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Sunday, March 31, 2013

KLM: New York - Amsterdam su biocarburanti da patatine fritte




This flight changes everything – we have witnessed petroleum free aviation

Steven Fabijanski, President and CEO of Agrisoma, 


Il giorno 19 Marzo 2013 la KLM annuncia che ogni Giovedi' i voli da Amsterdam a New York su Boeing 777 verranno effettuati con bio-carburante misto a carburante tradizionale da fonti fossili.

L'idea e' di inquinare di meno e di risparmiare sui costi del carburante per il trasporto aereo, ditta madre e viaggiatori.

Il progetto e' in cooperazione fra la KLM, la Delta, e le autorita' portuali di New York, del New Jersey e il gruppo Schipol che gestisce l'aereoporto di Amsterdam.

Ma da dove viene il carburante?

Teniamoci forte - in parte da olio da cucina usato, fra cui oli avanzati dalla cucina dei fritti di patate e di pesce sui suoi stessi voli. In totale la percentuale da olio di cucina nel nuovo carburante e' del 25%, mentre il restante 75% e' da fonti fossili.

Il nuovo carburante non ha bisogno di nessun trattamento speciale da parte dei piloti, ed e' tutto uguale a quello tradizionale. I piloti assicurano pure che non puzza.

Questa prassi, per quanto strana e' stata gia' usata sia dalla KLM che dalla United a partire dal 2009. Adesso diventa prassi, anche se una volta alla settimana.

La KLM dice che il suo scopo e' di ridurre le sue emissioni di CO2 del 50% entro il 2050 e questo lo si vuole fare in modo ecologico, e tecnicamente e finanziariamente soddisfacente.

E' per questo che la KLM stessa ha creato una ditta apposta -- la SkyEnergy -- assieme alla North Sea Group e alla Spring Associates che ha come scopo specifico quello di sviluppare biocarburanti da aereoplani, con il suppporto anche del WWF Netherlands e dell'Universita' di Utrecht.

Il primo volo in assoluto con passeggeri a bordo, e' stato  il 23 Novembre 2009 fatto con carburante al 50% di camelina. La camelina e' una pianta che credo che in italiano si chiami Dorella.

Il 29 Giugno 2011 il primo volo commerciale KLM da Amsterdam a Parigi con 171 passeggeri e
con biocarurante misto ad oli da cucina reciclati. Successivamente ne fecero un altro da Amsterdam a Rio De Janeiro in occasione del summit sul clima nel 2011, che al tempo era il piu' lungo volo mai fatto con biocarburanti.

Nel Novembre 2011 invece la Continental Airlines uso' carburanti derivati da alghe, e le ditte Alaska Airline e Horison air che si occupano di voli domestici negli USA inziarono a sperimentare anche loro con oli da cucina esausti.

Davanti: l'aereo al 100% a biocarburante
Dietro: l'aereo che misura emissioni
Toronto, Ottobre 2012


Il 29 Ottobre 2012 invece una piccola rivoluzione: il primo volo di un ora sola da Toronto ad Ottawa fatto solo ed esclusivamente con biocarburante, con la meta' di produzione di aerosol, il 25% in meno di particelle fini, e il 49% in meno di carbone. Era un esperimento fatto dall'Ente Nazionale di Ricerca canadese, l'NRC.

La United Airlines intende invece usare biocarburante da alghe entro il 2014, provieniente dalla ditta Solazyme che ha creato una miscela al 100% derivante da alghe senza alcuna componente fossile.

La Boeing, la Airbus, la Embrair del Brasile che invece gli aereoplani li costruiscono hanno in progetto di costruire assieme veivoli fatti apposta per essere alimentati da fonti non fossili. Si parla di costi comparabili ai combustibili da petrolio entro il 2015.

Tutte le ditte coinvolte dicono che c'e' un potenziale enorme, con risparmi di costi notevoli per tutti.

Quello che gli occorre pero' e' una standardizzazione e politiche di supporto che facciamo si che gli oli e i materiali biologici siano affidabili e sempre a disposizione. E' per questo che chiedono il supporto di tutte le autorita' politiche e degli enti compententi - a ritirare gli oli dai ristoranti o dalle cucine degli aerei stessi, a prepararli per gli aereoplani.

La KLM dice infatti:

We cannot achieve this alone. We absolutely need the commitment and support of all the relevant parties: business, government and society.

E' una cosa bellissima.

Ed ecco perche' quando i signori del petrolio diranno che senza il petrolio finira' la nostra civilta' non gli si deve credere: siamo una razza intelligente e il mondo non finisce perche' non scaviamo piu' monnezza petrolifera.


Io sono contenta perche' adesso quando mi verranno a dire: ma lei come ci va in aereo? che e' sempre la piu' sciocca delle obiezioni che mi si possa fare, io gli rispondero': con le patatine fritte.





Friday, March 29, 2013

Lancaster, CA: obbligo di pannelli solari sulle case per il 100% dell'elettricita'





Update 18 Marzo 2017

New homes built in Lancaster now will not only be environmentally friendly, 
but have a zero net impact on our environment, while reducing energy costs for the homeowners.
 This is a great stride in Lancaster’s journey to become a Zero Net City

Il sindaco di Lancaster, Rex Parris



Quanta strada hanno fatto a Lancaster, citta' del deserto californiano dal 2013. In quell'anno infatti decisero di mettere l'obbligo dei pannelli sui tetti delle case. Ma non c'erano vincoli su quanta elettricita' dovessero generare.
Un po del fabbisogno? Meta'? Tutto? 

Siamo a nord est di Los Angeles, un po fuori dal Mojave Desert dove il sole picchia a tutte le ore del giorno.  Questa piccola citta' e' stata la pionier dell'obbligo del solare che e' poi stato adattato ad altre citta' fra cui Sebastopol e San Francisco anche con loro ora con l'obbligo dei pannelli.
Adesso nel 2017 arriva un nuovo passo secondo il programma "Zero Net Energy" della citta' di Lancaster: i sistemi fotovoltaici delle case nuove devono generare il 100% dell'elettricita' che useranno.

Cioe' devono essere "neutrali" e autosufficenti. Il calcolo e' stato fatto in base al consumo medio: circa 20 watt per metro quadrato di casa.

La cosa interessante e' che tutto questo arriva da un sindaco repubblicano, Rex Parris, che dice: 

“The Zero Net Energy Home Ordinance expands upon Lancaster’s residential solar ordinance so that new homes built in Lancaster now will not only be environmentally friendly, but have a zero net impact on our environment, while reducing energy costs for the homeowners. This is a great stride in Lancaster’s journey to become a Zero Net City.”

Si prevede che l'ente californiano che regolamenta l'energia, la California Energy Commission, dara' il suo si e che l'obbligo sara' operativo entro la fine del 2017. Questo obbligo fa si che i costi dell'impianto solare sono gia' inclusi nei prezzi di compravendita e che uno non deve fare il preventivo a parte per il sistema fotovoltaico dopo che ha comprato casa. 

Come sempre, e' solo questione di volerlo, di provarci, di iniziare il cammino. 

E poi tutto viene da se.



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29 Marzo 2013 
 
We have tremendous capability
 if we just have the courage to do it.


Rex Parris e' il sindaco repubblicano di Lancaster, California.

Ieri giovedi 28 Marzo, la citta' e' diventata la prima di tutta l'America ad *obbligare* i costruttori di case a generare energia dal sole.

No incentivi, no sconti. E' un obbligo, una legge.

Lancaster e' a qualche decina di miglia a nord di Los Angeles, e' una comunita' dormitorio nel deserto. A lungo Mr. Parris ha manifestato il suo desiderio di renderla la "capitale del solare del mondo".

Tutte le nuove case, a partire dal 1 Gennaio 2014 dovranno generare un certo numero di kilowattore per legge. La formula sara' flessibile e variera' a seconda del tipo di zonizzazione urbana o rurale ma in media, ogni abitazione dovra' installare un sistema capace di generare circa 1.5 KWatt. Ovviamente i costruttori non sono felici perche' aumentano i costi, ma il sindaco va avanti.

Il voto infatti e' stato all'unanimita'.

Aggiunge che fa tutto questo non solo perche' vuole fare di Lancaster la capiale del sole ma perche' i cambiamenti climatici aumentano e occorre fare qualcosa. Dice:

“The one thing we have to recognize is just how desperate this situation is with global warming,” and at the same time recognize that we can actually fix it. We have tremendous capability if we just have the courage to do it. You’d have to be a moron to discount global warming. I don’t know anybody that doesn’t recognize it’s occurring.”

A Lancaster tutti i segnali stradali ed i semafori sono da solare, sono stati aperti tre diversi villaggi residenziali a prezzi medio-bassi che producono piu energia di quel che usano, hanno creato programmi di incentivi e di standardizzazione. Ad oggi vanno a solare tutto il distretto scolastico di Lancaster (19 campus), la chiesa battista, lo stadio di baseball, il municipio, il centro di Performing Arts. 

Lancaster e' la prima citta' USA il cui stadio di baseball e' interamente solare.

Mr. Parris ha iniziato nel 2010 con questo suo pallino del verde e non ha fatto chiacchere - e' andato a vedere come fanno le cose in Cina e pure negli Emirati Arabi, per imparare e per cercare di trasportare il tutto su una scala che possa andare bene per Lancaster, popolazione 150,000.

Cosi, semplice e facile, senza troppi se e ma e ripensamenti, ed in tre anni e' arrivato alla sua legge di obbligo del solare.

Intanto da un rapporto del Fondo Monetario Internazionale viene fuori che nel 2011 in tutto il mondo ci sono stati sussidi di $1.9 trillioni di dollari per l'industria del petrolio cosi' distribuiti:

$480 milardi di dollari in sussidi diretti per l'uso di fonti fossili
$1400 miliardi di dollari in costi indiretti sottoforma di danni all'ambiente e inquinamento.

Il Fondo Monetario Internazionale - e non la commune dei Verdi di San Francisco - dice che i governi dovrebbero tassare le fonti fossili in modo appropriato per tenere conto dei costi indiretti - loro li stimano di circa $25 alla tonnellata di anidride carbonica prodotta.


Troppi ce ne vogliono di sindaci come Mr. Parris.












La Polonia e il fiasco del fracking







In Polonia le operazioni di fracking sono iniziate nel 2010 - con grande entusiasmo da parte del governo e dei trivellanti.

I primi ad aprire la strada sono stati quelli della Halliburton che nell'Agosto 2010 hanno trivellato il primo pozzo, seguiti poi dalla Exxon, dalla Chevron, della ConocoPhillips e da altre compagnie minori.  Si parlava di 2,200 trillioni di metri cubi di gas, e di cambiamenti epocali per la societa' e l'economia della Polonia.

Sono passati quasi tre anni da allora, e quasi tutto quello che e' stato fatto finora e' stato di natura esplorativa. Al 18 Febbraio 2013 le varie ditte trivellanti hanno completato 40 pozzi esplorativi di shale gas. Ma mentre all'inzio c'era molto ottimismo e speranza, adesso invece ci sono molte piu' domande e dubbi. 

Da parte delle persone, le solite cose: paura di contaminazione dell'acqua - gia' di qualita' scadente a causa di cattiva manutenzione dall'epoca comunista ad oggi, di terremoti, di danni all'agricoltura e al bestiame.

Da parte dei petrolieri invece la necessita' di costruire infrastrutture - oleodotti ma anche strade per trasporto di acqua e di gas da zone rurali - e poi la mancanza di personale umano addestrato per questi tipi di lavori.  La fondazione “Czysta Energia” sottolinea che non ci sono sufficenti studi ambientali e dibattiti con i cittadini che sono spesso all'oscuro dei progetti fino alla fine.

E soprattutto: iella delle ielle - per i petrolieri! - ... il gas polacco fa schifo anche quello!

I test iniziali infatti non sono stati poi cosi soddisfacenti: la Exxon Mobil che aveva annunciato con cosi tanta fanfara il suo ingresso in Polonia, zitta zitta ha abbandonato il campo nell'estate del 2012 perche' il gas estratto era poco e di scarsa qualita'. 

Anche la ditta inglese BNK petroleum era giunta alle stesse conclusioni. Intanto, l'istututo polacco di geologia annuncia che invece dei 2,200 trillioni di metri cubi di gas ce ne sono solo 67.

Un altra ditta, la canadese Talisman Energy (ma dove li pescano questi nomi?) ha annunciato il 14 Marzo 2013 che potrebbe anche lei lasciare la Polonia perche' "sta cambiando il mercato del gas e del petrolio" e che gli investimenti richiesti non giustificano i possibili margini di profitto.

La Chevron e la ConocoPhillips sono ancora li.

Il governo locale ha cercato di regolamentare per quanto possibile la materia per attirare investimenti, inclusa la questione royalties con forti incentivi per i petrolieri ed ammorbidendo le leggi sulla protezione ambientale.

Ma i contadini polacchi non sono fessi e anzi spesso danno filo da torcere ai signori del petrolio, nonostante le promesse di petrolieri e politici. Le hanno provate tutte - regali, preti a benedire i pozzi, sponsorizzazioni alle scuole, tour, cene e champagne.

Royalties basse e scarsa partecipazione popolare? Il copione standard in tutto il mondo. 

Vedremo come andra' a finire, ma come per tutte le cose "facili" non e' tutto oro quello che luccica, proprio per niente.



Tuesday, March 26, 2013

Oklahoma: terremoto da pozzo di reiniezione 5.7 Richter




Della storia dei terremoti nell'Oklahoma ne abbiamo gia' parlato su questo blog.

Gia' i numeri parlano chiaro: fino al 2000 nel midwest USA c'era una media di 21 terremoti l'anno. Nel 2009 sono passati a 50. Nel 2010 as 87 e nel 2011 ci sono stati 134 terremoti.

Cioe' dal 2000 al 2011 - in undici anni - un fattore 6 di aumento.

In Oklahoma in particolare hanno usato pozzi dismessi per circa 17 anni per re-iniettarci la monnezza dai pozzi "normali". A partire dal 2006 si e' aumentata la pressione di stoccaggio per mancanza di spazio fisico.  L'idea era: compatto e spingo e comprimo di piu' nei pozzi esistenti. Il risultato e' stato che di li a poco la terra ha ceduto e sono iniziati i terremoti.

Nel 2011 infatti ci fu un susseguirsi di eventi sismici in uno stato relativamente calmo dal punto di vista sismico che suscito' tantissime domande da parte di residenti e scienziati.

Fra questi il piu' grande mai registrato nella storia dell'Oklahoma: di grado 5.7 Richter.

Furono distrutte 14 case, e ci fu il ferimento di due persone.

Da subito si parlo' della possibilita' che i terremoti fossero stati scatenati dall'attivita' umana collegata ai vari pozzi di gas da fracking in zona. Ovviamente i petrolieri cercavano invece di minimizzare con "e' un fatto naturale".

Oggi 26 Marzo 2013 e' una certezza che questi terremoti sono da collegarsi ai pozzi di reinizione
e soprattutto - e questo e' importante secondo me - che i primi terremoti intensita' bassa, scatenati dai pozzi di reniezione, a loro volta ne hanno causato di maggiori.

E' quello che diciamo sempre: un evento minore da origine ad uno maggiore, fino ad arrivare
a 5.7 Richter in zona non sismica!

Tutto questo e' contenuto in un articolo appena pubblicato sulla rivista Geology.

Qui ricercatori dell'Universita' dell'Oklahoma, assieme a quelli della Columbia University e del U.S. Geological Survey affermano che i terremoti del 2011 sono stati causati dalle forti pressioni nei pozzi di reniezione usati per le attivita' petrolifere convenzionali e che questi terremoti hanno poi causato una serie a cascata di altri terremoti, culminati nell'evento da 5.7 Richter,

L'articolo afferma anche che le migliaia di pozzi di reniezione nell'Oklahoma pongono forti rischi a lungo termine per la stabilita' del terreno e per la sicurezza dei residenti.

E cosa dicono i petrolieri?

``We have not had a chance to review this study so we can't comment on its findings''

La pace di Ponzio Pilato.



Monday, March 25, 2013

Colorado: metano, fiumi e monnezza

 
 
There is free-flowing hydrocarbon underground.
It's coming from something.
There's pipes underground.
There's tanks in the ground.
We really do not know yet.

Donna Gray , rappresentante della ditta incriminata,
la Williams Midstream Parachute Creek Gas Plant.




Parachute e' una citta' del Colorado con circa 1000 abitanti con un sito in cui trattare il gas proveniente dai vari pozzi metaniferi nelle zone circostanti. Si chiama Parachute Creek Gas Plant ed e' operato dalla Williams Energy Company.

Creek significa fiumiciattolo e gia' si capisce dove andra' a parare questa storia: hanno costruito un impianto per trattare il gas estratto nelle vicinanze lungo un fiume e .. voila'... hanno inquinato il fiume.

Non si sa bene come sia successo, non si sa da dove provengano gli idrocarburi ma finora - e sono circa due settimane che la perdita continua, dal giorno 8 Marzo per la precisione - hanno raccolto 240,000 litri di idrocarburi di vario genere e 40,000 di petrolio.

Notare che non lo sanno neanche quelli che l'impianto lo gestiscono da dove viene questa roba. Andiamo bene!

Comunque, quello che si sa e' che c'e n'e' di piu' di monnezza sottoterra . Infatti si parla di una sacca che si e' formata nel sottosuolo di circa 50,000 metri cubi di volume, piena di fluidi di idrocarburi.

Secondo le tabelle dello stato del Colorado ce ne sono centinaia di riversamenti e di incidenti simili ogni anno, e' solo che qui si e' arrivati a livelli di allarme. La maggior parte di queste perdite - il 60% - si verifica a meno di 500 metri da corpi d'acqua.

Un tempo l'area attorno a Parachute era sede di frutteti e di pascoli - adesso e' invece tutto industrializzato -  non certo per il meglio.

Per un attimo - anche se non ci sono mai stata - mi e' venuto da pensare ad Arborea, a come sara' dieci, venti anni da adesso. 

Alla fine, e' un processo inarrestabile, e una volta innescato non se ne esce piu'.

Alla fine anche Gela, 50, 60 anni fa era un comune agricolo. E guarda adesso.
Anche loro sono nelle stesse condizioni di Parachute

100 mila litri di benzina sparsa nel terreno, inquinamento da benzene, etilbenzene, stirene, toluene, xilene, idrocarburi policiclici aromatici.

Il tutto perche' uno dei serbatoi della raffineria non era piu' in condizioni ottimali e del 2011 ha ceduto.

E queste cose non sono numeri a casaccio - come Scaroni e Passera vorrebbero farci credere. Sono invece numeri che si traducono in conseguenze sulla vita delle persone.

L'allevatore Rick Bumgardner di Parachute che si occupa di 200 mucche e che ne vede periodicamente di riversamenti nei campi dice

"I've had to accept it. If I had my choice, I'd just as soon be someplace away from here, but I guess I couldn't afford it"

Mi sono dovuto rassegnare. Se potessi decidere io me ne andrei altrove, ma non posso permettermelo.

"Oil and gas companies try to beat it back, hope nobody finds them. That’s the way they operate.”

Le ditte del petrolio e del gas cercano di nascondere e sperano che nessuno li trovi. E' cosi' che operano.

Che si chiamino Saras o ENI o MOG o Williams, non cambia niente. Alla fine e' solo il vile denaro.





Thursday, March 21, 2013

Shams: Lezioni arabe per Paolo Scaroni


L'altro giorno Paolo Scaroni se ne e' uscito con un altra memorabile Scaronata.

"La ripresa dell'attivita' estrattiva in Italia potrebbe dare una svolta alla crisi economica" dice Mr. Scaroni all'apertura di una conferenza sulle trivelle in mare a Ravenna come riporta il Resto del Carlino.





Il suo punto di forza e' che l'Italia dipende troppo dall'estero per l'energia e che quindi occorre bucare l'Italia - questo martoriato paese - ancora di piu', aprendo ancora di piu' i mari alle trivelle, senza quell'inutile intralcio delle 12 miglia.

Se la prende poi con il decreto Prestigiacomo che impone tale fascia di rispetto, descrivendolo come "emotivo".  Ma scusi e noi in California che abbiamo una fascia di rispetto di 160 chilometri come siamo? Stupidi?

E poi passa alla politica, e con disprezzo quasi ai "comitati e sottocomitati" che tanto gli rompono scatole. E non c'e' da preoccuparsi, e' tutto tranquillo con subsidenza, rispetto dell'ambiente, fisco. Tuttapposto,.

Ma mentre il Paolo nazionale difende l'indifendibile ad Abu Dhabi hanno cambiato rotta e costruito un mega impianto fotovoltaico da 100 MegaWatt.

E' il piu' grande impianto del mondo che usa la tecnologia del fotovoltaico concentrato, gia' usata qui in California su scala minore e che consiste nell'utilizzare pannelli non piani ma parabolici per "concentrare" piu' fotoni.

Si chiama Shams che significa semplicemente sole. 





E' costato 600 milioni di dollari, ci sono voluti 3 anni per finirlo e ci sono quasi 260,000 specchi su 800 file. Il sole andra' poi a riscaldare fluidi il cui vapore fara' girare turbine e generare energia.

L'area interessata misura 2,5 chilometri quadrati - l'equivalente di circa 250 campi di calcio - e dara' energia a circa 20,000 famiglie, consentendo di risparmiare il rilascio di 175,000 tonnellate di anidride carbonica all'anno.

Questo equivale ad avere piantato un milione e mezzo di alberi o avere tolto 15,000 macchine dalla strada.

Il progetto fara' aumentare del 1000% - dieci volte di piu' - l'energia solare degli Emirati Arabi.

Qui tutti i dettagli tecnici

Per ora gli Emirati gia' hanno una operazione da 10 megawatt presso la citta' di Masdar City e hanno in progetto una nuova centrale da 100 megawatt detta Noor 1. Parlano anche di un impianto eolico da 30-megawatt sull'isola Sir Bani Yas.

E gli Emirati Arabi non sono i primi, anche il Marocco, Egitto, Tunisia, e l' Algeria e l'Arabia Saudita, hanno progetti in grande scala con il sole sulle loro teste.

Non male per un paese che produce petrolio, no?

Fra l'altro e' tutto guadagno per loro, cosi' possono vendere il petrolio e il gas risparmiato a noi allocchi occidentali!

Non male per il tentativo degli arabi di guardare oltre le trivelle, a differenza di Mr. Scaroni.

Caro Paolo, vuole veramente essere la soluzione dei problemi?

Si inveni un programma: "ENI alla luce del sole", con cui si finanziano pannelli solari su tutti i condomini d'Italia invece che cercare le sue risposte ai problemi d'Italia - ed i suoi quattrini - nella melma della terra.

L'ambiente prima priorita' della chiesa - Sean McDonagh, teologo ambientalista


Vorrei chiedere, per favore a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo.


Father Sean McDonagh e' un prete irlandese dell’ordine di SanColombano. Ma a vederlo non si direbbe: si veste normale, parla normale e sta in mezzo alla gente normale.

Il suo messaggio trentennale e’ molto semplice: fede, ecologia e giustizia. Perche’ i primi a soffire le conseguenze della degradazione ambientale sono sempre gli ultimi, i poveri, gli indifesi, quelli che non hanno voce in capitolo. E questo vale per i paesi in via di sviluppo tanto quanto per noi occidentali.

La sua coscienza ecologica si e' formata durante il decennio trascorso da missionario nelle Filippine, fra gli anni 70-80,  quando ha toccato con prima mano le conseguenze della deforestazione selvaggia sul popolo indigeno T'boli. Da allora non ha mai smesso di invocare una vera “conversione ecologica” della chiesa cattolica,  che vada al dila’ delle dichiarazioni d’occasione e chiedendo ripetutamente che la giustizia ambientale diventi una priorita’ del Vaticano.

Nel corso del tempo Father McDonagh e’ diventato uno dei principali teologi ambientali, ha scritto libri, ha vinto premi, viene regolarmente invitato alle Nazioni Unite a parlare sui rapporti etica/ambiente. Non poteva mancare allora il suo appello a Papa Francesco: l’ambiente devediventare la priorita’ numero uno della Chiesa. E poi aggiunge che finora “laRoma ufficiale e’ stata chiusa su questo tema”, “e stata sorda, e’ stata cieca”.

E quindi, ben vengano le parole del nuovo papa.  Ma che non siano solo parole e che il Vaticano e chi guida le nostre diocesi sappiano lottare per l’ambiente, ma per davvero. Non e’ sufficente mettere un pannello solare sul tetto della curia, occorre invece che l’enorme potere delle chiesa venga calato nel particolare e che i vescovi usino la loro influente voce in favore di chi vive in un ambiente martoriato chiedendo che le cose cambino, da Gela a Taranto, da Viggiano a Falconara.

E visto che qui parliamo di petrolio, mi pare opportuno ricordare il clero d’Abruzzo che in questi anni ha ascoltato le ragioni della gente, della scienza, del buon senso, e un po’ anche mie, nel contrastare il petrolio d’Abruzzo e in favore del Parco Nazionale della Costa teatina. I vescovi Bruno Forte da Vasto, Tommaso Valentinetti da Pescara, Carlo Ghidelli e Emidio Cipollone da Lanciano, assieme al rappresentante della pastorale sociale Carmine Miccoli, sono ripetutamente scesi in campo senza paura contro l’ENI, la Forest Oil, la Medoilgas che hanno intenzione di bucare l’imbucabile in Abruzzo.

Io credo che l’intera conferenza episcopale d’Abruzzo e del Molise sia una manifestazione concreta di questa “conversione ecologica” di Father McDonagh.

E invece quelli di cui non riesco a capacitarmi sono i vescovi di Basilicata.

Perche’ tacciono? Di cosa hanno paura? Non vedono la degradazione ambientale della loro regione? Non vedono i conseguenti danni sociali ed economici, in termini di poverta’, emigrazione, malattie che la petrolizzazione targata ENI e Total ha portato loro? 

Perche’ difendere a spada tratta la vita – intesa solo come aborto ed eutanasia - e mai invece tutto quello che c’e’ in mezzo il nascere ed il morire e che si chiama qualita’ della vita,  aria pulita, acqua sana e la speranza di vivere sereni?

A Giugno 2011 scrissi a tutti i vescovi lucani. Silenzio tombale. 
E poi ancora a Marzo 2012. 

Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti,Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio in tutti questi anni delle trivelle in Lucania non hanno saputo dire una parola in difesa del loro creato e della loro gente.

Sono loro i ciechi e i sordi di Father McDonagh?

E poi mi sovviene questa frase di tanti anni fa, di un altro gesuita: il potere serve solo per farci del bene, altrimenti e’ inutile, cari vescovi lucani.

The sole advantage of power is that you can do more good.
Baltasar Gracian,  padre gesuita, 1647

Tuesday, March 19, 2013

Altri terremoti e altre trivelle - Texas



Timpson, Texas - contea di Shelby, nell'angolo in basso a sinistra della foto.

Zona non sismica.

10 Maggio 2012. Pomeriggio. Terremoto di grado 3.9 della scala Richter.

17 Maggio 2012. Mattina presto. Terremoto di grado 4.8 della scala Richter.

20 Maggio 2012. Pomeriggio. Terremoto di grado 2.7 della scala Richter.

26 Maggio 2012. Mattina. Terremoto di grado 2.5 della scala Richter.

16 Giugno 2012. Pomeriggio. Terremoto di grado 2.1 della scala Richter.

7 Dicembre 2012. Mattina. Terremoto di grado 2.8 della scala Richter.

25 Gennaio 2013. Mattina presto. Terremoto di grado 4.1 della scala Richter. Danni limitati.

29 Gennaio 2013. Mattina presto. Altro terremoto di grado 2.8 della scala Richter.

31 Gennaio 2013. Pomeriggio. Altro terremoto di grado 2.7 della scala Richter.

Una zona non sismica, dove pero' e' circa un anno che la terra continua a tremare.

Non sono scosse gravissime, non ci sono stati feriti, ma l'intensita' e' sufficente a creare paure e domande nei residenti. La gente infatti riporta di fessure nelle case, mobili e lampadari che tremano, e abitazioni che risalgono ai primi del 1900 non costruite per resistere a terremoti di intensita' 4 che si sono incrinate.

Perche' ci sono questi terremoti?

Nessuno sa la risposta a questa domanda, ma nella zona di Timpson, contea di Shelby ci circa sono 39 pozzi di reiniezione collegati a depositi ed estrazioni di gas metano dell'Haynesville shale.Alcuni dei pozzi invece servono per reiniettare altra monnezza dalla Louisiana.

Ah, ecco, i pozzi.

Il nostro lupus in fabula?

Il professor Cliff Frohlich, che ha eseguito numerosi studi sulle correlazioni terremoti-pozzi di reiniezione conferma i dubbi:

"That area around Timpson is not very seismically active. It is possibly human activity-related.”

Ecco un po di commenti della gente:

"The whole house shook and it looked like it was going up and down and there was a sonic boom at the same time."

"Well, the ground started shaking and the house started shaking and making a little noise."

"All of a sudden everything started shaking and I really didn't know what it was and I said what in the world was that? My wife, she didn't know what it was and I had to tell her. Of course, it was the first one I had ever been in but i knew it was an earthquake."

"An earthquake in Texas?!"

"Everybody seems to think that it's the fracking"

"Personally, I think its the injection of the waste material into the water"

Vedremo come va a finire.

E questa e' zona non sismica.

Monday, March 18, 2013

La piattaforma Temsah d'ENI e d'Egitto



Temsah, ENI 2004


Ai politici italiani piace sempre ricordare che in Italia non ci sono incidenti, che siamo piu' bravi di tutti, e che le piattaforme in Italia sono e saranno tutte sicure.

Ecco allora una meraviglia ENI in Egitto.

Il giorno 10 Agosto 2004 la GlobalSantaFe's Adriatic IV, un jack-up temporaneo  che stava trivellando nei mari d'Egitto per conto dell'ENI, della BP e della General Petroleum Corporation d'Egitto, riunite in un consorzio detto Petrobel, si incendia ed affonda a sessanta chilometri dal canale di Suez.

Sembrava tutto sotto controllo, e invece ... dopo qualche giorno anche la piattaforma Temsah -  non troppo distante dalla Adriatic IV - divampo' in un enorme incendio, con riversamenti incontrollati di fanghi ed idrocarburi nel mare.

L'ENI subito' rilascio' un comunicato stampa dove diceva che la situazione era sotto controllo e che non c'erano stati morti fra i 150 addetti: il comunicato e' qui.

Ebbene, dopo la bellezza di dodici giorni, la situazione era tutt'altro che sotto controllo - le fiamme erano giunte a piu' di venti metri di altezza, e la situazione
era talmente disperata che si decise di distruggere la piattaforma Temsah.

Alla fine, c'e' voluto UN MESE per i vigili del fuoco della citta' di Port Said con l'aiuto di navi spagnole per domare l'incendio.

In totale questa meraviglia dell'ENI, la piattaforma Temsah ha funzionato per 58 giorni.



Wednesday, March 13, 2013

La Northern Petroleum all'attacco in Sicilia, di nuovo

La concessione d30 della Northern Petroleum
al largo delle coste siciliane

La concessione d29 della Northern Petroleum
al largo delle coste siciliane


Il Ministero dello Sviluppo Economico rende noto che hanno iniziato l'iter per la "prima fase" dei lavori collegati con le concessioni d30 GR NP e d29 GR NP, della Northern Petroleum.

L'istanza era inizialmente incompatibile con il decreto Prestigiacomo, ma adesso hanno riperimetrato e cosi tornano all'attacco.

Si tratta di una zona attorno al mare di Agrigento nello stretto di Sicilia che include i comuni di Favara, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Realmonte, Siculiana,  di circa 600 chilometri quadrati la d29 GR NP e di circa e330 chilometri quadrati la d30 GR NP.

Della serie: ci spostiamo di qualche centinaio di metri ed e' tuttapposto.

La sintesi non tecnica curata dall'ingegner Antonio Panebianco, dalla dottoressa Giorgia Comparetto, dalla dottoressa Francesca Senatore e dalla signora Cristina Firotto si puo' scaricare qui per la d29 e qui per la d30.

A suo tempo erano state mandate anche osservazioni di contrarieta' un po da tutta Italia.
Qui invece la lettera inviata qualche ora fa da Mario Di Giovanna al presidente della regione Sicilia.

Ne ho letti a dozzine di proposte di concessioni e questo non e' diverso: vogliono estrarre gas al largo di Agrigento, in acque la cui profondita' varia dai 70 ai 280 metri.

Useranno airgun per acquisire dati, non sanno bene dove sara' collocato il pozzo esplorativo, pero' "sicuramente" sara' ad almeno 12 miglia da riva, per essere conformi al decreto Prestigiacomo, che non si sa mai.

Il tutto fa parte di un unico blocco trivellante che include non solo le due concessioni d30 GR NP e d29 GR NP ma anche la d347 CR NP.

Ma e' ancora piu' devastante vedere che *tutta* la costiera locale e' coperta da permessi estrattivi, di varie ditte. Qui sotto la mappa piu' generale. Purtroppo sono furbi e non colorano le concessioni per non spaventare nessuno, ma si vede che tutto il mare e' tappezzato da zone di mare al petrolio.

E il verde?




Il verde sono le povere riserve naturale.

Nei dintorni delle concessioni d29 GR NP e d30 GR NP ci sono infatti ben 5 siti di interesse comunitario e due riserve naturali, ma che vuoi che gli importi.

Sono:

ITA040003 - Foce del Magazzolo, Foce del Platani, Capo Bianco, Torre Salsa

EUAP0376 - La Riserva Naturale Orientata Foce del Fiume PlataniEUAP1100 - La riserva Naturale Orientata di Torre Salsa

ITA040004 - Foce del Fiume Verdura

ITA040010 - Litorale di Palma di Montechiaro

ITA040012 - Fondali di Capo S. Marco

Notare che in alcune di queste zone ci sono divieti stringenti per l'attivita' umana, fra cui "esercitare attivita' estrattiva" ma evidentemente sono le persone normali che non possono "esercitare attivita' estrattiva", non i petrolieri!

Quelli basta che si spostano un pochino e possono fare un po come gli pare.

Faranno monitoraggi "continui" e non ci saranno ripercussioni di alcun genere.
Tuttapposto.

Evviva.

La scadenza per presentare osservazioni e' il 23 Aprile. La responsabile del progetto e' sempre la stessa, Elda Fiorillo, la stessa che si occupa di Ombrina Mare.

Ombrina: non sono giunti pareri dalla regione Abruzzo


E' uscito il decreto ufficiale sull'approvazione di Ombrina.

Erano anni che ci provavano, e finalmente ci sono riusciti. Non e' stato difficile: certo la gente si e' opposta all'inizio, ma poi grazie al governatore piu' molle d'Italia che non ha spostato un chiodo, e' il caso di dirlo, e' stato tutto in discesa per quelli della MOG.

Adesso stappano e brindano.

Infatti, come si puo' vedere, fra le varie motivazioni dell'approvazione di una FPSO e di piattaforme petrolifere a 6 chilometri da riva c'e' il fatto che

"PRESO ATTO che, seppur sollecitata in data 11.07.2012, la Regione Abruzzo non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza".

E' molto facile prendersela con Chiodi, con la sua ignoranza, con la sua malafede, con la sua codardia, ed e' giusto arrabbiarsi con lui.

Ma tutti gli altri del consiglio regionale dove erano? C'e' stato qualcuno che ha portato questa proposta di esprimere pareri in aula? C'e' stato qualcuno che e' andato in televisione, che ha sollevato il problema al pubblico, che ha cercato di fare qualcosa?

A me non risulta.

Dove stavano i paladini dell'ambiente Franco Caramanico e Marinella Sclocco?

Dove stavano tutti gli altri?

Si sapeva che finiva cosi, era scritto dal giorno in cui e' stato votato il Decreto Sviluppo, a Luglio 2012. Ho cercato in tutti i modi di sensibilizzare cittadini e politici. Ma tutti hanno preferito aspettare l'emergenza.

Ed eccola l'emergenza.

Il giorno 12 dicembre 2012 ho speso un po di ore a mandare un email personalizzato a tutti i membri del consiglio regionale, che e' qui in fondo. Hanno risposto in tre, con impegni vaghi quanto vuoti.

La colpa suprema e' di Chiodi, certo, ma gli altri non sono da meglio, perche' tutti lo sapevano.

Tutti.

http://www.youtube.com/watch?v=sqNwp3S3Cfk&list=UUnDqy4eA9Vr5g6Vy30d3N8w

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Gentile Assessore XXXX


Il presidente Chiodi nel 2010 aveva promesso che la regione Abruzzo avrebbe "contrastato ogni forma di trivellazione" in Adriatico ed in terraferma.

Finora pero' la regione Abruzzo non ha fatto molto, ne contro Ombrina, ne contro gli altri pozzi d'Abruzzo.

Adesso vi si offre una nuova possibilita', quella di presentare al governo una opposizione ufficiale ai ministeri romani contro Ombrina Mare che torna prepotentemente alla ribalta.

E' tutto qui.

http://www.dorsogna.blogspot.com/2012/12/il-ritorno-di-ombrina-mare.html

Pensi, non ce le hanno nemmeno nel golfo del Messico i centro oli a mare per troppo che sono pericolose.

Adesso sta a voi politici pagati lautamente dalle casse comuni far qualcosa.

Io sono un cittadino normale non pagato per fare tutto questo lavoro di ricerca, contatti, lettura, di capire scadenze etc etc ed il minimo che potete fare e' quello di fare gli atti concreti una volta
che tutto vi e' stato messo davanti.

Finora la regione Abruzzo non ha presentato una risoluzione che sia una contro Ombrina. Basti solo guardare invece la Puglia dove invece ci sono stati ricorsi al Tar e ripetute presentazioni di
delibere, osservazioni di contrarieta' a Roma.

Lei ha il potere e la responsabilita' di fare qualcosa, a prescindere da me e superando le stupide divisioni destra/sinistra.

Non potra' dire di non aver saputo.

Questo messaggio e' stato mandato a tutti i membri del consiglio regionale.

MRD



Tuesday, March 12, 2013

L'ENI - Saipem a trivellare senza certificazioni






Piattaforma ENI in Egitto - Temseh, 2004
11 giorni di fuoco.

Qui l'interrogazione parlamentare del giorno 2 Aprile 2014
sulla questione.

Interrogato il morto non rispose nessuno.



Le vergogne dell'ENI non finiscono mai.

Io non so questi come facciano la notte a dormire sonni tranquilli.

Dell' inchiesta della Procura di Milano contro il gruppo ENI-Saipem e contro l'amministratore delegato dell’ENI Paolo Scaroni abbiamo gia' parlato. Il nostro beneamato e' infatti indagato per una supposta tangentina da quasi 200 milioni di dollari appalti e contratti in Algeria.

Noccioline, che vuoi che siano.

Ma da quest'altro lato del Mediterraneo le cose non vanno meglio per l'eticita' dell'ENI, cosi tanto sbandierata sui suoi siti propaganidistici.

Gianni Franzoni ha circa 60 anni, e' un capitano marittimo e tecnico esperto di mezzi navali che nel corso della sua vita professionale ha riscontrato numerose irregolarita' tecniche e di certificazione sui mezzi petroliferi della Saipem.

La Saipem e' di proprieta' al 43% dell'ENI e quest'ultima ne e' l'azionista di maggioranza. Gia' in passato la Saipem era stata al centro di numerose violazioni della legge 231 - che riguarda la responsabilita' delle imprese, il loro codice etico e i modelli di organizzazione, gestione e controllo.

Secondo i rapporti di Franzoni la Saipem eseguiva operazioni navali, di perforazione e lavori industriali in acque profonde, senza il personale idoneo, in violazione alle certificazioni emesse o addirittura senza i certificati necessari come richiesto dalla legge italiana e dalle normative internazionali. Il tutto per non dovere ristrutturare e aggiornare le proprie infrastrutture mettendo a rischio lavoratori e ambiente.

Ripeto.

La Saipem eseguiva lavori petroliferi ed affini senza certificati o con certificati artefatti in violazione alle normative vigenti previste dal codice ISM - International Management System, dal diritto mercantile e codice della navigazione, dalla suddetta legge 231 e dal codice etico Saipem ed ENI.

E' evidente infatti che e' piu' facile "ottenere" i certificati che ristrutturare le navi.

E' anche evidente che in mare aperto, occhio non vede cuore non duole. Che importa se si usano semisommergibili inquinanti o se magari le misure di protezione di marinai ed operai non sono adeguate.

Mica ci va la classe dirigente ENI a mare? Mica ci va Scaroni a fare le perforazioni o i montaggi in mare?

Il coraggioso capitano Franzoni denuncia allora questa scellerata politica dell'ENI-Saipem segnalando tutte le irregolarita' che aveva registrato alla direzione della Saipem in una relazione riservata.

E che succede?

Che invece di ringraziarlo per il suo lavoro, coraggio, per il suo amore per il mare, Gianni Franzoni viene prima esonerato e poi licenziato, assieme ad un suo collega che aveva rilevato altri certificati falsi per gli operatori subacquei impiegati nei progetti Saipem.

Un paese alla rovescia dove questa notizia e' finita nel cassetto, dove nessuno si e' indignato, dove tutti i gran politici impegnati in questa delirante campagna elettorale non sono stati capaci di dare una parola di conforto, di speranza a Gianni Franzoni e dove nessuno ha deciso di mettersi contro l'ENI-Saipem per l'interesse pubblico.

Gianni Franzoni ha presentato le sue denunce all'interno della Saipem come da codice etico della Saipem e dell'ENI stessa, ha scritto ai garanti e a chi dovrebbe per legge verificare il tutto con audit interni. La sua era una denuncia mirata, comprovata da documenti e testimonianze dei Comandanti dei mezzi navali e di tecnici di terza parte.

Alla fine ha inviato una lettera aperta a Paolo Scaroni, riportata in calce.

Parole cadute nel vuoto.

Il mio potere finisce qui, nel diffondere questa notizia.

Spero che tutti si rendano conto che Gianni Franzoni non ha fatto questo solo per il mare, o per la sua eticita' professionale. L'ha fatto per ciascuno di noi, perche' quel mare bistrattato dalla Saipem-ENI e' patrimonio di tutti.

Il suo coraggio merita che tutti noi, un pochettino almeno, ci arrabbiamo, esigiamo che questa vicenda sia diffusa e che quelli dell'ENI e della Saipem si vergognino profondamente per come trattano il mare, i campi e gli onesti cittadini d'Italia.

Grazie Gianni Franzoni.

Questa e’ la lettera scritta da Franzoni a Scaroni.

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Gent.mo Dott. Paolo SCARONI- CEO di ENI,

Con tutto quello che sta succedendo certamente non ricorda.

Le ho scritto, mesi fa, e non era un atto disperato o provocatorio, ma un sincero voler informare il CEO di ENI che qualcosa non andava per il verso giusto in Saipem.

Adesso, che Saipem è sotto i riflettori dei “media”, forse sarebbe opportuno che rileggesse quella raccomandata che possiamo serenamente giudicare come profetica e credo che se avesse letto e ascoltato due "quadri" della sua Saipem, adesso forse il Cane a Sei Zampe e Lei, che ne è il CEO, avrebbe certamente meno mal di testa.

Dott. Scaroni, adesso aspettiamo la CONSOB, poi i PM, infine speriamo di capire cosa è successo in Saipem che in un giorno ha bruciato gli incassi di cinque anni. Aspettiamo pazientemente le inchieste dei PM per Algeria, Nigeria, Kashagan etc.

Mi chiedo cos' altro deve succedere.

Storie già sentite in passato. Tuttavia, la cosa che interessa adesso è stabilire che non tutti non sapevano o non avevano capito e che non è reale che nessuno sapesse cosa stava succedendo. Noi, io e il mio collega, nel nostro piccolo, un grido di allarme lo avevamo lanciato.

Era una vicenda legata agli Asset e al DIVING dove abbiamo lavorato a lungo.

Scrive il Sole 24 riportando il Wall Street Journal: La dimensione del crollo del titolo di mercoledì è "insolitamente ampia" per una società quotata italiana, scrive il Wall Street Journal.

"Ai prezzi attuali – secondo un analista di Citigroup - Saipem è quotata al di sotto del suo valore teorico di liquidazione", ovvero della somma che sarebbe realizzata vendendo i suoi impianti di trivellazione, i suoi depositi e la sua flotta altamente specializzata di navi da costruzione offshore".

Se non siamo stati ascoltati è purtroppo un’ulteriore conferma che “cantare fuori dal coro” non risolve i problemi e non rompe il muro di silenzio imposto.

Le rinnovo l’invito di andare a rileggere la lettera e magari di farla pubblicare. La affidi ai media così da dimostrare che la Saipem ed ENI non hanno mai nascosto nulla, che agiamo nella trasparenza e nell’interesse supremo degli azionisti e del codice etico.

Io Le ho scritto e ho doverosamente avvisato i vertici Saipem ed ENI dal 2006 senza mai essere ascoltato.

Anzi alla fine siamo stati licenziati, tanto per allontanare definitivamente un problema creandone subito uno più grave.

Se gli amministratori, alla fine delle numerose inchieste, risulteranno gente non affidabile, allora si impone una revisione profonda di quello che è successo. Lo dobbiamo agli investitori che sul reale valore ed efficienza dei mezzi ha investito i propri soldi.

Non mi occupo di bilanci o di stock option o di tangenti.

Sono un uomo di mare e mi occupo di mezzi navali off-shore, della loro certificazione dalla quale dipende il loro reale valore. Le ho scritto, ed è innegabile, che quanto detto avrebbe dovuto far nascere più che un sospetto.

Invece nulla, niente, tutto normale.

Ora spero qualcosa possa cambiare.

La pubblichi tutta, la lettera, senza censure e se sarà viatico di una inchiesta, meglio, io avrò cosi la possibilità di dimostrare come realmente sono andate le cose nell’interesse di Saipem/ENI, quella sana; Lei quello di passare alla storia come il CEO che ha creato una svolta in Saipem ed ENI.

Su quanto sta accadendo e che accadrà, indagherà la Procura competente e, Dott. Scaroni, conviene prepararsi serenamente al peggio.

Lei è il nocchiero di Saipem. Il Comandante Schettino nel difendersi dice che il timoniere non lo ha capito o informato, che ha tentato la manovra prevista dalla Maritime Law: " the last agony" e che lui è innocente.

Non vuole ammettere a se stesso che è il Comandante e che è moralmente affondato con la collisione della sua nave.

In Saipem Il CEO ha un deputy con funzioni di controllo, e i doppioni si susseguono fino ai fattorini. Tutti in Saipem hanno un'ombra che li controlla.

Certamente non saranno sfuggiti i motivi spiegati e riassunti nella raccomandata a Lei inviata, visto che non sono sciocchezze ma cose legate alla sicurezza dei lavoratori e alla salvaguardia della vita umana in mare.

Io, a differenza dei suoi validi collaboratori strapagati, e silenti, per informarla, ho rischiato e sono stato licenziato, come nelle migliori famiglie.

Licenziato da quei Top manager [e loro stretti collaboratori] che adesso si sono dimessi o navigano fra avvisi di garanzia e inchieste e che nella loro disonestà, se provata, deve rientrare anche il giudizio che non meritano di dare sui loro dipendenti.

Ora tocca a Lei andare a guardare fino in fondo chi ha violato il codice etico di Saipem ed ENI .

Nell’organismo di vigilanza che ha analizzato le certificazioni navali erano presenti coloro che adesso si sono dimessi o sono stati raggiunti da avviso di garanzia.

Erano ai vertici di una piramide di “collaboratori” con funzioni di verifica e controllo di cui non si vede traccia. Quale migliore ragione per andare a rivedere tutta la vicenda, nel vero interesse di Saipem e di chi lavora in mare.

Forse il malessere Saipem è più profondo. Solo avendo il coraggio di fare chiarezza in questo “COLD CASE” si potrà ristabilire quali e quanti collaboratori hanno spalleggiato, affiancato, chiuso gli occhi.

Dire che in Saipem, con l’organizzazione che c’è non si sia mai sospettato di nulla è riduttivo se non collusivo.

Stiamo parlando di cose che per 5 anni non sono mai trapelate.

Forse e meglio parlare di una omertà che non è certo salutare per il presente e il futuro di Saipem, ENI ed investitori, e quello che leggiamo sui giornali certamente non è tutto.

Io, che sono quello che ha inviato l’allarme all’Organismo di Vigilanza ENI e Saipem ed informato i rispettivi Garanti è che dal 2007 attende di sapere il nome del Super-consulente che ha dichiarato che in Saipem tutto andava bene, sono la prova vivente di come un segreto possa essere così a lungo mantenuto e questo dovrebbe dare una idea di cosa si può nascondere in Saipem, altro che tangenti.

Spero che a Lei sia stato detto chi è questo misterioso mister OK che con una perizia da “urlo” ha smentito dichiarazioni scritte di Comandanti, perizie dei tecnici di terza parte, e-mail, calcoli, fotografie e analisi fatte da esperti che sui mezzi Saipem sono andati perché incaricati di ispezionare.

In ultimo mi sa dire quanto è stato pagato il super-consulente ?

Gli investitori hanno perso 15 dollari per azione e personalmente, mi creda, non sono minimamente dispiaciuto.

Sono e rimango più preoccupato per i marittimi imbarcati.

Se gli azionisti sono stati così sprovveduti di affidare i loro soldi senza verificare a chi li affidavano e bene che paghino e peccato che uno sia stato informato per tempo, in modo illecito, "Insider Trading", così da salvare i suoi soldi.

Queste sono le notizie di stampa.

Un ultima cosa, Le auguro che ENI e Saipem tornino sui principi di Enrico MATTEI, il padre nobile, che avrà fatto tanti errori, ma lui, i politici li usava come un Taxi e non viceversa.

PS. La trasmissione TV "Reporter" dice che la stampa nazionale non pubblica nulla perché prima ci vuole il consenso di un noto faccendiere.

Se è così speriamo che questo signore voglia lavare in Arno o meglio in Tevere questa diceria e lasci pubblicare questa innocente lettera aperta nel segno della libertà di stampa che è il sale della democrazia.