Oregon. E’ l’auto dell’anno 2017 per alcune riviste del settore, fra cui Motor Trend.

La Bolt e’ “normale” ma speciale allo stesso tempo: non da all’occhio, non costa un occhio, ma riesce a fare circa 200 miglia – 320 chilometri con una sola carica. Questo si che fa sgranare gli occhi verso il futuro.

Il prezzo base e’ circa 37,500 dollari, ma grazie agli incentivi statali in California la si potra’ acquistare a 29,000. Un prezzo ragionevole, piu’ o meno come una Toyota Prius. Una macchina dove non si deve andare a cambiare l’olio, i filtri, o andare a fare il pieno al distributore.

A fine 2017 arrivera’ anche la Tesla ad immettere sul mercato la sua Model 3, mirata ad un consumatore “normale” e con un prezzo “normale”. La Model 3 avra’ batterie diverse dalla Bolt e una maggiore automazione. Sara’ dunque una sfida fra le due case produttrici, ma sopratutto un sodalizio: seppure in concorrenza fra loro, il mercato ha potenzialita’ cosi grandi che alla fine entrambe portranno crescere, fare aumentare consapevolezza, e confidenza nel consumatore. Il successo dell’una sara’ il successo dell’altra.

Finora i piu’ grandi ostacoli all’acquisto di veicoli elettrici erano appunto il prezzo e l’autonomia: sia la Bolt che la Model 3 risolvono questo problema. Ci saranno altre sfide: il prezzo della benzina continua a calare, e di solito c’e’ anticorrelazione fra l’immatricolazione di veicoli ibridi ed elettrici e il costo del petrolio, e questo perche’ il risparmio di benzina e’ sempre un incentivo.

Ma il successo dei veicoli Tesla finora mostra la strada da seguire: prodotti esteticamente belli, affidabili, comodi, tecnologici, e che fanno un po sognare di essere parte del futuro.

Facciamo un passo indietro. In California esiste una legge che impone che entro il 2025 il 15% di tutte le auto vendute da tutte le case produttrici debbano essere a emissioni zero. Si chiama programma ZEV: Zero Emission Vehicle program.

Anche la FIAT risponde a questo obbligo ed e’ per questo che quando lanciarono la 500 sul mercato californiano ne dovettero creare una versione elettrica. Ma spesso, e questo vale anche per la FIAT, I produttori creano un numero minimo di automobile elettriche, tanto quanto basta per soddisfare i vincoli del programma ZEV.

Si chiamano “compliance vehicles” – veicoli per soddisfare i requisiti. A suo tempo l’amico Marchionne si lamento’ che il costo per produrre queste compliance vehicles era cosi elevato che praticamente erano in perdita. Anzi, arrivo’ a sconsigliarne l’acquisto.

Il CEO della Chevrolet, Alan Batey, dice che le Chevy Bolt non sono pensate come compliance vehicles, quanto come un investimento per il futuro. Ne produrranno tante quante il mercato vorra’. Oltre alla Bolt, dal 2010 la Chevrolet gia’ produce la Volt, modello ibrido con buon successo di numeri.

Perche’ il lancio della Bolt in California ed in Oregon? Perche’ di tutte le automobile elettriche vendute negli USA ogni anno, piu’ della meta’ sono in California, stato che ha corsie preferenziali per i modelli elettrici, e una rete di ricarica sempre piu’ efficente e dove fa chic comprare l’auto elettrica.

Secondo Motor Trend la con i suoi 200 cavalli e un passaggio da 0 a 60 miglia per ore in 6.3 secondi e’ non solo una macchina elettrica eccellente, ma e’ una macchina eccellente punto, elettrica o non elettrica.

Ci sono gia’ le liste d’attesa.

Marchionne, a quando anche in FIAT?

Monday, December 12, 2016

Bocciato l'airgun Schlumberger nel canale di Sicilia; archiviate le trivelle Aleanna a Ferrara


Si tratta della concessione d1 CP SC,  di circa 2200 chilometri quadrati nel Canale di Sicilia.

La filiale italiana della Schlumberger con sede a Parma, voleva qui esesguire ispezioni sismiche per tirare su circa 6000 chilometri di linee di dati in 3D, durante un arco temporale di circa 104 giorni,
tre mesi e mezzo circa.

Le provincie interessate sarebbero state quelle di Ragusa e Siracusa, con i comuni di Vittoria, Portopalo di Capo Passero, Pachino, Noto, Siracusa, Acate, Ispica, Pozzallo, Avola, Modica, Santa Croce Camerina, Ragusa, Scicli.

Un sospiro si sollievo per loro tutti, soprattutto perche' e' stato evitato l'incubo nuove trivelle a mare in un futuro prossimo se l'airgun veniva eseguito e magari si decideva di proseguire con la fase dei buchi e dell'estrazione.

C'erano gia' stati vari carteggi tra la ditta in questione, la cui casa madre e' a Houston, il Ministero, gli scriventi osservazioni, le autorita' locali, con un primo pronunciamento negativo gia' nel Novembre del 2015.

La Schlumberger aveva allora volontariamente proposto di riperimetrare la sua concessione, in modo da "dimostrare la riduzione degli impatti sull'ambiente marino", come dire: tu mi dici no, ma io veramente voglio il si!

Ripresentano allora le carte, come sempre e' tutto scintillante e sicuro. Ma non gli e' andata bene: alla fine il ministero gli ha dato picche ed ha detto di no ancora una volta, un anno dopo, il 5 Dicembre 2016.

Perche'?

Per la particolare intensita' degli indotti negativi sugli aspetti idenitari e tradizionali propri della cultura delle popolazioni costiere interessate, legati alle economie locali tipiche nel settore della pesca commerciale e del turismo.


Ipse dixit.

Agginguno pure che:  

Le osservazioni del proponente benche' apprezzabili, in quanto sono relative ad approfondimenti tecnici, certamente utili a livello conoscitivi, non apportano argomentazioni utili ad escludere  le piu' volte citate interferenze con l'ambiente marino.

e che

l'area oggetto del presente parere benche' di dimensione minore di quella gia' valutata dal punto di vista della compatibilita' ambientale con parere 1914 del 13 Novembre 2015 e' ubicata sempre alll'interno del medesimo poligono di indagine, sul quale continuano a valere le valitazione effettuate nell'ambiento del sudetto parere.

E' certo una buona notizia, varata il giorno dopo il referendum del NO sventurato di Matteo Renzi.
Chissa' se ci sono legami fra le due cose, se e' solo una coincidenza, o magari se ci sia stato l'interferenza di qualche politico a Roma che voleva salvare il suo angoletto di mare. Non lo sappiamo.

Ma la domanda e' un altra: in Italia ci sono decine di altre concessioni pendenti per eseguire airgun, e per trivellare in mare.

Si applicano anche a loro le stesse considerazioni?

La pesca e il turismo sono elementi identitari e tradizionali anche per in mare di Puglia?

Di Basilicata? Delle Marche? Dell'Abruzzo? Della Calabria?

Della riviera romagnola? 

Della Sardegna? 

E che dire degli elementi identitari e tradizionali delle trivelle a terra? Non ci sono elementi negativi per gli elementi identitari e tradizionali quando si trivella nei parchi, nei campi, vicino agli ospedali e alle case delle persone in Val D'Agri, in Piemonte, in Veneto? 

Chissa' come risponderebbero a tali domande lorsignori.

Festeggiamo allora la fine dell'airgun Schlumbergeri in Sicilia e facciamo tesoro di questo pronunciamento: il Ministero riconosce oggi la pericolosita' dell'airgun sull'ambiente, per la pesca ed il turismo.

Occorre ricordarglielo ogni santa volta che i petrolieri verranno a chiedere di trivellare in mare, ed in terra.

L'Italia tutta ha elementi identitari e tradizionali che nulla hanno a che fare con le trivelle, ma proprio nulla, dalla Val D'Aosta a Pantelleria.


-----




Passiamo invece alla concessione Zanza, fra i comuni di Copparo e Formignana in provincia di Ferrara. Qui la AleAnna Resources voleva invece cercare petrolio e gas, "idrocarburi liquidi e gassosi, nel bel mezzo della pianura padana.

E' una concessione piccola, di soli cinque chilometri quadrati ma il Ministero l'ha archiviata. Zanza era inizialmente della Northsun Italia/Po Valley ed e' stata ceduta alla Aleanna ad Ottobre 2015 per la cifra di un milione ed ottocento mila euro.

La Aleanna e' una micro ditta americana con sede ufficiale del Delaware, e con filiale italiana a Matera. La Po Valley invece ha sede in Australia, a Perth, e la Northsun Italia e' sua filiale italiana con uffici a Roma.

Insomma qui si passa di micro-ditta in micro-ditta che si scambiano pezzetti del nostro territorio per pochi spiccioli: 1.8 milioni di euro sono tanti per noi persone normali, ma non per ditte petrolifere, per loro sono appunto briciole.

Anche qui c'erano state decine di osservazioni di contrarieta' coordinate fra l'altro dalla mia cara amica Michela Furin di Rovigo.

Perche' l'archiviazione?

Perche' dopo la compravendita dalla Po Valley alla Aleanna, il Ministero chiese integrazioni alla Aleanna stessa. Dopo vari ritardi e richiesta di allungare i termini la Aleanna si e' accorta che a causa della "complessita' delle integrazioni richieste" era meglio lasciar perdere.

E quindi hanno chiesto loro stessi l'archiviazione, che gli e' stata accordata.

Ma non dobbiamo farci illusioni: se gli e' conveniente, torneranno. Lo so perche' fanno sempre e solo quello che gli e' comodo a loro.

A questi qui, che si chiamino Schlumberger o Aleanna o Northsun o ENI o Medoilgas o Rockhopper o Northern Petroleum, non gliene importa un fico secco dell'Italia o di noi.

E questo non dobbiamo dimenticarlo mai.