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Friday, February 17, 2017

Asia Super Grid: la super rete elettrica rinnovabile di Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud


I rappresentanti di Cina, Giappone, Corea del Sud e Russia
all'accordo per la creazione dell'Asia Super Grid

Settembre 2016, Tokyo









La prova che le rinnovabili sono il futuro e' qui:  a Settembre 2016 i rappresentanti di quattro nazioni si sono incontrati a Tokyo per firmare un accordo per la creazione della Asia Super Grid.

E' un progetto rivoluzionario per tanti versi : una nuova, gigantesca rete elettrica alimentata da sole e vento che colleghera'  Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud.

Assieme fanno  circa un miliardo e settecentomila persone che potrebbero avere la rete elettrica fatta solo di rinnovabili.  Le quattro di cui sopra rapprensentano anche il 77% del consumo totale di elettricita' di tutta l'Asia.

L'idea futuristica nacque nel dopo Fukushima del 2011, grazie a Masayoshi Son Masayoshi, fondatore dell'impero SoftBank Group di Giappone che dopo il disastro nucleare della sua naizone decise di fare qualcosa e creo' il suo Renewable Energy Institute come incubatore di idee e di analisi dati per le rinnovabili.

Il signor Masayoshi aveva una visione ben chiara: la transizione verso le rinnovabili, usando come fonte il deserto del Gobi in Cina, con il suo enorme potenziale in termini di sole di vento. A beneficiarne le quattro superpotenze del circondario.  Le stime erano che dal deserto del Gobi

Gobi Desert in China, this would create the equivalent energy produced by thousands of nuclear reactors. The plan would interconnect grids across different regions, nations, and continents, and would generate over 10 gigawatts of electricity. 

Era sicuramente una idea grandiosa, tecnicamente e geo-politicamente difficile, e forse destinata a restare tale. Cina e Giappone sono spesso in attrito fra loro, a causa di anni e anni di ostilita' piu' o meno aperte.

E quindi questa Asia Super Grid avrebbe portato sole e vento per l'elettricita' , e magari anche un po di coesistenza fra nazioni.

E poi un piccolo miracolo.

Dopo avere annunciato questo intento, la Korea Electric Power Company e la State Grid Corporation di China contattarono Mr. Masayoshi, dicendogli di essere interessati a questa super rete elettrica Anche i russi si mostrarono disponibili, e la PSJC Rosseti, ente elettrico di Mosca decise di partecipare.

Il progetto e' ora concreto -- durante l'incontro di Tokyo del Settembre 2016 Masayoshi annuncia che la sua idea per l'Asia Super Grid sara' realta'.

Come hanno fatto in questi anni?

Un passo alla volta e facendo quello che si poteva fare, progressivamente, e diventando piu' ambiziosi con gli obiettivi.

Intanto nel 2011 in Giappone, Mr. Masayoshi crea dei centri di generazione elettrica dalle rinnovabili che fanno capo alla sua ditta - SoftBank Group. Ad oggi operano 33 centrali di energia solare ed eolica sparsi per il Giappone.

Poi Mr. Masayoshi inizio' a guardare fuori dal Giappone, prima fra tutti alla Mongolia e al suo potenziale eolico. Assieme a una ditta mongola, la Newcom, Masayoshi fonda Clean Energy Asia per sfruttare il vento del deserto del Gobi. Sorgono anche qui campi eolici. E poi la partnership con la Bharti Enterprises di India, che porta alla creazione di Cleantech, per la cooperazione India-Giappone e infine con la Foxconn di Taiwan.

Ma come collegare tutte queste ditte e progetti locali fra loro e creare una rete integrata?

Era al difuori della possibilita' di una persona sola, appunto di Mr. Masayoshi. 

Come detto sopra, il miracolo e' quando arrivano in scena Mr. Liu Zhenya, ex dirigente della State Grid Corporation of China, l'ente che gestisce la rete pubblica di Cina, Mr. Hwan-Eik Cho, della Korea Electric Power e la Rosseti di Russia a studiare la potenzialita' di questa rete integrata.

A Settembre 2016 decidono che si, si puo. E ora si parte con progetti per mandare il vento della Mongolia al Giappone, grazie a cavi sottomarini, e di idroelettrico russo che potrebbe essere mandato a sud. I percorsi sono stati soprannominati "Golden Ring".

I vantaggi sono molti: avere una rete integrata fa si che i momenti di picco da una parte del mondo possano essere bilanciati da momenti di minor uso elettrico altrove, grazie ai fusi orari, alle diverse tradizioni;  di dare maggior impulso alla generazione di energia pulita, avendo creato una sorta di "mercato unico".

La speranza e' di eliminare la dipendenza dalle fossili e dal nucleare.

E i costi? Secondo gli studi preliminari fatti prima dell'accordo di Settembre il costo per generare e mandare l'elettricita' dalla Russia o dalla Mongolia al Giappone costera' lo stesso, o di meno dell'attuale costo per la generazione di elettricita' dalle centrali a carbone.

Ci saranno problemi, anche ambientali? Certo. Ogni cosa che l'uomo fa ci sono degli impatti e delle conseguenze, ma io credo in questo caso che scappare dalle fonti fossili, carbone, petrolio e dal nucleare, sia un passo importante, e che l'effetto finale sara' sicuramente in positivo per l'ambeinte, per le minori emissioni di CO2 in atmosfera e per i polmoni e la pace mentale di chi si ritrova a vivere vicino a raffinerie e reattori.

Se possiamo farlo in Asia, lo possiamo fare dappertutto.

Wednesday, February 15, 2017

Salvare la Patagonia per amore: Kris e Doug comprano e ripristinano terre e poi regalano parchi


Tutte queste foto sono del Parco Pumalin, Patagonia, con terreni acquistati dai
coniugi Kris e Doug McDivitt-Thompson che li hanno ripristinati, ne curano la manutenzione
ed hanno aperto il parco aperto a tutti.

Dal 1993 hanno speso 375 milioni dei loro soldi privati per creare e salvare questa bellezza















“We just rolled up our sleeves and did it. 
There is nothing we wanted to do that we didn’t. 
That’s not to say there’s not more to do.

People need to get out of bed every day and have to do something that is not 
to do with them but to fight for something they love and identify with.
 

We don’t have the luxury of being complacent. 
So, no more getting up in the morning 
and reading the paper and calling it a day. 

You have to act at the end of the day; you have to do something.

Kris Mc-Divitt-Tompkins



Voleva essere la mia storia di San Valentino, ma arrivo con due giorni di ritardo.

Si chiamano Doug e Kris McDivitt-Tompkins.

Kris McDivitt era di famiglia ricca, era una sciatrice professionista durante la gioventu' degli settanta, figlia - ironia della sorte - di un dirigente dell'oil and gas in California. Da adulta divento' uno dei manager piu' importanti di Patagonia, uan ditta che vene attrezzatura per sport e per il contatto con la natura - tende, scarponi da trekking, attrezzatura da campeggio.

Doug Tompkins era un rock-climber, amante della natura, uno sprito libero, che aveva fondato ben due ditte di vestiti: North Face ed Esprit. Da Lake Tahoe, nel nord della California, da giovane, aveva creato una piccola ditta di sci e di zaini con il motto "Never Stop Exploring”. Il suo primo negozietto negli anni sessanta era a North Beach, a San Francisco.

Oggi North Face si vende in tutto il mondo.

Qualche anno dopo Doug creo' la ditta “Plain Jane” che vendeva vestiti causal e sportivi per le donne. Le prima vendite da un camiocino per strada. Plain Jane divenne Esprit, anche lei ora nota in tutto il mondo.

Nel 1993 Doug e Kris si incontrano. Lei ha 43 anni ed e' stanca della vita corporate da dirigente della Patagonia. Anche lui a 50 anni era diventato critico del mondo del business, nonostante il suo successo.

Si sposano e decidono di fare dell'ambientalismo una ragione di vita, vera e cambiano tutto. Dalla California vendettero le loro quote nelle ditte che avevano fondato o in cui lavoravano e si trasferiscono a vivere in Patagonia, fra il Cile e l'Argentina, off-grid. Non c'erano telefonini, non c'era internet.

Cosa avrebbero fatto in Patagonia?

La Patagonia, che Kris aveva sognato da anni per aver lavorato in una ditta da quello stesso nome, avrebbe offerto loro l'opportunita' della vita.

Avrebbero comprato quanta piu' terra possibile, ripristinato quello che era stato degradato e creato un ente non a scopo di lucro per conservare e migliorare quelle terre di Cile e di Argentina. I soldi certo non gli mancavano.

E l'hanno fatto, un po per volta: comprando quasi un milione di ettari di terra che contenevano di tutto: aree sensibili, lagunose, campi, foreste, coste, ghiacciai, fiordi e pure vulcani. Tutto quello che hanno comprato e sistemato e' poi stato restituito alla comunita' sottoforma di parco.

Finora si stima che abbiano speso 375 milioni di dollari. Quelle terre sono oggi salve dalla deforestazione a larga scala, e in favore di flora e fauna. Fra i parchi creati finora il Pumalín Park di circa 300,000 ettari e che va dall'oceano pacifico alle Ande. Ci vivono, e ci vivranno i puma. E' il piu' grande parco creato da privati nel mondo e poi regalato alla collettivita'.

Altri parchi sono in Patagonia e nella laguna di Iberá nel nord-est dell'Argentina.

Spero che ci si renda conto della bellezza di tutto cio: due ricconi che invece di andare sui loro yacht privati hanno speso il loro denaro per creare foreste e parchi aperti al pubblico in una nazione lontana dalla loro ed investendo anni delle loro vite.

E' bello, no?

Kris dice che tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa per le generazioni future, e che i soldi sono uno strumento, ma non l'unico, e che nessuno puo' abdicare alla responsabilita' collettiva di salvare il pianeta.

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.


E poi... come tutte le storie belle, tutto ha un fine. Dopo 24 anni di matrimonio, il giorno 8 dicembre 2015, Doug muore a 72 anni. Si fece male in un incidente di kayak, in Cile, nel lago Carrera nelle Ande.

E Kris?

Le restarono montagne e foreste e steppe su cui lavorare ancora ed un cuore spezzato in due. Le restano anche le associazioni non profit create assieme al marito, la Conservacion Patagonica and Conservation Land Trust che gestiscono i parchi.

Fra un anno ci saranno cinque nuovi parchi fra il Cile e l'Argentina, altre tre saranno grandemente allargati.

La cosa bella e' che anche i governi di Cile ed Argentina hanno deciso di collaborare, ed hanno donato 4 milioni di ettari in piu' da essere protetti da deforestazione, ranching, trivelle, infrastruttura invasiva ed industriale di qualsiasi genere.

Come dire, fai una cosa buona e se ci credi e sei persistente, le cose crescono e vanno avanti senza che tu possa anticipare quanto importnate sara' il tuo operato.

Come per tutte le cose non e' stato facile per Kris e Doug. All'inizio c'era tante opposizione verso di loro, i cattivissimi americani - gringo, ebrei! - che avrebbero rubato il Cile ai cileni, che avrebbero portato qui monnezza tossica, che rappresentavano il neocolonialismo americano, che volevano rubare l'acqua e "fermare" il progresso del Cile.

Si diceva che erano agenti della CIA. A un certo punto il governo cileno, quando si rese conto che erano diventati i proprietari terrieri piu' grandi del paese, avevano quasi decisero di espropriarli le terre. Ma ci ripsensarono quando iniziarono a vedere i frutti del lavoro di Kris e Doug, quattro anni dopo essere qui arrivati.

Prendevano terre che altrimenti sarebbero finite allo speculatore di turno e ci facevano parchi. E quando il rischio di ancora maggiore deforestazione - miniere, campi da pascolo per la carne, trivelle e dighe megagalattoche - il governo cileno divenne loro partner.

Da dove venivano le terre che compravano? Da cileni che non le volevano piu - compravano aziende agricole semi-abbandonate. L'intento e' sempra stato di restituire il tutto. Hanno usato la loro professionalita' per gestire il tutto nel corso degli anni.

Kris dice che questo loro lavoro ha permesso a vari angoli della Patagonia di tornare ad uno status naturalistico, di essere ripristinata allo stato originale, salvando le foreste tropicali dall'abbattimento, e dai pascoli.

Volevano anche dare una prospettiva ai residenti: il parco offre qualcosa a chi vive li, in termini di lavoro nel mantere le terre, nel curarli e nel creare turismo, passeggiate, trekking, ed economia sana.  In questo momento gli enti di conservazione del parco danno lavoro a varie centinaia di persone.

In tutto questo hanno anche riportato animali un tempo essenzialmente estinti in queste zone, grandi predatori come cervi della pampa, formichieri, pecari dal collare bianco. Il tutto va fatto con critierio, perche' questo porta a problemi con i contadini preoccupati delle loro colture, ed e' per questo che vanno lentamente con quello che si chiama "re-wilding", e cioe' il ri-selvaggizzare.

Kris dice che restera' in Patagonia fino alla fine dei suoi giorni, a continuare il lavoro inziato con tanto amore da lei e da suo marito. Dice che Doug le  manca ogni santo giorno, ma che andare avanti con la Patagonia, le da sollievo.


"People need to get out of bed every day and have to do something that is not to do with them but to fight for something they love and identify with.

“We don’t have the luxury of being complacent. So, no more getting up in the morning and reading the paper and calling it a day. You have to act at the end of the day; you have to do something.”

“It’s not about money. There is just no excuse for doing nothing. Abdication is not a possibility. Whoever you are, wherever your interest lies, whatever you’ve fallen in love with, you get out of bed every morning and you do something. You act, you step into the fray, and you fight for a human society that is in balance with the natural world.

“We have no choice. Otherwise we might as well kiss our beautiful planet goodbye. 

I will be there in Patagonia till the day I die. That’s the idea.”

Monday, February 13, 2017

La voragine petrolifera del New Mexico





 
elaborazione del possibile danno




“The cavity will collapse. For all I know, it can start collapsing in 10 or 15 minutes.”


Carlsbad e' una citta' del New Messico.

Ci si arriva lungo l'autostada US 285. All'avvicinarsi un segnale stradale

"US 285 south subject to sinkhole 1,000 feet ahead"

"Tra 300 metri lungo la US 285 sud c'e' una voragine che sprofonda. Una sinkhole"

E infatti in questo angolo petrolifero del New Mexico c'e' una caverna sotterranea che sta per crollare, e risucchiare con se una chiesa, autostrade, stazioni di servizio, scuole, ferrovie e case.

La zona in questione e' sede di varie caverne, che formano il Carlsbad Caverns National Park. La gente ci viene per turismo, per vedere le stalagmiti e le stalattiti e perche' il sottosuolo e' spettacolare.

La particolare caverna crollante che ora preoccupa la comunita' e' il risultato di tre decenni di petrolio: e' una caverna artificiale in cui e' stata pompata acqua per anni. L'acqua arrivava a circa 150 metri sotto la crosta terrestre e riportava su in superficie "brine" -- una soluzione acquosa ad alta salinità --  che veniva poi usata come additivo dei fluidi di perforazione per l'industria del petrolio e del gas dello stato del New Mexico.

La suddetta caverna sta ora per crollare, come e' gia' successo in altre zone del New Mexico, nonche' in Kansas, Michigan e Canada, per il troppo stess accumulatosi nel corso degli anni. La caverna di Carlsbad e' particolarmente pericolosa perche' si trova nei pressi di un centro abitato di circa 26mila persone;  potrebbe fare grandi danni.

In questa caverna non si pompa piu da vari anni, ma i danni vanno avanti: come sempre, la geologia una volta che la metti in moto, quella va avanti per la sua strada.  In superficie ci sono attivita' commerciali, hotel, scuole, autostrade, banche, e stazioni di servizio. Il crollo sarebbe catastrofico, perche' porterebbe via con se almeno un miliardo di dollari di proprieta' ed infrastrutture.

Nel corso degli scorsi anni sono state dichiarati stati di emergenza, ci sono stati avvisi al pubblico, e la richiesta di denaro pubblico per metterla in sicurezza e per installare centraline ed allarmi. Qualche settimana fa l'allarme dei geologi: la caverna potrebbe collassare in ogni momento, portando via una gran fetta dell'abitato di Carlsbad. Circa 200 persone potrebbero avere impatti negativi sulle loro proprieta'.

La ditta responsabile delle operazioni di brina e' la I and W che ha dovuto gia' chiudere la caverna ed e' andata in bancarotta. 


Wednesday, February 8, 2017

La Cina e' ora il primo produttore di energia solare del mondo



La capacita' generativa di energia solare dalla Cina e' raddoppiata nel 2016, facendo di Pechino il primo produttore mondiare di energia da fotovoltaico secondo il National Energy Administration, ente americano che si occupa di fare statistiche.

Sono passati da 43 GW nel 2015 a 77 GW nel 2016. 

Le province dove il solare ha fatto passi da gigante sono Shandong, Xinjian ed Henan; nei prossimi anni, e cioe' da qui al 2020 verranno aggiunti ben 110 GW di produzione di energia elettrica con un investimento di 360 miliardi di dollari. 

In quetso momento la generazione di energia elettrica da rinnovabili e' dell'11%, il progetto e' di arrivare al 20% entro il 2030.

Saturday, February 4, 2017

La balena di Norvegia con piu' plastica che pesci in corpo





Sono scene strazianti.

Una balena e' stata trovata in fin di vita Sabato 28 Gennaio 2017 lungo le coste di Sotra in Norvegia. Era cosi debole e malata che non c'e' stato niente altro da fare se non eutanizzarla.

Gli esperti hanno cercato di capire cosa era successo, dopo la sua morte. E cosi hanno aperto la pancia della balena hanno trovato piu' di 30 buste di plastica in corpo alla povera creatura, oltre che vari pezzi di plastica.

La balena fu trovata annaspante mentre che cercava di arrivare a riva, e i pompieri chiamati per aiutare hanno per qualche tempo cercato di ridigiere la balena verso il mare aperto. Pensavano che si fosse persa. Ma il comportamento bizzarro dell'animale li hanno convinti che fosse malata e cosi hanno chiamato il dipartimento della conservazione della fauna marina.

Sono quelli della conservazione marina che hanno eutanizzato la balena. E poi l'hanno aperta per studiarla.

Dopo sei ore di lavoro e cinque persone, ecco che emerge dalla pancia dell'animale un enorme ammasso di plastica. Erano 30 buste di plastica, pezzetti di plastica piu o meno grandi e involucri di caramelle e di buste del pane. La plastica aveva creato una barriere a qualsiasi tipo di sostanza nutritiva e la balena ha sofferto a lungo, come conferma lo zoologo Terje Lislevand.

C'era piu' plastica che cibo, che pesci.

Secondo gli esperti la balena ha scambiato le buste di plastica per calamari. 

E cosi, una balena da due tonnellata e' morta di fame per colpa di 30 buste di plastica. 

Per di piu' questa balena era una balena rara per i mari di Norvegia. E' della specie Cuvier’s beaked whale ed era la prima volta che un esemplare giungeva a riva. Adesso, a testimonianaza del tutto, vogliono mettere quello che resta della carcassa dell'animale nel museo della citta' di Bergen.
 
Nel 2050 secondo il World Economic Forum, ci saranno in mare piu' pezzi di plastica che pesci.

In questo momento nel mare ci sono almeno 150 milioni di tonnellate di monnezza. 


Ogni anno ne gettiamo via 8 milioni di tonnellate.

Un quarto dei pesci analizzati nelle pescherie di California e di Indonesia ha un qualche pezzo di plastica in corpo.

Turbina danese stabilisce record assoluto: in 24 ore energia sufficiente per alimentare una casa per 20 anni









Una turbina con lame da 35 tonnellate ciascuna ha appena generato 216 KWh di energia nell'arco di 24 ore. E' il record assoluto a livello mondiale di produzione di energia eolica da una singola turbina - ed e' sufficiente per alimentare una casa media per 20 anni.

La localita danese in cui tutto questo e' accaduto e' nei mari attorno a  Østerild e la turbina e' di proprieta' della MHI Vestas Offshore Wind, una joint venture fra la Vestas Wind Systems, ditta danese, e la Mitsubishi Heavy Industries del Giappone.

L'idea e' di usare meno turbine, a costi minori per generare la maggior quantita' di energia possibile.

Ovviamente, questa non e' una turbina modesta e non e' una turbina per ogni posto: ciascuna delle sue lame misura 80 metri di lunghezza e si innalza per 140 metri, e quindi non e' pensabile porla dappertutto e a prescindere dai vari contesti locali.  

La Danimarca e' uno dei leader europei di energia eolica, e questo risultato, e' semplicemente un testamento di cosa e' possibile fare con le rinnovabili se lo si vuole. Come detto, non e' la soluzione per tutti e per tutto, io credo sempre che il meglio siano le rinnovabili distribuite, con il sole sui tetti e l'eolico usato nei posti giusti e con giudizio.

Ma, ancora una volta, tutto questo dimostra che si puo'
e che non c'e' ragione alcuna per continuare a trivellare, trivellare, trivellare.

Ci arriveremo, lo so.

Alcuni prima di altri.

Intanto la Danimarca ha deciso che la sua energia elettrica sara' totalmente libera dal petrolio entro il 2035 e che eliminera' del tutto il petrolio,  anche dal sistema di trasporto e di riscaldamento entro il 2050.

Nel 2015 aveva generato il 56% della sua elettricita' dalle rinnovabili, secondo la Danish Energy Agency. Il 42% era dal vento, a seguire sole e biomasse.

L'uso del carbone, del petrolio e del gas sono calati del 30%, e con loro le emissioni di CO2 che sono scese nel corso del 2015 del 6.6% rispetto all'anno precendente.

L"obiettivo del paese e' di arrivare alla riduzione della CO2 del 40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990. Sono ora al 36%, per cui sono sulla buona strada.

Il primo campo eolico offshore venne costruito 26 anni fa, nel 1991.

Ad oggi hanno 300 turbine a vento.

Fanno sul serio, qui.











Friday, February 3, 2017

I paesi piu rinnovabili d'Europa - prime Svezia, Finlandia e Lettonia. L'Italia e' tredicesima su ventotto




1. Sweden 54.1%

2. Finland 39.5%

3. Latvia 39.2%

4. Austria 33.6%

5. Denmark 30.6%

6. Estonia 27.9%

7. Portugal 27.8%

8. Croatia 27.5%

9. Romania 24.7%

10. Lithuania 24.3%

11. Slovenia 21.8%

12. Bulgaria 18.4%

13. Italy 17.1%

Media EU: 16,4%

14. Spain 15.6%

15. Greece 15.5%

16. France 14.5%

17. Germany 14.5%

18. Czech 13.6%

19 Slovakia 11.9%

20. Poland 11.8%

21. Hungary 9.4%

22. Cyprus 9.1%

23. Ireland 9%

24. UK 8.2%

25. Belgium 7,.3%

26. Netherlands 6%

27. Malta 5.3%

28. Luxemburg 5%


There is no alternative. And the facts speak for themselves: renewable energy is now cost-competitive and sometimes cheaper than fossil fuels, employs over one million people in Europe, attracts more investments than many other sectors, and has reduced our fossil fuels imports bill by 16 billion euros."

Miguel Arias Cañete, responsabile Climate Action per l'Unione Europea



Eccoci qui, la Commissione Europea rilascia la classifica dei paesi piu' rinnovabilizzati d'Europa con i dati del 2015, i piu' recenti disponibili.

L'obiettivo dell'UE e' di arrivare al 20% di rinnovabili entro il 2020, e secondo la commissione siamo sulla buona strada per arrivarci, visto che al 2015 eravamo al 16.4% in media. Pero' il 16.4% e' la media. La performance dei singoli stati varia da paese a paese, e di molto.

In questi dati e' compreso l'uso di energia elettrica ma anche per il trasporto e per il riscaldamento.

Prima in classifica e' la Svezia con il 54%, seguita dalla Finlandia con il 40% e la Lettonia al 39%. Il fanalino di coda e' il Lussemburgo con il 5%, Malta al 5.3% e sorprendentemente l'Olanda, al 6%.

L'Italia fa bene: siamo al tredicesimo posto, su un totale di ventotto stati, con il 17.1% giusto un po sopra la media europea, che e' al 16.4%.

Ovviamente va tutto preso nella dovuta ottica: le percentuali sono relative all'uso, e puo' essere che per alcune nazioni (vedi Germania!) il fabbisogno complessivo sia molto maggiore considerato il tasso di industrializzazione, il numero di abitanti, e la strada per arrivare ad alte percentuali e' lunga.

Per esempio nel Regno Unito l'elettricita' rinnovabile e' al 20%, ma se si aggiungono i dati su trasporto e calore, si scende a solo l'8.2%.

C'e' dunque molto da lavorare, tutti.

Chi fornisce, ma anche chi usa.

Jadav Molai Payeng: l'uomo che pianto' una foresta






Si chiama Jadav Payeng e da solo pianta alberi e fa crescere le foreste.

E non uno o dieci, ma cosi tanti e da cosi tanto tempo, e cioe' dal 1979, che adesso la sua foresta e' piu' grande di Central Park a New York.

Siamo in India, a Johrat nello stato di Assam. 

Nel 1979 Jadav ha 16 anni e una inondazione distrugge la sua casa e il bestiame della sua famiglia. Quando l'acqua si ritiro' Jadav scopri' un gran numero di serpenti morti perche' le correnti li avevano spinti vicino al possente fiume Brahmaputra ed erano annegati. Non c'erano alberisu cui avrebbero potuto arrampicarsi per salvarsi.

Jadav decide di far qualcosa. Chiede aiuto agli anziani del suo paese.

Gli dissero di piantare alberi di bambu vicino al fiume. Jadav cosi fece e ne pianto' 20 sperando di salvare altri serpenti in caso di altre alluvioni.  Porto' anche formiche rosse in zona per cambiare la natura del suolo e renderla piu' fertile e fece di tutto affinche' i suoi venti alberelli crescessero.

Dopo qualche mese, il distretto della sua citta' creo' un programma di riforestazione e Jadav inizio' a lavorare per loro. Il progetto duro' per 5 anni. Alla fine del quinquennio Jadav torno' ad un lavoro piu' tradizionale: allevamento di mucche e vendita di latte.

Si sposo', ebbe tre figli. Ma gli alberi gli rimasero nel cuore.

E cosi continuo' da solo a occuparsi degli alberi piantati durante il progetto, ora terminato, di riforestazione. Decise pure di piantare nuovi alberi, da solo, e solo perche' gli sembrava giusto cosi. Jadav non voleva solo piantare alberi, voleva vedere la foresta diventare viva. E ci e' riuscito.

Dopo 38 anni di incessante e certosino lavoro quegli alberi sono ora un piccolo paradiso tropicale di 550 ettari dove vivono elefanti, rinoceronti, tigri e cervi, scimmie, uccelli.


Le autorita' dell'India hanno scoperto questa foresta che non risultava dai loro carteggi quasi per caso, solo nel 2008, grazie ad un gruppo di elefanti che decise di soggiornarvici dentro. Il servizio forestale dell'India cercava un gruppo di cento elefanti per evitare che danneggiassero le citta' vicino. Seguendoli, scoprirono la foresta di Jadav. Restarono esterrefatti alla biodiversita' che custodiva e alla sua bellezza.

Le diedero un nome, e ora la foresta si chiama Molai. E' il secondo nome di Jadav.

Jadav ha ora 53 anni ed ha ottenuto decine di premi in India. E' ora conosciuto come il "Forest Man of India" : nel 2015 gli e' stato dato il premio Padma Shri una delle onorificenze piu' importanti a livello nazionale. Sono anche stati scritti dei libri per bimbi sulla sua storia e sono stati fatti dei film sulla sua vita, di cui uno presentato a Cannes.

Il prossimo obiettivo di Mr. Jadav? Di espandere la sua foresta ad altre citta' vicine distrutte dall'agricoltura intensiva e dalla trascuratezza dell'uomo.

Dice che piantera' alberi per tutta la vita.

Come sempre, queste storie di individui che fanno da soli piccoli-grandi gesti eroici piu' grandi di se stessi sono sempre belle e rincuorano gli animi. Tutti possono far qualcosa per l'ambiente, per il prossimo, per le generazioni future.

Basta solo volerlo ed avere la perseveranza di fare piccoli passi ogni giorno.