.

.

Monday, April 20, 2015

Scoppio di pozzo di gas in India: 12 feriti e fiamme in liberta'

Si tratta della Parseley Energy. 

E' difficile tenere il conto!




"It is a major fire, and we rushed to the spot with our equipment, 
but we are unsure of how to control it. 
We have to remain 500 meters away from it due to the heat generation."


Sabato 18 Aprile 2015 almeno 12 persone sono rimaste ferite durante lo scoppio di un pozzi di gas naturale ad Olpad, nei pressi della citta' di Surat in India. Di questi, nove sono finiti all'ospedale e quattro sono in condizioni molto gravi. Il pozzo era della ditta nazionale petrolfiera indiana, la ONGC.

Stavano riparando un blow-out preventer, quando e' scoppiato l'incendio. Hanno cercato di usare estintori per contenere le fiamme, ma alla fine hanno lasciato il fuoco ardere finche c'era da ardere, come e' prassi "normale".  I vigili del fuoco non sapevano cosa fare,  non potevano avvicinarsi piu di 500 metri dallo scoppio per paura di farsi male e quindi si sono arresi.

Erano due giorni che il pozzo perdeva gas e infatti i residenti sentivano le puzze di uova marcie nei loro paesi, e poi hanno sentito pure lo scoppio.

Non e' ben chiaro se il pozzo abbia finito di ardere o no.

Evviva,

Sunday, April 19, 2015

California: la siccita' del 2015



-------














 ----



Scritto con Matilde Brunetti - grazie!


Abbiamo tutto -- o quasi -- in questo stato dalle possibilita' illimitate: mare, sole, terreni fertili, creativita', talenti e sogni, da Hollywood fino a Silicon Valley. Dopo la crisi, l'economia, e' tornata a crescere, la popolazione aumenta e i downtown di ogni citta esplodono di soldi e di progetti, nel bene e nel male. Se fosse una nazione per conto suo la California sarebbe la settima economia del mondo.

Abbiamo tutto tranne che l'acqua, specie nel sud dello stato.

Chinque abbia mai vissuto per un po in California sa delle gesta erioche di William Mulholland, a cui e' dedicata la strada "Mulholland Drive" del film e della sua missione nella vita di portare l'acqua a zone semidesertiche, prima fra tutte Los Angeles.

Durante la prima meta' del 1900, Mulholland fu a capo del DWP - il Department of Water and Power di LA - e creo' l'infrastruttura idrica per portare l'acqua da Owens Valley, fino a Los Angeles, a 375 chilometri a sud. Progetto' una serie di dighe, canali, cascate, e ci riusci'. Il Los Angeles acqueduct venne pomposamente inaugurato nel 1913. Mulholland disse semplicemente "There it is. Take it". Fu un gran successo e negli anni si costruirono raddoppi, si aumento' la portata del sistema, con sempre piu' richieste di acqua per una sempre crescente megalopoli.

L'acquedotto piu' di ogni altra cosa ha contribuito alla Los Angeles che conosciamo oggi.

Seguirono le guerre dell'acqua, soggetto del film "Chinatown" del 1974 con Jack Nicholson, perche' il lago dell'Owens Valley si prosciugo' completamente, e i residenti della zona lamentarono non solo il "furto" dell'acqua ma imbrogli vari nella compravendita dei diritti idrici.

Dopo cent'anni, film e leggende, eccoci qui.

Per la prima volta dall'annuncio di Mr. Mulholland non possiamo piu' "take it". La natura ha raggiunto i suoi limiti. Il governatore Jerry Brown ha annunciato che dobbiamo tagliare il consumo - lo spreco a volte - dell'acqua del 25%. La siccita' e grave e i nostri stili di vita non aiutano: giardini all’inglese attorno ad ogni villetta, piscine private, campi da golf sono lussi che non possiamo più permetterci. A Palm Springs, nel bel mezzo del deserto, ciascun abitante consuma al giorno circa 800 litri d’acqua, il doppio della media nazionale. Ci vai e se non ci pensi troppo potresti essere in Austria, giardini verdi, fontane, piante lussureggianti. Invece e' il deserto. Dovranno ridurre il consumo dell'acqua del 50%, e si iniziano ad installare giardini "nativi" con piante grasse e cactus invece che prati. Danno incentivi per cambiare i sanitari.

Anche l’agricoltura è in crisi, l’acqua per irrigare i campi sempre più scarsa e costosa. Per ora i tagli all'agricoltura sono stati rimandati, ma se dovessero arrivare verranno messi in ginocchio varie attivita' agricole - mandorle prima di tutto. L'80% dell'acqua di questo stato e' per uso agricolo.

L'elefante nella stanza sono i nostri amici petrolieri.

Fra i vari episodi storici di questo stato c'e' l'oil boom dell'inizio del secolo, le cui tracce sono ancora qui oggi. San Ardo, Bakersfield, Kern County sono localita' al petrolio da decenni che usano ingenti quantitativi di acqua: il rapporto e' di dieci barili di acqua per uno di petrolio. Le stime sono di circa otto miloni di litri di acqua al giorno usati dai petrolieri. Ovviamente l'acqua che torna indietro non e' certo acqua di ruscello.

E cosa fanno questi nostri amici petrolieri? Beh, visto che tutto e' un business, la Chevron e la California Resources Corporation hanno deciso di vendere questa acqua di scarto, non sottoposta a nessun tipo di analisi o depurazione, agli agricoltori, per irrigare i campi di cedri, noci e uva. Incredibile ma non sono necessari test ne per metalli pesanti ne per sostanze radioattive eventualmente presenti in queste acque.

Nel solo Kern County, sono stati venduti 10 miliardi di litri d’acqua petrolifera all'agricoltura - uno scandalo di questi giorni. Quali siano gli effetti a lungo termine dell’utilizzo agricolo di queste acque di scarto non si sa, ma l’alto contenuto di sodio danneggia le piante, fa ingiallire le foglie e rende il suolo impermeabile e sterile.

Jerry Brown e' uno strano politico, per tante cose e' progressista e anzi, pare ambizioso nello spingere lo stato verso le rinnovabili. Siamo lo stato leader in tutti gli USA, e anzi e' stato lui stesso a parlare dell'obiettivo di arrivare al 50% di rinnovabili entro il 2030, visto che abbiamo gia' passato la soglia del 20%. Ma alla fine di tutto anche Jerry Brown e' un politico e dal lato petrolio non ne vuole sentire. Non solo i petrolieri vendono monnezza di scarto agli agricoltori, ma Brown non ha menzionato neppure per un millisecondo possibili restrizioni del consumo d'acqua per i petrolieri.

Dice che frenare l’industria del petrolio sarebbe controproducente ma dimentica che i petrolieri hanno speso quasi 9 milioni di dollari in operazioni di lobby nel solo 2014, il doppio di quanto speso nel 2013 e la bellezza di 2 milioni di dollari solo per aiutarlo nelle sue campagne elettorali.

E pensare che proprio in questi giorni la California Public Utilities Commission, che gestisce la rete elettrica dello stato, dice che siamo pronti a gestire il 100% da rinnovabili per tutto lo stato.

E quindi, le mandorle non si toccano, le trivelle non si toccano, siamo pronti a passare alle rinnovabili come mai prima, ma affronteremo la crisi idrica del 2015 con i cactus.

Qui le immagini della California in siccita'.



Saturday, April 18, 2015

Vancouver: dopo le perdite di petrolio, si passa al 100% da rinnovabili





Il giorno 26 Marzo 2015 c'e' stata una perdita di petrolio nella baia della citta' di Vancouver - la English Bay - che ha inquinato acqua e vita marina. Il petrolio -- circa 3000 litri -- non era un quantitativo enorme ma e' arrivato sulle sponde dei parchi costieri della citta'.

Se ne sono accorti due persone che facevano un giro in barca ricreativo. Puzzava di asfalto. La macchia che hanno visto era di 500 metri lunga e larga 250.

Era Bunker C oil, anche noto come fuel oil No. 6. Questo tipo di petorlio e' quello usato di norma nelle navi cargo in tutto il mondo. E' petrolio pesante e viscoso - cioe' con molecole di CH molto lunghe. E' considerato molto tossico alla vita marina, e forma palle bituminorse che possono anche essere trasportate alle lunghe distanze.  Non evapora e spesso finisce sotto il livello del mare - cioe' non si vede.

Sono state inqunate circa 16 spiagge, tutte chiuse per settimane.

Sono state infatti riaperte solo pochi giorni fa, e in qualcuna e' ancora vietato l'accesso.

Una volta scoperta la macchia ci hanno messo cinque ore solo per iniziare le operazioni di contenimento e molte sono state le critiche sulla lentezza delle operazioni.   Alla fine ci hanno messo un giorno intero per cercare di contenere il tutto.

Lo stesso esatto giorno il sindaco Gregor Robertson ha annunciato di volere usare solo rinnovabili per la sua citta'  - elettricita', trasporti, aria condizionata e riscaldamento, tutto da rinnovabili entro il 2035.

In questo momento Vancouver e' al 32% da rinnovabili, per cui l'obiettivo della citta' e' abbastanza ambizioso - specialmente per il reparto trasporto con i mezzi pubblici per la maggior parte alimentati da benzina e diesel. Ci sono' pero molte iniziaive per ridurre l'uso di automobili con bici, trasporti pubblici.

Oltre Vancouver anche San Francisco, Copenhagen e Sydney, hanno annunciato di volere arrivare al 100% da rinnovabili nei prossimi anni.

Ma l'elefante nella stanza e' il Northern Gateway Pipeline, una specie di fratello minore del Keystone pipeline che dovrebbe andare dalle Tar Sands del Canada fino a Vancouver per poi andare in Asia, e in altre raffinerie del mondo. Ovviamente piu' petroliere, non potranno che aumentare i rischi di maggiori riversamenti di petrolio nella baia di Vancouver - rinnovabili o non rinnovabili.

Friday, April 17, 2015

Il golfo del Messico 5 anni dopo : non solo BP







----





E' il quinto anniversario dallo scoppio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico. Di questo scoppio si sono dette tante cose, 11 morti, inquinamento persistente, atteggiamento prepotente da parte della BP, cause in tribunale, pesca morta, vite spezzate. Ne parleremo ancora per anni a venire, ne sono certa.

Ma ci sono altre tragedie piu o meno grandi che feriscono il golfo del Messico ogni giorno e di cui non si parla quasi mai.

Il Golfo del Messico e' costellato di ben 3000 pozzi petroliferi, fra attivi ed abbandonati.

3000.

E poi c'e' la piattaforma 23051, della Taylor Energy.

Nel 2004 l'uragano Ivan scateno' la sua furia distruttrice lungo le coste della Louisiana. Le onde furono cosi' forti che una piattaforma della Taylor Energy, appunto nel sito 23015, si stacco' dal supporto marino e collasso'. Collegati alla piattaforma c'erano 26 pozzi, tutti danneggiati o distrutti. Sono passati quasi 11 anni da allora.

Si presume che tutti i 26 pozzi perdano ancora adesso, con macchie, scie colorate in tutte le direzioni attorno al relitto della piattaforma 23051. Nessuno vede, nessuno sente, nessuno agisce. Nessuno se non le solite piccole non-profit, individui innamorati del mare, che hanno cercato di tenere alta l'attenzione su questo tema nel tempo. In particolare la piccola-grande Sky Truth che fa foto da satellite per scovare danni ambientali in giro per il pianeta. E' guidata da un geologo, John Amos. Hanno catalogato e fotografato tutte le perdite da 23051 nel corso degli anni. Le loro stime sono di circa 1.1 milioni di galloni di petrolio persi nel mare, circa 4 milioni di litri. La lista delle perdite e' strabiliante ed e' qui.

Finalmente, nel Settembre 2014 le autorita' decidono di indagare e in questi giorni l'Associated Press ne fa un reportage denuncia - dopo avere analizzato 2300 segnalazioni arrivate negli scorsi anni sul sito 23051. I giornalisti  dell'Associated Press, Michael Kunzelman e Jeff Donn non usano mezze parole. Secondo loro la Taylor Energy ha cercato di minimizzare l'impatto e la grandezza delle perdite ed i danni sono molto peggiori di quanto la ditta voglia far credere. Per la sua durata temporale, potrebbe essere uno dei peggior disastri nel golfo.

La Taylor Energy non nega che il suo pozzo perda. Da undici anni a questa parte. Ma secondo le ultime stime dell'Associated Press, i quantitativi di petrolio dispersi in mare dalla piattaforma sono venti volte superiori a quanto ammesso dalla Taylor Energy.

La Taylor Energy ha fissato i quantitativi di petorlio persi in mare a 22 galloni al giorno nel 2008, circa 80 litri quotidiani. Poi hanno detto che successivamente si e' passati a 12 galloni al giorno, circa 30 litri. Adesso sono solo 4 galloni. Ma le indagini dell'Associated Press, non hanno riconosciuto queste stime. Anzi, il loro lavoro certosino ha portato a riconoscere che i quantitativi di petrolio in mare invece aumentano, le macchie diventano sempre piu grandi e i cosi pure i volumi coinvolti.
Si parla di circa 91 galloni di petrolio al giorno adesso, presumibilmente molto di piu negli anni scorsi. 

L'Associated Press dice che di questo pozzo che perde, non se ne vedra' la fine per molto tempo ancora.

La Taylor Energy ha venduto tutte le sue proprieta' nel 2008.

Le e' rimasto un solo addetto full-time.
E un relitto in mare che perde da 11 anni a questa parte.

Qui le immagini del sito 23051 della Taylor Energy